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02.03.06

Il Baricco ferito

di Emanuele Pettener

[Tutti gli articoli di Emanuele Pettener in Vibrisse]

alessandro_baricco.JPGHo appena letto [in Repubblica di mercoledì 1 marzo 2006] questo articolo dove Alessandro Baricco, che si definisce un agnello pasquale, è in realtà una tigre ferita.
Bravo Alessandro Baricco, mi dico, in un improvviso impeto di solidarietà. Ha ragione, mi dico, sia per le stesse ragioni che espone, sia perché le espone così magnificamente che mi sembra una ragione sufficiente per dargli ragione.

Tuttavia: non è forse vero che nel momento in cui l'autore vende il suo libro al lettore, questo è del lettore, che ha il diritto di dirne ciò che vuole? Non è forse vero che il cliente ha sempre ragione?

Certo Citati e Ferroni sono anche critici, e il loro lavoro dovrebbe essere un'analisi critica, non lanciare strali a tigri distratte. Ma in fondo lo strale, la sciabolata, l'invettiva - sono un antichissimo e consolidato genere critico, da Marziale a Virginia Woolf (che stroncò l'Ulisse in due righe acidissime), dallo stesso Capote a Nabokov ("Hemingway è uno scrittore per bambini"). Del resto, perché avvalorare un giudizio dandone spiegazioni? Perché indebolire una verità cercando di dimostrarla? Ci sono alcune cose così vere che vanno semplicemente definite, non dimostrate!

Eccone un paio: non c'è razza al mondo più egocentrica dello scrittore.(Questo potrei provarlo, ma non vorrei che a qualcuno venissero dei dubbi). Ne consegue che tutti gli scrittori credono d'essere grandi, probabilmente i più grandi del mondo (Baricco mente spudoratamente quando afferma il contrario). Ne consegue che tutti gli scrittori sono invidiosi degli altri scrittori, e Alessandro Baricco è il più invidiato degli scrittori. Più invidiato dagli altri scrittori, s'intende. Gli idraulici, per esempio, se ne infischiano.

É per questo che io diffido massimamente di qualsiasi giudizio su Alessandro Baricco, specie se viene da letterati, mentre mi fido ciecamente dei giudizi degli idraulici. Se due persone agiscono nello stesso campo, e nella fattispecie Baricco e Ferroni e Citati agiscono nel campo della letteratura, il giudizio difficilmente sarà neutro, bensì influenzato più o meno coscientemente dal senso di competizione (l'invidia regna ov'è paraggio) e da altre situazioni scaturite dalla vicinanza: l'amicizia, l'interesse, futuribili scambi di favori.

Il critico (lo stesso Baricco quando diventa critico) deve sgravarsi da questo sospetto, una sorta di peccato originale, che volente o nolente si porta addosso. Se intende svolgere il suo lavoro, che suppongo sia educare il gusto del lettore, distinguere il brutto dal bello, estrarre dalla robaccia la letteratura e conservarla nei secoli, deve argomentare lodi e disgusto. Un idraulico può permettersi di stroncare Baricco con una frase: Citati e Ferroni no.

Oceano mare.

City.

Omero, Iliade.

Questa storia.

Pubblicato da Emanuele Pettener, il giorno e l'ora: 02.03.06 03:41

Interventi

Direi che la protesta di Baricco è ben argomentata. Ma, ahimè, il mondo non va così come si vorrebbe, da sempre. Difficile che possa un giorno accadere quanto auspicato da Baricco, che - va detto - vale non solo per lui, che vende molto, ma anche per tutti gli altri scrittori (meglio: per tutti, siano scrittori, artisti o cittadini qualunque).

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 02.03.06 08:17

Un idraulico può permettersi di stroncare Baricco con una frase: Citati e Ferroni no. Ma quando mai? Avete mai avuto modo di confrontarvi personalmente con lui? Il suo pezzo su Repubblica trasuda ipocrisia. In verità è un insopportabile pallone gonfiato, capace di insultarvi soltanto perché vi siete permessi di dire che un suo libro non vi è piaciuto. Pe me questa è maleducazione, altro che chiacchiere, come dice Vasco.

Pubblicato da: mike - 02.03.06 08:19

no, dico, baricco? questo si lamenta de che? che feroni e citati l'hanno citato de straforo e male? quello è n' cinico de niente! ha preso la palla al balzo per farsi uno spottone incredibile su repubblica (lui puote) e ora venderà un fottio di copie in più, potete giurarci. in ogni caso, ha mosso le acque alla sua promozione libraria.
ora, questo è un uomo di marketing; ha capito che per vendere, in certi casi, si passa per l'attacco ai critici; citati e ferroni sono vecchi, e il primo non fa critica militante da decenni, che cazzo ne dovrebbe sapere di lui? non legge un contemporaneo da quando Saviane esordiva, per dire. quindi è chiaro che l'attacco è pretestuoso. svegliatevi!

Pubblicato da: luciano freud - 02.03.06 08:59

Megaspottone? Forse, non mi interessa, ora. Baricco pallone gonfiato? Bella scoperta.
Secondo me Baricco dice nell'articolo cose interessanti, a prescindere dal fatto di essere Baricco.
Forse con queste frasi, a prescindere da chi l'ha scritte, sarebbe interessante confrontarsi:
"Come si fa a non intuire che magari i miei libri sono poca cosa, ma lì i lettori ci trovano qualcosa che allude a un'idea differente di libro, di narrazione scritta, di emozione della lettura? Perché non provate a pensare che esattamente quello - una nuova, sgradevole, discutibile idea di piacere letterario - è il virus che è già in circolo nel sistema sanguigno dei lettori, e che magari molta gente avrebbe bisogno da voi che gli spiegaste cos'è questo impensabile che sta arrivando, e questa apparente apocalisse che li sta seducendo?

Non sarà per caso che la riflessione nel campo aperto del futuro vi impaurisce, e che preferite raccogliere consensi declinando da maestri mappe di un vecchio mondo che ormai conosciamo a memoria, rifiutandovi di prendere atto che altri mondi sono stati scoperti, e la gente già ci sta vivendo? Se quei mondi vi fanno ribrezzo, e la migrazione massiccia verso di loro vi scandalizza, non sarebbe esattamente vostro degnissimo compito il dirlo?"

Io posso non essere d'accordo. Io non sono un lettore di Baricco, ho letto Novecento e mi sono cadute le braccia, ho letto pezzi di Seta e di City (sì Baricco, lo ammetto: "pezzi" - non ce l'ho fatta ad andare avanti: infatti non ne ho mai parlato, né del resto ho titolo per farlo, a parte gestire un blog paraletterario, ovviamente) e fine.
Tuttavia quello che dice mi colpisce. A prescindere... (dallo spottone)
Ezio

Pubblicato da: Ezio - 02.03.06 09:58

Suvvia! Due righe bastano per stroncare o lodare un libro se ben argomentate. Con o senza citazioni di straforo.

La Woolf geniale ma pazza. Joyce: geniale virgilio moderno. Nabokov: innamorato di sé stesso per accorgersi degli altri. Capote non fa testo. Hemingway: geniale omero moderno. Emily Dickinson: le preferisco Saffo.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 02.03.06 10:36

e poi per dire che ferroni ha stroncato baricco,
basta leggere qui

http://www.giudiziouniversale.it/archivio/numero8/art_03.htm

d.

ps.
le recensioni in sette parole sono affascinanti,ma a lungo andare rischiano di perdere la loro forza dissacratoria, come quando trovi l'aforisma di un moralista del '600 nei baci perugina. Ecco io preferirei capire ad esempio perché alla Dickinson si preferisce Saffo, mi piacerebbe conoscerne le motivazioni, per ribattere oppure per convincermi. La critica è anche uno sforzo interpretativo, è volontà di spiegare le proprie ipotesi, il tutto dentro un'idea, più o meno personale, di letteratura.

Pubblicato da: demetrio - 02.03.06 10:46

Ho letto qualcosa di Baricco, mai con l'idea di stare davanti ad un genio, ma con la sensazione di lasciarmi sedurre dalle sue parole, dal suo modo perfetto e luccicante di raccontare, di descrivere. E' ammaliante, com'è ammaliante il suo pezzo. Anch'io come ezio trovo interessante quel pezzo di articolo perché analizza bene il nostro tempo e pone una buona questione su cui riflettere. D'altro canto però leggendo la risposta di Citati non posso che essere d'accordo quando definisce i romanzi di Baricco un'icona patinata, sportiva, vincente. Un po' come le pubblicità che devono venderti un prodotto nuovo, al passo coi tempi, ma chi ti dice che devi per forza cambiare quello vecchio se ti piace tanto? Insomma, alla fine l'unica cosa che mi fa strano è ritrovare l'invidia da condomini negli scrittori...pensavo si censurassero un po' di più e rosicassero di nascosto...

Pubblicato da: Mav - 02.03.06 10:47

Saffo perlomeno ha amato. La Dickinson è restata tutta la vita dentro la sua camera a scrivere.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 02.03.06 11:23

Baricco dice che in questi casi sarebbe ipocrita il silenzio. Io credo proprio di no.E' una questione di eleganza. Di stile. E anche di generosità. Lasciamo che le pagine dei giornali parlino di autori che non hanno il suo "audiens". E poi la polemica è veramente da "sora Iole del mercato". In una situazione del genere si chiarisce sui contenuti, se proprio si muore dalla voglia di parlare. Sono la prima a muovere critiche alla critica. Ma di altro genere. E che riguardano la "malattia" della cecità rispetto al panorama letterario italiano. Altro che Baricco !

Pubblicato da: stefania nardini - 02.03.06 11:23

recensioni in poche righe? macchè, siete pazzi?
ve faccio degli esempi, il curatore mi perdoni: giulio mozzi: brivido freddo.
antonio moresco: va dove ti porta il caos.
carla benedetti: chi s'incazza è perduto
tiziano scarpa:kamikazzi vostri se non capite gnente!
gianni biondillo:con la morte nel foiolo.
alessandro baricco:l'iliade analgesica.
eccetera.
insomma, o si fanno battute o si fanno critiche serie.
ha ragione la benedetti nel suo pezzo di oggi.

Pubblicato da: luciano freud - 02.03.06 11:37

Copioincollo la risposta che oggi è su Repubblica, a me pervenuta dalla Sagaranalist di Julio Monteiro Martins:

"Caro Baricco, io la recensisco ma lei non mi legge
di GIULIO FERRONI

Caro Baricco, sono davvero pentito, ma non per la battuta contro Questa storia inserita nell'articolo su l'Unità del 26 febbraio, sì invece per aver scritto più volte su di lei, senza che lei abbia avuto la condiscendenza di leggermi. Ne ho scritto nel supplemento al Novecento della Storia della letteratura italiana Garzanti, ne ho scritto nell'ultimo volume, appena uscito, della Storia e antologia della letteratura italiana (Mondadori Università e Einaudi Scuola), e ho addirittura recensito (nel numero di dicembre della nuova rivista Giudizio Universale) il romanzo automobilistico Questa storia, che lei mi rimprovera letteralmente di non aver recensito.

Qui la differenza è grande: io la leggo, ahimè, senza ricavarne molto, e lei non legge me e ne ottiene un successo planetario. Se le sue emozioni e seduzioni invadono ogni angolo della terra, diffondendo quel virus apocalittico, quell'avvento dell'impensato con cui Citati e Ferroni dovrebbero confrontarsi, ciò vale certamente come un trionfo del made in Italy e dell'azienda Italia: ma non mi pare un trionfo della letteratura.

Certo la letteratura è passione, emergenza dell'imprevisto, conoscenza in profondità di ciò che non si vede: la sua mi sembra invece una letteratura patinata, proiettata sull'orizzonte di una trasgressione pubblicitaria, tra moda e sport... Il "campo aperto del futuro", che lei oppone a chi indugia a frequentare le "mappe di un vecchio mondo", non viene in realtà nemmeno sfiorato dalla "seduzione" mediatica che promana da quella sua scrittura così disinvolta, accattivante, appunto "sportiva".


Siamo proprio lontani da quell'abietto ma sconvolgente Truman Capote a cui è dedicato il film che lei è andato a vedere invece di Lazio-Roma: io ho visto sia il film che la partita e ne sono uscito doppiamente depresso (anche in quanto laziale).

Ma le garantisco che ulteriore motivo di depressione è stato per me sapere che in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico della mia università si è esibito il degnissimo cantante Claudio Baglioni, ma non per cantare, sì invece per leggere brani di Aristotele e del suo Novecento: lo vede che le parole dei critici non contano nulla, nemmeno nelle università dove essi insegnano, e i rettori affidano le scelte culturali a ben diversi soggetti? E allora che se ne può fare di recensioni che del resto nemmeno ha il tempo di leggere? Contrito, le prometto che non recensirò i suoi futuri romanzi, e semmai mi limiterò a qualche frecciatina da "primo che passa".

Un saluto cordiale. "

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 02.03.06 11:44

quindi giuseppe se uno non ha amato, non potrà essere un grande scrittore?

vedi? l'icasticità di certe posizioni apre nuove domande, si rischia di essere fraintesi, io credevo che le motivazioni che ti portavano a preferire Saffo alla Dickinson fossero di ordine letterario o poetico, mentre riguardano una sfera privata, intima e biografica.

Ad esempio per me questo modo di giudicare gli scrittori, ma per me soltanto, è sbagliato. io quando leggo un libro o una poesia, o guardo un quadro non mi chiedo: "quest'uomo/questa donna ha amato, oppure ha ucciso, oppure è stato/a fedele, o è un prete oppure è un pedofilo o un criminale", ma giudico semplicemente il libro. Altrimenti si corre il rischio di fare della psicologia e non della critica letteraria.

d.

Pubblicato da: demetrio - 02.03.06 11:48

Allora. Baricco scrive: "Ferroni non ha mai recensito 'Questa storia' ". Mettendo in Google "Alessandro Baricco" e "Giulio Ferroni", il *primo* link che risulta è quello citato qui sopra da Demetrio: che è appunto una recensione di Ferroni a "Questa storia". Le ipotesi quindi sono tre:
[a] Baricco era a conoscenza della recensione di Ferroni a "Questa storia", e l'ha deliberatamente ignorata;
[b] Baricco non era a conoscenza della recensione di Ferroni a "Questa storia";
[c] né Baricco né i redattori di Repubblica sanno usare Google.
Personalmente escluderei l'ipotesi [a]. Faccio poi qualche considerazione:
[1] Nel momento in cui scriveva che Ferroni non ha mai recensito "Questa storia", Baricco doveva controllare l'esattezza dell'informazione (perché questa è un'informazione, non un'opinione!) che forniva al lettore;
[2] Nel momento in cui accettava e pubblicava l'articolo di Baricco, la redazione di "Repubblica" doveva controllare che le informazioni in esso contenute fossero esatte;
[3] La recensione di Ferroni a "Questa storia" è, secondo me, una cattiva recensione: contiene molti giudizi e, mi pare, non ne argomenta nessuno.
[4] Dalla cattiva qualità di questa recensione l'articolo di Baricco, nonostante il grave errore d'informazione, viene secondo me rinforzato.
[5] Baricco avrebbe potuto, senza allungare l'articolo, allargare il discorso a come, in generale, i critici "di una certa età" trattano la letteratura prodotta da chi oggi ha trenta o quarant'anni.

Pubblicato da: giuliomozzi - 02.03.06 11:51

se baricco avesse speso le sue parole non pro domo sua, ma magari partendo da un qualsiasi altro episodio ci avrebbero guadagnato critici e scrittori e soprattutto lettori. invece il fatto di averlo fatto in preda al suo narcisismo imbarazzante ha fatto sì che una verità sacrosanta venga ancora una volta velata dal protagonismo di chi in effetti si dovrebbe accontentare di contemplare l'estratto conto. che dire poi di una persona che ha l'indubbio privilegio di un'articolessa su repubblica (partendo dalla PRIMA PAGINA) e lo spreca rimediando una figura di palta come questa? forse l'ufficio stampa di fandango gli segnala solo le recensioni positive? (se no si spaventa?) . provate a mettere in google ferroni + baricco e - fatte salve 3 pagine successive all'articolo di ieri - il primo risultato è la rece di ferroni su baricco sul giudizio universale. ma un controllino prima di mandare l'articolo a repubblica non lo poteva fare? affidabile 'sto baricco...

Pubblicato da: paola - 02.03.06 12:00

infatti, giulio, la rencensione di Ferroni, come dici tu, poteva essere usata da Baricco come prova a favore del suo ragionamento, ma nel momento in cui la omette rende più debole, più attaccabile, il suo ragionamento.

Perché adesso tutti, Ferroni l'ha subito fatto nella sua risposta, diranno che il pezzo di Baricco possiede un vizio di forma ovvero quello di aver affermato che una cosa palesemente non vera.
Ed sarà gioco facile attaccarsi ad una frase per demolire una posizione.

Sul fatto poi che il nocciolo dell'articolo, anche se non ben esplicitato, non fosse la più o meno mancata recensione all'ultimo libro di baricco, ma il modo una certa generazione di critici letterari si disinteressa degli autori dai 30 ai 40 anni, su questo giulio hai perfettamente ragione.

d.
d.

Pubblicato da: demetrio - 02.03.06 12:06

@ Demetrio: uno scrittore è soprattutto una persona, per come la penso (la vedo) io. La persona assorbe dal mondo che gli è d'attorno, poi scrive e diventa scrittore (se ne ha le capacità, la spinta, la voglia, la necessità, ecc. ecc.) La qualità della scrittura è (anche) influenzata dal proprio vissuto, dal mondo osservato, dalle esperienze fatte. Se si giudica uno scrittore, inevitabilmente anche la persona: mi pare che Saffo abbia un vissuto maggiore rispetto a quello della Dickinson - che invece ha un vissuto più che altro dettato da esperienze che ha "vissuto" solo dentro la sua propria fantasia.

Baricco, nel bene e nel male, co' 'sta storia di critici disattenti, in ogni caso, si sta attirando tanta pubblicità: voluta, non voluta? Rimane che alla fine la pubblicità rimane, al di là del suo "in my defence" su le pagine de La Repubblica, e relative risposte.

Convengo con Giulio che la recensione non è buona, perché non argomenta, ma giudica soltanto.

Saludos

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 02.03.06 12:44

Vorrei cercare di dire questa cosa. Non amo Baricco, come scrittura, intendo. Non posso quindi esprimere una mia opinione per il semplice fatto che non ho letto (seppur regalato a chi sapevo lo apprezza) la sua ultima fatica. Mi sono bastate le prime 50 pagine di Oceano mare per capire, con i miei metri di giudizio, che di Garcia Marquez me n'era bastato già uno. La cosa che mi andava di dire però è questa: non credo che la posizione di intransigenza della critica vada circoscritta ad un conflitto generazionale. Roba da talk-show se impostata cosi. C'è gente di trenta o quarantanni che scrive cagate ma pubblica. E non ho letto stroncature eccellenti. C'è gente della stessa età che non la caga di striscio nessuno seppure scriva da Dio. E anche questo è un fatto. Allora, la diatriba Barricco-Ferroni è al più un divertente corto circuito. La narrativa consacrata (dal mercato, sia chiaro) contro la critica ufficiale (ma davvero, sono proprio tutti cosi ?).
Quanto alla scrittura generazionale, ho in mente, come esempio, un numero di Linus dell'estate del 2002, suggerito, diciamo meglio, segnalato proprio su vibrisse quando all'epoca arrivava via email. Lo lessi trovandolo un campionario di scimmiottature, festival di liquidi organici e di un'inconsistenza totale. Era un numero dedicato a racconti di giovani scrittori. La critica quindi recuperi la sua funzione ontologica, come incitamento alla qualità, l'età anagrafica di chi scrive, lasciamola ai documenti.

Pubblicato da: cletus - 02.03.06 14:28

Non sono un critico, nè uno scrittore e mai ho letto una pagina di Baricco. Fatto salvo l'articolo in questione.
Andrebbe tutto bene e potrei anche capirlo, in effetti gli saranno fischiate le orecchie a sentirsi nominare solamente come paragone negativo. E a mò di sfottò.
Ma fare l'identica cosa, coi due critici, nell'ultima parte dell'articolo lo fa scendere inesorabilmente in quei meandri d'ipocrisia che avrebbe voluto attaccare.
Molto meglio tacere, oppure argomentare le obiezioni in modo serio, ma veramente.

Pubblicato da: matteo - 02.03.06 14:30

Scusa sig. Iannozzi ma tu Lei inventato la macchina del tempo? Mi dice come fa ad affermare con esattezza che Saffo abbia avuto un vissuto maggiore rispetto alla Dickinson? Era costantemente nella stanza della Dickinson quando ci si chiudeva per scrivere? Era lì? Oppure si appostava dietro un cespuglio per spiare Saffo che incontrava le sue amanti? E poi come lo pesa il vissuto? Se io esco dalla mia stanza due volte e Lei una, io ho un vissuto maggiore del Suo? E se Lei ha amato venti donne e io quattro Lei hai un vissuto maggiore del mio?
Le mie non sono domande polemiche ma pure curiosità.
Grazie

Pubblicato da: fm - 02.03.06 14:34

Caro Giuseppe Iannozzi,
La informo che nel secolo abbondante passato dalla mia morte sono stata più volte accostata a Saffo,, ma non solo: oltre ad amori lesbici mi hanno anche appioppato (mi pare che nella vostra lingua si dica così) una serie abbastanza nutrita di amori eterosessuali. E pensare che sono anche conosciuta come "la vergine di Amherst".
Non le sto a dire quanto ci sia di vero in tutto questo: qalcosa l'ho raccontato nelle mie poesie e nelle mie lettere. Non tutto, certo; non dimentichi che ero una signorina nata nel 1830 in un paesotto del New England puritano. Ma anche là un po' di "wild nights" non ce la facevamo mancare, stia certo.
La prego di non prendere queste poche parole come una critica baricchiana nei Suoi confronti: mi legga, non mi legga, mi critichi con o senza lettura preventiva e con o senza argomentazioni.
Io ho scritto: a leggere, a criticare, a commentare, dovete pensarci voi.
Sempre Sua,
Emily

Pubblicato da: Emily Dickinson - 02.03.06 15:16

Gentile Sig.Iannozzi,
le scrivo per esprimerle il mio più vivo apprezzamento per la sua dichiarata simpatia nei miei confronti. Come lei certamente ben saprà, mi vengono attribuite le cause della diffusione dell'amore fra donne. Per chi, profano come lei, ma, da come vedo, sincero estimatore, è a digiuno di tali pratiche si tratta di un universo che dispiega la sua geometrica potenza proprio in quell'immaginario maschile che le fa dire, ebbro e a pipotto dritto, cose della nessunissima importanza. Si attenga all'attuale, mi dia retta, e la smetta con i filmini pornografici. Devotamente sua,
Saffo, poetessa in Mitilene

Pubblicato da: saffo - 02.03.06 15:25

"La Dickinson è restata tutta la vita dentro la sua camera a scrivere": e per fortuna non aveva dei blog su cui scrivere, eh iannoz?

Pubblicato da: Siamo alla frutta - 02.03.06 15:42

Ma chi si è mai preoccupato di leggere un libro perchè un critico, più o meno illustre, gli dice di leggerlo? O di non leggerlo.
Personalmente non l'ho fatto mai.
Gli unici recensori che ho seguito sono stati i miei professori universitari. Quasi sempre sbagliando. Gli altri li ho ignorati.
Ma che non sono solo io ve lo dice il fatto che il successo di un libro è determinato solo dal "bocca a bocca". Dalla comunicazione verbale tra lettore-lettore.
Infatti il vero compito del critico è - sempre - un compito post mortem; molto più della nottola di Minerva di cui parlava Hegel il compito autentico del critico arriva quando un autore ha dato quel che poteva dare, è morto (se fisicamente è meglio) ed allora si fanno i conti con la sua presenza.
Allora i critici fanno un lavoro serio.
Altrimenti si tratta di pettegolezzo e di compiacimento. Cose che non interessano a nessuno, nella realtà. Sopratutto è la necessità dei giornali di riempire pagine. A me m'indirizzano infatti gli interventi sulla realtà e non la critica. Se leggo Luisa Muraro che parla di politica e di Dio mi viene il bisogno di cercare i suoi libri. Per leggerli e studiarli. Solo un esempio.

ciao

raffaele

Pubblicato da: raffaele ibba - 02.03.06 15:44

@Raffaele Ibba

E Faletti? Non ha contato per niente il titolo di Orrico, "Questo è il più grande scrittore italiano" sulla copertina dell'allegato del Corriere?

Pubblicato da: fm - 02.03.06 15:50

e (dello stesso e sulla stessa testata: magazine-all'epoca Sette)le quattro pagine per Avoledo ?

Pubblicato da: cletus - 02.03.06 16:03

WoW! La Saffo e la Dickinson redivive. :-) Mai che me ne vada una bene: e io che speravo in Walt Whitman o in Allen Ginsberg. Magari... la prossima volta... verranno a trovarmi loro, di fantasmi. Speriamo. ^____^

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 02.03.06 16:20

questi tre punti di giulio mozzi non li capisco: "[3] La recensione di Ferroni a "Questa storia" è, secondo me, una cattiva recensione: contiene molti giudizi e, mi pare, non ne argomenta nessuno.
[4] Dalla cattiva qualità di questa recensione l'articolo di Baricco, nonostante il grave errore d'informazione, viene secondo me rinforzato.
[5] Baricco avrebbe potuto, senza allungare l'articolo, allargare il discorso a come, in generale, i critici "di una certa età" trattano la letteratura prodotta da chi oggi ha trenta o quarant'anni."
Non comprendo la "cattiva recensione". Non mi sembra che giudichi senza dare spiegazioni, anzi io l'ho trovato neanche tanto sagace, salvo che tu giulio non volessi proprio dire che la critica è poco incisiva, ché io l'ho trovata sottotono, con pochi giudizi pregnanti.
Non credo, inoltre, che alla luce della recensione né dell'articolo di oggi di Ferroni (anzi!) Baricco ne esca rafforzato (se non che forse per le sue vendite). E mi sembra eccessivo dire che i critici di una certà età trattano male la letteratura prodotta da chi oggi abbia trenta o quarant'anni. Ci sono casi, certo: ma c'è anche chi a pari età si tratta pure peggio.

Pubblicato da: fernando coratelli - 02.03.06 16:21

Baricco, nel suo articolo su Repubblica del 1 marzo, pone furbescamente due domande di fondo, in particolare a Ferroni e Citati:
1.Dite ora se i miei libri vanno letti o non vanno letti e perché.
2. Vi assumete la responsabilità di dire “Fra cent’anni Baricco chi lo legge più?”.
B. quindi, come sollazza i lettori dei suoi libri scrivendo sceneggiature ad effetto sicuro come se dovesse vendervi il miglior preservativo alla frutta anche se voi prediligete la castità fino al matrimonio, pone due domande a cui ogni risposta libera è preclusa.
Non si può dire se un libro deve essere letto o non deve essere letto perché ognuno ha la libertà di scegliere da solo. E non ci sono motivazioni valide che possano indurre una di queste due posizioni, perché ogni lettore è unico nel suo tempo. Io, che mi considero un lettore minatore, uno che vuole sudare cadere e macerarsi in un volo sottoterra, non sopporto i libri di B. che ho letto come Seta, Castelli di Rabbia, City e Novecento. Non li sopporto perché sono pappa pronta e distintivo e non c’è molto da spiegare. Milioni di persone li amano. Quindi?
B. poi è opportunamente disonesto, perché con il suo solito stile sottende alla seconda domanda una risposta obbligata che lui già conosce (perché non è stupido ed è un ottimo divulgatore di merci): tra cent’anni, uno che ha milioni di copie in giro per il mondo per le attuali regole del mercato (non siamo ai tempi di Virgilio, nell’ottocento o nella prima metà del novecento dove le tirature dei libri si contavano stupefacenti se erano in centinaia prima e in migliaia poi), a meno che non accada una catastrofe solo sui suoi libri (ma allora delle copie si salverebbero sicuramente e nascerebbe una religione chiamata Barislam), sarà sicuramente letto e presente nella storia della letteratura, almeno del suo paese.
Insomma, le tesi-richiesta del povero B. sono per me, come i suoi libri, fuffa per organi freddi. Senza dimenticare che B. dimostra lui stesso di non leggere Ferroni e quindi si lamenta prima di tutto della sua ignoranza. Se avesse detto “I critici devono cominciare a leggere solo i libri che si scelgono e si comprano da soli e non quelli che i numerosi Deus ex machina editoriali gli mettono in mano” forse avrebbe contribuito ad un dibattito che non si fermasse su di lui. E questa non è un’utopia retorica, o lo è nella stessa misura in cui ci fermiamo a discutere di uno scrittore recensito ovunque, credente fedele del marketing che vede la scrittura solo come oggetto da vendere in ogni forma, presentissimo in televisione, fondatore e preside di una scuola dove si insegna a scrivere per ogni occasione inquinando ogni spazio, che vuole risposte inessenziali da chi, accidempoli, non vuole proprio leggere ogni cosa che scrive.
Se a lamentarsi delle cose che non vanno è gente come me, dicendo cose ben più pesanti ed inerenti ai guai “mafiosi” del sistema editoriale, immediatamente si alza un coro di insulti che nega ogni risposta, si risente personalmente e come gruppo di un qualche potere e bolla tutto come “Quello è in cerca di pubblicità”. Proprio loro che sono sempre ovunque e comunque e non sopportano un commento o una presa di posizione che avviene una volta l’anno tanto per chiarire.
Se parla B. dice cose intelligenti, anche quando, come accusa te il coro, la sua è solo una lagna da scrittore incompreso.
Questo vuol dire che culturalmente in Italia, e lo vediamo tutti i giorni, si vuole stare sempre dalla parte del più forte, scegliendo il forte di riferimento in uno schieramento o in quello opposto che gli si contrappone. A volte i terzisti riescono a stare con incredibile tempismo un po’ da una parte e un po’ dall’altra. Chi non condivide nessuna delle due parti e continua a ripetere ossessivamente che bisogna creare, a partire dai singoli individui, nuovi percorsi e rapporti, viene messo a tacere (per capire come consultare la pagina Extra Omnes su www.multimodo.com/simonebattig).
Questo sono i motivi per cui si legge B., perché è specchio perfetto del nostro teatrino nazionale, è il paravento che tutti cercano di mettersi in testa, e ci consola non sentirci soli nel nostro immane compito di farci una posizione. Difesa da più individui paravento possibili. Possibilmente.

Simone Battig

Pubblicato da: simone battig - 03.03.06 12:27

All'angolo destro, in calzoncini dorati, lo sfidante "RiccoBaricco". All'angolo sinistro, in calzoncini verde bile, "Il massacratore sintetico".
E quante se ne diranno!
Da far sparire il combattimento dei pesi leggeri Nove vs. Genna, di recente riproposto in "Best off".
Venghino, siori, venghino.

Pubblicato da: beppegi - 03.03.06 14:20