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31.03.06
Sironi / Quattro giorni per non morire, di Marino Magliani
[Questo articolo di Giuseppe Conte è apparso nel quotidiano Il giornale venerdì 31 marzo 2006. gm] [tutti gli articoli su questo libro]
Se esiste una specificità della scrittura letteraria dei liguri, è l'importanza connessa in questa scrittura al paesaggio. È come se la Liguria dettasse ai suoi scrittori parole di vento, d'erba, di terra, di ulivi, di roccia, di mare. E li spingesse a inscrivere nel paesaggio il procedere del pensiero e il rovello morale. Così succede ancora oggi per Marino Magliani, di cui arriva in libreria un romanzo intitolato Quattro giorni per non morire (Sironi, pagg. 156, euro 12,90). Magliani è uno strano tipo di scrittore: è un ligure dell'entroterra, di quelle vallate aspre e scoscese, ma è anche un viaggiatore, un poliglotta, e vive in Olanda con una moglie e un figlio olandesi, a Ijmuiden, in riva al Mare del Nord, dove ha fatto per anni il magazziniere.
È un uomo ancora giovane che, abitando lontano, sente la sua terra ligure con un profondo istinto di radicamento e conservazione. Scrive solo mentre è in Olanda. Quando torna, lavora nelle sue campagne, costruisce muretti, e racconta le trame dei suoi romanzi nei bar e talvolta a me personalmente, riuscendo sempre a stupirmi per la sua naturale vena di affabulatore. Ma i suoi punti di riferimento non sono gli autori di gialli e noir che proliferano oggi in Italia con alterne fortune di bottega. Magliani ha il demone della scrittura.
I suoi maestri assoluti sono Francesco Biamonti e Giovanni Boine. Magliani, così infinitamente diverso da loro, si mette sulla loro scia e pensa nella loro lingua. Se il lettore apre questo suo nuovo romanzo (ne ha pubblicato diversi da editori liguri, e credo che ne abbia decine nel cassetto), rimane colpito dal ritrovarsi subito su una frontiera esotica, quella tra la Bolivia e il Perù: che però rimanda immediatamente a una frontiera vicina, domestica, letteraria come quella tra l'Italia e la Francia a Ventimiglia, teatro di tante pagine di un altro autore ligure, Nico Orengo, e di Biamonti stesso.
C'è questo respiro sudamericano, c'è persino qualche parola di lunfardo, la lingua fascinosa dei bassifondi di Buenos Aires, ma il cuore del libro è lì pulsante tra Imperia e la Val Prino, tra gli ulivi e le fasce e il mare lontano. Il protagonista, inseguito da ricordi e con i conti ancora aperti con il suo passato, ha quattro giorni di permesso dal carcere per andare ai funerali della madre. E per salvarsi.

Da un lato Magliani scrive con sbrigliata forza di invenzione, con una accentuazione dell'azione e della trama lontana dalla tradizione che si è scelto. Ma la sua lingua, tutta innervata da una forza dialettale, terragna, concreta, lo ricolloca in una tradizione che è ligure a pienissimo titolo. Ascoltate: «Lasciate le vigne, con i suoi colpi di cesoia nel respiro del torrente, la mulattiera divideva gli uliveti. Qua e là sotto le piante coltivate risaltava al sole un biancore di reti. Il tempo della fatica lo davano ora i colpi di un bacchio, un ritmo cadenzato cui seguiva una pioggia di olive». L'antica Liguria ha dunque ancora buone voci. E spero che non siano soltanto i liguri ad accorgersene.
Il bocciatore, un racconto di Marino Magliani pubblicato in Nazione indiana.
Sulla strada per Carlos Paz, un racconto di Marino Magliani pubblicato in Nazione indiana.
Mujeres, una società narrata dalle donne. Marino Magliani recensisce in vibrisse il reportage Mujeres di Riccardo De Gennaro.
La sinistra e le città. Marino Magliani recensisce in Nazione indiana una raccolta di nuovi narratori sudamericani.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 31.03.06 14:13
Interventi
La frase del libro riportata a conclusione dell'articolo mi convince. Ho già richiesto il romanzo a iBS. Inoltre, il fatto che lo scrittore ligure vive all'estero, in Olanda peraltro, che ho visitato anni fa, mi stimola alla lettura.
A Marino, che ha commentato il mio pezzo su Silvio D'Arzo rinnovo i migliori auguri.
Con l'occasione noto come Silvio D'Arzo sia più conosciuto in Olanda che in Italia, visto che l'unico commento è venuto da lì:-)
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 31.03.06 14:43
Avrei dovuto commentare da tempo, Bartolomeo, del resto apprezzo da tempo le tue letture, Silvio D'Arzo ha fatto semplicemente trabboccare la goccia, un lirismo arido, malgrado le differenze geografiche, molto vicino a quello
biamontiano.
Grazie
marino magliani
Pubblicato da: marino magliani - 31.03.06 14:49
Colgo l'occasione per allegare l'articolo pubblicato sull'edizione di Imperia-Sanremo del Secolo XIX del 31 marzo 2006, dedicato al romanzo, sperando di fare cosa buona.
È in libreria "Quattro giorni per non morire" il nuovo romanzo noir dell'imperiese Magliani
Imperia - Quattro giorni per non morire e tutti gli altri per continuare a scrivere e a pubblicare. Dopo il buon successo di critica e pubblico ottenuto in Riviera con la pubblicazione dei suoi primi romanzi presso il Centro Editoriale Imperiese e la Philobiblon Edizioni, l'autore imperiese Marino Magliani, nato a Dolcedo ma costretto dal lavoro di traduttore a passare buona parte dell'anno a IJmuiden in Olanda, ha appena spiccato il salto verso la ribalta nazionale uscendo nella nuova collana cult Spore dell'editore milanese Sironi con il noir Quattro giorni per non morire (160 pagine, 12,90 euro). Un'opera che la critica ha già definito degna del miglior Carlotto, esaltata anche da Dario Voltolini, autore della quarta di copertina, che nel libro "pieno di cose" di Magliani ritrova «una delle più emozionanti fra le terre emerse: la Liguria scheggiata e scoscesa che solo i liguri sanno rendere sulla pagina e, fra questi, soprattutto quelli che se ne sono andati e che ci ritornano ciclicamente, spalle al mare, inerpicandosi fra gli ulivi, nelle terrazze di muretti a secco, scambiando scarne battute con gli altri umani, come Marino Magliani fa, sia nella scrittura sia nella vita».
Quattro giorni per non morire, che sarà presentato a Imperia il 4 giugno alle 10 alla Fiera del Libro di Porto Maurizio, racconta la storia di Gregorio, condannato a dieci anni di carcere per traffico di droga, che deve trovare il modo di evadere per raggiungere il Messico, l'unico paese al mondo in cui si stia sperimentando una cura per la malattia che lo sta uccidendo. L'occasione propizia giunge con la morte della madre e la licenza di quattro giorni per partecipare ai funerali e far fronte, col fratello, alle relative incombenze. Con i risparmi di una vita, Gregorio si procura un passaporto falso e si prepara a partire. Ma se il desiderio di vivere gli impone la fuga, il senso stesso della sua esistenza sembra invece legarsi ai luoghi che sta per lasciare. Alla donna un tempo desiderata ma con la quale non aveva mai osato, agli amici del paese, al fratello, al richiamo della terra, alla forza atavica delle mura di casa. E alla scoperta di alcuni fatti relativi alla morte di Leo, il vecchio compagno di avventure, che potrebbero spiegare molte cose.
Marco Vallarino
31/03/2006
Pubblicato da: Achille Maccapani - 31.03.06 15:12
"Spore" è una collana "cult"? Siamo matti? Ma se è uscito (oggi) solo un titolo (questo)!
Pubblicato da: giuliomozzi - 31.03.06 17:01
Marco Vallarino è un giovane giornalista e giallista in erba: gli si perdoneranno eccessi come quello di chiamare 'cult' (parola abrogata dalla lingua italiana con noto d.P.R. del '79) una collana neonata.
Il pezzo di Conte, come sempre sottilissimo, è uscito oggi, sulle pagine di Cultura del Giornale.
Pubblicato da: giovanni - 31.03.06 18:27
Grazie, Giovanni.
Vorrei aggiungere che sul romanzo di Magliani era stato pubblicato, due giorni fa, anche un articolo di Stefano Delfino nell'edizione imperiese de La Stampa.
La presentazione di "Quattro giorni" è altresì menzionata nel programma (non ancora aggiornato, ma quella data c'è) dell'edizione 2006 della Fiera del Libro di Imperia (www.fieradellibroimperia.it).
Inoltre Marco Vallarino è altresì l'ideatore e direttore artistico della rassegna Mare Noir, il festival del giallo ligure (www.marenoir.it).
Giulio, questa sembra una provincia sonnacchiosa. Ma ci stiamo dando da fare!
Pubblicato da: Achille Maccapani - 31.03.06 21:16
A Dolcedo c'è un ponte del XII secolo, ancora in uso. Il paese sta sulle rive di un torrentaccio, in una gola che si apre al mare. Addentrandosi in appennino c'è Valloria, il paese delle porte dipinte, un su e giù di viuzze dove non c'è anima viva. Abitazioni pulite, balconi in fiore, qualche gatto, e le porte. La più incredibile e bella quadreria a cielo aperto: su ogni porta ci ha lavorato un maestro ligure.
Se Marino Magliani - come ho ragione di supporre- è espressione di quei luoghi ecco un bravo scrittore.
Carlo Capone
PS Adoro l'entroterra ligure, ma per favore, non parlatene troppo. Se no la voce gira e fa la fine del litorale.
Pubblicato da: Carlo Capone - 31.03.06 22:45
E'il ponte dei Cavalieri di Malta, quelli descritti con stupore ancora oggi dai vecchi come i metà religiosi e i metà guerrieri. Dolcedo era sotto il dominio dei Doria, Valloria, valle aurea, dei Savoia, il confine lo segnava un condotto tra il paese di Dolcedo e quello di Prelà che é il mio paese. A un incontro
in vallata allora, Carlo. Buona domenica
Pubblicato da: marino magliani - 01.04.06 11:00
Io Marino me lo coccolo già da un po' su Nazione Indiana. Il "ragazzo" sa scrivere, maledizione!
;-) G.B.
Pubblicato da: gianni biondillo - 01.04.06 15:39
Tutto ció, Gianni, prevedo che a giugno mi costerà un paio di bottiglioni di vermentino di Diano Castello, ma grazie, anche per il "ragazzo".
Pubblicato da: marino magliani - 01.04.06 18:08
Arrivederci a Dolcedo, Marino. Anche per acquistare qualche bottiglia di olio (debitamente avvolta nella carta stagna) e patè di olive :-).
Pubblicato da: Carlo Capone - 01.04.06 20:10
Fornisco di seguito, sempre al fine di contribuire all'aggiornamento del cammino giornalistico intrapreso dal romanzo di Marino Magliani, l'articolo di miscellanea sulla giallistica ligure, pubblicato sull'edizione nazionale del Secolo XIX, pagine culturali, del 4 aprile 2006.
Quattro gialli in salsa ligure
E c'è anche chi indaga sulla misteriosa sparizione del cantante Lucio Dalla
Nuovi autori sulle tracce di intrighi storici, serial killer e trafficanti
La primavera fa bene al giallo ligure, che torna da protagonista in libreria con tante interessanti novità in arrivo da ogni provincia. L'esordio del quarantenne genovese Alfredo Chiatello è targato Palermo, con la pubblicazione per l'editore siciliano Dario Flaccovio del corposo noir La strada muta (432 pagine, 15,50 euro). Uscito nella collana Gialloteca, il romanzo di Chiatello racconta di una studentessa di lettere che, lavorando a una tesi sull'antica via Aurelia, scopre che il tracciato non passa dove dovrebbe. Alcuni testi sostengono inoltre che una volta si trovasse dove in realtà mai è stato. Quella che inizialmente sembra una semplice bega accademica si rivelerà essere molto di più, sfociando in una vicenda che affonda le sue radici ai tempi dell'impero romano, in un verminaio di intrighi e sangue, in cui regnano il tradimento, la furia e il caso piuttosto che la giustizia degli uomini.
Da Imperia arriva invece Marino Magliani, uscito da pochissimi giorni nella nuova collana Spore del milanese Sironi con Quattro giorni per non morire (130 pagine, 12,90 euro), noir mediterraneo incentrato sulle gesta di Gregorio, condannato a dieci anni di carcere per traffico di droga, che dovrà trovare il modo di evadere per raggiungere il Messico, l'unico Paese al mondo in cui si stia sperimentando una cura per la malattia che lo sta uccidendo. L'occasione propizia arriva con la morte della madre e una licenza di quattro giorni per partecipare ai funerali e sbrigare, con il fratello, le relative incombenze. Gregorio mette insieme tutti i risparmi, paga a peso d'oro un passaporto falso e si prepara a partire. Ma se il desiderio di vivere gli impone la fuga, il senso stesso della sua esistenza sembra invece legarsi ai luoghi che sta per lasciare; alla donna un tempo desiderata ma con la quale non aveva mai osato farsi avanti, agli amici del paese, al fratello, al richiamo della terra, alla forza atavica delle mura di casa. E all'inattesa scoperta di alcuni fatti relativi alla morte di Leo, il vecchio compagno di avventure, che potrebbero spiegare molte cose.
A Savona continua l'epopea del detective scrittore Daniele G. Genova che, dopo aver pubblicato con Sandrone Dazieri la raccolta di racconti lunghi La città buia, è appena tornato in libreria con Hanno ucciso Lucio Dalla (224 pagine, 15 euro), dato alle stampe dall'editore emiliano Aliberti. Il celebre cantante è scomparso poco dopo aver ricevuto la nomina di direttore artistico del Festival di Sanremo. Nella villa in cui l'artista si era stabilito per preparare la manifestazione, la polizia trova sangue dappertutto e una pallottola conficcata nella parete. L'investigatore provato Libero Corti indaga, scoprendo ben presto che la sorte di Lucio Dalla non è l'unico mistero da risolvere.
A Lerici infine la Contatto Edizioni sta provando a rilanciare, con la collana Delitti Inediti, i giallisti della provincia spezzina, a partire da Roberto Sensoni, cinquantenne medico psicologo, autore della saga dedicata alle imprese dell'ennesimo detective. Deciso a perseguire un suo particolare ideale di giustizia, Ulisse Schittzer dovrà affrontare, sempre con un pizzico di humour, le deliranti idee criminali, i macabri omicidi, le crocifissioni rituali e le torture efferate di serial killer, psicopatici e astuti trafficanti senza scrupoli. Le sue avventure in libreria sono da poco giunte al quarto capitolo, con 2010 la svolta (160 pagine, 10 euro) che si va ad aggiungere a Anche i floppy hanno un'anima, Homo homini lupus e Il ventre dell'arabo.
MARCO VALLARINO
04/04/2006
Pubblicato da: Achille Maccapani - 04.04.06 14:58
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Pubblicato da: Reynaldo - 26.02.07 02:37
