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12.03.06

L'origine dei romanzi [16]

di Pierre-Daniel Huet

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lezione_di_filologia.jpgI loro Romanzi sono più nuovi; e i più antichi sono postriori a i nostri Tristani, a i nostri Lancellotti qualche centinajo d'anni. Michel de Cervantes, uno de' più bell'ingegni che la Spagna abbia prodotto, ne ha fatta una fina e giudiziosa critica nel suo Don Chisciotte, e appena il Curato della Mancia, e Maestro Nicolò Barbiero, ne truovano in questo numero sei che meritano d'esser conservati. Il resto è consegnato al braccio secolare delal Serva per esser bruciato. Quelli ch'essi stimano degni d'esser letti sono i quattro Libri di Amadis di Gaula, ch'essi dicono essere il primo Romanzo di Cavalleria che siesi stampato in Ispagna, modello e migliore di tutti gli altri; Palmerino d'Inghilterra, che si crede essere stato composto da un Re di Portogallo, e ch'essi trovano degno di esser posto in un forziero simile a quello di Dario, dove Alessandro racchiuse le Opere di Omero. Don Belianis: Lo Specchio della Cavalleria: Tirante il Bianco, e Kyrie eleison di Montaubun (mentre nel buon tempo antico si credeva che Kyrie eleison e Paralipomenon fossero nomi di qualche Santo ) dove Le sottigliezze di Madamigella Plaisir-de-ma-vie, e gl'inganni della Vedova riposata, sono molto lodati. Ma tutto ciò è nuovo a paragone de' nostri antichi Romanzi, che verisimilmetne ne furono i modelli, come ce'l persuadono la conformità delle opere e la vicinanza delle Nazioni. Fa egli ancor la censura de' Romanzi in verso e delle altre poesie che si trovarono nella Biblioteca di Don Chisciotte; ma ciò è fuori dal nostro suggetto.

Se mi si oppone, che siccome noi abbiamo preso dagli Arabi l'arte di rimare, è credibile altresì che abbiam preso da essi l'arte di romanzare; poiché la maggior parte de' nostri antichi Romanzi era in rima, e l'uso che avevano i Signori Francesi di dare i loro abiti a i migliori Cerretani, e che Marmol dice essere stato praticato da i Re di Fez, dà luogo ancora a questo sospetto; io confesserò non essere impossibile, che i Francesi prendendo la rima dagli Arabi, abbiano da essi altresì preso l'uso di applicarla a i romanzi. Confesserò ancora, che l'inclinazione che noi già abbiamo per le favole, ha potuto aumentarsi e fortirificarsi col loro esempio, e che la nostra arte romanzesca si arricchì, forse, col commerzio che la vicinanza della Spagna e le guerre ci somministraron con essi; ma non già che noi siam debitori ad essi di questa inclinazione, poich'ella era in noi molto tempo prima che si fosse fatta vedere in Ispagna. Io non posso credere, che i nostri Principi abbiano preso da i Re Arabi l'usanza di spogliarsi in favore de' Ciurmatori; credo piuttosto che tutti e due toccati dall'eccellenza delle Opere ch'essi udivano recitare, procurassero con trasporto di soddisfar subito alla loro liberalità, e che non trovando cosa più presente dei loro abiti, se ne servivano nel bisogno, come leggiamo, che alcuni Sani se ne sono serviti verso i poveri; e quel che succedeva in Francia a caso, si faceva in Fez per usanza, che verisimilmetne da principio vi fu introdotta a caso.

E' molto credibile, che gl'Italiani s'indussero a comporre Romanzi coll'esempio de' Provenzali, quando i Papi tennero la lor Sede ad Avignone, ed ancora per l'esempio di altri Francesi, quando i Normanni, e dopo Carlo Conte d'Angiò, Fratello di San Luigi, Principe virtuoso, amatore della Poesia, e Poeta egli medesimo, fecero guerra in Italia. Mentre i nostri Normanni si dilettavano ancora della scienza gaja; e l'Istoria rapporta, ch'essi cantarono i fatti d'Orlando, prima di dar quella memorabile battaglia che acquistò la Corona d'Inghilterra a Guglielmo il Bastardo. Tutta l'Europa era in quel tempo sepolta in una profonda ignoranza; ma la Francia, l'Inghilterra e l'Alemagna meno dell'Italia, la quale, non produsse allora se non un piccolo numero di Scrittori, e quasi niun componitor di Romanzi. Coloro di quel Paese che volevano farsi distinguere con qualche tintura di sapere, venivano ad impararlo dall'Università di Parigi, ch'era la madre delle scienze e la nutrice de' dotti nell'Europa. Vennero a studiarvi San Tomaso d'Acquino, San Bonaventura e il Poeta Dante e 'l Boccaccio; e 'l Presidente Faucher dimostra, che l'ultimo ha preso la maggior parte delle sue Novelle da i Romanzi Francesi; e che il Petrarca e gli altri Poeti Italiani avevano pigliato i più bei passi delle Canzoni da Tibaldo Re di Navarra, da Gaces Bruffez, dal Castellano di Couchy, e dagli antichi Romanzieri francesi. Gl'Italiani, adunque, secondo me, nella unione di queste due Nazioni impararono da noi l'arte de' Romanzi, di cui si conoscono a noi debitori, e ancora la scienza delle rime.

[continua]

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 12.03.06 11:21

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