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16.03.06
Dopo Carosello – Up with 7 Up (parte prima)
di Louise Charlotte Denise Des Mots-Croisées coniugata DesBauche
[Questo articolo uscirà in tre puntate, e sarà via via visibile anche su Bandazhevsky, il nuovo spazio dei Testi Mongarli, con foto ed altro materiale aggiuntivo. mm]
Michael Apted, regista inglese (fra le innumerevoli regie e produzioni sia cinematografiche che tv anche Gorki Park e Gorilla nella nebbia) nel 1964 ha partecipato a un progetto che poi ha continuato e sviluppato negli anni, il più straordinario documentario antropologico e sociale mai realizzato, il primo, vero e genuino reality della storia della cinematografia documentaristica.
7 Up è il primo di sette film in cui un gruppo di 14 bambini inglesi scelti in regioni e strati sociali drammaticamente diversi, veniva intervistato con cadenza settennale, chiedendo le loro aspirazioni, i loro progetti e la loro visione sui temi più disparati della vita, dalla religione alla politica al razzismo, dall’amore al matrimonio e la famiglia. Seguendo così la tabellina del sette in ogni fase della loro vita, si arriva ai giorni nostri, al 2005, al 49 Up, in cui i protagonisti sono ormai più che adulti.
Più reale dei reality e più reality della vita reale, 7 Up nasce ufficialmente per dare uno sguardo alla Gran Bretagna del 2000, ma nella verità cerca di scoprire quanto le caste sociali britanniche siano invalicabili e siano responsabili di un destino già segnato nel bene e nel male.
Generalmente i bambini di classe socio-culturale alta, avevano già dall’età di sette anni un piano di studi molto preciso che li avrebbe portati dalle scuole private che frequentavano attraverso i migliori licei, fino alle migliori università, per poi intraprendere carriere o in grandi aziende o come legali, mentre quelli di classe sociale bassa, non avevano idea di che destino li avrebbe attesi, evidentemente replicando una filosofia di vivere alla giornata che assorbivano da casa.
I tre cosiddetti “Wise men" John, Andrew e Charles a sette anni sono piccoli snob, che affermano di leggere il giornale per tenere d’occhio l’andamento delle proprie azioni e che giustamente nelle scuole private si paga, altrimenti, ci sarebbero troppi bambini, presumibilmente poveri che vorrebbero tutti venire a scuola e questo originerebbe il caos.
John è l’antipatico del trio, sempre polemico nei confronti della trasmissione, che a suo vedere non darebbe al pubblico un ritratto fedele dei partecipanti. La piega polemica del suo sorriso lo caratterizza attraverso gli anni, fino alla maturità che lo trova però più addolcito e più propenso ad accettare che le sue origini lo abbiano privilegiato nella riuscita della sua vita. John diventa avvocato e insieme a sua moglie dai 35 anni si occupa di una fondazione a sostegno dei bambini in Bulgaria, paese di origine dei suoi antenati. Appare in maniera discontinua nel programma, e quando vi ha partecipato lo ha fatto per poter dare risalto alla sua organizzazione di beneficenza.
Andrew è un personaggio più opaco, senza caratteristiche che lo possano far risultare nè odioso, nè particolarmente amabile. E’ prima un bambino normale, un ragazzo normale e un uomo normale, che tende però senza vergogna ad ammettere che le migliori opportunità di partenza che ha avuto nella vita hanno favorito la sua riuscita.
Charles, che fino ai 14 anni era decisamente inquadrato nell’ambiente borghese di appartenenza, si presenta all’intervista dei 21 anni con capelli lunghi e vestito casual, in netto contrasto con i cravattati John ed Andrew. Si percepisce chiaramente che sta deviando dal percorso predisposto per lui dalla sua classe sociale e quando gli viene chiesto dei suoi piani futuri, Charles afferma che vorrebbe scrivere, anche se questo volesse significare farlo in un sottoscala. 21 up è l’ultima partecipazione al programma di Charles, che in seguito è diventato giornalista e producer di documentari.
Tony, che non lo nascondo è uno dei miei preferiti, a 7 anni è uno scugnizzetto dell’east end londinese, parla con un marcato accento popolano, è vivace, irrequieto e spontaneo. Non gli piacciono i bambini ricchi, perché secondo lui hanno la puzza sotto il naso e bisognerebbe riempirli di botte. Quando a 14 anni gli chiedono cosa farà da grande, risponde: il fantino. E poi continua: se non dovessi riuscirci, farò il tassista.
A 21 anni Tony dopo aver lasciato gli studi e lavorato come stalliere, ha già iniziato e concluso in sole tre gare la sua carriera di fantino e sta già preparandosi a superare gli esami per la licenza da tassista. Mostra con orgoglio le foto delle sue gare a cavallo e quando ne parla gli si illuminano gli occhi, anno dopo anno. Ma molto saggiamente ammette che non era abbastanza bravo per continuare a gareggiare e conclude: Meglio essere un “sono stato" che un “mai fui". Tony ha principi semplici e saldi e nonostante la sua vicinanza ad ambienti degradati, riuscirà, anche contro le aspettative stesse del regista a mantenersi onesto e a riuscire nella vita.
A 28 anni ha il suo taxi nero londinese, ha una moglie con la quale ha rinunciato ad usare tutte le 4 s del suo codice di comportamento con le femmine: scovale, sfamale, sc... scordale – la terza si immagina facilmente (testuale da Tony). Ma Tony non riesce a scordarla, tant’è vero che la sposa e rimarrà con lei, fra alti e bassi del matrimonio fino a diventare nonno. Nel frattempo Tony fa anche comparsate in film e telefilm, gioca a golf, continua a calvalcare e progetta di aprire un pub. A 35 anni l’avventura del pub è già fallita, Tony ammette davanti alle telecamere di avere tradito la moglie, con la quale condivide anche a turni la guida del taxi e passano alcuni momenti di crisi coniugale. Li ritroviamo ancora insieme anche nell’ultimo episodio della serie, 49 Up. Hanno comprato una casa in un’isola della Spagna dove trascorrono molto del loro tempo con figli e nipotini. Tony finalmente ammette che avrebbe potuto avere un destino diverso se avesse studiato, ma considerate le opportunità che ha avuto, la sua è comunque stata una vita di successo.
L’aspetto straordinario di 7 Up e dei suoi sei seguiti è seguire la vita vera di persone vere. Quanto davvero siamo frutto dell’ambiente e quanto dei geni? Quanto si cambia e quanto ci cambiano le esperienze nel corso della vita? “Datemi un bambino di sette anni e vi darò l’uomo" è il motto della serie: è bello sapere di esser già noi stessi a sette anni o è una condanna all’immutabilità? Sapere di avere ogni sette anni un appuntamento con il mondo per fare il resoconto della propria vita in quel lasso di tempo, quanto può aver condizionato la vita dei protagonisti? La popolarità che inevitabilmente hanno ottenuto in Inghilterra per tutta la loro vita ha cambiato le loro scelte?
Le risposte a queste domande e la storia degli altri 10 ragazzini nelle prossime puntate.
[Madame Des Mots mi ha assicurato che le prossime due puntate non usciranno fra sette e quattordici anni. Al massimo dopo Carosello. mm]
Pubblicato da Mauro Mongarli, il giorno e l'ora: 16.03.06 16:35
Interventi
Interessante studio. Attendo con curiosità le altre due puntate.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 16.03.06 19:49




