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12.03.06
Giovanni Accardo: "Il libro appartiene ai lettori"
di Giovanni Accardo
[Giovanni Accardo è l'autore di Un anno di corsa. Questo intervento si incastra nella discussione seguita alla ripresa in vibrisse in una recensione negativa di Giuseppe Iannozzi. gm]
Da quando è uscito il mio romanzo molte persone se ne stanno occupando: amici e conoscenti, giornalisti e critici letterari, lettori occasionali e lettori di professione. Forse molti più di quelli che mi aspettavo: nell’ultima classifica pubblicata sulle pagine siciliane di Repubblica, Un anno di corsa è al primo posto. Sono state pubblicate varie recensioni, mi telefonano per intervistarmi, mi mandano e-mail per commentare, mi invitano a pubbliche presentazioni. Ogni lettore nel libro ci trova qualcosa di diverso, un rimando a questo o quello scrittore (Bianciardi, Sartre, Kafka, Culicchia, Vittorini, Céline, ecc.), si identifica con questo o quel personaggio, sottolinea questo o quel tema. La cosa più curiosa è la diversa percezione che il romanzo ha al Nord e al Sud: al Nord l’attenzione è concentrata quasi esclusivamente sull’aspetto della precarietà lavorativa, al Sud, invece, sull’identità e sull’appartenenza, sull’emigrazione, ma anche sulla lingua.
Alla presentazione che ho fatto al Parco letterario “Tomasi di Lampedusa" di Palermo e nella recensione pubblicata sulle pagine siciliane di Repubblica [*], ampio spazio è stato dato alla scrittura.
Dopo che uno scrittore ha pubblicato un libro, secondo me, esso appartiene ai lettori, sono i lettori che sul libro diranno le loro impressioni, sono i lettori che leggendolo proveranno delle emozioni: qualcuno lo troverà noioso o divertente, qualcuno originale o banale, qualcuno inquietante o rassicurante, qualcuno tragico o comico. L’autore non può che seguirlo, magari da lontano, rispondendo alle domande e alle curiosità dei lettori, ma senza giustificare le sue scelte, senza svelare se i fatti narrati (è un romanzo, una forma dell’immaginario) egli li ha vissuti realmente e interamente o se li ha soltanto immaginati. Il lettore è libero di vederci o non vederci tutti i nessi che vorrà con la biografia dell’autore, è una lettura possibile, che io non condivido e non pratico, ma rientra nelle libere scelte del lettore. Io ringrazio tutti coloro che lo leggono e lo leggeranno, tutti coloro che se ne occupano e se ne occuperanno, tutti coloro che lo recensiscono e lo recensiranno, preferendo, tuttavia, i commenti e i giudizi di chi il libro l’ha letto e sino all’ultima pagina. Quello che mi aspetto dai miei lettori è sincerità, onestà, profondità. Ecco, soprattutto questo. Non astio. Non polemiche. Non superficialità.
[*] Qui e ora non ho il testo a disposizione il testo di questo articolo. gm
[tutti gli articoli su Un anno di corsa] [la scheda editoriale] [scarica gratuitamente il primo capitolo in pdf]
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 12.03.06 12:47
Interventi
ma quando ci restituite choukhadarian? è tempo di rileggere qualcosa di piacevole!!!!!
comitato pro G.C.
Pubblicato da: Comitato - 12.03.06 13:18
Comunicato al comitato: Giovanni Choukhadarian scrive in vibrisse come e quando gli pare. Se vi pare che scriva troppo poco, prendétevela con lui. O, in alternativa, decidétevi a spendere qualche euro e, tanto per fare un esempio, comperate "L'Indice" di questo mese.
Pubblicato da: giuliomozzi - 12.03.06 15:26
Giovanni, come apprezzo la tua pacatezza, il tuo equilibrio. Condivido in pieno ciò che scrivi.
Anch'io sono convinta che si può discutere di tutto, basta che non prevalga l'astio, la polemica fine a se stessa, la superficialità.
Pubblicato da: Annalisa Bruni - 12.03.06 15:44
Non sara' che se un testo e' vivo procurera', tra le altre cose, astio, polemica fine a se stessa e superficialita'?
Pubblicato da: Emanuele Pettener - 12.03.06 16:32
Giulio, in nome e per conto della cooperativa, grazie della promozione. Il numero dell'Indice di questo mese ha in effetti in copertina Ali Smith, la grande, disegnata da Pericoli e pezzi notevoli di Bacigalupo, Bardi, Bertone, Weigman, Valletti e Verdino, fra gli altri. Sul sito della rivista, si legge una mia recensione all'ultimo Camilleri, che è assai buono e, da che Giorgio De Rienzo ne parla maluccio oggi sul Corriere, mi pare immenso, tipo.
Pubblicato da: giovanni - 12.03.06 16:39
Non mi pare daver dato voce a una critica né astiosa né fine a sé stessa: ho solo espresso, liberamente, alcune idee critiche, motivando ***sempre*** ogni mio punto di vista. Se la polemica è venuta fuori - ma di polemica si tratta veramente? non era piuttosto un "ragionare" su i meccanismi narrativi e sul libro di Giovanni Accardo? -, viene adesso: con pacatezza, lo riconosco, con stile da parte di Giovanni Accardo. Anche se avrei preferito che la risposta fosse tra i commenti... In ogni modo: meglio una risposta, che una non-risposta. Ma io voglio esserne fuori, da una eventuale polemica: quanto avevo da dire, l'ho detto in luogo di commento nel post da basso, dove Giulio Mozzi segnala la recensione negativa. Noto anche che, Giulio, gentilmente, mi invita a rispondere a delle domande: lo farò quanto prima, ma non per dar corso a un qualcosa di astioso o polemico, bensì solo per il gusto della discussione. Di una discussione critica.
Se il libro appartiene al lettore, anche il giudizio che trarrà dalla lettura del libro: una recensione, seppur negativa, non è la fine del mondo.
Ho già detto: l'unico rimando che ci trovo è alla scrittura di Culicchia, ma per me Culicchia aveva già detto e meglio.
Cari saluti
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 12.03.06 19:44
Giuseppe, non mi riferivo alla tua recensione. Prendevo spunto dalle parole della signora Bruni per dire che un testo puo' provocare reazioni anche scomposte, se non e' un'ameba di testo, e che un eccesso di pacatezza talora puo' corrispondere a una posizione politicamente corretta, che non conduce a nulla.
Pubblicato da: Emanuele Pettener - 12.03.06 22:52
Mi è piaciuta la risposta di Giovanni Accardo e ne sono più che convinto: le parole che si scrivono, una volta scritte, appartengono al lettore e non allo scrittore. E' una scrittrice norvegese, se non ricordo male, a ricordare in un aforisma questo concetto basilare.
Credo che mi comprerò il libro.
Buona serata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 12.03.06 22:59
Io il libro di Giovanni Accardo l'ho letto, mi sono divertita (ha ragione Antonella Cilento: è scritto con una lingua inarrestabile) e l'ho trovato intenso e profondo, tutt'altra cosa rispetto al romanzo di Culicchia, Tutti giù per terra, quello era un divertente romanzo tardo-adolescenziale che però restava tutto in superficie, qui si scende in profondità, sia nelle profondità della psiche che in quelle delle dinamiche sociali. Sono d'accordo con chi ci ha visto qualcosa di Sartre, il Sartre della Nausea, ma a me ha fatto venire in mente Montale: mi è sembrato un romanzo sul male di vivere, sulla ricerca del senso dell'esistenza. Leggetelo, non è facile trovare un libro che fa ridere e fa riflettere al tempo stesso, un romanzo comico ed esistenziale.
Pubblicato da: Fiorella - 13.03.06 09:46
Mi pare esagerato, oltremodo esagerato tirar in ballo Céline, Kafka... adesso, per voce di chi si firma Fiorella, Montale e Sartre. Comunque ogni lettore ci vede quel che vuole. Il critico ci vede, forse, con più ragione critica, "quello" che c'è effettivamente: niente Sartre, niente Céline. Giusto appunto una "punta" di umorismo à la Culicchia. Fine là, perché altro non c'è, a livello umoristico. Tra i tanti vizi che si son presi, pure quello di definire ogni situazione kafkiana: di kafkiano c'è solo che ogni libro conterrebbe elementi kafkiani. Comunque questa è solo una nota in appendice.
Rimane diritto inalienabile del lettore quello che ci può vedere nel libro ciò che preferisce, anche "quel ramo del lago di Como, che volge a mezzoggiorno, tra due catene non interrotte di monti..." e quel "nel mezzo del cammin di nostra vita..."
cari saluti
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.03.06 10:24
Una mia curiosità personale: mi piacerebbe sapere cosa c'è di Céline in "Un anno di corsa".
Pubblicato da: andrea.nobili - 13.03.06 10:29
Caro Giuseppe, hai scritto: "Il critico ci vede, forse, con più ragione critica, 'quello' che c'è effettivamente".
Ma tu, il patentino da critico, ce l'hai? Perché vorrei farmelo anch'io.
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.03.06 10:33
Lo rilasciano gratis solo dopo aver letto un tot di libri, caro Giulio. :-) E non bisogna esser iscritti a nessun ordine nazionale o internazionale: insomma, è proprio gratis e senza impegno. ;-) Tu quanti ne hai letti, di libri? ^___*
Però: dài, Céline e Sartre e Montale in "Un anno di corsa". Non voglio far polemica, ma quando sento certe cose mi sento come in un film di Woody Allen. :-)
Adesso vado da Woody: dice che vuol vederlo pure lui il patentino, perché c'ha avuto una mezza idea per un film di matrice kafkiana. :-)
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.03.06 10:53
Ma allora, Giuseppe - sono serio -, come si fa a identificare un "critico"? Come si fa a sapere se quello che parla è un "critico" o no?
Né l'autore né l'editore, peraltro, sono responsabili, in questo caso, della chiamata in causa di Céline, Sartre e Montale.
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.03.06 10:58
Seriamente, caro Giulio: credo che il critico sia soltanto una persona che ha letto parecchio. Diciamo che è un lettore fortissimo, e che spesse volte parla con altri lettori fortissimi per confrontarsi.
Potenzialmente ogni lettore, anche quello che in vita sua ha letto un solo libro, è un critico: ma c'è critico e critico. Tu ti fideresti di più di un lettore-critico che ha letto tre libri o di uno che ne ha letti cento?
Se dovessi farti operare per colpa di una banale appendicite, preferisti esser sotto i ferri di un novellino alla sua prima operazione o di un chirurgo un po' più navigato? Io, con la mano sul cuore, preferisco quello un po' più navigato: non che mettendomi nelle sue mani sia certo che porterò a casa la pellaccia, ma ho sicuramente più probabilità di non incorrere nella paura del chirurgo novellino che gli trema la mano per l'eccitazione: "Miii, la mia prima operazione! Che eccitazione... Me la sto facendo sotto. E se ci rimane secco?!" Poi, se uno è sfigato, si becca il chirurgo navigato e avvinazzato...
Ora non dico che il lettore non debba aver delle sue opinioni, però sono spesse volte dettate da troppo ingenuo entusiasmo.
Mai ho detto che l'editore o l'autore abbiano tirano in ballo Céline, Sartre o Montale. Chi si firma Fiorella, lo ribadisco, ha tirato in ballo Sartre e Montale - ma che c'entrano, cara Fiorella, con Giovanni Accardo? Boh!
Céline, da come riferisce Giovanni Accardo: "Ogni lettore nel libro ci trova qualcosa di diverso, un rimando a questo o quello scrittore (Bianciardi, Sartre, Kafka, Culicchia, Vittorini, Céline, ecc.), si identifica con questo o quel personaggio, sottolinea questo o quel tema. [...]"
Il lettore dunque.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.03.06 11:19
Io ho un'idea del critico molto terra terra, lo vedo come uno che sintonizza l'immagine, orienta bene l'antenna (meglio di quanto so fare io) e fa comparire uno scenario, i personaggi che agiscono, le idee (sempre difficili da focalizzare), ecc. Per esempio quando leggo le recensioni di Voltolini o Pierpalla su TTL, tue su Vibrisse, di Scarpa o della Bendetti sull'Espresso, sento che ho trovato il canale. Poi sta a me guardare e trarre le conclusioni. Quindi dovrebbe essere una persona consapevole di non essere il regista del programma che sto per vedere: appunto, critico=antennista.
Non so se è un modo intelligente di vedere le cose.
Pubblicato da: andrea barbieri - 13.03.06 11:58
Ah, mi rivolgevo a Giulio.
Pubblicato da: andrea barbieri - 13.03.06 11:59
chi è un critico? non lo so.
l'ultimo con cui ho avuto a che fare.
ha recensito bene un mio libro.
insomma, lo consiglia.
peccato che lui non l'abbia letto.
(le 2 righe sulla trama, infatti, sono sbagliate)
Pubblicato da: sambigliong - 13.03.06 12:18
Qual è il tuo libro?
Pubblicato da: andrea barbieri - 13.03.06 12:42
il signor Iannozzi scrisse:
'Se dovessi farti operare per colpa di una banale appendicite, preferisti esser sotto i ferri di un novellino alla sua prima operazione o di un chirurgo un po' più navigato?'
per me uno vale l'altro. come nel lotto. un numero vale l'altro. farsi operare è quasi come giocare d'azzardo.( e comunque anche il novellino abbisogna di farsi l'ossa in gavetta. non crede che a volte un pò di buona volontà da parte del paziente non guasti?)
ma poi signor Guseppe... questo paragone che lei sottopone... io lo sentii alla tivvù(ù)
fatto da un famoso personaggio politico ... che può pagarsi corni scongiuri chirurghi coi fiocchi... mica fa la fila con la tessera sanitaria alle sei di mattina... ma non vorrei sbagliare... mah. uhm. uff. umpf.
lo scrittore ha i suoi amici critici e i suoi nemici critici.
esistono anche recensioni elogianti ma scritte malissimo su illustri riviste e critiche negative scritte benissimo su giornaletti da quattro soldi e sempre sullo stesso libro... succede.
a rileggersi.
paolina (das)
Pubblicato da: paolina (dell'abate suicidato) - 13.03.06 12:42
@ barbieri
hai ragione (e ha ragione mozzi quando dice che bisogna fare nomi e cognomi, senza sparare nel mucchio) ma mi pare inelegante citarmi.
come non cito la testata: penso sia un male comune ad altre, purtroppo.
non a tutte: per fortuna.
ho comunque mandato al resposabile delle pagine culturali una mail di protesta. fa ridere i polli che si consigli un libro senza averlo letto. il danno maggiore, in questo e altri casi, io penso sia per la testata. lavorando così si perde in credibilità.
Pubblicato da: sambigliong - 13.03.06 13:14
non entro nel merito della polemica, mi limito a descrivere quello che fa mia madre. Quando ha dei lavori da far fare chiama le persone più giovani e alle prime armi. Sostiene infatti che sono di solito interessate a far bene il lavoro per guadagnare credibilità, hanno mente e mani 'fresche' e, che non guasta, si fanno pagare meno. Poi apprezza anche la comptetenza delle persone affermate, ma mai senza spirito critico e dando per scontato che siano migliori di altri in base all'età.
Mia madre è persona di 78 anni.
Pubblicato da: spettatrice - 13.03.06 14:07
@ PAOLINA DELL'ABATE SUICIDATO
Be', il novellino avrà pur bisogno di farsi le ossa, si spera però che non si faccia le nostre di ossa, e che da chirurgo non prenda la "sega" per diventar uno dei tanti segaossa in giro.
Poi magari è bravissimo il novellino: ad anatomia, se ha avuti buoni maestri.
In ogni modo, se avessi l'opportunità di scegliere, sceglierei il chirurgo più navigato rispetto a quello che esperienza ne ha poca.
Poi, si sa, si rischia sempre: il chirurgo di fama, chi ce lo dice che non sia brillo o fatto?
Ci sono poi quei critici acritici che operano lodi spericolate e sperticate per libri che non hanno letto (se non per il risvolto di copertina), ma capaci di farci su un saggio della madonna tirando in ballo pure dio. Ci sono poi quei critici che il libro lo demoliscono o lo incensano perché l'autore è loro nemico o amico, e quindi si comportano di conseguenza. Libri che non valgono la carta su cui sono stati stampati vengono additati come capolavori; capolavori veri non vengono cagati manco di striscio, perché l'autore non ha amicizie fra certi critici. Insomma, i critici, una gran brutta razza: e dove cogli, cogli bene.
Però di giocare al lotto, io, al momento, non me la sento proprio.
Non l'ho sentito questo paragone in tivvù. M'è venuto spontaneo, forse perché da cliché. :-)
Ma quale signore e signore. Va benissimo il tu, almeno per me.
A rileggerci
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.03.06 14:11
Giuseppe, ripeto la domanda (alla quale non ho avuta risposta): come si fa a identificare un "critico"? Se trovo uno che dice: "Io sono un critico", come faccio a controllare se dice il vero?
(Mi pare evidente che, rispetto a Fiorella, tu ti poni come "un critico", e fai intendere che lei non lo è. Mi domando: forse tu sai quanti libri ha letti Fiorella? Se ti poni difronte a lei come un "critico" si pone difronte a chi non lo è, è perché hai la certezza di aver letti più libri di Fiorella, e quindi di essere "più critico" di lei?). (Perché, mi par di capire, se uno ha letti più libri di un altro, è "più critico", no? Tipo, se ho letto un libro di più di quelli che ha letti mio cugino, sono più "critico" di lui?). (E se, caro Giuseppe, saltasse fuori che io ho letti più libri di te, ne conseguirebbe che il mio giudizio sul libro di Giovanni Accardo sarebbe più autorevole del tuo?). (E se tu questa notte leggessi furiosamente tre libri, così da sorpassarmi, diventeresti più autorevole di me?).
L'esempio ospedaliero è completamente fuori luogo, Caro Giuseppe, e quindi non conta nulla. Infatti il medico ha una *preparazione certificata*: il "patentino", in somma. E' facilissimo distinguere chi è medico da chi non lo è (ci sono anche le truffe, ma sono rare). Certo: poi ci saranno buoni medici e cattivi medici. Ma io non ti ho chiesto come si fa a capire se un "critico" è un buono o cattivo critico. Ti ho chiesto come si fa a identificare un "critico".
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.03.06 14:48
Mi pareva d'aver risposto, caro Giulio: ma forse era incompleta la mia risposta.
Allora, in risposta: un critico non ce l'ha un patentino. Da che scuola viene un critico? esiste una scuola per critici? No, che io sappia. Un critico, solitamente, è anche un giornalista che si occupa prevalentemente di libri e di quanto attinente al mondo della cultura. Ha una preparazione scolastica superiore, e una preparazione sul campo possibilmente.
Ora: io ho letto un tot di libri, tu un altro tot.
Fiorella un altro tot. Sinceramente, ammettendo pure che io ho sbagliato a non considerare chi si firma Fiorella come una non-critico, che cosa c'entrerebbero Sartre e Montale con la scrittura di Giovanni Accardo? Ammettendo pure che tu hai più esperienza di me - e io credo di sì, infatti per una mera questione anagrafica, avrai vissute più esperienze di me che invece sono più giovane -, mi puoi spiegare a me, che sono più giovane ed inesperto rispetto a te, "chi" o, eventualmente, "che cosa" è un critico? E sempre in virtù della tua esperienza, mi spiegheresti cosa c'entrerebbero Montale, Céline, Kafka, Sartre, ecc. ecc. con la scrittura di Giovanni Accardo? Ok, d'accordo, né l'Autore né la casa editrice hanno mai paragonato la scrittura di Accardo con questi autori; ma io sono più giovane rispetto a te, ed allora chiedo lumi... se tu capisci perché certi lettori (che potrebbero esser dei critici) tirano in ballo nomi di autori che, a mio modesto avviso, non c'entrano affatto con i contenuti di "Un anno di corsa".
Ora, il critico - non c'è una scuola per critici, o sì? a me non risulta una scuola statale che prepari i giovani a diventare dei critici - è una persona, un lettore ovviamente (perché se non leggesse, che critico sarebbe mai?), con un grado di istruzione, che ha letto parecchi libri, che ha una formazione culturale... Io, per mio, se vuoi il mio patentino, te lo mostro pure: ma è quello di un giornalista. Ma in pvt, essendo che sono dati sensibili, e non ci tengo a portarli in giro.
Patentino per patentino, ti posso esibire il mio patentino di giornalista. Gli altri, non so: che a Tizio gli chiedi forse di presentarti il suo patentino quando ha scritto una recensione per il settimanale X o per Vibrisse? Non credo. Ti fidi di Tizio, rispetti Tizio, magari, e giustamente, non condividi tutte le posizioni di Tizio; però lo rispetti, perché al di là di quelle che sono le vostre idee, ti rendi conto che Tizio è una persona che è responsabile, che va oltre i pregiudizi, che ama il dialogo e l'approfondimento, la discussione, ecc. ecc.
Allora, come si fa ad identificare un critico? Un autodidatta potrebbe esser ben più preparato di me , pur non avendo nessun patentino di giornalista, o diploma, o licenza elementare... Certo che se mi viene a dire che in "Un anno di corsa" ci sono chiari riferimenti a Montale, a Sartre, scusa, ma io almeno almeno un po' strabuzzo gl'occhi. Posso strabuzzare gl'occhi, perlomeno quelli? Mi auguro di sì. Ora io non so se chi si firma Fiorella abbia detto con tono serio quanto ha detto: parrebbe di sì. Però non ha motivato perché nella scrittura di Giovanni Accardo ci sarebbe Montale, e con le parole di chi si firma Fiorella: "mi è sembrato un romanzo sul male di vivere, sulla ricerca del senso dell'esistenza." Se è per questo, anche "Uccelli di rovo" è un romanzo sulla ricerca del senso dell'esistenza, e pure il più classico Pinocchio di Collodi. Una frase così è praticamente applicabile a ogni libro, anche alla cera per baffi. Perché tener bene barba e baffi è una arte: e son stati scritti non pochi libri su tale argomento.
Se ti può far piacere, per mera provocazione intellettuale, ti dico che nel libro di Accardo ci ho visto un po’ dell’Incanto del lotto di Pynchon e anche di quel nulla di cui si racconta in Perceber. Perché è un romanzo che descrive dell’uomo i limiti della psiche proiettata in una angoscia esistenziale motivata dall’ambiente che lo perseguita e si estende fin dentro il corpo del protagonista di “Un anno di corsa”, personaggio che un nome non ce l’ha, quasi a testimoniarci che si è “nulla” in questo mondo e che forse il mondo intero per comprenderlo dobbiamo intenderlo come “nulla”, anche se alla mente umana è impossibile concepire “il nulla”, sia esso perfetto o imperfetto. Unica certezza è che il “nulla” porta il protagonista senza nome ad esser insofferente con sé e con gli altri, con l’intorno nemico, quasi fosse un personaggio disegnato da Salinger, quasi fosse un giovane Holden ma con un’aspirazione di rivolta che solo è quella di trovare un lavoro normale, che gli permetta di tirare avanti ed integrarsi nella società. Uno spirito ribelle alla Salinger, ma solo perché in cerca di lavoro; non perché nella sua natura.
Sei disposto a credermi? Se sì, perché? Se no, perché?
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.03.06 15:58
Non sottoscrivo la frase "Il critico ci vede, forse, con più ragione critica, 'quello' che c'è effettivamente". Vede i suoi studi, i suoi umori, le sue attese, il suo passato nel solito specchio deformante della soggettività. (Chi vedesse quello che c'è effettivamente sarebbe oltre il linguaggio. Quel che c'è effettivamente, di un libro, sarà l'oggetto fisico, la sequenza delle lettere... sul contenuto/significato "effettivo" sarei MOLTO cauto!)
Infatti il non "addentro" ai lavori rivolge spesso frasi riguardo il critico, come: "ma dove le ha viste 'ste cose il critico nel libro?" o "ma questa se l'è inventata!" o "ma cosa c'entra". Non è solo una mancanza del non addentro, è anche l'esuberanza del critico a generare questo effetto.
Lo stesso non addentro ai lavori dirà con più difficoltà quelle frasi, se affemazioni da critiche vengono enunciate davanti a un piatto di spaghetti da un suo amico.
Credo che, nell'era del web, ci troviamo di fronte a una forma molto ibrida tra "conversazione da spaghetti" e "critica patentata", e con patentata intendo autorizzata alla pubblicazione attraverso le *vecchie* macchine saperi/poteri.
E' uno degli effetti collaterali della *parificazione sociale* del web. Io la preferisco al silenzio forzato pre-internet.
Pubblicato da: Paolo S - 13.03.06 16:50
Nell’Italia berlusconiana di Calderoli e Storace, di Pippo Franco e Alberoni, ci mancava solo il travaso di bile spacciato per critica letteraria. Giulio, guarda che così, ospitandolo su Vibrisse, sei tu a dare la patente di critico letterario ad uno dei tanti lettori che affollano la rete, oggi si chiama Giuseppe, domani magari Fiorella. Se tu non gli avessi dato spazio su Vibrisse, la cui credibilità deriva dalla tua storia (i libri scritti e pubblicati dai migliori editori italiani, i numerosi corsi di scrittura tenuti, l'attività editoriale svolta, i saggi e le riflessioni sullo scrivere, i giudizi lusinghieri dei migliori critici letterari sui tuoi libri) di tale Iannozzi tutti ignoreremmo l'esistenza. E davvero, dopo che siamo costretti a sorbirci i ministri all'amatriciana, faremmo volentieri a meno dei lettori biliosi. Aiuto! Giulio, liberaci dai Iannozzi di turno, staccagli la spina!
Pubblicato da: Lodo - 13.03.06 17:15
Nell’Italia berlusconiana di Calderoli e Storace, di Pippo Franco e Alberoni, ci mancava solo il travaso di bile spacciato per critica letteraria. Giulio, guarda che così, ospitandolo su Vibrisse, sei tu a dare la patente di critico letterario ad uno dei tanti lettori che affollano la rete, oggi si chiama Giuseppe, domani magari Fiorella. Se tu non gli avessi dato spazio su Vibrisse, la cui credibilità deriva dalla tua storia (i libri scritti e pubblicati dai migliori editori italiani, i numerosi corsi di scrittura tenuti, l'attività editoriale svolta, i saggi e le riflessioni sullo scrivere, i giudizi lusinghieri dei migliori critici letterari sui tuoi libri) di tale Iannozzi tutti ignoreremmo l'esistenza. E davvero, dopo che siamo costretti a sorbirci i ministri all'amatriciana, faremmo volentieri a meno dei lettori biliosi. Aiuto! Giulio, liberaci dai Iannozzi di turno, staccagli la spina!
Pubblicato da: Lodo - 13.03.06 17:16
Complimenti!
Ottima piazzata.
Dimostra di essere intelligente.
Bravo.
Davvero!
Io invece ne vorrei di più di Iannozzi e meno di arroganti come lei.
Per quanto mi riguarda Mozzi, pubblicando la recensione di Iannozzi ha dimostrato di volere un dibattito e di non temere il confronto con una stroncatura (suvvìa che sarà mai?)
P.S. Non si preoccupi Lodo, l'Italia Mortadella è di lì a venire:)
So-le che sor-g-i...
Pubblicato da: andrea.nobili - 13.03.06 17:32
@ ANDREA
Andrea caro, mah, ignoriamo chi si firma Lodo: sarà uno di quei tre nemici che ho in giro per la rete. :-) Tanto non ha nemmeno un nome con cui voglia firmarsi: ciò la dice lunga sul suo conto.
Cari saluti,
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.03.06 17:58
una domanda - pura curiosità - a iannozzi.
se hai letto il libro di parazzoli Per queste strade familiari e feroci(risorgerò).
e, se sì, se lo reputi "credibile".
grazie
Pubblicato da: remo bassini - 13.03.06 18:11
a Giuseppe Iannozzi.
si, vada per il tu.
d'accordo.
paolina (das)
Pubblicato da: paolina (dell'abate suicidato) - 13.03.06 19:05
un'altra cosa:
volevo lasciare un appunto sulle poesie di mozzi che sono a mio parere meritevoli di essere lette.
lo faccio qui perchè con i blogs sono una frana e mi ci perdo a cliccare i mille clicks necessari.
sono versi strutturalmente belli e stabili e che non lasciano nè sordi nè indifferenti nel contenuto anche se occorre leggerli almeno due o tre volte perchè a prima lettura rischiano di lasciare una sensazione di riverbero un pò freddo.
con questo modus operandi di rilettura ho scoperto un intensa emotività e alcuni brani mi ricordano testi del gruppo musicale afterhours come in
'Il tuo gran vuoto c’è.
(L’ucciderò, dovessi morirne.)
Ti vedo sfilare panoramica e nera,
incedere.'.
versi composti in modo da non far trapelare interamente la passione che li ha generati ma piuttosto stemperarla con proprietà in uno studiato distacco dalle cose, anche quando dice non volendolo dire, l'amore di carne. una difesa delle proprie fragilità.
c'è la fatica della speranza che l'autore Si racconta più che altro a intervalli brevi e che lascia poi il passo all'approssimarsi sempre più veloce della vanitas e ancora all'amarezza appena ironica dell'esperienza della morte. morte in senso lato.
versi in cui giulio grida sommessamente di esserci in un elegante altoparlante un pò sbrecciato e con uno sguardo adolescente che svela l'angoscia profonda di ognuno di noi che nonostante i credo e certezze a volte abbiamo la sensazione di non poterci permettere alcuna rete giù dabbasso.
buonasera
mi scuso per i refusi eventualmente
paolina (das)
ps: è un peccato trascurare la poesia.
l'inserto andrebbe assolutamente curato di più.
Pubblicato da: paolina (dell'abate suicidato) - 13.03.06 20:33
iannozzi
per semplificare o complicare la faccenda, ma se ti chiedessi cosa sono ferroni, segre, lavagetto, luperini...?
saluti
Pubblicato da: melpunk - 13.03.06 22:29
@ MELPUNK
Credo che siano appunto Ferroni, Segre, Lavagetto e Luperini: né facile, né difficile, giacché sono loro.
Però sì, hai complicato: che intendi dire citandoli?
Potrei smaniare per una ipotesi, ma forse sarebbe meglio che me lo dicessi tu, in maniera esplicita.
@ REMO
Caro Remo,
la scrittura di Parazzoli, per certi versi, in alcuni casi mi ha ricordato quella di Buzzati; però, a mio avviso, c'è un abisso fra Buzzati e Parazzoli. Il primo è superiore, per stile e contenuti. Scrittura metafisica imbastardita da un senso laico proiettato verso la religiosità. E non la religione. Verso la religiosità, almeno a mio modo di vedere. Non mi entusiasma.
@ PAOLINA
Ok, vada per il tu: direi che è meglio e più diretto.
Cari saluti a Tutti/e
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.03.06 23:40
Entro a piedi uniti e con un esempio che con la critica non c'entra (apparentemente?) nulla.
Se parlo con un esperto di crittografia la prima domanda che mi pongo, quando ha finito di raccontarmi le meraviglie del suo nuovo prodotto è: per chi lavora? chi lo paga?
L'impressione che ho, relativamente alla critica (conosco poco quella letteraria un pochino di più quella d'arte), è che troppo spesso diventa il braccio "armato ed economico" di qualche interesse di parte. In questo modo perde, ai miei occhi, credibilità.
Non so se, per la critica letteraria, funzioni come per la pittura, ma lì devi sempre andartene in giro con le mutande di ferro quando ascolti i consigli di un critico d'arte che muove milioni di euro di valore economico (e più sono famosi più ti devi mutandare) e chiederti sempre: per chi lavora? chi lo paga? (alcuni oramai si pagano da sé e sono delle vere e proprie società uninominali...)
Cito un esempio per me significativo: Frida Kahlo. Anche se ho preso qualcosina (prima che la critica la portasse ai valori di mercato attuali assolutamente irreali e assurdi) rimango dell'idea che NON SAPPIA DIPINGERE nonostante gli osanna e gli alleluia. Ammetto che è stato un ottimo investimento.
Anche le sculture di vetro di Zeppel-Sperl o della Kiki Kogelnik: prima non le voleva nessuno (e tutti a parlarne male, come per le opere in vetro di Licata) e ora (che sono morti, Sperl e la Kiki, Licata non ancora e che campi altri cent'anni) tutti i critici, che allora li distruggevano, fanno la fila per proporne le opere (ora introvabili e con provvigioni altissime in caso di transazione postiva).
Sono gli stessi che 10 anni fa, e anche meno, mi davano del matto incompetente.
Ora, per chiudere 'sta tirata: non è che per la critica letteraria, magari con valori diversi in ballo (la pittura è meglio strutturata come mercato), succede la stessa cosa?
E' una domanda la mia, non un'affermazione, e un dubbio che mi tartassa sempre quando sento la parola "critica".
Buona notte. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 13.03.06 23:47
Ops... per Frida Kahlo: non sapesse dipingere (pace all'anima sua).
Buona notte. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 13.03.06 23:50
e Genna, Genna è un critico?
(penso potrebbe rispondermi mozzi).
e se lo, è perché lui sì e Iannozzi no?
parlo della rete, perché non so se i due collaborino con testate cartacee.
dove, mi pare, il critico è quello col patentino datogli dal direttore (o per lunga militanza o per meriti ottenuti altrove; funziona così anche per cinema, tv e teatro...).
penso che un tempo il critico fosse un grande studioso e un lettore al tempo stesso (chessò, Pietro Pancrazi) forse meno attento alle logiche del mercato editoriale.
suppongo e chiedo,
grazie
Pubblicato da: remo bassini - 14.03.06 00:46
iannozzi
perché partendo dal presupposto che sono o non sono critici allora potremmo anche incominciare a definire, addizionando o sottraendo, cosa si può intendere per critico, cosa sia un critico e che cosa faccia un critico. no?
buonanotte
melpunk
Pubblicato da: melpunk - 14.03.06 01:48
Trespolo, Frida Kahlo sapeva dipingere benissimo, basta guardare con un po' di attenzione un suo quadro per rendersene conto (oltretutto la cosa non era messa in dubbio nemmeno al suo tempo, almeno non da chi capiva qualcosa). Poi se vuoi dire che non ti interessano i suoi soggetti perché ti sembrano nell'onda surrealista, dei teatri onirici di maniera, secondo me sbagli un'altra volta, ma almeno in modo meno evidente.
Se avessi un quadro di Licata lo appenderei in garage.
Pubblicato da: andrea barbieri - 14.03.06 09:04
@ MELPUNK
E perché a partire da loro e non da altri nomi?
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 14.03.06 10:23
Un critico dovrebbe essere colui che, libero da condizionamenti editoriali, dalle pressioni del marketing ecc., legge un’opera e ripulisce la lettura da una serie di altri condizionamenti psicologici – come difese e moralismi vari, per cui un libro che tratta per esempio di uno stupro o di un delitto può scatenare repulsioni e/o reazioni di spavento o di schifo che fanno schizzare immediatamente la lettura in uno strato fangoso di rifiuto furioso – e la rende il più possibile universalizzabile, anche se non universalizzata, perché non esiste una lettura spuria, valida per tutti, una lettura assoluta ed esatta in cui entrino tutti i fattori, i dati più o meno sensibili, storici, sociali ecc., ma sarà una lettura parziale, discutibile, opinabile, ancorché una lettura in cui ognuno di noi, o quanto meno molti di noi, possono trovare rispecchiamenti “ripuliti” delle nostre letture possibili. In altre parole, il critico è un aiutante.
Pubblicato da: Baldrus - 14.03.06 10:51
giuseppe iannozzi
puoi partire da qualsiasi come ti pare. quattro mi sembrano abbastanza. ma se non parti a darti delle risposte possiamo andare avanti così anche per tutto i giorno. potrebbe essere divertente. ma anche diventare una situazione "critica" eheheh
saluti
Pubblicato da: melpunk - 14.03.06 10:52
@ MEL
Ma cara, Mel! Perché pensi che io abbia così tanta voglia di dire chi è o chi potrebbe esser un critico? Tra l'altro, in abbozzo, tra i commenti un tentativo di dire chi è il critico l'ho fatto. Ma appunto un tentativo. Ché se mi fossi provato col dare una definizione non-elastica, mi si sarebbe sghignazzato giustamente in faccia.
Però ti rispondo, in maniera elastica: a leggere i commenti degli altri, ognuno cerca di dare la sua “idea-definizione” di critico. Non è che si sia tutti d’accordo sul critico, circa il suo ruolo, la sua deontologia, ecc. ecc.
Io delle risposte me le son date, e le ho anche portate: forse che siano un po’ scomode, non so, però le ho date.
Tizio e Caio e Sempronio diciamo che sono tre critici, e tutti e tre criticano lo stesso libro. Però le tre critiche che tirano fuori sono diverse fra di loro. Come mai?
Io partirei da qui, da questo interrogativo: perché tre critici – diciamo pure che sono tre tra i più grandi critici di tutti i tempi – leggendo lo stesso libro hanno esposto tre critiche diverse?
Cari saluti
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 14.03.06 11:19
"il critico è un aiutante"
Un antennista! :-)
A me del critico non interessano i giudizi, anzi ci sono due tic che mi fanno lasciare a metà una recensione: le espressioni che vanno da "assolutamente da leggere" a "capolavoro"; e l'argomento dell'autorità, come quando si mette in testa alla recensione che tizio è bravo in quanto lo dice il noto critico xy (per esempio entrambi i difetti erano nella recensione di Colombati a Zizzi).
Se si prende invece il pezzo di Moresco su Baricco, è evidentemente un cammino di lettura - pur non essendo una vera e propria recensione - che ci sintonizza su aspetti del libro di Baricco che non avevamo notato o pesato bene. Direi prima di tutto che il critico è una persona molto sensibile, attenta a creare un circuito tra vita e parola.
Pubblicato da: andrea barbieri - 14.03.06 11:24
cara iannozzi
potevi dirlo subito!
Pubblicato da: Melpunk - 14.03.06 11:39
Ma "critico" potremmo esserlo tutti.
Come credo che in realtà sia.
C'è qualcosa che da valore alle nostre "critiche" ed è esattamente l'autorità.
Il "patentino" me lo conquisto sul campo.
See you later
Pubblicato da: andrea.nobili - 14.03.06 11:49
Vuoi dire che è come un antennista Andrea? Se lo dici tu, perché no in fondo? E' comunque uno che "aiuta" la lettura altrui con la sua lettura, perché, come scrivi, "crea un circuito tra vita e parola", e "ci sintonizza su aspetti del libro di B. che non avevamo notato".
Pubblicato da: Baldrus - 14.03.06 12:04
@ MELPUNK
Però, cara Mel, non hai risposto alla mia di domanda, che è più facile di quella che tu mi ponesti!
Bisogna prima conoscer le idee del critico per dire chi è il critico. O no?
@ ANDREA
Caro Andrea,
penso di sì: in linea teorica tutti siamo critici, chi più, chi meno. Il "patentino" è poi quello che uno si conquista sul campo: è un po' come andare in guerra, tra spade e lance, tra santi e assassini, e cercare di venirne fuori con onore senza aver dato la morte tanto per darla.
Cari saluti
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 14.03.06 12:06
carissima iannozzi
mi sembra che tutto fosse partito da una pertinentissima domanda di giuliomozzi sul cos'è un critico. se ferroni e company sono critici dicevo almeno da li si può partire per individuare al meglio così con i gomiti sulla tovaglia COSA sia un critico.
conoscere le idee del critico è sacrosanto, altrimenti come fai a criticare (dall'utilizzo del verbo krino, naturalmente) il critico? ovvero a capire meglio quanto sta dicendo.
che poi le critiche allo stesso libro siano diverse è del tutto logico. c'è l'opera e ci sono le opere lette dai critici che, a loro volta, non sono uguali tra loro. trovo scontato dire che l'opera che leggi tu dello stesso autore non è l'opera che legge segre, poniamo. e quindi torniamo un'altra volta a segre e company. che sono critici, mi pare.
Pubblicato da: Mepunk - 14.03.06 12:16
WoW! Son diventat"a" carissim"a" Iannozzi ^_____^
Dunque per conoscere il critico bisogna prima conoscere quello che pensa. Perché se io mi presentassi a te, ma tu non hai mai letto di me una sola critica o recensione, davanti ai tuoi occhi sarei una persona, forse solo un po' più pelosa di faccia rispetto a quelle che conosci (per via della barba).
E' questo il punto cruciale: se io non scrivessi critiche, o tu non ne fossi a conoscenza, la tua conoscenza nei miei confronti si limiterebbe a dire di me uomo.
Ma allora, a me la domanda banale sorge spontanea: come lo riconosci tu un critico? Se ti passa accanto in strada, mentre si cammina, tu, ad occhio, sei in grado di dire: "Quello è un critico, ce l'ha la faccia. Quello invece no: ha la faccia di quello che non ha mai letto un'acca!"
Se io non sapessi che Edoardo Sanguineti ha una faccia che è proprio la sua, se non avessi mai letto niente di suo, e mi passasse davanti, sarei in grado di dire che cosa?
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 14.03.06 13:10
iannozzi
perché far sorgere banali spontanee domande? posto per scontato che chissenefrega di riconsocere critici per la strada, dico che un critico si potrebbe riconoscere dal fatto che, in possesso di strumenti atti a operare il lavoro di critico/a, li utilizzi stabilmente. ecco perché, ancora una volta, ho preso come esempio quello di critici noti e stranoti, che magari insegnano letteratura o piegatura e pongo ma che almeno sono riconosciuti come tali. che tu abbia un parere diverso da ferroni, poniamo, ma se vuoi chiamalo mattarelli, non credo basti a dire che tu sei un critico quanto lui. che poi la critica sia esercitabile senza limiti di legge o impedimenti della buoncostume è un altro discorso. non fa una piega. quello che voglio dire è che una differenza ci sarà, magari. esisterà un "discrimine" per cui segre è segre, con tutto quanto comporta, mentre memo remigi è memo remigi? poi chi vuol esser critico sia, per l'amor del cielo!!!!
melpunk
Pubblicato da: mepunk - 14.03.06 13:29
Cara Mel,
ma come monti in ira! ^____^
Un idraulico lo riconosceresti? e potresti dire che l'idraulico non sia anche un ottimo critico?
Uhm, ho l'impressione che la tua filosofia vada per generalizzazioni, la qual cosa non è molto affidabile, perlomeno al critico.
Dunque, tu chi preferisci, domanda secca, risposta secca: Genna o Sanguineti? Come critico? Sono due, diversi, e con idee opposte direi. Però se Genna o Sanguineti ti raccontano una bufala dall'alto della loro fama o cattedra, tu la prendi per buona perché noti e arcinoti. Interessante...
Vado a trovare una barca nel bosco, tanto per. A volte mi sento come immerso nel lezzo d'una friggitoria.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 14.03.06 13:37
cara iannozzi
l'ira era in irlanda, un tempo. io sono tranquillissimo. non ho mai affermato quanto dici. rileggi tutto senza fretta. le bufale sono buone per la mozzarella, e comunque non c'entrano un totem in questo caso. se per te è più semplice prova a pensare cosa rende un segre un critico. cominciamo così, a piccoli passi. su iannozzi
cordiali saluti
Pubblicato da: melpunk - 14.03.06 14:19
Caro Giuseppe, rispondo solo ora (perché solo ora posso) al tuo intervento abbastanza più sopra.
Tu domandi: "mi puoi spiegare a me, che sono più giovane ed inesperto rispetto a te, 'chi' o, eventualmente, 'che cosa' è un critico? E sempre in virtù della tua esperienza, mi spiegheresti cosa c'entrerebbero Montale, Céline, Kafka, Sartre, ecc. ecc. con la scrittura di Giovanni Accardo?".
Alla prima domanda: secondo me non è possibile identificare il "critico" (quindi trovo ardue affermazioni del tipo: "Tizio è 'un critico', Caio no").
Alla seconda domanda, secondo la tua previsione: non vedo perché dovrei spiegare io accostamenti fatti da altri. Ma aggiungo: non credo che si possa decidere se Tizio è o non è un "critico" sulla base della condivisibilità delle sue affermazioni.
Scusa se sono sbrigativo, ma sono in viaggio.
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.03.06 14:27
Alla persona che si firma "Lodo": spiacente, ma io trovo che Giuseppe Iannozzi sia un lettore acuto e intelligente. Non so se è un "critico" e non m'interessa saperlo. Spesso non condivido i suoi giudizi di valore: ma quasi sempre condivido le sue analisi (qui, ad esempio, non stiamo discutendo l'analisi del libro: stiamo discutendo del modo di emettere giudizi di valore).
Si faccia passare il travaso di bile, suvvia.
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.03.06 14:32
@ MELPUNK
Perché cara? Sono caro semmai, cioè di sesso maschile. Non mi chiamo giuseppina, che io sappia. :-)
Piccoli passi portano a grandi cose: ma si arriva quasi mai a niente di fatto a forza di camminare.
Evidente è che per te Segre è un critico: forse sulla carta d'identità c'ha pure scritto "critico letterario affermato confermato assicurato e bla-bla-bla". Con tutto il rispetto per Segre, ma credo non ce l'abbia sulla carta d'identità una simile annotazione. Però mi sa che tu pensi di sì.
Vabbe'.
@ GIULIO
Caro Giulio,
si risponde quando si può: siamo umani, e non siamo siamo sempre di fronte a un pc.
E' un po' quello che sto cercando di dire a MelPunk: che non è appunto possibile dire chi è un critico e chi no. Ritengo solo che ci sia un pensare in maniera critica e uno che invece è meno critico: ma la critica non è di sassi che li metti sulla bilancia e vedi quanto pesano. Una critica di sassi, mah, a me fa venire un'emicrania non da poco, al solo pensarci. Ché la critica non si fa con i linciaggi.
Si sono espresse diverse opinioni su chi potrebbe essere il critico, su quale il suo ruolo, e perché.
Mi permetto di segnalare quello che io ritengo esser un testo importante e ancora attuale, nonché brioso. Non può che essere di O. Wilde, "Il critico come artista". Io credo che me lo rileggerò, farà bene anche a me.
http://www.biblio-net.com/lett_stra/traduzioni/wilde_il_critico_come_artista.htm
Sempre disposto ad approfondire quanto qui sino ad ora esposto
Cari abbracci,
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 14.03.06 17:12
carO iannozzi
usavo con te il genere femminile come facevi tu con me, quindi per gioco. deduco dalle tue parole che segre non è un critico. quindi facendo un salto logico il buonanima federico zeri non era un critico d'arte e cosivia. basta saperlo, no? ad maiora
melpunk
Pubblicato da: melpunk - 14.03.06 18:23
Barbieri, ma ce l'ho un quadro della Kalho (acquistato prima che i critici la sparassero nella stratosfera economica degli inacquistabili) e rimango della mia idea dopo averlo guardato quotidianamente (o quasi) negli ultimi 15 anni: non sa dipingere (parere personale). Si è rivelata invece un ottimo investimento; uno dei migliori.
Di fianco è appesa un'opera di Levi e, sarà un caso, ma l'occhio cade sempre su quella, oppure sull'altro quadro poco distante; tutto *disordinato* e pieno di rosa che non ci si capisce nulla. Bah, Forse dovrei cambiare l'ordine e appenderli diversamente.
Però non era quello che volevo rimarcare nel mio intervento, la Kalho era solo un esempio. Vabbé... :-)
Buona serata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 14.03.06 18:25
Ritorno a pieni uniti dopo la parentesi del commento precedente: a mio parere i *critici* non esistono più.
Vedo di motivare. E' come per la critica d'arte: come fai a fidarti di un critico (inteso come professionista della critica) che, spesso, è a libro paga di chi i libri li pubblica o i quadri li vende?
E' come per i giornali: come fai a fidarti della Stampa quando parla degli Agnelli, o il Messaggero dei "palazzinari", o il Corriere di Tronchetti, o il Giornale di Berlusconi?
Vero, esiste il libero arbitrio ed esiste pure l'onestà intellettuale. All'interno di ben determinati e, solitamente bassi, valori economici aggiungo io.
Ritengo, da non esperto assoluto, che la discussione che si è sviluppata non possa portare da nessuna parte e a nessuna risposta se non si chiariscono prima i rapporti *sociologici* esistenti fra la critica ufficiale (?ma c'è?), gli autori e, soprattutto, gli editori.
Non parlo di chi svolge il lavoro di "critico" in un ruolo secondario o con un basso impatto mediatico, ma di chi ha a disposizioni mezzi e modi per raggiungere un pubblico vasto. Per me, semplicemente, non sono più credibili: come i critici d'arte e quelli musicali.
Buona serata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 14.03.06 18:35
Giulio Mozzi: stiamo discutendo del modo di emettere giudizi di valore.
Ecco perchè è difficile questa discussione: non sono stati esplicitati: autorità, fine della letteratura, funzione del critico, e chissà quanto altro.
Qualcuno può dirlo? forse solo per sè. Del resto la categorizzazione è nemica dell'Arte..
Da poco su questi blog noto un gran fermento, che trovo interessante.
Buon proseguimento!
Pubblicato da: susanna - 14.03.06 18:51
@ MELPUNK
Non ho detto che Segre non è un critico. Da che lo dedurresti?
Allora, onde evitar incompresioni: Segre è un critico. Ma non ce l'ha scritto sulla carta d'identità che è un critico letterario. Forse, se vanitoso, tra i segni particolari... Ma non lo posso sapere.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 14.03.06 19:30
@ TRESPOLO
Non so: ma non credo più troppo nel basso impatto mediatico. Il fatto è che il passaparola è diventato (forse) più importante di una recensione - per così dire - griffata.
Buona serata a Tutti/e
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 14.03.06 19:32
giuseppe iannozzi
certo che non lo puoi sapere dalla carta d'identità. ma non mi sembra questo il punto. segre, come altri, FA il critico. utilizza strumenti di critico. ha alle spalle studi per fare il critico. poi è riconosciuto come critico. alcuni di questi critici insegnano, sono docenti. come dice ancora una volta con sagacia mozzi, non è dalla condivisibilità o meno di un'idea espressa da un critico che puoi stabilire se è critico oppure no. credo ci sia una differenza tra l'esercitare la critica su quanto si legge e FARE il critico. per me il vertice della critica, ma nell'arte, è zeri. zeri sapeva distinguere un'opera (a volte anche un pezzo di colonna o di fontana) datandola con precisione. sapeva distinguere un falso, o attribuire un opera a un maestro o alla sua scuola. è solo un esempio, naturalmente, banale ma che mi serve a dire cosa penso della critica.
poso essere d'accordo sul fatto che possa capitare che un critico possa lanciarsi in giudizi più o meno affrettati, più o meno risibili, ma è altra cosa.
poi, alla fine, ci si può chiedere che statuto abbia la critica, a cosa serva, chi deve farla, o chi dovrebbe, se è utile, se il frutto dell'ingegno umano (che altri chiama anima) sia pesabile e criticabile, se abbia peso specifico, ecc. certo.
saluti
melpunk
Pubblicato da: melpunk - 14.03.06 19:48
@ MELPUNK
Se ho ben capito, se ha una cattedra, allora il critico è CRITICO, altrimenti non lo è: è invece soltanto uno che FA il critico. Ne conseguirebbe che chi non ha (o non ha avuto) una cattedra, non dobbiamo dirlo critico... pardon, CRITICO, bensì solo uno che faceva il critico. Quindi uno come Debenedetti non sarebbe (stato) un critico.
Basta saperlo. Interessante. Poco in verità. Molto poco interessante, in verità.
saluti
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 14.03.06 20:58
carissimo iannozzi
se continui a farmi dire cose che non ho detto ci sono due possibilità: o non capisci o non vuoi capire. ma io che sono gentile, inserisco anche una terza possibilità: hai tempo da perdere. ovviamente se hai una cattedra (chi la ha ovviamente) questo può significare qualcosa al mio paese. non ho mai detto che si è critici solo con la cattedra. dico che può essere un elemento che spiega qualcosa. tutto qui. perché sei così precipitoso? se si corre si cade più facilmente. mi viene in mente un film di woody allen in cui il personaggio principale mi ricorda il tuo modo di procedere. te ne parlerò la prossima volta. buone letture.
melpunk
Pubblicato da: melpunk - 15.03.06 01:06
@ MELPUNK
Carissimo Melpunk,
ora m'è più chiaro: che si sia stati un po' frettolosi... forse entrambi? Allora avere una cattedra può o non può significare qualcosa: ad ogni modo, credo che a parte il fatto che siamo d'accordo sul considerare Debenedetti e Zeri due critici, ancora però non sappiamo, o meglio non so dire con assoluta certezza chi è da intendersi un Critico.
Tra l'altro, Woody Allen è il mio attore preferito. Kubrick per la regia, la fotografia. Aperta e chiusa questa parentesi cinematografica.
Cari saluti,
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 15.03.06 10:35
Cara Susanna, sì: molte cose non sono state esplicitate qui. Ma le persone che stanno discutendo qui e ora non stanno discutendo di queste cose per la prima volta. Tanto in vibrisse quanto nei siti di Giuseppe Iannozzi, di Melpunk ecc. ci sono articoli su questi argomenti.
Pubblicato da: giuliomozzi - 15.03.06 12:57
@ GIULIO, ma a un po' TUTTI/E
Gli appunti, quelle riflessioni qui postate tra i commenti, li ho organizzati alla bell'e meglio... almeno per quella parte scritta da me, e di cui sono responsabile. :-)
Ovviamente la discussione procede qui su Vibrisse, da me, dal Melpunk, in giro per la rete...
Cari saluti
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 15.03.06 13:51
@ Trespolo
Levi, non dirmi che quella di Levi ti sembra pittura, con quelle figurette retiniche circondate da pennellate tanto convulse quanto disanimate, come strilli fatti senza corde vocali. Levi sarà un grande scrittore, ma il pittore, per favore...
Compra questo invece
http://www.beguiling.com/artproductview.asp?P_NUM=3220
Phoebe Gloeckner è una grandissima geniale fumettista, questa è la tavola da una delle sue più belle raccolte di racconti "Vita da bambina". E' un sicuro investimento in bellezza, anche se un po' perturbante.
Pubblicato da: andrea barbieri - 15.03.06 13:55
@ Barbieri: mi pari un po' troppo drastico sul Levi; comunque, se ti può consolare, non ho uno dei suoi ritratti, ma una delle rare nature morte che ha dipinto e posso garantirti che non è per niente male.
Sono andato a vedermi la Gloeckner, ma non rientra nei miei gusti. Dovessi investire in qualcosa in bianco e nero non avrei dubbi: Fausto Gilberti e niente fumettisti.
Che dire; de gustibus... :-)
Buona serata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 15.03.06 17:48
Scusate l'OT (ma parlando di critica non siamo del tutto ot)
Trespolo, con tutto il rispetto per Fausto Gilberti (ne scrisse anche Scarpa, puoi trovare il testo su Nazione Indiana) la Gloeckner è una delle più grandi al mondo, e quella parola che uso, "fumettista", scherzosamente tiene insieme una grande narratrice e una disegnatrice che potrebbe tranquillamente far impallidire tutto il ciarpame della penultima (l'ultima non l'ho vista, ne avevo abbastanza) Biennale di Venezia. Levi faceva figurine di tutto, semplicemente la pittura non era il suo medium, ma in Italia basta fare del figurativo e il gioco è fatto (fatto dai critici, non dal grande Levi). Purtroppo non basta far venire le convulsioni al pennello per ottenere un'immagine che arriva alla grana della materia.
Per il resto, di investimenti non so nulla, io parlo di autori che aggrediscono e vincono il linguaggio. La Kahlo qualcosa ha fatto, anche se forse tu la vedi come una pittura bidimensionale (davvero non riesco a capire il tuo giudizio, cioè lo capisco solo se lo traduco in: la Kahlo non è Rembrandt, e allora ti darei ragione, ma che senso ha un giudizio così?).
Pubblicato da: andrea barbieri - 15.03.06 18:39
Levi va bene per un ristorante!
Pubblicato da: andrea barbieri - 15.03.06 18:43
@Barbieri, la Kalho non sarà Rembrandt, ma la fanno pagare come Rembrandt (ora). Ergo: c'è qualcosa che non mi quadra (o dovrei dire quadro?).
Per quanto riguarda la Gloeckner, beh, che dirti: mi pare (non offenderti) banalotta nel suo tratto e di gente che fa cose simili, o identiche, potrei presentartene almeno 10; così, sui due piedi.
Se poi mi racconti che la Gloeckner (che conosco solo per l'immagine che tu mi hai citato e mi basta) ha una storia tipo Kalho, beh, allora mi è tutto più chiaro: potrebbe essere un investimento come la Kalho. Dopo morta, il personaggio Kalho (moglie di, parente di, femmista ante litteram, etc...) è stato requisito da un gruppo di mercanti, hanno pagato profumatamente i migliori critici, si sono comperati i galleristi e hanno fatto soldi a palate.
Questo è il dato di fatto (per me) il resto, rimangono invenzioni alla bisogna e giustificazioni "intellettuali" per sentirsi alla pari con un personaggio portato di peso nella mitologia della pittura. Anche se dalle tecniche pittoriche elementari (disegno, prospettiva, sfumatura e poco altro).
La Gloeckner che, ripeto, conosco solo per la tavola che mi hai mostrato (e 350 dollari per una roba simile fatta a mano e ammesso che non sia la solita stampa, altrimenti è un furto, sono veramente pochi e non capisco la quotazione se è così brava), mi pare una intenzionata a ripercorrere la stessa strada (della Kalho). Ma ha un marito famoso o amicizie influenti?
Intendo critici disposti a inventarsi la "poetica", a piazzarla presso galleristi famosi, a venderla a chi conta e fa tendenza.
Vedi, Barbieri, io sono un piccolo "collezionista" di provincia, nulla di più, ho sempre fatto acquisti fidandomi unicamente del mio gusto (e del portafoglio ovviamente) ed evitando accuratamente le "vie della critica ufficiale". Ora, a distanza di anni, mi ritrovo i critici e i sapienti alla porta a chiedermi dipinti per le mostre oppure a propormi affari vantaggiosissimi per qualche loro facoltoso cliente. Gli stessi che, anni fa, pretendevano di insegnarmi cosa acquistare utilizzando le stesse parole che tu stai utilizzando.
Ora i ruoli sono invertiti: hanno convinto altri ad acquistare, non le paccottiglie che intendevano rifilarmi anni fa, ma ciò che io non intendo vendere e, dovessi farlo, loro potrebbero trattare intermediazioni decisamente molto più convenienti di 20, 15 o 10 anni fa.
Insomma: la Kalho, come molti altri, è di moda. Dovrò venderla prima che la moda passi, ma dovrò portare pazienza ancora per qualche annetto. Non venderò invece, se la cosa ti può interessare, né la natura morta di Levi, né il quadro piastricciato tutto di rosa, né le figure nere di Gilberti, né altra "robaccia" che mi ritrovo in casa e che i critici non volevano, per il mio bene di inesperto acquirente, farmi acquistare anni fa.
Oserei dire che il loro compito (dei critici) non è quello di arrivare alla grana della materia, ma alla *materia* della grana :-)
Buona notte. Trespolo.
PS: il luogo poi, dove questi quadri sono appesi, non è importante. Se sono in casa mia non vedo differenza alcuna fra un ingresso, un garage, una toilette, il tinello, oppure la sala ristorante del Raphael di Roma, con i Picasso esposti (e non solo quelli).
Pubblicato da: Trespolo - 15.03.06 23:06
Ma Trespolo tu fai un discorso spurio, mischi soldi e gusto personale. Io non so – non voglio sapere nulla – sulle quotazioni, a me interessa il “che cosa ha fatto”. La Kalho ha sviluppato un linguaggio che apparentemente è surrealismo, ma nella sostanza non ha nulla dell’accademia onirica surrealista. Le sue non sono parole, immagini anzi, in libertà: sono immagini radicate in lei, non c’è gioco nel suo lavoro, c’è esperienza, corpo. E c’è racconto, come nei dipinti del suo uomo.
Basterebbe il nerbo che la fa impossessare del surrealismo per saltare solitariamente oltre, a fare di lei una grande artista. Ma in più ha prodotto immagini potenti, che si sono installate nella testa di tante persone.
Questa è Frida Kalho, questa è la pittura delle donne.
La Gloeckner è della stessa pasta, solo in lei prevale l’esigenza narrativa, quindi tu vedi la tavola, il fotogramma, la pagina, funzionale a una storia che procede. Quella storia racconta di sua madre e del suo patrigno esattamente come un grande scrittore sa fare, allontanadosi sollevando e inventando. I galleristi e i mercanti (è un affare? non è un affare? non mi importa), non c’entrano niente con quella tavola. C’entra invece il cazzo del patrigno - se mi permetti l’espressione - e la capacità di raccontare, di vendicarsi con la bellezza. Tutto qui.
Pubblicato da: andrea barbieri - 16.03.06 09:44
@Barbieri, non rimane che una via per non tediare il "mondo": trovarsi magari a fare 4 vìchiacchiere vis a vis :-)
Buona giornata. Trespolo.
PS: ribadisco: utilizzi le stesse parole dei "critici" che sono riusciti a portare alle stesse quotazioni di Rembrandt una mediocre pittrice (parere personale) e, per quanto mi riguarda, la Gloeckner può aver incontrato tutti i "c...i" di tutti i patrigni del mondo; non migliorano il mio giudizio: banale. Se poi basta un patrigno e un c...o per diventare brave, beh, che dirti: la vediamo in modo diverso :-)
Pubblicato da: Trespolo - 16.03.06 10:38
"... e la capacità di raccontare, di vendicarsi con la bellezza": senza non si fa nulla.
Banale non lo puoi dire, "tu vedi la tavola, il fotogramma, la pagina, funzionale a una storia che procede": storia che nemmeno conosci!
Guarda, non ho messo OT sul post seguente perché mi sembrava che la discussione fosse meravigliosamente in tema con la domanda "che cosa cavolo fa un critico". Che poi sia letterario o d'arte è la stessa cosa.
Pubblicato da: andrea barbieri - 16.03.06 11:06
@Barbieri: non capisco cosa c'incastri la storia con il disegno e la pittura. Il mio banale non era riferito alla storia che, come giustamente sottolinei, nemmeno conosco, ma alla tavola che ho visto: graficamente e artisticamente parlando è banale e non cambio idea in funzione di una storia.
Se poi trasformi la tavola in "graficamente valida" perché racconta una storia non banale, sposti il discorso. Vorrebbe dire che le sue tavole, vendute singolarmente, non hanno senso e sono una pura operazione commerciale poiché non comunicano la storia e, senza la storia, rimangono graficamente e artisticamente banali.
Potrebbe starmi bene il tuo discorso se fosse focalizzato a creare interesse sul "fumetto" che racconta la storia. Poi la storia dovrebbe piacermi, ma è un'altra... storia.
Il mio punto di vista, ovviamente, era ed è solo artistico (pittorico, grafico, etc...); a quello era riferito il banale e non mi bastano una storia "coinvolgente" o le parole di un critico/estimatore per cambiare idea :-)
Buona giornata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 16.03.06 12:25
Trespolo, che vuoi che ti dica, davanti al giudizio "graficamente e artisticamente parlando è banale" non posso che arrendermi: per me sono parole assolutamente inconcepibili.
L'immagine di un fumetto è parte di una storia, la sua grammatica non è quella di un'immagine unica, congelata, altri fattori entrano in gioco come il ritmo e la composizione della tavola. Addirittura parlando con Igort è uscito il concetto di colore usato "narrativamente". Dunque la tavola da sola può essere bella, graficamente bella, ma gli stessi elementi grafici cambiano peso inseriti nella sequenza. Tutto questo vuol dire che una tavola in sé non vale nulla? ma per favore, non scherziamo, c'è gente che si accapiglia intorno a una sola immagine di Eisner...
Ma mi rendo conto che il mio discorso è imbarazzante, in fondo va a toccare l'aura dell'opera d'arte, addirittura portando al suo stesso livello un'immagine nata per essere riprodotta. Riproducibilità e aura si sa fanno a pugni.
Pubblicato da: andrea barbieri - 16.03.06 15:08
Ho letto il primo capitolo ma non mi è piaciuto. Stile piatto, banale, poco interessante. Storia piatta, l'episodio finale con la ragazza è assolutamente inverosimile (sembra di leggere il testo di un giornale pornografico). Errori di sintassi (l'uso scorretto di "incominciare", preposizioni sbagliate e le virgole messe a casaccio)... Insomma, decisamente non lo acquisterò. Mi chiedo se è questo che propone la nuova letteratura italiana... Deluso da Mozzi
Pubblicato da: Deluso da Mozzi - 16.03.06 15:34
@Barbieri, 'sta discussione è interessante, ma ho la vaga impressione che non ci si capisca. Pensavo di aver chiarito le basi sulle quali poggia il mio ragionamento e invece non deve essere così.
Ci riprovo.
1) Non conosco la storia raccontata dal fumetto
2) Basta una bella storia per far diventare bella la tavola di un fumetto?
3) Non faccio parte di quelli che si accapigliano per le tavole dei fumetti; almeno non quelle della Gloeckner
4) Il tuo discorso non è per nulla imbarazzante, semplicemente non vedo *arte pittorica* in quella tavola - e nemmeno nelle altre se sono allo stesso livello
5) La storia dell'aura mi lascia perplesso. Non stai enfatizzando troppo? E utilizzare semplicemente i termini bello o brutto non è sufficiente? Perché scomodare l'aura? Cosa vuol dire?
6) La tavola singola ha indubbiamente un valore commerciale - altrimenti non le venderebbe -
7) Elimino il banale e lo sostituisco con brutto. Quelle tavole sono brutte e c'è in giro gente che sa fare molto meglio. Sono stato più chiaro?
8) Che a te piacciano e a me no direi che fa parte delle normali regole del gioco - quando ci si trova di fronte a prodotti *normali* - stessimo disquisendo di un Turner, un Pollock, un Mirò, un De Chirico, un Picasso, beh, ritengo che qualche interpretazione diversa potrebbe esserci, ma sarebbero - probabilmente - relative a dettagli interpretativi e ci sarebbe piena concordanza sulla bellezza dell'opera. O no?
9) Passo a un esempio maschilista: ritengo che entrambi si possa concordare sul fatto che la Bellucci è una bella donna. Potremmo invece giudicare diversamente la vicina di casa carina e l'esempio mi pare calzante.
Sono molto cinico quando cercano di convincermi su una bellezza che non vedo e, mentalmente, ricollego immediatamente il volume d'affari al quale l'opera di convincimento potrebbe mirare. Lo so, forse esagero, forse no o forse, più semplicemente, abbiamo un'idea del bello diversa :-)
Buona serata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 16.03.06 17:43
Punto 4)
Ma Trespolo, scriveresti "non vedo *arte letteraria* in quella pagina". Insomma, perché quando dal testo si passa all'immagine escono dall'oscurità dei demoni concettuali?!? Che cavolo è l'arte pittorica? Ovvio che se tu prendi in considerazione solo la pittura col pennello e i tubetti a olio quello che ti mostro non è arte. Però mi pare sia corretto guardare, vivisezionare, sentire, confrontare con la vita, "l'immagine", non "l'arte pittorica" (che insisto è un demone concettuale, uno yokai linguistico)
punto 9) (l'esempio maschilista)
alla Bellucci preferisco mille volta questa supersexy donna qui sopra (sempre che il tag faccia il suo dovere, se no pazienza).
Pubblicato da: andrea barbieri - 17.03.06 00:22
riprovo
Pubblicato da: andrea barbieri - 17.03.06 00:24
Mi sa che le immagini sono disabilitate, o non va bene il tag html. Sorry.
Pubblicato da: andrea barbieri - 17.03.06 00:25
@Barbieri: che dirti: per me quella tavola è brutta e disegnata male. La sostanza è tutta lì :-)
Buon fine settimana. Trespolo.
PS: peccato per il tag che non funziona...
Pubblicato da: Trespolo - 18.03.06 10:24
Evidentemente Mozzi è un no-tag! :-)
Comunque riprovo
scopri una delle donne più belle del mondo
Pubblicato da: andrea barbieri - 18.03.06 12:43
niente! un'apocalisse, nemmeno il linketto mi viene.
linketto ultima prova
linketto ultima prova
Pubblicato da: andrea barbieri - 18.03.06 12:55
Andrea, basta scrivere l'indirizzo puro e semplice:
http://homepage.mac.com/phoebegloeckner/iblog/newblog/B1040083442/C1206067656/E20060124002725
Pubblicato da: giuliomozzi - 19.03.06 22:18
Giulio probabilmente sei no-tag per salvaguardare la banda e quindi fai bane, però io avevo scelto di non scrivere l'indirizzo: non volevo che si dovesse fare fatica per vedere un'immagine. Le immagini sono come le parole, mica le parole devi tradurle da un codice all'altro per poterle leggere, almeno non nei blog. Mi sono detto che postare un indirizzo da copiare nella barra era come dare uno spartito a qualcuno e dire: se vuoi sentire la canzone suonatela.
Mi pareva addirittura che la stessa perentorietà nella stroncatura dei bellissimi disegni della Gloeckner, e dei dipinti della Kahlo (qui per il mero gusto di dare torto alla critica cucinacapolavori) viaggiasse parallela all'impossibilità di parlare, pensare, toccare la sensibilità altrui offrendo direttamente un'immagine.
Spero che questo discorso non sembri troppo eccentrico.
Pubblicato da: andrea barbieri - 20.03.06 00:28




