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14.03.06

La Stanza delle Persone che mi hanno salvato la vita

di Angela Scarparo

Allora, facciamo così. Facciamo che la bella sala Simonetta Tosi, che in quanto stanza della Casa Internazionale delle Donne si presenta solitamente come una cosa bianca, linda e pulita, votata esclusivamente alla razionalità ( come solo le sale curate da donne possono essere) sia per me, la mattina di sabato 11 marzo, come il paginone centrale di La repubblica in un mattino di sabato d'agosto. Facciamo finta che sia per me un test, uno di quelli in cui ti costringono a mettere tante X o O per capire più o meno quanto tradisci, più o meno quanto sei capace di essere amica e se ti imbatti nel supplemento Salute dello stesso quotidiano, che tipo di cacatore/cacatrice sei.

Il quesito principe che mi arriva alle orecchie appena entro nella bella sala ben illuminata (ai miei occhi di quasi senza tetto splende come il salone del principe di Cenerentola ) è questo: sono io nella relazione con gli uomini una portatrice (più o meno sana) di castrazione? In che categoria di donna devo mettermi? Sono una sorridente mediatrice (per la razza, in via di estinzione, UOMO) nella landa selvaggia della femminilità? O una fredda e senza cuore selvaggia crudele, una che gli uomini li avvicina sì, ma solo per portargli via il cuore e mangiarselo brasato? Questo è quello che mi arriva tipo test da mentecatta che quasi mai d'estate (spero sia un merito) riesco a finire.

La verità però come potrete immaginate visto che è di sala Simonetta Tosi della Casa Internazionale delle donne che sto parlando, è un’altra. La verità è che la mattina dell'11 marzo io arrivo di corsa a un convegno intitolato "Donne e uomini nello spazio pubblico: conflitto, relazione, linguaggio". Un'altra verità è che se mi trovo immersa immediatamente in una specie di test è perché sono psicologicamente provata. Perché vengo da un'attesa di trenta minuti di un orrido (solo perchè ha sorriso tutto il tempo, non sono razzista lo giuro. dico orrido, perché: come sorride quando sorride davvero, un agente immobiliare? mi chiedo. Si può davvero perdere una vita disimparando a sorridere?) agente immobiliare che, a furia di rispondere, "Ah, ma non sapevo...", "Ah, ma non lo sa?" a qualsiasi cosa io dica, ottiene il consapevole esito di farmi sentire una mentecatta, una che capisce sempre male ("E' sicura che le abbiano detto alle 10 e 20?"). Normale che la pioggia che ho preso per aspettare lui, mi paia un giusto castigo divino per insegnarmi a vivere, e che la richiesta pietosa che faccio a Milù di smetterla per favore di frignare, mi paia l'unico modo di stabilire una relazione sensata col Reale. Bene. La casa era orrida e sporca.
Entro. Test gigantesco.

Prima domanda (Gabriella Bonacchi): “Ti sei mai trovata in un ospedale, con tua madre che sta per morire e tu che ti senti come una barchetta sospinta dai venti? Ti sei mai trovata cioè, in balia completa di qualcuno (spesso un uomo, ma a volte anche una donna medico) che ti dice come fare e cosa fare, approfittando del tuo stato di debolezza psicologica? Qualcuno che con la scusa di saperne (moooooolto) più di te ("cazzo Tilli", come mi chiamano a casa, perchè a mia madre era simpatica un'americana, una certa Tilli, come Tillie Olsen, bravi! quando sono nata, "è uno specialista! fidati no?")usando cioè la tecnologia come protesi, ti da scacco matto? Avete mai provato il disagio che si prova davanti a chi ti dice, "Io sono la tecnica! Io sono la specializzazione! Io sono assieme l'Università e la sapienza di Esculapio, cazzo, Tilli, fidati!". Vi siete mai trovati a non saper mediare, nella relazione fra uomini e donne, in circostanze limite come quelle in cui ci si trova negli ospedali?
Bè, direi che qui ci sta mettere una bella O che sta per SI. Lo urlo anzi. Siiii.

Dico subito: ho messo un sacco di OOO (sì) quella mattina. Ho messo sì alla semplice, ma non banale domanda: (Bianca Pomeranzi) "Sei disposta a uscire dal silenzio come presa di contatto con i maschi per entrare in una scena politica più grande?" O

E (Paolozzi, Letizia): "Sei disposta a considerare quello della differenza come un grande gioco? Sei disposta cioé a recitare il gioco del conflitto (uomo donna)?" O (sì)

E (Luongo, Monica): "Sei disposta a vedere qualcosa d'altro (maggiori sofferenza per chi non vive nel mondo occidentale) dietro il grande gioco del confilitto?" O (sì)

Ho detto sì (0) a donne e uomini:

(Del Rio, uomo): "Sei disposta a vedere i precari giovani (quelli che avevano trent'anni nel 2000) come dei femministi, perché la frammentarietà delle loro vite, la frammentarietà delle loro esistenze, li porta ad avere le stesse difficoltà di relazioni che possono trovare le donne (un certo tipo di donna)?

Metto anche delle X0, che stanno per "Mah, insomma" (Cigarini, Lia): "Sei disposta a vedere la differenza sessuale come relazione con l'altro/l'altra non mediata dal bisogno, dal desiderio, dalla necessità? Vederla cioè la differenza come qualcosa di mediata dal lavoro?" X0

Metto invece decisamente 0 (sì) alla domanda posta dalla stessa Cigarini, "Sei disposta a vedere il femminismo come uno spaccamento della polis?". Ma certo, sì, altro che 0. Una voragine ci metterei non un cerchietto.

Metto sì (0) a Dominjanni: "Ti sei mai trovata a pensare che fra le donne la politica è apertura all'Imprevisto e per gli uomini mai?", a Sarasini, "Hai mai pensato che le coppie di Hollywood Jolie (Angelina) Pitt (Brad) sembrano quasi esaurire il potenziale conflitto uomo donna? Hai mai pensato all'accumulo di potere che c'è in un coppia così?"

Metto decisamente no (X) di fianco alla domanda di Laura Colombo: “Ti capita di andare al museo e di scambiare con un lui, pareri contrari, o differenti su un quadro?" No. Mi capita di saperne molto più dei miei lui, e di dovermi sentire una merda per questa, tesoro. “Ti capita di confrontarti sulla politica, e di accorgerti che tu non voteresti, ma alla fine voti, perché vota lui?". Anche qui, una bella grande tragica x, perché io, a parte uno, (ma neanche, guardate) ho sempre subito dei gran pipponi da parte dei miei uomini sulla politica (discorsi scollati dalle loro vita, con l’unico esito di distrarmi a guardare le mosche, mentre loro parlavano, come fanno i bambini a scuola con un maestro pesante!).

Si portano invece a casa delle belle 000, Alberto Leiss, Giacomo Marramao, Claudio Vedovati, Stefano Cicconi: il primo perché chiede, “Credi che la crisi della politica sia crisi delle relazioni oltre che crisi nell’amministrazione dello stato?" e anche, “Vivi il desiderio come una cosa complicata?". Quest’ultima domanda è simile (e porta a casa lo stesso numero di 000) di quella posta dal bravo Stefano Cicconi: “Senti l’invadenza del corpo nelle relazioni?", o a quella di Marramao, che partendo dall’elogio del pensiero e della pratica della differenza, poi però chiede, “Hai mai pensato che il dialogo, invece di aiutare il confronto, possa creare una barriera, fra due persone? Hai mai pensato al dialogo come a una barriera per raggiungere la felicità?" E ancora, “Hai mai pensato che si deve cambiare il punto di vista a volte, per vedere le cose come stanno davvero?". Anche Vedovati mi convince con la sua, “Ti sei mai sentita incapace di usare le parole? Hai mai pensato all’emozione che dà scendere in piazza per raggiungere gli altri, a una manifestazione? Per te la spinta emotiva alla politica sono mai stati gli altri, il corpo degli altri che ti aspettano in piazza?"

Ecco, in uno stato di simili autismo, sto per leggere il risultato del mio test, mentre sta calando la sera. Mi rendo conto di aver messo delle 0 di troppo. Mi rendo conto di aver messo delle 0 non finte, ma di aver detto dei sì (capita a tutti, no? Mentre si fanno questi test) per sentirmi dire, “Tu sei così. Forse non meravigliosa, ma appartieni a quel tipo di donna…". Insomma su certi sì, ci ho marciato per sentimi parte di un gruppo. Gruppo di donne forti, intelligenti, la cui pratica di vita ha salvato letteralmente la mia. L’ha salvata nel senso che il pensiero politico della differenza, il mettere in ordine il mondo a partire dall’ordine simbolico della madre, mi ha permesso di vedermi sì a volte come una che viene da una tradizione di persone mute, ma anche di sapere con certezza di non venire da una tradizione di persone cieche. So per certo che cosa significhi mettere a definizione la mia esistenza, la mia soggettività di donna, il mio desiderio, ( in relazione a) come so cosa significhi non smettere di desiderare. E tutto questo sapere, sarei ipocrita e bugiarda se non lo addebitassi a queste donne che hanno (in parte) scritto la storia d’Italia degli ultimi trent’anni che lo si voglia o no. Che lo si ammetta o no. E’ così. E basta.

E però, mentre riordino, come spesso succede nelle belle mattinate d’agosto, e spero di sentirmi dire, “Sei decisamente un tipo che ha raggiunto un determinato grado di equilibrio…", un refolo di vento viene a rinfrescare l’aria calda intorno a me. Non voglio stare in equilibrio, voglio capire perché, quando hanno parlato Vedovati, Cicconi, e anche Marramao (!!) io ho continuato a fare sì con la testa e a sentirmi un po’ come loro. Voglio capire perché, mentre loro parlavano (Vedovati con la piazza e l’impossibilità del linguaggio, Marramao con il dialogo che crea complicatezza e la domanda sulla felicità, e Cicconi con il suo discorso sull’ingombro del corpo) io mi sono sentita così tanto (più) simile a loro.

Nel tentativo di riflettere un attimo sulla faccenda, mi alzo e decido di fare all’uditorio stanco (ormai siamo in fase di chiusura) una domanda. “Se le domande a cui mi sono sentita così vicina, quelle che mi hanno emozionato, sono le domande degli uomini, “, chiedo, “vorrà dire che la mia relazione con gli uomini sarà migliore o peggiore di altre? E’ una questione di generazione, se mi sento così vicina a quello che ha detto Vedovati, sulla piazza e la spinta emotiva alla politica che sempre mi dà?" E ancora, “E’ vero che posso definirmi una donna perché sento la pienezza del mio desiderio, ma a differenza di un uomo mi accorgo di quando esiste un limite? Posso dire di essere una donna, perché a differenza di un uomo, so trasformare il dispiacere, il negativo che può dare un no, in un ulteriore percorso di conoscenza? Posso dirlo?"

Il refolo di cui parlavo prima, in pochi istanti si è trasformato in vento. Quel vento forte che d’estate fa così piacere perché oltre ai capelli ti spettina un po’ anche i pensieri e quando te li pettini ti pare di capirci finalmente qualche cosa. (Magari poi ti ricredi, ma mentre ti pettini, vedi tutto chiaro). Molte delle donne della platea non sono d’accordo con me, “Esistono molti femminismi", dice Dominjanni, come a dire, che il mio non è quello originale, ma la reazione degli uomini non è altrettanto netta, e mi fa piacere sentire Marramao che mi difende, “Come faccio a essere felice?", ho chiesto, ed è su questo punto che lui mi difende, riponendo la questione dell’assemblea “E’ una domanda cruciale quella posta da Angela", dice. E mi fa i complimenti, davanti a tutti.

Che devo fare? Lo devo ringraziare? Glielo devo dire, che ho capito? Che ho capito che lui ha capito? Glielo devo dire che me ne accorgo? Ha accettato di prendersi la responsabilità di un atteggiamento maschile (ci ha lavorato, lo ha lavorato), nei miei riguardi. Che dobbiamo fare adesso? Stringerci la mano e pensare che stia finendo a tarallucci a vino, o pensare consapevolmente che dobbiamo essere grati l’uno all’altra per esserci a vicenda salvati la vita? E anche se ci siamo odiati, anche se siamo stati esposti, anche se i nostri corpi sono stati oggetti e bersaglio di curiosità (lui per un motivo, io per un altro) siamo stati poi in grado però, tutti e due (!) di sottrarci ai rispettivi ruoli, siamo stati capaci tutti e due di uscire dai ruoli che altri per noi (da quanto tempo? Io la femme fatale, lui quello che ama, desidera, e ad andar bene non si accorge degli scompensi che suscita) ci avevano assegnato. E, signore, signori, a quanti, a quante capita un’esperienza così? Un’esperienza reale così? A quanti capita di aver l’occasione di naufragare (per usare un termine che piace tanto a lui) e di avere qualcuno, anzi, non qualcuno, il nemico sulla tua stessa barca, che sopravviva con te e che ti dica, ‘Aggrappati, su! Oh, issa, attaccati alla mia mano…", proprio come in un film di Hitchcock?

Pubblicato da Angela Scarparo, il giorno e l'ora: 14.03.06 10:21

Interventi

scusi signora se vado in ot un attimo (e scusi anche al dottor mozzi), ma ieri scruvendomi con lucio angelini su liperini mi è venuto in mente fortemente che mio figlio rinaldo di anni 39 è ancora a carico mio, pensionato di un ministero da 14 anni. rinaldo ha fatto il servizio d'ordine della lazio per qualche anno, da quando c'è lotito è a casa a guardare la tv tutto il giorno. ha la terza media e ha fatto il geometri per un anno e mezzo. sa fare tutto con le mani, è bravo a riparare dai termosifoni ai feri da stiro, se la cava pure con l'idraulica, infatti quando la vasca da bagno si intoppa lui procede e per un sei mesi è tutto a posto. farebbe lavori da idraulico a prezzi molto modici, insomma. volendo puo' fare pure il fattorino, quando era giovane ha fatto il fattorino all'acotral.
grazie, se c'avete qualche conoscenza e mi fate sapere mando il curiculum. scusi ancora signora scarparo e dottor mozzi.

Pubblicato da: lucianone freud - 14.03.06 11:18

Ci sono Il Giornale e il tg di Retequattro che cercano giornalisti, lucianone. Secondo me se fa richiesta prima delle elezioni lo prendono. Poi magari lo licenziano, ma che te frega. Fino a maggio ha svortato... per l'abitazione possiano vedere di occpuare assime qualche stabile dismesso. Di più nin so! baci. a presto.

Pubblicato da: angela scarparo - 14.03.06 11:22

Tutto questo succedeva d'agosto? Ho capito bene?
E stamani come ti senti? Ancora felice di quel connubio, o tutto è già svanito?

Hai preso il raffreddore nell'attesa di quell'agente immobiliare ritardatario?:-)

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 14.03.06 11:38

la rngrazio signora. però non credo che rinaldo è all'altezza di scrivere sui giornali. in famiglia l'unico che legge sono io, però non leggo quei giornali sinceramente. leggo il messaggero al bar, a gratis. comunque magari ci provo io, tanto c'ho la pensione. stai a vedere che il giornalista lo possono fare solo i pensionati.
di nuovo grazie e scusino ancora l'ot.

Pubblicato da: lucianone freud - 14.03.06 11:38

Angela.
Bella storia e bella riflessione.
Mi chiedo perchè alcune cose che mi paiono ovvie non lo siano.
Carla Lonzi, che sto leggendo oggi trent'anni dopo e quindi in ritardo, scrive:
"Togliere all'uomo il misconoscimento dell'autenticità è togliergli il senso del potere, ricondurlo alla parità. L'inferiore si libera dall'inferiorità riconoscendo le sue inferiorizzazioni e diventa soggetto: come soggetto apre gli occhi sull'altro e lo misura sull'autenticità che è il valore scoperto nella sua liberazione. Se l'altro non accetta per salvaguardare il suo piano di potere si manifesta inautentico, dunque in quel momento inferiore. Così la donna, proponendo la parità, è in grado di rivelare chi non è sensibile al richiamo della liberazione in quel momento, dunque in quel momento veramente inferiore." (da Taci, anzi parla. Di Carla Lonzi, edizioni di Rivolta Femminile,Milano 1978, pag.33).
Da qualche parte Nelson Mandela dice che l'oppressore leva umanità a se stesso nel momento in cui la leva all'oppresso.
Si tratta dell'unico atteggiamento sovversivo, contro cui c'è solo la pura violenza, l'imposizione del potere materiale che nega ogni possibile liberazione. La spada contro la libertà, spada che assume forme, sempre più spesso, molto quotidiane.
Non so perchè te lo scrivo.
Forse solo per ringraziarti dell'aiuto che mi dai a capire.
raffaele

Pubblicato da: raffaele ibba - 14.03.06 11:48

Grazie Raffaele.

Bart, faccio come se fossi tua moglie (che tu dici comandarti) rileggi bene le prime 10 righe, distrattone!. Bene, però! :)

Pubblicato da: angela scarparo - 14.03.06 12:12

Come mi succede con mia moglie, mi hai fatto girare la testa:-)

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 14.03.06 12:22

scusino ancora, solo per segnalare che ho aperto oggi il mio blog http://lucianofreud.splinder.com lì spiego meglio tutto il discorso mio, e di rinaldo. grazie.

Pubblicato da: lucianone freud - 14.03.06 14:45

Lucianone, lo visiterò con piacere.

Pubblicato da: anaconda - 14.03.06 16:21

mi fa piacere anaconda, puoi lasciarmi sicuramente un commento lì. approfitto della pazienza e bontà dei dottori scarparo e mozzi per segnalarvi la mia mail, per chi vuole corispondere in privato:
lucianofreud@virgilio.it
oppure ahoecchime@tin.it
grazie e di nuovo tante scuse alla dottoressa scarparo e al dottor mozzi e complimentoni per le loro iniziative culturali.
con cordialità vivissime,
luciano.

Pubblicato da: lucianone freud - 14.03.06 17:24

Lucianone, non mi aspettavo aprissi un blog. Sono rimasto di ghiaccio ;-)


Pubblicato da: ennio - 14.03.06 17:47

Angela, se ammetto di essermi perso dopo poche righe commetto un reato grave?
Proverò a recuperare stasera, magari "sfrutto" la gentle Daldivano e mi faccio spiegare. Potrebbe essere una buona scusa. O no? :-)

Buona serata. Trespolo.

PS: qualche giorno fa, senza dirtelo, ho citato il tuo post sul PRG di Roma dalle mie parti...

Pubblicato da: Trespolo - 14.03.06 18:16

No Trespolo, non commetti un reato grave, però se vuoi conquistare Daldi un poco di femminismo della differenza faresti bene a conoscerlo. :) Poi, non so se sia io la persona più adatta a spiegarlo, ma questo è un latro discor'z'o... e terzo punto: è un peccato. E' una delle poche volte in cui parlo bene degli uomini.

Pubblicato da: angela scarparo - 14.03.06 21:06

approfitto ancora dello spazio concesso per segnalare che su http://lucianofreud.splinder.com c'è indicato il curiculum vita di mio figlio rinaldo freud.
grazie a tutti e buon lavoro.

Pubblicato da: lucianone freud - 15.03.06 12:03

Angela, mi era parso che stessi parlando bene degli uomini; per questo mi era venuto il dubbio di non aver capito :-)

Buona serata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 15.03.06 19:06

Sai, Trespi, sto facendo le pulizie di primavera :)

Pubblicato da: angela scarparo - 15.03.06 19:24

Angela, dopo una risata di 5 minuti 5 ti dico che da noi si dice (le pulizie di primavera intendo): fò viò le talamore. Poi te lo traduce Daldi, 10, 11 e 12 aprile la scarrozzerò a Roma :-)

Buona notte. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 15.03.06 22:34

Altre domande, Trespi: siete già così avanti? Che sono le talamore? Che vuol dire fo vio'?

Pubblicato da: angela scarparo - 16.03.06 10:13

oh, Angela, deve essere stato un bel momento, che la conquista del nemico è sempre un bel momento, che quelle sensazioni lì fan sempre pensare e ci mettono sempre in discussione e le certezze si lasciano giù dall'autobus dell'ultima scena del Laureato e però, su quell'autobus, si pensa al fatto di sentirsi anche un po' spaesati e che le certezze mica si possono lasciare proprio tutte tutte giù dall'autobus, anche se di per sé l'autobus è già una gran bella scommessa... :-)

Trespolo si è prodigato, è stato davvero molto gentile, si merita ch'io lo porti a vedere antonello da messina (olè!), non c'è modo migliore per ringraziarlo che offrirgli la visione di cotanta grazia e bellezza (c'è quasi tutta la sua produzione, ommioddio!).

qui apro una piccola parentesi pubblicitaria: dal 18 marzo al 25 giugno 2006, presso le Scuderie del Quirinale, a Roma, si terrà la mostra su/di Antonello da Messina, la raccolta prevede la presenza di quasi tutti i suoi quadri, così, una cosuccia da niente insomma http://www.mostraantonellodamessina.it

ma arriviamo alla traduzione: talamore sono le ragnatele da polvere; fo viò vuol dire faccio via, tolgo. in dialetto è anche usato dalle donne per dire che si preparano a possibili incontri sessuali dopo un periodo di polverosa inattività. :-)

daldivano

Pubblicato da: daldivano - 16.03.06 14:41

Be', Daldi&Trespi, l'idea del nemico-(poi)amico potrebbe anche essere accattivante. Ma si da il caso che in genere gli UOMINI CHE PENSANO TROPPO siano per me, come per gli uomini (il corrispondente de) le DONNE CHE AMANO TROPPO (una palla immane, 'contro' cui esercitare una santa pazienza! Uno sforzo infinito e senza che ne valga la pena in termini di qualità - in qualsiasi campo sì! - per sopportarne le bizze! Dirò di più: credo che questa solidarietà recente nei confronti di maschi, mi venga dal comune esercizio della SANTA PAZIENZA per ciò che riguarda le starlettate e le bizzarrie dell'Altro Sesso!). Spero naturalmente che la mia affermazione sia dovuta a cattivi (certo a causa mia, per carità!) incontri e occasioni, e con gli anni (come è stato per questa storia) spero pure di poter dire il contrario. :)

Pubblicato da: angela scarparo - 16.03.06 14:51

la santa pazienza non è mica santa per caso... :-))))) ho tutti i suoi santini appiccicati al frigorifero!

daldivano

Pubblicato da: daldivano - 16.03.06 15:03

ecco, per essere più precisa: non lo so, sarà colpa mia, per carità. negli ultimi anni mi sono scoperta (a differenza di quello che immaginavo per me) fare la parte che di solito in certi romanzi otto/novecenteschi fanno gli uomini.

Es:

Lui: "E' tardi, ci aspettano, sei ancora fuori. Ti aspetto. Passi da qui che andiamo assieme?"

Io: Scusa, stavo lavorando. Va bene. Passo. Sei pronto?

Lui: Dieci minuti. Quando arrivi suona e scendo.

(Esco di corsa. passano dieci minuti. Arrivo puntuale. Suono. passano altri dieci munuti. Finalmente scende. Pulito e profumato - giustamente)

Io: Perchè mi hai chiamato, se non eri pronto?

Lui: Ma ERO pronto!

(io, a differenza di un uomo, sto zitta. non gli faccio il pippone su, "Ti sei lavato...mi hai fatto aspettare...sei vanitoso!")

Oppure:

Lui vive da un'altra parte:

Lui: Quando vieni chiama, mi raccomando, che ci vediamo!

Io: Perfetto!

(Qualche tempo, devo passare per fatti miei, nel posto dove lui vive, mando una mail, facendo magari anche uno sforzo, nei MIEI confronti, perchè mi dico, "Che cazzo me ne frega di chiamare?" e rispondenodmi, "Sei sempre la solita odiosa!")

Io: Sono Angela, forse domani vengo...

Lui: ...

(Siccome non sono un uomo, non mi metto a dire, "Ma brutta testa di cazzo, io lo faccio per buona educazione! Che cazzo me ne frega di venirti a trovare?" Non rispondo e basta, pensando che migliora me, esercitare un po' di antica, sempre valida, e fortificante, Santa Pazienza) dico, "Ok! Ci sentiamo, eh?"
E non chiamo mai più: privilegio dell'età.

Pubblicato da: angela scarparo - 16.03.06 15:04

no, però, questo è abuso di pazienza, no no e ch'hai ragione e ch'hai e, no no, il tuo pregiudizio è fondato! che poi la Angela (sai che dai noi si mette l'articolo determinativo davanti ai nomi propri... eh, babbare usanze nordiche) non ha bisogno per forza di farsi accompagnare da un vanitoso, o di prendere l'aperitivo con l'ignavo! oh! però l'esercizio stoico della pazienza migliora e migliora, ma un bel virgolettato come quello che hai scritto te ci sta bene ogni tanto, fa bene alle orecchie che lo sentono uscire dalla bocca correlata e fa bene alla circolazione (anche a quella dei maleducati) :-)

daldivano

Pubblicato da: daldivano - 16.03.06 15:19