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08.03.06

L'impegno di un intellettuale che dovrebbe essere anche il nostro

di Annalisa Bruni

Sono sempre più convinta che in questo momento storico sia doveroso, per gli intellettuali (e non solo, per tutti gli uomini e le donne di buona volontà, direi) prendere posizione. Perché non si tratta di sostenere questo o quel partito (non ho mai avuto alcuna tessera, nemmeno quella sindacale e mi ritengo uno spirito libero e libertario) qui si tratta di difendere la democrazia italiana, che mai come ora, nella storia recente (cioè dopo la Liberazione dal nazifascismo) è stata tanto messa in discussione.
Mi viene in aiuto, in questa mia convinzione, Umberto Eco, che ha ritenuto di pubblicare un appello che va in questa direzione.

Ve lo propongo. E' stato pubblicato sul sito di "Libertà e giustizia".

9 aprile, salviamo la democrazia
Umberto Eco e l'impegno di LeG, per convincere i delusi della sinistra, 07.03.2006

di Umberto Eco

umberto_eco.gifSiamo di fronte a un appuntamento drammatico. Dal 2001 a oggi l’Italia è precipitata spaventosamente in basso quanto a rispetto delle leggi e della Costituzione, quanto a situazione economica e quanto a prestigio internazionale. Se dovessimo avere altri cinque anni di governo del Polo, rappresentati di fronte al mondo dai Calderoli e dalle ultime leve (appena arruolate in Forza Italia) dei più impenitenti tra i reduci di Salò, il declino del nostro Paese sarebbe inarrestabile e non potremmo forse più risollevarci.

Quindi l’appuntamento del 9 aprile è diverso da tutti gli altri appuntamenti elettorali del passato: in quelli si trattava di decidere chi avrebbe governato senza sospettare che un cambio di governo avrebbe messo a repentaglio le istituzioni democratiche. Ora si tratta invece di salvare queste istituzioni.
In questo frangente i partiti di opposizione cercano, come è ovvio, di catturare il voto degli indecisi che nelle scorse elezioni avevano votato Polo e che si sono sentiti traditi. I partiti fanno il loro dovere, ma ritengo che rivolgendoci ai soci e ai simpatizzanti di Libertà e Giustizia occorra fare un altro ragionamento.

Uno dei rischi maggiori di queste elezioni non sono solo gli indecisi che hanno votato a destra la volta scorsa (i quali si sposteranno secondo dinamiche difficilmente controllabili, per fede o per pigrizia continueranno a votare come prima, o rinunceranno a votare). D’altra parte il loro numero, come mostrano i sondaggi, è oscillante. Io ritengo che il popolo di Libertà e Giustizia debba invece impegnarsi non per convincere gli indecisi di destra ma i delusi della sinistra.

Li conosciamo, sono molti e non è in questa sede che si possono discutere le ragioni del loro scontento. Ma è a costoro che occorre ricordare che, se si lasceranno trascinare da questo scontento, collaboreranno a lasciare l’Italia in mano di chi l’ha condotta alla rovina. Non c’è scontento, per quanto giustificabile, che possa stare a pari con il timore di una fatale involuzione della nostra democrazia, con l’indignazione che coglie ogni sincero democratico di fronte allo scempio che si è fatto delle leggi, della divisione dei poteri, del senso stesso dello Stato. E’ questo che ciascuno di noi deve ripetere agli amici incerti e delusi. E’ proprio da loro e dal loro impegno che dipenderà se l’Italia eviterà di essere ancora per cinque anni territorio di rapina da parte di difensori dei loro privati interessi..
Se pure questi amici ritengono di nutrire senso critico ed equanimità (perché è segno di senso critico ed equanimità – direi di onestà intellettuale - saper criticare la propria parte, e neppure il sito di Libertà e Giustizia si è sottratto a questo dovere), in questo momento essi debbono sacrificare i loro sentimenti e unirsi a tutti noi nell’impegno comune.

E’ in questa azione di convincimento che consiste il dovere e la funzione di quanti hanno partecipato in questi anni alla discussione che Libertà e Giustizia ha svolto e fatto svolgere. Ora la nave potrebbe affondare. Ciascuno deve prendere il proprio posto.

Hanno aderito all'appello i garanti di Libertà e Giustizia:

Gae Aulenti
Giovanni Bachelet
Enzo Biagi
Claudio Magris
Guido Rossi

Pubblicato da Annalisa Bruni, il giorno e l'ora: 08.03.06 20:48

Interventi

ma si svegliano tutti adesso ? dove sono stati fino ad ora ? Pericoli per la democrazia ? Signora, lei è libera di postare ciò che sta postando su un sito di letteratura. Vede qualcosa di antidemocratico in questo ? E ancora, speriamo arrivi presto il 10 aprile. Non se ne può più.

Pubblicato da: cletus - 08.03.06 21:39

In questi anni ho sempre cercato di rompere le scatole per un buon motivo. Ne ho rotte parecchie spesso prendendoci. Questo è il mio impegno, oltre che andare a votare. Non credo di dover imitare Eco, anzi penso che sia lui a dover imitare il mio impegno scassapallifero.

p.s. per un attimo leggendo il titolo ho pensato: si è rotto il silenzio sugli articoli di Scarpa Moresco e Benedetti de Il primo amore...

Pubblicato da: andrea barbieri - 08.03.06 21:58

Sì, vibrisse sta diventando una bacheca di manifesti elettorali. E pur di arraffare voti non fa specie propagandare il peggior catastrofismo. A Eco, e a tutti noi non mi pare che qualcuno abbia chiuso la bocca. E sì che si parlava di dittatura ( lo abbiamo dimenticato?)già nel 1994! Poi abbiamo invece avuto l'alternanza dei governi.

Che dire allora quando in Italia per oltre quarant'anni hanno sempre governato i soliti? Non si facevano a quei tempi leggi ad hoc? Non si asservivano stampa e tv? Non si epurava?

Qualche giorno fa avevo a cena un ospite americano e mi sono premurato di fargli sapere (attraverso mia moglie, ché io mastico poco d'inglese) che in Italia non c'è affatto una dittatura.

Facendo come fanno Eco e tanti altri che raccolgono senza ponderare, si diffonde paura e catastrofismo immotivati e si manda in giro per il mondo un'immagine dell'Italia falsa e dannosa, con tutte le conseguenze.

Qui rischiamo di confondere ciò che possono i governi (assai poco) e ciò che invece è il risultato di un Mercato globale che ci sta mettendo tutti in ginocchio, soprattutto la povera gente, e non certo Eco e compagnia bella.

Giudico Umberto Eco come giudico il lucchese Marcello Pera: bravi intellettuali, ma in quanto a capire come va il mondo zero assoluto. Scambiano fischi per fiaschi.

Il fascismo-leninismo non sta più nei governi ma in un liberismo sfrenato che consente al Mercato di fare lui le sue leggi, alle quali i governi devono soltanto adeguarsi.

Che arrivi presto il 10 aprile, dunque, come dice cletus, così la finiamo di leggere manifesti di pura propaganda elettorale (lo scritto di Eco è davvero insulso) sulla bacheca di vibrisse!

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 08.03.06 22:14

Io credo semplicemente che sia la solita campagna elettorale, da un lato, i comunisti o ex comunisti, dall'altro i propinatori di libertà e fascisti e neo fascisti, in mezzo, da ambo i lati, un ammasso più o meno distinto di democristiani o ex democristiani.
L'Italia mi sembra uguale a quella di dodici anni fa nella sostanza e la forma è di poco mutata.
Liste, supposti nomi eccellenti, propagande, schede, confronti TV, diffamazioni e presenzialismi, chiediamoci seriamente se tutto questo schifo ci piace o meno.
Non sono per il voto di protesta o il non voto, non sono neppure un anarchico politicamente, ma un giovane di 28 anni che guarda avanti e intravede all'orizzonte uno schifo ripieno di quello del passato già guatato mille e più volte.
E poi articoli e contro articoli, e ancora editoriali e occhielli innervositi o pacatamente ruffiani, l'Italia non cambia mai: siamo sempre alle solite e la ricetta di un vero mutamento positivo mi lascia francamente ancora disarmato, forse non esiste?
Forse la letteratura consola e fa dimenticare...

Pubblicato da: Morgan - 08.03.06 22:26

La sinistra è solo 'sinistra'.
Perlomeno la destra lo sappiamo che è la destra.
Ma a me non piacciono né la destra né la sinistra attuali.
La sinistra ha deluso ogni aspettativa degli italiani: di fatto è la sorella gemella della destra. Dittatura di destra e di sinistra: è ora di finirla con questa dittatura.

Perlomeno - lo ripeto - la destra si sa che è la destra. La sinistra invece è di destra ed è per questo troppo ma troppo sinistra.

Per fortuna che qualche intellettuale coi coglioni ancora c'è.

Ed aggiungo: meglio svegliarsi che non svegliarsi mai.


g.i.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 08.03.06 22:55

Beh semplice, diretto, chiaro.
Non fa una piega!
Concordo con Iannozzi.
Vorrei solo segnalare un ipocrisia e fare un appello agli "intellettuali" de "ilprimoamore": accettassero i commenti! Ho una una lista di contro/minkiate da proporre lunga quanto le nuove schede elettorali.
La cosa che trovo alquanto ipocrita è invece questa e chiedo ad Annalisa Bruni di spiegarmela: com'è possibile che con l'85% dei Mass Media in mano a Consigli di Amministrazione in mano a figuri riconducibili alla sinistra, con le banche nettamente prostrate ai vari D'Alema, Fassino, Prodi, con le Università ricolme, zeppe, traboccanti e boccheggianti di professori alla "Lo splendido esempio di letteratura che è il Manifesto del partito comunista" (accadeva, accade tuttora a Bologna, Facoltà di Comunicazione) con i vari Diario, l'Espresso che alla faccia del potere operaio pensa solo alla sua quotazione in borsa, con Unipol che si "assicura" soltanto ciofeche pur di garantirsi qualche OPA in più, con tutte queste ed altre meravigliose, splendide, cose, ci sia ancora bisogno di fare appelli? Io tutta 'sta tirannide non la vedo mica!
Eco dovrebbe starsene sulla spiaggia di Capalbio a giocare a brisca in 5 con Rutelli, Fassino, D'Alem a e Prodi o tutt'al più propinarci qualche magistrale sermone (sterile) su Pierce e sui suoi interpretanti (e stare ben attento che il due di picche non faccia premiera).
Ma va bene così.
Dall'altra parte hanno fatto Gasparri ministro delle comunicazioni...
Se non altro a sinistra intellettuali ce ne sono!
A destra l'unico serio che è Cardini lo hanno rinnegato da tempo perché filo-musulmano:)
Avanti tutta!
Anch'io spero venga presto il 10 di Aprile (ammesso che non sia confuso con il 1 di Aprile, giorno dei pesci).

Pubblicato da: andrea.nobili - 08.03.06 23:21

Uhm, ma siete tutti di destra?

Pubblicato da: andrea barbieri - 08.03.06 23:50

Ma caro Nobili, il "Manifesto del partito comunista" è OGGETTIVAMENTE una bella opera letteraria, scritta in una lingua levigata e purissima. Questo glielo riconoscono anche studiosi socialdemocratici, liberali o addirittura conservatori, che per quei contenuti non hanno alcuna simpatia.
L'attacco del Manifesto è folgorante: l'incipit è uno degli incipit più famosi di tutti i tempi:

"Uno spettro si aggira per l'Europa".

Il primo capitolo ha un'apertura di scenario che abbraccia i millenni e fa vacillare:

"La storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classi.
Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in breve, oppressori e oppressi, furono continuamente in reciproco contrasto, e condussero una lotta ininterrotta, ora latente ora aperta; lotta che ogni volta è finita o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta".

Dopo quest'apertura, Marx ed Engels descrivono gli albori della globalizzazione, con una forza drammatica che si trova in ben pochi testi, e descrive l'avvento della borghesia con linguaggio allo stesso tempo terso e visionario:

"Dove ha raggiunto il dominio, la borghesia ha distrutto tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliche. Ha lacerato spietatamente tutti i variopinti vincoli feudali che legavano l'uomo al suo superiore naturale, e non ha lasciato fra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, il freddo «pagamento in contanti». Ha affogato nell'acqua gelida del calcolo egoistico i sacri brividi dell'esaltazione devota, dell'entusiasmo cavalleresco, della malinconia filistea. Ha disciolto la dignità personale nel valore di scambio e al posto delle innumerevoli libertà patentate e onestamente conquistate, ha messo, unica, la libertà di commercio priva di scrupoli. In una parola: ha messo lo sfruttamento aperto, spudorato, diretto e arido al posto dello sfruttamento mascherato d'illusioni religiose e politiche."

Il crescendo finale è efficacissimo e coinvolgente :

"Le classi dominanti tremino al pensiero d'una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi che le loro catene. Hanno un mondo da guadagnare. Proletari di tutti i paesi, unitevi!"

Che si sia d'accordo o meno, non si può negare la grande forza espressiva di queste righe.

Pubblicato da: Ludovico Silva - 08.03.06 23:55

no, geometri.

Pubblicato da: cletus - 08.03.06 23:56

Vabe' basta che poi votate a sinistra. Voglio dire dopo questi cinque anni anche uno di destra non può non votare a sinistra. Questo concedetemelo.

Pubblicato da: andrea barbieri - 09.03.06 00:24

Le potrei citare decine di testi di destra e di sinistra che sono splendidi esempi di letteratura. Qualche giorno fa, sempre su questo blog, si parlava di Julius Evola. Lei ha mai letto "Rivolta contro il mondo moderno?" anche quello è un testo letterariamente magistrale, profetico, in cui si respira un atmosfera senza tempo. Un testo letterariamente suggestivo dunque.
Come potrebbe esserlo del resto "Ecce Homo" di Nietsche o come potrebbe esserlo i "Diari" di Gramsci.
Ma, sempre restando nell'ambito della "destra", che conosco per averla bazzicata almeno quanto ho frequentato i circoli della sinistra giovanile, le propongo questa "Lettera" di Leon Degrelle:

“Nel secolo prossimo, a forza di fatica, costanza, elasticità dello spirito e potenza del carattere bisognerà innalzarsi al livello inrellettuale e alle conoscenze tecniche che segneranno con la loro indelebile impronta i futuri condottieri d'uomini e di popoli. I giovani si mettano bene in testa che è proprio nella misura in cui il loro cervello lavorerà, che le loro cognizioni tecniche s'amplieranno che loro stessi diventeranno parte organica dell’elité, potranno riuscire nel rinnovamento della società. I tempi nuovi prenderanno a zampillare a mano a mano che voi, ragazzi ragazze del XXI secolo, già accalcati alle nostre porte, v'impegnerete con metodi e idee nuove, ma anche con un ideale ardente come qllello dei vostri predecessori dei tempi eroici - ad attuare il grandioso compito del rinnovamento della società sbandata. Giovani d'Europa, ora tocca a voi. Siate pronti - materialmente, certo, ma soprattutto spiritualmente e intellettllalmente - ad affrontare gli scontri più duri nel compiere la vostra avanzata illuminata dall'animo, disposti a tutti i sacrifici, con mente lucida e corpo vigoroso. Allora, per quanto aspra possa essere la lotta, le vostre solide braccia potranno innalzare sui vostri scudi quella vittoria che i deboli hanno creduto fosse ormai inaccessibile. Solo chi ha fede sfida e rovescia il destino! Abbiate fede! E lottate! Il mondo lo si perde o lo si prende! Prendetelo! Nel deserto umano, in cui belano tanti montoni, siate leoni! Forti come loro! E come loro intrepidi! E che Iddio vi aiuti! Salve, camerati!”

Anche qui la forza espressiva è notevole.
Ciò non toglie che tutti i testi citati sono e rimangono manifesto di ideologie non più adatte ai tempi che viviamo. E restano appunto, reperti buoni per i nostalgici di turno.
Ovviamente quell'espressione "splendido esempio di letteratura" nelle intenzioni di chi l'ha pronunciata era ironica e perfettamente guidata.
Ma Degrelle all'Università non lo citerà mai nessuno e nemmeno Evola.
Ripeto: io ho imparato a diffidare della politica per i motivi che ricordava Iannozzi, però mi rendo conto che certi appelli firmati dai professoroni di turno siano proprio di cattivo gusto.

Pubblicato da: andrea.nobili - 09.03.06 00:31

Qui si è citato con sarcasmo una frase sul valore letterario del Manifesto. Siccome non vedevo il motivo di questo sarcasmo poiché il Manifesto ha effettivamente un valore letterario, ho puntualizzato. Comunque, il testo di Degrelle non mi pare proprio granché, come stile. Marx, in tutto il Manifesto, usa un solo punto esclamativo (nell'ultimissima frase), ed è più che sufficiente. Il ritmo incalzante è dato dal susseguirsi di immagini sempre più efficaci, non c'è bisogno di "strillare" coi punti esclamativi. Degrelle invece è costretto a usarne ben dieci, e lo stile è sbrodoloso, antiquato, con un'overdose di virgole, mentre quello di Marx rimane pulito, tagliente e attuale. Sia ben chiaro che sto parlando solo di lingua e di retorica, non di ideologie veicolate.

Pubblicato da: Ludovico Silva - 09.03.06 01:43

@ andrea barbieri

Scrivo dal mio punto di vista, ovviamente: non si tratta di essere di destra o di sinistra. Oggi queste divisioni sono astruse e fuori della realtà, non credo solo in Italia. Per fare due esempi che attengono la guerra. Oggi si accusa Berlusconi di aver portato l'Italia nella guerra in Iraq. D'Alema, ve la portò nella guerra in Jugoslavia. In economia: la destra è lanciata ad accaparrarsi il mercato. La sinistra fa altrettanto con la scalata alle banche. Il lavoro: la destra sostiene gli interessi dei padroni; la sinistra ha introdotto il lavoro precario.

Ricchezza personale: se Berlusconi è uno dei più ricchi in europa (ricordate quando si faceva capagna elettorale dicendo che le sue aziende erano sull'orlo del fallimento?), D'Alema e compagnia non hanno nulla in comune con la povera gente. Guardate ogni anno dove vanno in vacanza, in alberghi a prezzi proibitivi.

Ergo: lasciamo da parte la distinzione fra sinistra e destra, che è andata a farsi benedire, perché il Mercato l'ha inghiottita e ne ha fatto man bassa. Al posto dell'ideologia, mettiamo i fatti. Guardiamo chi fa e chi non fa, chi mantiene le promesse elettorali e chi invece se ne frega e riscuote solo lo stipendio.

A questo proposito ho sentito dire che che Prodi e altri diserteranno il confronto televisivo con Berlusconi. Cosa gravissima, a mio avviso. Errore madornale. Il confronto è il sale della democrazia, quando fatto senza insulti e civilmente. Si contestano a Berlusconi i dati su quanto ha realizzato il suo governo. Si vada allora a contestarglieli de visu, in modo che lui possa anche replicare e chiarire e gli italiani possano decidere a chi dare ragione con il voto. In america e da tante parti si fa così, e lo si è fatto finora anche in Italia. Non andare al confronto significherebbe ammettere una propria difficoltà, non essere sicuri di ciò che si sostiene. Non è il momento di ritirarsi sull'Aventino, mi pare. Chi ha carte da giocare, le giochi a tutto campo, nell'interesse della verità e dei cittadini.

Su Prodi: si dice male di Berlusconi, ma chi ha tanti anni come me, sa quello che ha rappresentato Prodi al tempo dei governi pentapartito. Allora, esponenti come lui si chiamavano Boiardi di Stato. Io ricordo che Prodi ha fatto molto male nella gestione degli Enti (Iri) che gli furono affidati. Quando poi è stato eletto dagli italiani a guidare il governo, gli stessi suoi alleati lo hanno defenestrato a metà del suo cammino, scegliendo D'Alema. Non ha senso, mi pare, riproporlo. Non è difficle prevedere che il suo governo non avrà durata, come non l'ebbe l'altra volta.
Io ho vissuto gli anni dei governi che duravano sei sette mesi. Un disastro! Molto dell'ingente debito del nostro Paese è stato accumulato allora, quando l'Italia viveva una continua paralisi. Dunque, un'altra scelta da fare, riguarda la certezza della durata del governo. E qui sia la destra che la sinistra (con un Prodi che fu scalzato da Palazzo Ghigi) ci devono chiarezza.

La destra: nella destra c'è la Lega. Io mi arrovellavo quando quel movimento, che voleva spaccare l'Italia, alzava sempre di più la voce.
Al tempo del governo Dini (mi pare nel giugno del 1995) la Lega decise perfino di insediare a Mantova un proprio parlamento. Ricordate? Io mi mordevo il fegato perché nessuno interveniva a fermare quegli esaltati pericolosi. Siccome la Lega sosteneva il governo Dini, retto dalla sinistra con l'appoggio della Lega (senza il quale appoggio sarebbe caduto), né Dini né Scalfaro presero risoluta decisione per condannare quanto la Lega stava facendo. Scalfaro con il suo risolino faceva intendere che si trattava di ragazzate e ci passava sopra benignamente. Allora, in quell'anno in cui aveva costituito il parlamento a Mantova, si poteva e si doveva dare un taglio risolutivo alla Lega, estirparla. Non lo si fece, ossia, quando era il momento, per puro calcolo di voti. Se la Lega è diventata quello che oggi è, dunque, io ne attribuisco la responsabilità alla sinistra, a Dini e soprattutto a Oscar Luigi Scalfaro, il presidente peggiore che abbia avuto l'Italia.

Concludo dicendo che spesso il voto è determinato da ciò che un amministratore fa localmente, più che dai discorsi degli uomini che vivono a Roma. L'amministratore locale è quello che fa decidere per il voto a questo o a quello schieramento. Se un amminisstratore lavora bene e mantiene gli impegni assunti, il cittadino ha il dovere di lasciare da parte le vuote e inutili ideologie, e sostenerlo, perché facendo così fa il bene della città e dei suoi concittadini.
Io, ad esempio, non sono in grado di andare a constatare tutto ciò che ha fatto il governo Berlusconi, però sono in grado di verificare ciò che ha fatto il sindaco della mia città. Se ha lavorato bene perché non rinnovare a lui il voto, e se è iscritto ad un partito, perché non premiare anche il suo partito, che ha saputo scegliere i suoi uomini?

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 09.03.06 08:19

ma questo una volta non era un bollettino di scritture e di letture?

d.

Pubblicato da: demetrio - 09.03.06 09:03

Hai perfettamente ragione, demetrio. Vorrei anch'io che tornasse ad esserlo. Per quanto mi riguarda, hai visto Dickens?, io continuo a fare la mia parte:-)

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 09.03.06 09:07

Bartolomeo, praticamente stai dicendo che siccome ti trovi bene col sindaco di Lucca, l'ex DC e ora Forza Italia, Pietro Fazi, da ciò discende (in quanto non sei in grado di andare a constatare tutto ciò che ha fatto il governo Berlusconi) la necessità di premiare il suo partito alle elezioni nazionali?

ps se oggi l'articolo 18 è ancora in piedi si deve alla sinistra, quindi una differenza esiste. Ma io credo anche più di una.

Pubblicato da: andrea barbieri - 09.03.06 09:18

gentile signora Bruni,
sono stato un elettore della sinistra così fermo nelle mie convinzioni da avere votato perfino per la "gioiosa macchina da guerra" approntata nel '94 dal povero Ochetto (ricorda?).
Trovavo questo attuale governo terribile, e molti suoi ministri vergognosamente impresentabili.
Ora.
La sua disperata insistenza è riuscita, in soli tre giorni, a far vacillare ogni mia convinzione.
Possiamo, come già scritto ieri (e non solo da me, mi pare) tornare a leggere di "letture e scritture" in questo bellissimo sito?
Grazie di cuore
Beppe Giuliano
Rivalta Bormida (AL)

Pubblicato da: beppegi - 09.03.06 09:21

Bart, abbiamo capito perché tua moglie ti comanda a bacchetta. lei sa l'inglese e tu no! :)

l'Uomo coi Coglioni di iannozzi qual è? quello che ha comandato fino adesso? quello che dovrebbe comandare, o quello che comanderà domani?

anche a me Eco pare 'praticare' poco la politica, ma Annalisa (che non è Eco) fa bene a parlare e praticare politica. dove può (quindi anche su vibrisse, lo dico da lettrice di vibrisse), con chi gli pare. per noi è solo un vantaggio. e un modo di confrontarsi.

Pubblicato da: angela scarparo - 09.03.06 09:22

Eco ha ragione. Le elezioni del 9 aprile sono particolarmente importanti per noi di sinistra e per l'Italia tutta. Bart Di Monaco, come recensore politico, è un assoluto cesso:-)

Pubblicato da: Lucio Angelini - 09.03.06 09:30

Se mi ha seguito nei giorni scorsi, Andrea, il sindaco di Lucca è stato espulso da Forza Italia perché si opponeva al senatore Marcello Pera per certi fatterelli, ergo, io in questa tornata non voterò Forza Italia, come ho già scritto.

Anche Lo statuto dei lavoratori, che io ho difeso nei miei anni (mi sono avvalso 5 o 6 volte del famoso art. 28 per difendere - non sono avvaocato, ma quella legge lo consentiva - direttamente alcuni lavoratori, vincendo varie cause, una delle quali, innovativa, fu pubblicata da Diritto del Lavoro, la rivista con copertina gialla del Prof. Natoli), anche Lo statuto dei lavoratori - dicevo - è opera meritoria della sinistra (Gino Giugni ne fu il padre), come lo è stato, però, il pernicioso compromesso storico, che tanto danno ha portato ai lavoratori.

Tornando al sindaco di Lucca, ho pure scritto che anche se andasse in un partito di estrema sinistra o di estrema destra o fondasse una lista civica sostenuta da quattro gatti, io lo voterò come segno della mia stima, riconoscenza e fiducia.

Insomma, io guardo agli uomini e a ciò che fanno e non più alle ideologie, che hanno fatto il botto.


Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 09.03.06 09:30

@ ANGELA

Mi riferisco ad Umberto Eco, a uno che i coglioni ce li ha, anche se tu sembri essere dell'avviso che non fa politica.

Faccio un appunto, personale, ma importante: NON ESSER CON L'ATTUALE SINISTRA NON SIGNIFICA ESSER DI DESTRA.

Io non sono per l'attuale sinistra. Ma non sono affatto di destra. Spero sia chiaro. E di non dovermi ripetere, per l'ennesima volta.

Se la sinistra ha fallito, nei programmi e nei propositi, se ha deluso Tutt*, e Qualcun* oggi dice che no, che una sinistra 'sinistra' non la vuole, non deve esser bollato per quel che non è, cioè uno di destra.

Sarei solo tentato di dire che sono più per gli uomini che per le ideologie, ma sono cosciente che gli uomini una volta presa la poltrona al governo si scelgono una ideologia di tendenza.

Ciao

Giuseppe

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 09.03.06 09:44

@ a Lucio

ti ricordo che erano importanti anche quelle che portarono alla elezione di Prodi. Si diceva già allora che in Italia c'era la dittatura. Mi ricordo che, durante i pochi mesi che durò il governo Berlusconi, mi trovavo in Francia, e per un discorso tenuto a Parigi da qualche imbecille, là si era convinti che in Italia ci fosse una dittatura. Dovetti già allora fare il discorso (a pezzi e bocconi perché il mio francese è scolastico, e mia moglie sa solo l'inglese, angela) che ho fatto all'americano l'altra sera. Non credo che Eco sia ridotto a diffondere i suoi proclami a mezzo di volantini clandestini come facevano i nostri carbonari nel Risorgimento. Non si fa il bene del nostro Paese, accreditandone un'immagine fascista. Il fascismo è ben altra cosa, come il leninismo, del resto.

Dovevo queste risposte; però, demetrio ha ragioni da vendere e che condivido. Evitiamo che vibrisse diventi una bacheca di proclami elettorali. La bassa politica - che è quella che si pratica in Italia - non unisce mai, ma divide (si dice: come si fa a votare Berlusconi, e allora votare Prodi e Mastella?) mentre la letteratura non può che unire. Guardate Cèline, sul piano politico ne possiamo dire peste e corna, ma come narratore chi non lo ammira?

Perdonatemi, ma non risponderò più, proprio perché considero questi argomenti OT su vibrisse.

Sono disposto, però, a rispondere in privato, se qualcuno vorrà continuare con me.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 09.03.06 09:45

Sì Bartolomeo, ma continuo a non capire il ragionamento per cui, se ti fidi di una persona premi col voto nazionale il partito che lo appoggia. Comunque, per rispetto al padrone di casa e alla sua scrittura condannata alla radicalità (si può anche dissentire su quello che scrive ma i libri di Mozzi non sono certo scritturine light), direi di chiudere qui ché altrimenti ci avviteremmo all'infinito.

Pubblicato da: andrea barbieri - 09.03.06 09:50

Ah, riconosco a Bart il merito di sostenere con chiarezza le sue opinioni. Questi non sono certo tempi in cui la gente prende posizione apertamente, col rischio che ne deriva, prevalgono invece i polimorfi adattabili, che io chiamo i barbapapà.

ps, aggiungerei a Celine Sironi pittore fascista a cui veniva di dipingere figure esistenzialiste sperdute e dubbiose.

Pubblicato da: andrea barbieri - 09.03.06 09:56

Faccio umilmente notare che si è parlato anche di scrittura e lettura in questo filone di discussione, e che scrittura ha chiamato scrittura. Come lettore gongolo nel rilevare le differenze tra il pacato tono suasorio di Umberto Eco l'icastico turbine retorico di Marx, il parolìo artificioso di Degrelle.

Io non sono molto d'accordo con chi protesta perché in Vibrisse si dovrebbe parlare di libri e di letteratura. A parte il fatto piuttosto ovvio che decidere di che si parla in Vibrisse è problema del suo curatore e dei suoi redattori, credo che scrittura e lettura siano termini molto più ampi di letteratura.

La parola esercitata in politica è un tema interessante. Sottoporre i discorsi dei politici a uno bravo in analisi logica e del periodo, per esempio, potrebbe rivelare differenze sorprendenti fra destra e sinistra, fra imbonitori e politici, fra chi usa le parole per cambiare discorso e chi le usa per cercare di cambiare le cose.

Pubblicato da: Luca Tassinari - 09.03.06 09:59

iannozzi, mentre tu parli, qui a roma ci si organizza. siccome ci sono varie persone che si riconoscono nell'essere di sinistra, non solo tu, ma che non si riconscono nella sinistra, si sta (stanno, per carità, i movimenti - entità spirituali, per me, l'anima di Roma, adoro) vedendo che fare sul serio. non tanto per parlare. la politica è fatta anche di pratica politica, coglioni o no.

Pubblicato da: angela scarparo - 09.03.06 10:05

In maniera molto stringata, dico che non mi sembra uno scandalo che su un "bollettino di letture e scritture" si parli di politica, anzi. Dico che mi auguro anch'io che il 9 aprile gli elettori che decidono come giusto e sensato l'esercizio del proprio diritto di voto concedano maggioranza e facoltà di governo di questo Paese al centrosinistra.
Dico che evito di entrare nel merito delle differenze tra destra e sinistra (che sono ancora tante, badate) e nell'analisi dell'azione legislativa compiuta in questi cinque anni dal sig. Berlusconi e compagnia (e guardate che essa è stata pesante, ha toccato i cardini della democrazia italiana anche se, ovviamente, non ha impedito a Annalisa o a chiunque di scrivere liberamente ovunque si voglia).
Dico anche che Giuseppe Iannozzi ha ragione: la sinistra non è sinistra, oggi. E' proprio per questo che mi preme sottolineare l'importanza e la necessità che Silvio Berlusconi sparisca il più presto possibile dalla vita "politica" italiana. Perchè dal 1992 e dal crollo della cosiddetta Prima Repubblica a oggi, continuiamo a vivere in una fase di transizione che impedisce di fatto qualsiasi chiarimento del quadro politico italiano e, con esso, la nascita della "Seconda Repubblica". Tutti i partiti oggi esistenti hanno le idee piuttosto confuse sulla propria identità, sui propri riferimenti sociali e culturali, su cosa e su chi rappresentare. Tutti i partiti fanno a gara nel definirsi, contemporaneamente, socialisti liberali riformatori laici eccetera eccetera. Io credo che questo non solo non sia serio, ma che dia la misura esatta di quanto oggi la politica italiana sia ferma, bloccata sull'antiberlusconismo, in mezzo a un guado che sembra non avere fine. Antiberlusconismo che sarà anche necessario per molti (per mo lo è) ma che, di fatto, blocca la democrazia.
Dopo Berlusconi, tutti - io immagino - saranno costretti a fare i conti con con se stessi e con la necessità di riprendere a occuparsi della politica "vera". La Politica nella sua accezione "normale", confronto tra idee diverse su come affrontare e, nel caso risolvere, i problemi del nostro tempo.
E il nostro Paese ha un gran bisogno di questo, io credo.

Pubblicato da: giuseppe mauro - 09.03.06 10:11

Tremo all'idea di cosa Ludovico Silva possa pensare di Irvine Welsh, Céline & C.:) Gente che, stando a puntini, tre punti, virgole, orpellerie varie... sarebbe addirittura inqualificabile.
Eppure Welsh mi resta uno dei preferiti e Céline per la sua profondità di analisi, di critica sociale, per il suo essere l'incarnazione della crisi di un secolo intero, è innegabilmente uno dei massimi scrittori del novecento. Quando penso alla politica, ai ricchi e ai potenti mi viene in mente questa sua citazione:

"I richhi non hanno bisogno di uccidere con le loro mani per mangiare. Fanno lavorare gli altri, come si dice. Il male non lo fanno loro stessi, i ricchi. Loro pagano. Si fa di tutto per piacergli e tutti son contenti. Mentre le loro donne sono belle, quelle dei poveri sono brutte. E' un risultato che vien dai secoli, vestiti a parte. Belle carine, ben nutrite, ben lavate... Da quando c'è, la vita non è arrivata che a questo. Quanto al resto, si ha un bel darsi da fare, si scivola, si sbanda, si ricasca nell'alcool che conserva vivi e morti, non si arriva a niente. E' assolutamente provato. E' da tanti di quei secoli che possiamo guardare i nostri animali che nascono, faticano e muoiono davanti a noi senza che a loro gli sia mai capitato nient'altro di speciale che non fosse ricominciare lo stesso insulso fallimento là dove tanti altri animali lo avevano lasciato. Avremmo dunque dovuto capire quello che capitava. Ondate incessanti di esseri inutili vengono dal fondo dei tempi a morire davanti a noi, e tuttavia restiamo lì, a sperare qualcosa... Nemmeno capaci di pensare la morte che siamo".

Ovvio: più nero non si può.
Concordo con Tassinari, mi piace questo posto perché "around" scritture e letture.

Pubblicato da: andrea.nobili - 09.03.06 10:12

Bravo Luca! A proposito della scrittura di testi non letterari (perché caro Bartolomeo, non si scrive - e non si legge - solo letteratura, per fortuna; e questo ho fatto io: ho segnalato qualcosa da leggere), ora vi segnalo questo bel libro:

Stefano BRUGNOLO, La letterarietà dei discorsi scientifici. Aspetti figurali e narrativi della prosa di Hegel, Tocqueville, Darwin, Marx, Freud,
(Bulzoni, 2000) 318 pag.


Pubblicato da: Annalisa Bruni - 09.03.06 10:13

@ ANGELA

Angela cara, la politica è sopratutto pratica. Mai negato ciò.

Ma anche tu parli se mi rispondi. :-) Scherzi a parte, ci si organizza non solo a Roma.

Ciao

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 09.03.06 10:34

Grazie per l'indicazione bibliografica, Annalisa. Come spesso capita, parlando di scritture e letture si arriva poi ai libri. Tocqueville, per esempio, lo proprorrei come lettura obbligatoria nelle scuole (che mi auguro restino pubbliche, a proposito di differenze fra destra e sinistra) d'ogni ordine e grado, anche se le sue idee non sono le mie. Freud è un classico della letteratura, e oso dire che se i suoi libri resteranno non è tanto per quello che dicono ma per come lo dicono.

Molti anni fa mi capitò di leggere un articolo di giornale in cui un'esperta di retorica (potrebbe essere la Mortara Garavelli, ma non sono sicuro) analizzava un discorso di Berlusconi. Bene, quell'analisi evidenziava in modo a dir poco esemplare il vuoto pneumatico di idee che affliggeva e tuttora affligge il sedicente politico. E lo faceva parlando quasi esclusivamente di tropi, figure di parola e figure di pensiero, e altre cose così.

Pubblicato da: Luca Tassinari - 09.03.06 10:35

Aggiungo solo, per Bart Di Monaco, che "certo, non ci sono più le rudi DITTATURE di una volta"... quelle a cui è rimasto ancorato il suo immaginario. Le dittature di oggi sono più sofisticate e immateriali, passano per i media, per l'economia, per la sotterranea distruzione del ceto medio e via discorrendo.

Pubblicato da: Lucio Angelini - 09.03.06 10:57

Faccio presente che lo stesso Giulio Mozzi, che è il curatore di vibrisse, ha detto chiaro che letteratura non è una cosa sradicata dalla realtà, ma essendo collegata alla vita comprende, o può comprendee, "anche" la politica, così come l'economia ecc. Non riesco più a trovare il post, ma penso di potere dire che il senso era esattamente questo. Quindi è legittimo, in un momento grave come questo, dare spazio a un appello di intellettuali, e questo non significa "proclami elettorali", ma sottolineare semplicemente la gravità della posta in gioco, che comprende tutti noi, la nostra vita, la nostra Costituzione, la cultura e la letteratura. Il terzismo di Bartolomeo può andare bene, ma non può, col rispetto e la stima al sindaco di Lucca, mettere dentro tutto un quadro politico scellerato che ha comportato uno dei più violenti attacchi ai diritti, alle istituzioni, al lavoro, all'ambiente, alla cultura, della storia d'Europa. Tutto intorno a noi va in sfacelo, il futuro dei nostri figli è minacciato, perché una tribù variegata di furfanti, di truffatori, di pregiudicati, si è insediata al potere, e richia di restarci per altri cinque anni.

Pubblicato da: Baldrus - 09.03.06 11:09

Baldrus: proprio così. Un'ottima sintesi.

Pubblicato da: Annalisa Bruni - 09.03.06 14:18

Baldrus, ho ripreso nel post più sopra di Giulio Mozzi.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 09.03.06 16:22

viva er Pubbe!
(delle donne)

Pubblicato da: lucianone freud - 09.03.06 18:24

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