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03.03.06

"Non ho ancora letto Neuropa, ma credo proprio che lo farò"

di Franz Krauspenhaar

neuropa.jpegNon ho ancora letto Neuropa di Gianluca Gigliozzi, ma credo proprio che lo farò. Ero presente alla libreria Odradek di Milano, ieri sera. Ho ritrovato degli amici, ho seguito il dibattito, ho sfogliato e letto passi del libro tra un intervento e l'altro, come faccio sempre, alle presentazioni; spesso la voce del relatore - che può essere il critico o l'autore stesso - si confonde con la voce piena di timbro ma dal volume azzerato che proviene dalla narrazione della quale sto leggendo uno stralcio; la viva voce dell'autore, spesso, viene annientata dalla sua stessa voce a volume azzerato, quella letteraria e sudata, battagliata, ritagliata e distillata, che proviene dal suo stesso libro. Ieri sera non è stato sempre così, però: Gigliozzi ha la capacità di divertire l'uditorio con la sua freschezza, con la sua simpatia, che, a ben guardare, a ben leggere, si puo' trovare anche nel romanzo; l'autore sprizza spontaneità da tutti i pori; e quello che mi ha davvero impressionato dei suoi interventi è stato l'andare in picchiata verso l'improvvisazione a fronte degli interventi dottissimi di Palmieri e Mascitelli, questo ridere e scherzare (così inducendo noi del pubblico a ridere a nostra volta) ricordando e facendoci ricordare che l'artista molto spesso non sa quello che ha fatto, che ha lavorato duramente su un testo che spessissimo ha improvvisato in una sorta di trance, che vince la sua partita con innumerevoli fogli intonsi. Mai come ieri sera m'è parso separato il ruolo del critico da quello dell'artista; e dunque m'è sembrato di trovare un po' d'ordine - nel senso migliore del termine. E questo m'ha riscaldato il cuore della mente.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 03.03.06 14:08

Interventi

Sigh, sob, finito di lavorare tardi... me la sono persa. Recupererò leggendo il libro.

Pubblicato da: Raffi - 03.03.06 16:03

"l'artista molto spesso non sa quello che ha fatto, che ha lavorato duramente su un testo che spessissimo ha improvvisato in una sorta di trance, che vince la sua partita con innumerevoli fogli intonsi. Mai come ieri sera m'è parso separato il ruolo del critico da quello dell'artista; e dunque m'è sembrato di trovare un po' d'ordine - nel senso migliore del termine. E questo m'ha riscaldato il cuore della mente."

Sante, sante parole Franz...

Pubblicato da: Giancarlo Tramutoli - 03.03.06 16:29

Ma guarda.

Chi l'avrebbe mai detto che quell'uomo mite e meditativo seduto alla mia destra stava macinando una sua personalissima fenomenologia del Gigliozzi che ventiquattr'ore dopo avrei letto su Vibrisse?

Sei forte, Franz.

Pubblicato da: stefano - 03.03.06 19:47