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11.03.06

Pezzo faticoso e altisonante, ma libro da leggere, regalare, sottrarre

[per erre]

Una Persefone-Proserpina che farebbe impallidire l’Agostino del De civitate Dei e in ogni caso non si era mai vista in poesia. Chi sa se forse incarna la poesia per Giuseppe Conte, suo autore, che alla poesia e alla sua difesa, insieme al suo Shelley, sta dedicando tutta una vita.

[(anche questo, ovviamente) per erre]


Verso la metà dell’ultimo novembre, Giuseppe Conte ha compiuto 60 anni, 30 almeno dei quali dedicati per intero all’attività di poeta, scrittore e intellettuale. All’inizio di questo febbraio, esce la sua ottava raccolta poetica, queste Ferite e rifioriture (nello Specchio di Mondadori) che, dalla patente consonanza del titolo, promettono quel che da subito mantengono: cioè, per quanto può dirsi a prima lettura, il controllo completo dello strumento espressivo, un’intonazione non alta di necessità, ma sempre e con coerenza sorvegliata. La tonalità del volume è stabilita dal sonetto caudato, non per nulla stampato in corsivo Addio Yusuf, addio Walt Whitman, ombre (manca però del distico di endecasillabi in clausola e in quanto tale la composizione può considerarsi hapax contiano, anche per la difficoltà di individuare fronte e sirima, fatta salva l’ipotesi che il sonetto sia composto da due fronti, conchiusi da un settenario. Il settenario è uno fra gli istituti metrici prevalenti nella raccolta, insieme al blank verse italiano di cui Conte aveva dato larga prova nelle raccolte precedenti). Il testo era già in apertura dei Nuovi canti, usciti or sono 5 anni a Genova, presso S. Marco dei Giustiniani e riproposti quasi per intero nelle attuali Ferite. In 17 versi a cadenza per lo più endecasillabica, variata però dal gusto della rima preziosa (per tutte: abbastanza / gazal ai vv. 3-4; ma nessuno mancherà di cogliere la forte valenza semantica e fonosimbolica di una sequenza sostantivale come in fiore, il mare, e Amore, ai vv. 15c-16). I temi della poesia di Conte sono raffigurati come in uno schizzo d’autore, diventano tableaux vivants: il vitalismo delle prime raccolte, che suggerì a un lettore cauto come Carlo Bo presenze dannunziane e portò poi il poeta di Imperia a tradurre, in maniera magistrale, le Leaves of grass di Whitman è qui senz’altro superato o rimodellato. Con il grande americano, e anzi prima di lui, compare Yusuf, cioè l’alter ego islamico di Giuseppe, già protagonista nei Canti d’Oriente e d’Occidente. L’addio alla personale cosmogonia poetica dichiarato coll’endecasillabo onomastico d’apertura è però contraddetto già al v. 7: O non addio, siete in me, rimarrete. Nella poesia posta in limine alla raccolta, Conte non teme la contraditio in adiecto, che è anzi una fra le molte anime di una raccolta quant’altre mai versicolore e sfaccettata. Qui si canta l’amore coniugale (Il cellulare lasciato sul copriletto, una fra le dichiarazioni più nette del canzoniere contiano) e la passione dei sensi (Dei baci e del baciarsi, in cui il poeta torna ad esercitarsi sull’endecasillabo mobile, da lui stesso teorizzato or sono più di 10 anni); Pindaro (un sogno d’ombra è l’uomo, che ha però anche ascendenze veterotestamentarie, in Giobbe e nei Salmi almeno), Baudelaire e Czeslaw Milosz (omaggiato in un ilare, ma a ben vedere densissimo Salmo I, il cui explicit ha d’altronde ancora un andamento scritturale: Sono un uomo, né zolla né fiore / creatura che cerca il creatore).
Delle quattro sezioni in cui si divide la raccolta (Nuovi canti, in versione però differente dall’edizione di S. Marco dei Giustiniani del 2001, Canti della vita, Canti del mito, Canti d’occasione) quella di maggior peso quantitativo è senz’altro la seconda. Qui Conte sciorina tutti i suoi temi e li adatta per l’occasione a un verso di inusuale confidenza, per lo più un settenario molto musicale e affatto lirico, che gioca su rime di facilità a volte gioiosamente oltraggiosa (ma sarà vera libertà / non sottomettersi ad Allah?). Il poeta sessantenne canta il suo stesso corpo, l’amore per la moglie già sopra citato, ma anche la poesia civile (torna per esempio l’Irlanda, antico amore di Conte, in un teso omaggio a Pàdraig O’ Snodaigh, traduttore del celebre Canto irlandese), le città (Genova su tutte, in una poesia acaproniana quanto ci si sarebbe aspettato) e la giovinezza (in molte anacreontiche, autentiche o dissimulate, e soprattutto nella leggiadra Un centro, ispirata a una Milano che non c’è più e insieme quasi manifesto della sezione). Mentre i 7 Canti d’occasione sembrano riuniti sotto una titolazione davvero diminutiva del loro schietto valore (i due Salmi e l’epicedio per Allen Ginsberg sono fra le pagine alte dell’ultimo Conte), resta da dire dei 2 complessi Canti del mito. Qui il poeta si confronta con Persefone e Venere, in due veri e propri inni con titoli in qualche modo fuorvianti (Saluto a Persefone e Figlio di Venere). Spicca soprattutto il primo, costruito su un’ardua versificazione insieme quantitativa e sillabica, in cui esapodie dattiliche catalettiche si alternano a novenari e decasillabi salvo un intermezzo in corsivo su base più o meno endecasillabica.

Pubblicato da , il giorno e l'ora: 11.03.06 06:10

Interventi

Ottimo pezzo, Giovanni, e bentornato.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 11.03.06 07:20

Giovanni, sai che io e Peppiniello ci conosciamo da anni, però, insomma... non gli fai un bel servigio mettendo come unici versi quei due assai bruttarelli versi.

;-) Salus, G.B.

Pubblicato da: gianni biondillo - 11.03.06 12:34

Architetto, sul tuo personalissimo cartellino i versi citati saranno anche bruttarelli e ne prendo atto, sebbene con doglianza. Resta che Giorgio Ficara, italianista sommo, cita quella stessa poesia nella sua spettacolare recensione del libro, oggi su Ttl.

Pubblicato da: giovanni - 11.03.06 14:38

Johanne voglio da te il vero, del buon Ficara, scusa, me ne sbatto (cioé non mi interessa che me lo porti come pezza): a te piacciono quei versi? Sicero, però, dai... Peppiniello ha fatto e sa fare di meglio. Se uno non conoscesse la sua poesia così lo fai allontanare.

Ciao, vecchia roccia, G.B.

Pubblicato da: gianni biondillo - 11.03.06 18:12

Mi spiace fare della querelle con il più stimato architetto ed ex giallista del mè Milàn ma sì, a me quei versi piacciono. Certo ce ne sono anche altri di molto belli, tipo Come l'estate indiana in Quebec porta / la gran luce incendiata delle foglie / rosso-bruna-giallo-oro delle foglie / dei ghiacci lunghi della stagione morta. E poi tutto il libro è un paradiso per appassionati di metrica, ol' sport: dàcci una lettura pure tu, che ti costa?

Pubblicato da: giovanni - 12.03.06 06:20

Che il Conte giochi talvolta con le rime facili è impressione anche mia, soprattutto in chiusura, ma è un poeta come pochi e fa bene Giovanni C. a sottolinearne i (d'altronde bei!) versi.
Mooolto b(r)àvo davvero, caro Giovanni, mi unisco io a chi ti ha detto che hai scritto un bel pezzo...

P.S: E poi, Choukhadarian, dillo che il Conte è anche amico tuo e sei uno dei suoi migliori estimatori...:)

Pubblicato da: Eva Clesis - 12.03.06 10:48

La coniunctio fra l'ottimo Bartolomeo e la notevole scrittrice Eva Clesis, di cui altrove si è molto scritto (non abbastanza, tuttavia) è risultato superiore alle attese di questo post.
Conte è in effetti mio amico, ma io sono uno fra i suoi moltissimi estimatori. Ieri, su Ttl, è uscita per esempio una recensione superlativa di Giorgio Ficara (su di lui la gloria).

Pubblicato da: giovanni - 12.03.06 11:01

Grazie per il notevole, anche se non è vero...;)
Comunque ho sempre pensato che, al di là di quello che dici su Conte (citato dal Casadei in uno dei suoi libri come una delle poche e meritevoli voci del panorama attuale), sei davvero un esperto della letteratura italiana, cosa rara di questi tempi (in cui tutti ci sputano addosso)...
Io, (aggiungo, passo, non ripasso, e chiudo qui perchè come ben sai non amo i commenti ai blog), ti vedrei come conferenziere...

Pubblicato da: Eva Clesis - 12.03.06 11:17

O bella! Ora va pure a finire che io non sapevo che il Choukha fosse amico di Peppiniello!
Ma Giovanni mio caro, dillo tu ad Eva, che ne ero a conoscenza. E che non stavo mica sparlando del nostro ligure Conte! Semmai annotavo quanto il tuo smisurato amore ti rendesse cieco (così com'è, appunto, l'amore).

Ti abbraccio, G.

Pubblicato da: gianni biondillo - 12.03.06 14:48

Suvvia bambini, non bisticciate.
Festeggiate con me e Demetra, mia madre, la mia prossima liberazione dal regno dei morti in cui mio marito Plutone mi costringe.
Tra meno di dieci giorni, ella ricoprirà la terra di fiori e di fronde per festeggiare il mio ritorno. "Sia già primavera"...

Pubblicato da: erre Persefone-Proserpina - 12.03.06 16:27

Architetto, gliela dài tu una ripassata a questa Persefone così poco attraente o mi costringi a convocare i furbetti der quartierino all'uopo, d'altronde poco propensi ad attività che, ove non nel breve termine reddituali, siano almeno assai piacevoli? No, perché da come scrive non pare 'sta gran gnocca (e, a proposito: non sottovalutare il secondo, appena uscito Federico Moccia. Ha per lo meno un capitolo degno di lettura)

Pubblicato da: giovanni - 12.03.06 16:30

Mi domando cosa posso aver detto di così oltraggioso da suscitare un tale risentimento nei miei (di gran gnocca) confronti...
Mah!

Pubblicato da: erre Persefone-Proserpina - 12.03.06 16:53

Scherza, Gianni?
Ma io ero a conoscenza che lei era a conoscenza che Giovanni conoscesse Giuseppe Conte così come lo conosce lei! Mi sembra tutto molto chiaro....

Pubblicato da: Eva Clesis - 12.03.06 16:54

Cara Persefone, la Persefone di Giuseppe Conte, amico mio e di Gianni Biondillo, è una gran gnocca. Lei non ha scritto niente di oltraggioso, ma la sua scrittura è così dotta da lasciar intendere che tanto gnocca non è. Se avesse scritto come una, mettiamo, Marta Cecchetto o Edelfa Chiara Masciotta (meglio la prima, ovviamente), già le si credeva pure. In ogni caso, perdoni l'irruenza, che è tipica della scrittura su blog.

Pubblicato da: giovanni - 12.03.06 17:04

Premetto che abbrevio il mio nome (perchè mi sono rotta le palle di scriverlo per esteso, visto che qui la conversazione si fa lunga) onde evitare di essere per l'ennesima volta confusa (da gran gnocca quale sono) con qualunque altra musetta ispiratrice non degna di nota, o ancora peggio per un uomo.
Detto questo, se anche staccassi tutte le sinapsi di cui il mio cervello è dotato dai rispettivi neuroni, esso continuerebbe ad emettere segnali che nessuna miss italia ha mai neppure captato. Io che a miss italia potrei partecipare e vincere! ;-)

Pubblicato da: erre P-P - 12.03.06 17:42

Mmh. Parrebbee di capire che la erre-Persèfone-Prosèrpina dei commenti sopra fosse e sia una gran gnocca. A costei, non solo in quanto dèa ma, giusta Giuseppe Conte, soprattutto come "ragazza magra, ma dalle gambe / forti, i capelli lunghissimi sciolti / come se ci fossero dentro, perduti e mescolati / sole e rugiada / il miele d'acacia e lo yogurt greco", ogni scusa, anche se tardiva (e attenzione, se lecito a una clamorosa spia testuale nel dettato del poeta)

Pubblicato da: giovanni - 12.03.06 18:00

Confesso che potrebbero esserci ancora dei residui di yogurt greco nei miei non lunghissimi capelli. Il miele, sono certa, l'ho leccato via tutto.
D'altronde, avendo i natali nella un tempo capitale della Magna Grecia...

Pubblicato da: erre P-P - 12.03.06 18:08

Insomma, l'incauto postatore della divagazione sul sommo poeta può considerarsi in qualche misura perdonato dell'oltraggio inferto? Preterintenzionalmente, e quindi con il beneficio almeno delle attenuanti generiche, vero. A parte questi dettagli personali, sempre fastidiosi, lode ulteriore a Giuseppe Conte, sul cui verso si può discutere e ci si può accapigliare, una domenica di marzo che fa vento, no?

Pubblicato da: giovanni - 12.03.06 18:12

L'incauto, disattento, malcapit-ato (spiego il gioco ai meno svegli: mal capit= mal di testa. Cartello con su scritto "risate" sullo sfondo.) postatore è perdonato, semmai fu dimostrata da corte imparziale la sua colpevolezza.
Accapigliarsi sul verso di Giuseppe Conte sì, si può fare, per quanto sarei sicuramente in grado di trovare miglior ragione per farlo (non so, tipo l'esaurimento del mio credito residuo sul cellulare. Altro cartello con su scritto "risate" sullo sfondo). :-)))

Pubblicato da: erre P-P - 12.03.06 18:23

Vabé, questo thread è diventato una palestra di kick boxing per insultatrici esperte. Il postatore certo incauto, disattento già meno e molto, anzi pericolosamente mal/capitato trova non di meno che accapgliarsi su un verso di Conte (o Gòngora, o Milton, o Lope de Vega) sia cosa buona e giusta, specie in una notte di luna piena come questa che sta per cominciare. O non è così? A parte il fatto che, senz'ombra di dubbio lo è.

Pubblicato da: giovanni - 12.03.06 19:14

a me sti versi me fanno proprio venire il sonno. sarà l'età, nun lo metto in dubbio. io penso che ha ragione l'arch. biondillo, che una volta però ho letto che preferisce la pizza al trancio a quella al taglio. vabbè, nessuno è perfetto.

Pubblicato da: lucianone freud - 13.03.06 14:24

Lucianone,
si vede che sei dde Roma. Non ho detto di preferirla. Ma che sono cose assai differenti!
;-)

Pubblicato da: gianni biondillo - 13.03.06 17:10

Biondi', non era meglio quando in questo thread bazzicava la lungocrinita, magra Persefone-Proserpina? Al posto del Freud e altri consimili, e detto beninteso col massimo del rispetto, eh.

Pubblicato da: giovanni - 13.03.06 17:21

No niente, solo per dire che mi piace quel "libro da SOTTRARRE". Io "sottraggo" libri appena posso. Io sono un ladro di libri, non ho problemi ad ammeterlo. Insegnavo in un paesino di campagna. Al piano di sotto c'era una biblioteca dismessa con una vera e propria catasta di libri, una roba raccapricciante, una piramide di volumi alta due metri. Io ho ancora in casa i libri sottratti a quella piramide, con tanto di adesivo della Biblioteca Comunale del paese. Voi avreste fatto diversamente? Sembrava una catasta pronta per essere incendiata. Ho incontrato Celati e Mc Ewan, in quel mucchio. Mica robette.

Pubblicato da: Livio Romano - 13.03.06 17:54

Si diceva una volta che sottrarre libri non equivalesse a furto. Ignoro quali fossero le conseguenze di legge delle sottrazioni in causa, ma so per certo che ce ne furono, e anche massicce, per così dire. Ora non più; ora si distruggono negozi e basta, così, più o meno per il gusto.

Pubblicato da: giovanni - 13.03.06 17:57

Magra abbastanza, lungocrinita mica tanto :-)
Vi guardo, da lontano, non vi ho abbandonato. So che già vi manco...

Pubblicato da: erre P-P - 14.03.06 09:52

Questa Persefone-Proserpina dispone, fra gli altri, anche del dono della preveggenza. Una dea greca è di gran lunga preferibile al celebre psicologo, come anche l'arch. Biondillo riconoscerà, spero.
In quanto al lungo o scarsocrinita, che vuoi: tutto è relativo.

Pubblicato da: giovanni - 14.03.06 10:20

Soffro di sdoppiamento della personalità: a volte Persefone, altre Sibilla. Se solo fossi stata Sibilla quando la terra si aprì sotto i miei piedi... ora sarebbe sempre primavera. Chiedo scusa all'umanità intera per la mancanza imperdonabile (e soprattutto ai motociclisti).

Pubblicato da: erre P-P - 14.03.06 11:01

E i motociclisti, adesso, cosa c'entrano? E: in tanto Sibilla in quanto preveggente? Ma giammai, nemmeno per ischérzo (anche nel caso, solo dopo che G. Conte abbia espresso, per iscritto e in versi, la sua approvazione, che sola fa testo, vero)

Pubblicato da: giovanni - 14.03.06 11:14

Giò, sembri la Divina Commedia... ci manca solo la mia frase preferita: "...e del cul fece trombetta..." Aggiungerei perdona la volgarità ma se se la concesse Dante!!! :-)
I motociclisti hanno freddo, per questo c'entrano.
E Conte che c'entra invece?

Pubblicato da: erre P-P - 14.03.06 11:21

Giò, sembri la Divina Commedia... ci manca solo la mia frase preferita: "...e del cul fece trombetta..." Aggiungerei perdona la volgarità ma se se la concesse Dante!!! :-)
I motociclisti hanno freddo, per questo c'entrano.
E Conte che c'entra invece?

Pubblicato da: erre P-P - 14.03.06 11:22

Non vado in moto: troppo scomodo. Preferisco la prima classe in treno, anche se comincia a essere parecchio popolata, di recente. Altrimenti, l'aereo o, meglio di tutti, a piedi.
Conte c'entra sempre e, nel caso di specie, in quanto inventore della Proserpina a me più cara, almeno in tempi recenti e intendendosi escluse le presenti, beninteso.

Pubblicato da: giovanni - 14.03.06 11:38

Proserpina cara, porta la primavera in fretta, che io (dovresti vedermi come son ridotto: ipertricotico e baffuto, degno di un nigger attivista del black power) non vedo l'ora di scarsocrinirmi!

Salus, G.B.

Pubblicato da: gianni biondillo - 14.03.06 12:14

Architetto, e andare tipo dal barbiere? Che con quella zàzzera pari il vècchio manager di Maradona, non so se ricordi (ricordi per certo, figùr't). I baffi, poi! Manco fossi Macca nel '68, dài. Siamo seri, ogni tanto almeno.

Pubblicato da: giovanni - 14.03.06 12:49

Do una festa il 24 per l'arrivo della primavera. Però i baffi non li metto.

Pubblicato da: erre P-P - 14.03.06 15:55

Do una festa il 24 per l'arrivo della primavera. Però i baffi non li metto.

Pubblicato da: erre P-P - 14.03.06 15:55

Ma il 24 di tipo che mese? No, per sapere, così (sempre tipo, eh)

Pubblicato da: giovanni - 15.03.06 00:20

Parlo di primavera, ovviamente in quanto Proserpina, dunque... giusto quello che ti ospita nella patria della madunina. Ma portati il sacco a pelo.

Pubblicato da: erre P-P - 15.03.06 09:38

No, ma in che senso? In ogni senso, come nella favolosa canzone di Eròse? O altro che non intendo, passata una sera di sogno e macroeconomia sul Fair Play dell'amico A. D., attraccati al porto di Montecarlo, in una notte di pleine lune?

Pubblicato da: giovanni - 15.03.06 11:22

Macroeconomia... un'anno di fatica per superarlo.
Ebbene sì, anche Proserpina ha fatto l'università.

Pubblicato da: erre P-P - 15.03.06 15:56

Perché, qualcuno nutriva dubbi in merito? A parte quelli che l'ultimo commento lascia, come giusto, senza risposta.

Pubblicato da: giovanni - 15.03.06 16:32

Chiedo scusa, temo di non aver capito un cazzonùlla della domanda; può ripetere???

Pubblicato da: erre P-P - 15.03.06 17:53

La domanda era così formulata: il senso del saccapelo. E cazzonùlla l'antica Persefone magari non l'avrebbe detto (magari però sì, pensandoci bene: e tu non pari antica per un cazzonùlla, appunto)

Pubblicato da: giovanni - 15.03.06 18:07

Ma io mica sono antica!!! Ciò (tuttoattaccato) pure su le calze a fiorellini stasera!
Il saccapelo (tuttoattaccatopurequesto) era per accamparti (per strada, ovvio, 'ndo vai oh?) dopo la festa della primavera del dì 24 prossimo venturo! E ma bisogna spiegarti tutto...

Pubblicato da: erre P-P - 15.03.06 19:54

Mi nasconda la notte e il dolce vento
da casa mia cacciato e a te venuto
mio romantico amico, fiume lento

[sto messo peggio di Sandropenna buonanima, ed è tutto dire, Proserpina e no]

Pubblicato da: giovanni - 16.03.06 08:51

"Io vivere vorrei addormentato / entro il dolce rumore della vita." ...e ho detto tutto...

Pubblicato da: erre P-P - 16.03.06 09:52

La tenerezza tenerezza è detta
se tenerezza nuove cose dètta

[questo qui era un gran poeta, lo è e lo sarà nei secoli a venire. Anche perché non se l'è mai tirata troppo da poeta, come altri che gli ronzavano attorno e poi, nella sostanza, l'han fatto morire quasi di fame - non Mario Schifano, però, che lo riprende in Umano, troppo umano con la delicatezza di un figlio: ma era poeta anche lui]

Pubblicato da: giovanni - 16.03.06 10:08

"umano, troppo umano" è introvabile!

Pubblicato da: diderot - 16.03.06 12:29

anzi "umano non umano"

Pubblicato da: diderot - 16.03.06 12:30

Umano non umano è il titolo corretto, infatti. Non si possono fare 50 cose insieme, così come non si può morire dentro. Sempre ottimo Diderot, comunque e in ogni caso.

Pubblicato da: giovanni - 16.03.06 12:33

Guardo il cielo e le nuvole e le luci
degli uomini laggiù così lontani
sempre da me. Ed io non so chi voglio
amare ormai se non il mio dolore.

Pubblicato da: erre P-P - 16.03.06 12:40

Il mio fanciullo ha le piume leggere.
Ha la voce sì viva e gentile.
Ha negli occhi le mie primavere perdute.
In lui ricerco amor non vile.
Così ritorna il cuore alle sue piene.
Così l'amore insegna cose vere.
Perdonino gli dèi se non conviene
il sentenziare su piume leggere

Pubblicato da: giovanni - 16.03.06 14:06

bentornato Giovanni!!!

Pubblicato da: melpunk - 19.03.06 21:53

A te, cher confrère. Ma questa Persefone-Proserpina si prende gioco di me, bene sapendo che sono un ragazzo di strada. Così è / la nostra vita e il mondo / come vento e nube fugge via.

Pubblicato da: giovanni - 20.03.06 06:56

Ragazzo di strada? Tu? A certo, a furia di andare a piedi! (ora sì che mi prendo gioco di te, per non dir altro). ;-)

Pubblicato da: erre P-P - 20.03.06 12:33

Mi aspettavo in effetti anche l'altro che hai risparmiato al gentile pubblico. Credo però che, ove tu decidessi di fornirlo, riscuoteresti il tuo abituale successo, quindi perché negarlo agli amici di Vibrisse e, beninteso, a me?

Pubblicato da: giovanni - 20.03.06 14:06

Esigo una spiegazione! se "altro" = "culo" come ben s'intuisce: come sarebbe a dire che "ove tu decidessi di fornirlo" (intendendo con "lo" quel "altro") riscuoterei il mio abituale successo??? E poi non dovrei negarlo a tutti gli "amici di Vibrisse e, beninteso, a me?" Ma insomma!

Pubblicato da: erre P-P - 20.03.06 14:22

Non intendevo quella four letter word manco per sogno. L'altro è il resto della presa in giro, l'accanimento ulteriore. Come detto altrove, l'equivoco in rete è variabile indipendente dal contenuto. E ci aggiungo: uffa.

Pubblicato da: giovanni - 20.03.06 14:34

Mmmm ok, ci credo, tanto che vuoi che mi freghi! Oggi sono ancora agli inferi, ma ci vediamo domani sulla terra!! Passo e chiudo. Devo andare a fare le valige. ;-)

Pubblicato da: erre P-P - 20.03.06 14:53

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