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05.03.06

L'origine dei romanzi [15]

di Pierre-Daniel Huet

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lezione_di_filologia.jpgGli Spagnuoli si servono della parola di Romanzo nella medesima significazione che noi, e li chiamano in lor linguaggio ordinario Romancè. Il Romano, adunque, essendo più universalmente inteso, i Novellatori Provenzali se ne servirono per iscrivere le loro Novelle, per cui furono chiamati Romanzi. I Cantambanchi andando così per lo mondo, erano ben pagati delle lor pene, e ben trattati da' Signori ch'essi visitavano, alcuni de' quali erano così rapiti dal diletto di udirli, che alcune volte si spogliavano delle loro vesti per rivestirli. I Provenzali non furono i soli che s'impiegarono a quello piacevole esercizio: quasi tutte le Provincie della Francia ebbero i loro Romanzieri: fino la Piccardia, dove si componevano da' Servantès Opere amorose, e qualche volta satiriche. Di là ci son venuti tanti vecchi e vecchi Romanzi, di cui una parte è stampaa, un'altra sì logora nelle Biblioteche, e 'l resto è stato consumato dalla lunghezza degli anni. La Spagna medesima, che è stata sì fertile ne' Romanzi, e l'Italia, hanno da noi l'arte di comporli. Mi par di poter dire, che questa sorta di Poesia, sono parole del Giraldi, parlando de' Romanzi, abbia avuta la prima origine e il primo suo principio da' Francesi, da i quali ha forse anco avuto il nome. Da' Francesi è passata poi questa maniera di poeteggiare agli Spagnoli, e ultimamente è stata accettata dagl'Italiani.

Il fu Signor di Saumaise, la cui memoria mi è in singolar venerazione, e per la sua grande erudizione, e per l'amicizia che è stata fra noi, ha creduto, che la Spagna, dopo aver imparato dagli Arabi l'arte di compor Romanzi, l'aveva insegnata col suo esempio a tutto il resto dell'Europa. per sostenere questa opinione, bisogna dire, che Telesino e Melchino, tutti e due Inglesi, e Unibaldo Franco, che si crede aver composti tutti e tre le loro Istorie a guisa di Romanzi verso l'anno Cinquecento cinquanta, sono più recenti almeno dugento anni di quel che alcuno s'immagina; mentre la ribellione del Conte Giuliano, e l'entrata degli Arabi in Ispagna,non succedette se non l'anno novantuno dell'Egira, cioè, l'anno settecento di Nostro Signore; e vi bisognò qualche tempo per dar corso a i Romanzi degli Arabi in Ispagna, e a quelli che si pretende che gli Spagnuoli fecero a loro imitazione nel resto dell'Europa. Io non vorrei oppormi all'antichità di questi Autori, sebben ne avessi giustomotivo, poiché l'opinione comune e ricevuta è dal canto mio. Egli è vero, che gli Arabi erano dati alla scienza gaja, come vi ho fatto vedere; voglio dire, alla Poesia, alle favole, alle finzioni; la quale scienza, essendo dimorata nella sua rozzezza tra essi, senza aver ricevuta la cultura de' Greci, la portarono nell'Africa colle loro armi, quand'eglino la soggiogarono. Tuttavia ella era tra gli Africani; mentre Aristotile, e con lui Prisciano, fanno menzione delle favole Libiche, e i romanzi di Apuleo e di Marziano Capella Africani, di cui vi ho parlato, mostrano qual era il genio di questi popoli, che fissò gli Arabi vittoriosi nelle loro inclinazioni.

Sappiamo altresì da Leone Africano e da Marmol, che gli Arabi amano ancora grandemente la Poesia romanzesca: ch'essi cantano in verso e in prosa le gesta del loro Buhalut, come si son celebrati presso noi quelli di Rinaldo e di Orlando: che i loro Morabiti fanno canzoni amorose: che in Fez, nel giorno natalizio di Maometto, i Poeti fanno conversazioni e giochi pubblici, e recitano i loro versi in presenza del Popoli, a giudizio del quale, quello che si è portato il meglio, è creato Principe de' Poeti per quell'anno: che i Re della Casa de' Benimeris, i quali regnavano trecent'anni sono, e che i nostri antichi Scrittori chiamano Belemarini, raunavano ogn'anno in un certo giorno i più dotti della Città di Fez, e facevano loro uno splendido festino, dopo il quale i Poeti recitavano versi in onore di Maometto: che il Re dava al più abile una somma in danajo, un cavallo, uno schiavo, e i suoi propri abiti di cui era vestito quel girno, e che nessuno degli altri se ne ritornava senza ricompensa.

La Spagna, essendo dopo caduta sotto il giogo degli Arabi, ricevette altresì i loro costumi, e prese da essi l'uso di cantare versi d'amore, e di celebrare le azioni degli uomini grandi, alla maniera de' Bardes tra i Gauli. Ma cotesti canti, ch'essi chiamavano Romancès, erano molto differenti da quelli che si chiamano Romanzi, mentre, cantandosi essi, potean dirsi Poesie, e in cosneguenza molto brevi. Se ne sono raccolt ediverse, tra le quali se ne trovano di sì antiche, che appena possono esser capite; e qualche volta hanno servito a metter in chiaro l'Istoria di Spagna e a riporre i successi nell'ordine della Cronologia.

[continua]

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 05.03.06 23:05

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Pubblicato da: Connor - 26.02.07 03:00

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