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25.02.06
Michelangelo Zizzi: il fuoco sacro della poesia
[Questo articolo è apparso su Il Giornale del 22 febbraio 2006. lc]
[Testi di Michelangelo Zizzi in Nazione indiana: da La caduta occidentale, da Del sangue occidentale]
Nel 1990 apparve come un miraggio un libricino di poesie intitolato La casa cantoniera. Ne era autore un venticinquenne di Martina Franca di nome Michelangelo Zizzi. Dico “miraggio” in quanto la silloge di Zizzi, lodata pubblicamente da Dario Bellezza e Franco Buffoni, e giudicata da Maurizio Cucchi “uno dei tre o quattro lavori migliori dei poeti della sua generazione”, rimase un libro inesistente per ben dieci anni (alcuni stralci comparvero su “Poesia” e “Nuovi Argomenti”), fino a quando l’editore Stampa non lo pubblicò nel 2001. Chi ebbe la fortuna, quindici anni fa, di infilare il naso in quel manoscritto inedito, ebbe l’entusiasmante sensazione che finalmente esisteva in Italia qualcuno che osava andare oltre il giochino linguistico per cui molte poesie recenti assomigliano a pagine d’enigmistica. Zizzi superava tutto ciò con il trionfo dell'immaginazione. Basta leggere questa sestina:
Le camere hanno soffitti variabili di nubi
la canzone ha le stazioni in cielo
e dimore tra pergolati di nuvole
c’è qualcuno che suona per il ritorno dei sogni
le clessidre si infrangono a terra
e la sabbia senza giunture inventa le favole dei paesaggi.
Non posso dire di essere del tutto estraneo al pregiudizio secondo cui i poeti devono per forza assomigliare ad un incrocio tra Leopardi, il Gobbo di Notre-Dame e quell’odioso compagno di banco, il primo della classe, che copriva con l’avambraccio la versione di latino, nei mezzogiorno sfilacciati della nostra adolescenza. Ogni volta che conosco un poeta senza gli occhiali, un accenno di gobba e l’alito cattivo, ne resto affascinato, un po’ come se vedessi un elefante danzare sulle assi del Bolscioi. Ma l’incontro con Zizzi, due mesi fa, a Lecce, è stato inconcepibilmente superiore ad ogni attesa.
Zizzi è oggi un quarantenne dalla pancia importante, il viso rotondo, e un cespuglio di capelli che lo fanno assomigliare – altro che Leopardi! – a Napo Orso Capo o al cantante dei Cugini di Campagna. Se un poeta deve essere timido e silenzioso, allora Zizzi non è un poeta; ed infatti si presenta sotto la qualifica improbabile di medico omeopata. Dire che abbiamo preso a chiacchierare non renderebbe giustizia al nostro primo rendez-vous: ingollando una serie incalcolabile di Johnny Walker, quella strana creatura mitologica (che pareva gonfiarsi di minuto in minuto, come fosse il genio che lentamente evapora dalla lanterna) ha acceso tutti assieme i suoi fuochi d’artificio, occupando, in una fredda serata pugliese, tutto il tempo e tutto lo spazio. Quando ci si abitua al suo eloquio, dopo i primi istanti di sconforto, si resta come ipnotizzati: e la vasta teoria di lemmi inauditi, concetti stroboscopici e associazioni al limite del dadaismo, concorrono magicamente a formare un arazzo sonoro di persiana intricatezza. In breve, la silhouette zizziana scompare; e ti sembra che a parlarti sia l’occhio rosso di HAL.
Quando, poi, ci siamo ritrovati a cena, ho avuto – come Siddharta – l’illuminazione: “Ecco uno scrittore che mangia più di me, e perlomeno con lo stesso pantagruelico entusiasmo”. Zizzi deve aver avuto la stessa simpatia – nell’accezione greca del termine –; ed infatti mi ha concesso questa osservazione: “Quando ci trasferiamo in cose mondane, insomma… nella catabasi dei cibi, nei condimenti voluttuosi… mi pare che siamo molto compatibili”. Al che ho annuito col capo, strabuzzando gli occhi, mentre trangugiavo il centesimo boccone.
Tornato a Roma, ho voluto saperne di più di quell’incantatore di serpenti. Pare che uno dei suoi divertimenti prediletti sia quello di irrompere alle presentazioni librarie e far volare ceffoni. Si racconta di quando una volta Zizzi se ne stava placidamente seduto in platea mentre ascoltava un poetino di quelli con gli occhiali e il difetto di Quasimodo. Questo tipo di scrittori – ci tengo ad avvisarvi – vanno evitati come la peste. Non credete alla loro esibita timidezza, alla loro monacale sobrietà. Appena hanno davanti un microfono, essi riescono a far apparire Napoleone un tipo modesto. E infatti quello, cosa fa? Si lancia in un’invettiva contro i “poeti ufficiali” e commette un pauroso errore di sottovalutazione quando, indicando il nostro, aggiunge: “Gente come Zizzi, ad esempio, è ora che scenda dal piedistallo”. Gli attimi immediatamente successivi, nel ricordo dei testimoni, restano uno dei momenti più alti della nostra critica letteraria. Lo Zizzi, infatti, come un gatto invitato da un topo ad entrare nella sua tana, si leva in piedi e urla: “Penso che invece di scendere dal piedistallo, salirò sul palco e ti spaccherò il c…!”. Detto fatto. Un’apoteosi.
La casa cantoniera uscì troppo in ritardo. Dieci anni dopo la sua composizione, il libro aveva perso quella spinta, per così dire “pubblicitaria”, che avrebbe consentito a Zizzi di diventare una voce riconosciuta. Resta il fatto che la sua è una voce importante. Nel 2002 ha pubblicato La primavera ermetica; un altro libro significativo, ma gettato colpevolmente nel dimenticatoio. Pochi mesi fa è stata la volta di Del sangue occidentale (LietoColle, 2005). È, quest’ultimo, un poemetto che, nelle intenzioni dell’autore, fa parte di un poema più vasto, iniziato all’indomani dell’attentato dell’11 settembre e ancora da concludere. Avviso subito i lettori: nulla è più lontano da Zizzi della retorica della pace e della retorica della guerra. Al centro dell’opera è una riflessione sull’Occidente, simboleggiata da quella New York in cui i pionieri giunsero un tempo
su sfasciate botti di vino d’Olanda
per drenare le incostanti fonti
da pulviscoli pepite fortune
sbollendo col conio delle pentole
i legumi del profitto.
Lo sguardo di Zizzi sul nostro mondo, prima e dopo la tragedia, è tutt’altro che indulgente: siamo illarvati “nei trionfali assiomi / della libertà vaniloquente”, e le “blatte sonnecchianti” ci “azzannano nei cuscini democratici / con filami di sartoria genetica”. New York è una lunga teoria di “magazzini sterminati"
che contavano tutte le stelle conosciute
misuravano parametri,
i passi che è possibile gettare sui pianeti vicini,
calcolavano le maree economiche del pianeta
per prevenire l’infarto delle banche
le discese tachicardiche delle borse.
Questa porzione occidentale, così descritta, la voce narrante abita. Si direbbe che vuole viverci. O gli tocca. Il che è lo stesso. Malgrado il giudizio negativo fino all’apocalisse, il mondo che si propaga dalle Torri gemelle fino alle province dell’Impero, fino alle coste del Mediterraneo, è il suo, il nostro; non somiglia “a quegl’altri umani / burroni del disfacimento / che noi scarnano, scarneranno”. L’Armageddeon dell’11 settembre è un “colpo di biliardo”: Manahattan è un panno verde su cui stanno le biglie celesti, sfere bocciate “in buchi del non dire nero” in quel mattino in cui comparve la notte “come l’ago, l’infezione che dai cieli crolla / l’iniezione di aculeo d’oppio / che lo scorpione morfinico infila”.
Dentro questo scenario, Zizzi procede in un dialogo muto con una donna, Sofia, che è l’incarnazione della femminilità: la Sophia-Pistis della tradizione gnostica: “Nella caduta occidentale così / saremo, Sofia, resteremo”, scrive. Il suo abbraccio, mentre il mondo brucia, è il chiavistello “per aprire estati / anatomie o atlanti assoluti”; ha il potere di far dimenticare,
così che la caduta dell’Occidente
mi pare ora una sorta di lapsus,
un respiro latente,
una figura della retorica.
Se doveste decidere di spendere 10 euro per un libro in versi, vi suggerisco di andare a caccia di questo Del sangue occidentale. Così come il suo autore, che quando arriva a passo svelto alle presentazioni ha il potere di gettare nel terrore lo scrittorucolo di turno, questo libro è insieme una scossa elettrica data alla poesia italiana contemporanea e la consustanzazione di un sogno che ormai si credeva proibito: quello per cui una poesia possa interpretare al meglio, e ridarcelo come nuovo, il mondo in cui viviamo.
E, mi raccomando: se un certo dott. Zizzi dovesse intercettare in qualche modo la traiettoria di un vostro malanno, datevi a gambe levate!
Pubblicato da , il giorno e l'ora: 25.02.06 08:54
Interventi
Io odio Leopardi. Ma di più odio il "somatismo" per disegnare chi è e chi no.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 25.02.06 10:16
Ma per cortesia. Come al solito si cade sempre nella mito-biografia. In questo caso, nella costruzione mitologica sul nulla.
Raccontare cavolate per rendere personaggio l'amico di Desiati.
Analizza la lingua e il contenuto delle liriche del nostro, se ti riesce, e partendo da lì dimmi se è veramente un poeta e poi ne riparliamo.
Pubblicato da: sud - 25.02.06 10:37
@ SUD
Sono d'accordo con te, pienamente.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 25.02.06 10:47
Bah, non credo che Zizzi possa essere liquidato come "l'amico di Desiati".
Comunque di Zizzi si è parlato anche qui
http://www.nazioneindiana.com/2004/11/11/da-la-caduta-occidentale/
Pubblicato da: andrea barbieri - 25.02.06 10:59
Per chi non lo sapesse, "Il Giornale" è l'organo ufficiale di Forza Italia, di proprietà del dott. Paolo Berlusconi. Fu fondato da Indro Montanelli, giornalista di regime, nel 1974. Perfino Montanelli fu scacciato (in modo alquanto brusco) dalla direzione del quotidiano dai nuovi proprietari. Che dire? Nulla, proprio nulla. Posso aggiungere (tradotto malamente) un detto ischitano? "La barca richiama i marinai...!
Pubblicato da: Giorgio Di Costanzo (Ischia) - 25.02.06 12:14
Liquido l'articolo acritico, agiografico, non Zizzi. Ma aggiungo: tutta questa grandezza in Zizzi non ce la vedo affatto. E aggiungo: Dario Bellezza fu un buon poeta, ma azzardato nei giudizi su gli altri poeti.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 25.02.06 12:50
Nota a margine: il componimento non è una "sestina". Allora forse meglio l'enigmistica...
Pubblicato da: Miku - 25.02.06 12:53
Anch'io penso che l'articolo abbia uno stile molto gridato, molto "lo dico" ma non "lo mostro", e forse dà un'immagine agiografica di Zizzi. Ma se la reazione invece di qualcosa di critico e sostanzioso è "Zizzi = amico di Desiati" non ci siamo proprio, si diventa peggio di qualsiasi cattivo articolo.
Il link che ho segnalato c'era già, è sulla foto di Zizzi.
Pubblicato da: andrea barbieri - 25.02.06 13:31
Zizzi, prima non era nemmeno cacato di striscio su Società delle Menti, così come Desiati era ancora alla prima alba.
Oddio, mi correggo, se veramente Elogio dell'eccedenza era Lui, allora beh, sì, è stato trattato abbastanza. Però onestamente erano più conosciuti i suoi spoloqui sotto tale nick che altro.
Non posso dimenticare il suo attacco alla mia recensione eseguita da Luminamenti, accusando lo stesso di favoritismi per qualche amico.
Io in questo articolo vedo la stessa cosa.
Comunque gliene devo dare atto, a sproloquiare poeticamente è bravo.
Se proprio dobbiamo esaltare qualcuno, preferisco Mario Benedetti.
(sempre ammesso che sia vera la questione di Elogio dell'Eccedenza)
Ormai si conoscono le metodologie diffusive dei poeti... amici. Basta, per favore. Siamo per caso a corto di poeti?
Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 25.02.06 13:38
Riporto il commento di Elogio... ricordavo poco, ce n'è anche per Iannozzi.
Prego, fare una comparazione stilistica.
Emanuele, sai che ti stimo parecchio, ma come cazzo hai fatto a recensire, a trovare, a reperire uno come Corselli considerandolo un vivente? Intendo un poeta neanche vivo (cosa che apparterrebbe al sortilegio), ma vivente. E' forse tuo cugino? Il tuo prossimo miserevole? Il tuo vicino di casa? Chi un giorno ti offrì una riduzione d'ingresso per entrare a fare una gita ad una accademia arcadica?
Neanche Jannozzi avrebbe fatto peggio!, neanche la sua irrimediabile patologia da lector ubiquo sfibrata in mentalismo che emette vibrazioni come di risacca per tutte le paludi tentacolari del risentire critico, avrebbe potuto stanare dai fondi fognari di sottosuolo del caso letterario una forma che assomigli a Corselli.
Emanuele sai che ti stimo, ma ravvediti. Chiedi scusa per cecità da vascheggio in water ostruiti, che Corsel è circuito del digerire non bene, feci come zattere stercali che galleggiano in buchi neri del culo del cesso nella resistenza allo scarico, che neanche tu hai tirato.
Che Corsel non è neanche un oggetto d'antiquariato, non è neanche il gingillo presso al quale il figlio del barone sognava quattro secoli fa, avendolo visto opaco su di una bacheca, che Corsel non esiste neanche nelle fantasticherie retrograde di un nostalgico di tempo mai vissuto, che se mai egli (il nostalgico) fosse affetto da paramnesie compensatorie neanche lo riconoscerebbe (neanche riconoscerebbe il Corsel, intendo) confondendolo con una sorta di effrazione del tempo, come una dinamo che avvitasse al contrario i sensi elettrici dello spostare l'energia, una dinamo isomorfa ad un lobo anteriore di cervello mesolitico dotato di nozioni avveniristiche.
P.S. una sola cosa mi da sollievo: sperare che sia tutto una bufala, che quella foto (quanto è museale!) sia un falso, che Corsel sia finzione bibliografica.
Diciamolo, è un grande in questo.
Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 25.02.06 13:43
Lo dico subito: Michelangelo Zizzi, oltre ad aver firmato la prefazione al mio "Di umido e di giorni", è un mio amico (come un amico è anche Desiati). Così, chi vorrà cercare con malizia motivi diversi da quelli prettamente letterari per giustificare questo breve commento, sono già serviti...
"Del sangue occidentale" è un testo compiuto, possente, liberatorio nei suoi versi più criptici come un gesto rivoluzionario. La cifra stilistica è alta, altissima. Il controllo sulla parola, l'uso e l'abuso dei significanti, sono di una cristallina maestria. Al di là delle simpatie o delle antipatie, questo Zizzi, come già col precedente "La casa cantoniera", merita di essere letto con attenzione e senza preconcetti.
Mi piacerebbe, poi, leggere pareri diversi dal mio, ma che riguardino il testo e tralascino i timori agiografici o epofanici...
Pubblicato da: Vanni Schiavoni - 25.02.06 14:58
Quanta inutile retorica a carattere isagogico.
La cosa più interessante è che diventa il tutto uno scontro tra fazioni e non orientato verso l'oggetto di discussione.
è eccessiva l'espressione "fuoco sacro della poesia".
Il problema non è Zizzi ma la spoporzione tra l'elogio nei suoi confronti e il poeta in sé; non esageriamo per favore con i termini.
La stilistica non è altissima, una buona costruzione giocata su una dispositio ben coerente e a tratti con efficaci esplosioni icastiche, ma nulla di più.
Significa che sulla poesia abbiamo esaurito le scorte.
Riguardo alla citazione di Corselli su Benedetti, devo dissentire sul fatto che non devono nemmeno porsi i paragoni, essendo due poeti molto diversi.
Zizzi è un poeta forse più istintivo rispetto alla raffinatezza di Benedetti.
Pubblicato da: SUD - 25.02.06 15:09
Siamo ancora a gridare al "complotto di famiglia", alla recensione dovuta all'amico dell'amico...
Ma via! Sono pieno (così come Desiati) di amici e conoscenti (e di questuanti) col romanzo nel cassetto e il sonetto nel Moleskine. Ma scrivo di chi cavolo mi pare.
Quanto a dove scrivo, poi... Basta semplicemente digitare queste parole: "Pubblicato su Il Giornale", che ad alcuni scatta un riflesso pavloviano, gli si allunga la lingua e prende a latrare, sbavando tutt'intorno.
Fatemi sapere se conoscete un altro quotidiano nazionale che pubblichi a tutta pagina un articolo su un libro di poesie, edito da Lietocolle, scritto da uno sconosciuto quarantenne pugliese (e, per inciso, portatore di una visione dell'11 settembre che spiacerebbe assai all'editore...).
Pubblicato da: Leonardo Colombati - 25.02.06 15:14
Mah, a dirla tutta, Zizzi a me non piace affatto, come poeta: non dico che non possa piacere, ma a me no. Preferisco di gran lunga Tina Turner che fa a botte con Ike e che gli dà il fatto suo. Quel poco effetto icastico che vedo nella poetica di Zizzi mi pare da bifolchi, ovvero rozza. Insomma, nulla di che, nulla per cui mi debba infiammare.
L'editore Lietocolle pubblica ottimi autori, nell'insieme: che la recensione sia su Il Giornale a me non disturba affatto. Anzi, spiace solo che altri autori-poeti non abbiano avuto la stessa fortuna di esser recensiti su un quotidiano tanto prestigioso, al di là delle (presunte) appartenenze politiche.
Rimane che a me Zizzi non piace, come poeta. Preferisco Tina Turner, a questo punto.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 25.02.06 15:35
Sud non sei per caso uno dei poetini scrittorini menati da Zizzi ?
Pubblicato da: nord - 25.02.06 15:36
Premetto: non sono né con Sud e né con Nord, ma esser menati da Zizzi cosa conta?
Non è la divinità della poesia né tantomeno un fuoco sacro, forse una fiammella più vivida in questo oscurantismo moderno. Onestamente una lampadina nell'Abisso fa ben poco.
La frase "menati da Zizzi" non denota certo la sua superiorità, come se fosse "ha parlato Zizzi" e quindi...
Io spero solo di incontrarlo un giorno, come mi piacerebbe con altri, per poter discutere con lui di poesia, e di persona; poi lì mi dimostrerà il suo spessore.
Concordo con te caro Nord; solo uno scrittorucolo senza una propria ideologia poetica può cadere sotto i colpi di Zizzi.
Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 25.02.06 15:50
Gentile (poco) Colombari, nessun riflesso pavloviano, latrato, etc. (dovrebbe vergognarsi di quanto ha scritto alle 15.14 riferito al sottoscritto). Libero lei di scrivere sull'organo ufficiale di Forza Italia, a Ischia allegato a due quotidiani di estrema destra al prezzo di 1 euro (3 quotidiani a 1 euro!). Libero lei di considerare Zizzi un grandissimo poeta e lei stesso uno scrittore. Libero io di ricordare ai lettori di "Vibrisse" che "Il Giornale" che ospita (immagino dietro lautissimo compenso) i suoi interventi è l'organo ufficiale di Forza Italia. A proposito, quando leggeremo sul "Giornale", organo ufficiale di Forza Italia, una recensione a un qualsiasi libro (la scelta è vastissima) pubblicato dalle Edizioni Kaos?
Pubblicato da: Giorgio Di Costanzo (Ischia) - 25.02.06 20:50
Qualche chiarimento
Un intervento chiarificatore di alcuni punti citati. Non altro: né analessi auto-lussuriosa, né apostasia vile ed inutile. La recensione di Colombati è del tutto gratuita come anche gli altri eventuali giudizi critici che mi son giunti favorevoli o meno nel mio percorso. Quello che davvero mi entusiasma, quello per cui 'vivere è possibile'è la figura, la dimensione dell'autenticità. Colombati è forse un editore? Io sono forse un editore? Possiamo forse darci qualcosa reciprocamente che non sia esclusivamente affetto, stima e amicizia?
Paolo Valesio che cinque anni fa scrisse un piccolo saggio sulla mia poesia facendo riferimento in un elogio sperticato della stessa ad autori come Montale, D'Annunzio, Campana, Thomas, e persino Shakespeare e Dante, è forse un editore? Io un editore? Dovevo a lui qualcosa? Lui a me? E Dario Bellezza che non era un editore e io nemmeno omosessuale aveva qualche motivo a dire che ero il miglior giovane poeta italiano riceveva forse qualche vantaggio? E Cucchi che ha considerato 'La casa cantoniera' il lavoro più interessante (assieme ad altri 4) di una generazione mi ha forse pubblicato da qualche parte 'prestigiosa'?
Non sta a me stilare giudizi critici su quel che scrivo. Solo ho una grande consapevolezza di quel che faccio. E a volte mi viene in mente C.B. che pisciava in faccia agli spettatori con le pellicce che assistevano ai suoi spettacoli.
Ovviamente la mia fortuna critica è abbastanza bassa, ma proprio perché pospongo alla scrittura ogni azione di ordine politico-letterario. Anzi sono quasi incapace di avere relazioni di quest'ultimo tipo.
Ciò che conta per me è la schiettezza, la frontalità, l'essenzialità, l'autenticità.
Così sono anche nei giudizi e nei processi critici che rivolgo agli altri. Un esempio?:
Riconosco che Colombati, Parente e Piperno abbiano fatto i migliori libri dell'ultimo anno. Riconosco che il loro talento è superiore persino alle loro prove. Ma io li leggo, li analizzo, li scandaglio, ci scrivo sopra. Nel mio megasaggio sulla letteratura Occidentale che sto ultimando loro ci sono, a dispetto della maggior parte di coloro, che solo di moda,posseggono un'emivita letteraria di qualche anno.Non mi risparmio nel dire che sono già nella 'scrittura', ben oltre la letteratura, che credo i loro riconoscimenti possano superare la loro esistenza.
Ma dicendo, affermando queste cose mi sto forse comportando secondo un disegno politico letterario, come pensava qualcuno rispetto alle relazioni di amicizia?
Direi di no. Per l'elementare evidenza che, per esempio Piperno e Parente sono sostanzialmente' poco' amici per usare una espressione 'corretta' politicamente.
Per proseguire nei chiarimenti: mi pare che, a quanto ne so, sia Colombati che io non siamo certo berlusconiani, come molti altri che scrivono su Il giornale. In più: difficilmente invece un Santoro o un Costanzo (scusate l'abbassamento di tono massmediologico) avrebbero ospitato 'chi la pensa diversamente'.
Per finire, ringrazio con affetto Giulio Mozzi per aver creduto d'importare quest'articolo.
Per riguarda i riferimenti a SdM, ricordo quella splendida stagione internetica. C'erano Svobod impeccabile nei punti d'attacco, Venedict velenoso, Luminamenti enciclopedico, un Ghenna mai più visto, Sofia grande, e molti altri.
Ovviamente quando scrivo con Elogiodelleccedenza mi trasformo.
In una di quelle metamorfosi ricordo uno Iannozzi tritato, assente, lontano, finito.
Pubblicato da: michelangelo zizzi - 25.02.06 21:06
Per Giorgio Di Costanzo. Ho capito che il giornale nel quale è apparso l'articolo in questione le fa schifo (già lo scriveva l'altro giorno in Nazione indiana: http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/uno-scrittore-non-e-giovane-e-uno-scrittore-2/ ); quello che non ho capito è che cosa lei pensi di questo articolo (dice cose sensate? Non le dice? Ha buoni argomenti? Non li ha?) e di Michelangelo Zizzi (è un buon poeta? Non lo è?).
Pubblicato da: giuliomozzi - 25.02.06 21:42
@ MICHELANGELO ZIZZI
Per te, io già finito al tempo di SDM. Il tempo t'ha smentito ampiamente, perché finito non lo sono stato mai. E' semmai vero che son diventato sempre più cattivo con chi se lo merita. E tu pensa che sono appena all'inizio della mia cattiveria, caro Jago. :-) Ma sinceramente sono cattivo tanto per non cadere nelle trappole del buonismo: che rottura di coglioni il buonismo critico e la falsità dei critici. Io, se non te ne fossi accorto, non ho bandiere: questa è la mia sola forza e strategia.
Tu, coerente con te stesso - questo te lo riconosco - sei proprio lo stesso che amo ricordare.
Ovviamente qui ha parlato il lato oscuro di Iannozzi, quello di Drella. E mi son trasformato pure io per forza di cose.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 25.02.06 22:31
Una breve risposta alla domanda di Colombati:
L'Unità pubblica regolarmente recensioni su tanti libri di poesia, di trentenni e anche di quarantenni e cinquantenni e sessantenni, non solo a mia firma ma a firma di Ottonieri, Carnero, Portinari, ecc.
Consiglio a Colombati un giro in edicola per convincersi che, volendo, potrebbe rivolgersi ad altre sponde. Punto. Un po' di filologia, s'il vous plait, monsieurs..
lello
Pubblicato da: Lello Voce - 26.02.06 12:09
Leggo regolarmente gli interventi di Lello Voce su "L'Unità": si occupa di poeti come Amelia Rosselli, Patrizia Vicinelli, Emilio Villa. Giulia Niccolai segnala (da qualche tempo manca la sua firma) anche autori e libri notevoli. Dopo aver letto (e conosciuto personalmente) Villa, Rosselli, Vicinelli, Spatola, Cavallo, Capasso, Beltrametti, Costa ritengo una perdita di tempo occuparmi di Zizzi o Colombari.
Pubblicato da: Giorgio Di Costanzo (Ischia) - 26.02.06 12:26
Infatti, ce ne sono molti che non hanno la dovuta attenzione, cadendo sempre in una circolarità spaventosa.
Se Carnero è quello che penso io, cioè Roberto Carnero, è davvero una bella penna. Se non sbaglio scrive anche sul sito della Treccani, o sbaglio?
Onestamente mi sto seccando pure, un pochino, di Stilos. Lo stesso di andarsene sui soliti siti, trovando sempre gli stessi scrittori con le stesse estensioni di lingua (in senso fisico e rotatorio).
Lello, complimenti per la profondità e gli sforzi che dedichi alla poesia.
Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 26.02.06 12:59
Non ti sembra leggermente corporativo, il tuo discorso, Colombati?
"fatemi sapere se conoscete un altro quotidiano nazionale...". ma per carità. anche se lo conoscessi un altro gironale com quello, starie bene attenta a fare la moralista e a far finta di non conoscerlo.
o meglio: secodo te solo perchè pubblica una recensione di lietocolle io dovrei dire che vorrei altri giornali come Il Giornale?
Ah, Leonà, sai no, come dicono a Roma, "Serve anche una fettina di culo?". Non lo so. Certe volte penso che sono ingenua io. Altre volte penso che sono ingenui gli altri. Sempre mi esterrefaccio.
Pubblicato da: angela scarparo - 26.02.06 13:57
O meglio, visto che giulio chiedeva un parere su zizzi: non potevi leonardo pubblicare TU, visto che ci credi tanto, e ti piace (giustamente) tanto, zizzi, una recensione del suo libro su vibrisse? farsi sdoganare dal Giornale è un servizio inutile sia per te che per zizzi. no, a qualcosa serve, effettivamente. a lamentarsi. che è quel che si evince da quel che scrivi: "nessuno parla di noi! solo il giornale (eroico sto' giornale!) parla di noi".
ma allora tutto il discorso su Internet? a che serve internet? stiamo, o meglio, state, voi, qualcuno di voi, tu leonà, perdendo tempo. io sono convinta che non ci sia bisogno di sdoganamenti. sono convinta che internet sia una strada e una recensione fatta bene su vibrisse ripeto vale per me, se non quanto una del giornale, ma che sto a ddì? ma vvale de piùùù!
Pubblicato da: angela scarparo - 26.02.06 14:11
Per Giorgio Di Costanzo: Colobati si chiama Colombati, e non Colombari. Le scrivevo prima: "Quello che non ho capito è che cosa lei pensi di questo articolo (dice cose sensate? Non le dice? Ha buoni argomenti? Non li ha?) e di Michelangelo Zizzi (è un buon poeta? Non lo è?)".
A queste domande lei non ha risposto. Vuol farlo?
Se la sua battuta: "Ritengo una perdita di tempo occuparmi di Zizzi o Colombati" significa che non intende rispondere, vabbè: il mondo è pieno di persone che sparano giudizi senza darsi cura di motivarli o di informarsi su ciò che giudicano. Anche se continua a stupirmi questa gente che sta continuamente lì ad occuparsi di cose circa le quali ha solo da dire che non gli interessano e non hanno alcuna importanza. Ma che si occupassero di quelle cose che ritengono interessanti e importanti! Mi ricordano, costoro, quel tipo che perse il tempo di un'intera cena (pagava lui) a spiegarmi quanto schifo gli fanno tutti quei programmi televisivi che lui tutti i santi giorni si guarda dal primo all'ultimo (a me, lo spiegava: che non li guardo, poiché mi fanno schifo).
Se il suo citare "Villa, Rosselli, Vicinelli, Spatola, Cavallo, Capasso, Beltrametti, Costa" significa che lei fa parte di una gang diversa da quella alla quale apppartiene il Zizzi, e ad essa ostile, vabbè: ho capito.
Pubblicato da: giuliomozzi - 26.02.06 15:11
@Giulio
lo so bene che quando dici che "Villa, Rosselli, Vicinelli, Spatola, Cavallo, Capasso, Beltrametti, Costa" appartengono ad un'altra gang diversa da quella a cui appertiene il Zizzi (lo Zizzi? Boh...) non dici ciò che pensi ma interpreti il modo in cui a tuo parere a loro si riferisce Di Costanzo, ma lasciami dire che gente come Costa, Vicinelli, Spatola, Rosselli, Villa (Villa!) non hanno mai fatto parte di nessuna gang. Sono dei 'paria' letterari da sempre, come Cacciatore.
Paria che andrebbero letti e con attenzione, per scoprire che in Italia c'è stata (e c'è) un'altra poesia che sfugge a certi bipolarsimi meccanici e rozzi.
Infine ho letto Zizzi (sfidando il rischio di un paio di ceffoni). Che mi pare un autore interessante. Assai meno il pezzo di Colombati, sin dal titolo e poi per quell'andatura sin troppo lieve e leggera con la quale motiva certi suoi giudizi critici. A mio parere, ma posso sbagliarmi, Colombati, oltre al già detto giro in edicola, dovrebbe farsene uno anche in libreria dove troverebbe (se sceglie una buona libreria) tante cose di poesia contemporanea molto vicine allo stile di Zizzi ed altrettanto interessanti.
Dare del migliore di tutti a qualcuno serve più al critico che lo afferma che all'autore che ne è oggetto.
Parlo, e molti lo sapete, per esperienza personale. Così, tanto per non nascondersi dietro un dito.
lv
Pubblicato da: Lello Voce - 26.02.06 15:44
@Fabrizio
sì credo sia lo stesso Roberto Carnero, meglio, quello che cito io *è* Roberto Carnero
GrazzZZZie per i kumplimentssss
lv
Pubblicato da: Lello Voce - 26.02.06 16:39
Ma come si fa ad esprimere un giudizio sulla "cronaca"? Aspettiamo gli sviluppi del lavoro di Zizzi e Colombati, come giustamene mi corregge, gentile Mozzi. Parliamone tra una ventina d'anni, almeno. Poteva risparmiarsela l'infelice (e poco elegante) faccenda della "gang": Rosselli, Villa, Vicinelli, Spatola, Beltrametti, Cavallo, Capasso (che ci ha appena lasciato) erano (e sono) figure a me care anche perchè isolate, fragili, indifese. Pubblicavano con piccole sigle editoriali (tranne Amelia), qualche sporadica lettura pubblica e il silenzio totale di critica e recensori. Non riesco proprio a immaginare Emilio o Patrizia chiedere una riga sui giornali, un posto, un premio, una comparsata nel circo barnum dell'odierna "letteratura"... Ma se persino Sanguineti non ha mai preso in considerazione Villa o Rosselli, anzi... Oggi Edoardo Sanguineti sembra la madonna pellegrina degli anni Cinquanta (Pio XII, il razzista Gedda, etc.): ubiquo e onnipresente... No, Mozzi, ha preso una cantonata... Se lo desidera posso inviarle (in prestito) tutta la produzione (anche plaquettes introvabili) di questi miei amici (IO NON SCRIVO VERSI, TENTO DI ESSERE UN LETTORE), così potrà farsi un'idea...
Pubblicato da: Giorgio Di Costanzo (Ischia) - 26.02.06 17:25
Su questa "quistione" dello scrivere per i giornali della destra, che in varie occasioni sono - come diceva James Ellroy - "spargitori di fango", c'è stata già una discussione abbastanza furibonda su NI. Io non mi sento di dire a qualcuno "devi fare così", oppure "vergognati di scrivere per uno spargitore di fango"; quello che mi sento di scrivere è come farei io (e come ho già fatto in passato): se dovessi LAVORARE, cioè se dovessi portare a casa la pagnotta, e il mio lavoro è scrivere, o quanto meno anche scrivere, se non trovassi una piazza migliore scriverei su qualunque giornale, purché mi paghi; quando ero fotografo - e il lavoro scarseggiava - ho fatto qualche servizio fotografico per me abbastanza ripugnante (esempio qualche pelliccia), perché avevo "le pezze al culo". Invece se uno vuole trasmettere delle idee, vuole scrivere perché crede nella scrittura e cerca di comunicare ai lettori i frutti della sua attività, allora sarebbe più gratificante, più coerente, più creativo, cercare un giornale più vicino alle proprie idee e disinteressarsi degli spargitori di fango.
Per il resto la recensione non vuole certo essere un saggio letterario, ma un testo divertente che mi ha strappato qualche bella ghignata. Io l'ho apprezzata per questo.
Pubblicato da: Baldrus - 26.02.06 18:24
Caro Lello Voce,
encomiabile il fatto che l'Unità si occupi di alcuni "paria" della poesia. Non leggo l'Unità e non leggo il Giornale: li trovo entrambi inattendibili sui fatti della politica. Il Giornale richiede i miei servigi, l'Unità no. Ecco perchè scrivo sul primo e non sul secondo.
Pubblicato da: Leonardo Colombati - 26.02.06 18:36
Bella risposta Colombati! Intanto abbiamo appurato che non collabori al Giornale perché è l'unico che si occupi di poesia. E non è poco...
Mi permetto di consigliarti, quando puoi, di verificare chi è che ti dà lavoro. Potresti avere amare sorprese.
PS: Se non leggi i giornali, come mai ti viene in mente di sbertucciare giudizi su quali di loro pubblicano di poesia e quali no?
Sei dotato di poteri extrasensoriali, come il tipaccio che hai per datore di lavoro?
PFUI!
lello voce
Pubblicato da: Lello Voce - 26.02.06 19:26
PS: Caro Colombati,
perché non provi a chiedere spazio sul Giornale per difendere il povero Raboni che Einaudi ha censurato postumo? Perché non domandi al tuo inclito Direttore, uno che di democrazia e giornalismo onesto se ne intende, di pubblicare uno dei 'Trionfi' di Giovanni dedicati al Cavalier "Menzogna"?
Vedrai che ti danno una paginata intera...
Perché il problema non è di lana caprina: è un problema di politica culturale, di analisi della situazione dell'Ytaglia nostra... Come si fa a non chiedersi nemmeno *per chi* si lavora? Oggi, poi, in Italia. E vedi non è lo stesso per chi pubblica un romanzo da Mondadori: lì un autore 'vende' un prodotto compiuto, se riesce a non farselo massacrare, ottiene il suo scopo. Marcos è pubblicato da Mondadori. Altra cosa è collaborare a un quotidiano, con una linea ben precisa che comprende anche il 'taglio' delle pagine culturali. Ma dico cose che qualsiasi giornalista sa. Se lavori per Belpietro e Berlusconi, nel quotidiano di famiglia, hai voglia a fare la putta sdegnosa, che non si sporca le mani perché parla di letteratura... Lo fai sullo stesso foglio che incita al razzismo, alla guerra, che calunnia, hai accettato una livrea. Non puoi far finta che ci sia uno spazio neutro tutto per te. Stai prendendo una posizione anche *politica*, tu quanto Berardinelli. E me ne dispiace. Vi preferirei entrambi su Repubblica, o sul Manifesto. Ma non potete far finta di nulla.
La confusione è grande sotto il cielo, e stavolta non è un buon segno. Con certe scelte non fate che aumentarla. Desistete, please...
Con stima per il romanziere
Lello Voce
Pubblicato da: Lello Voce - 26.02.06 19:48
@ LELLO
Permettimi: ma non fu Pasolini - sì, lo sto tirando in ballo e non dovrei, ma è il caso più macroscopico per portare l'esempio che voglio portare - che disse (parafraso perché le parole esatte non le ricordo) che "uso le armi dei capitalisti per portare al popolo"... Qualcosa del genere: insomma, gli si rimproverava di pubblicare per Garzanti. Ora, il Giornale a me non piace: però se mi offrisse di scrivere le mie idee senza NESSUNA CENSURA, allora ci scriverei pure. Ma pagamento sull'unghia, per ogni pezzo pubblicato: come insegna il caro e saggio Aldo Busi.
Cari saluti,
Giuseppe Iannozzi
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.02.06 19:54
CARI AMICI. non ho letto una sola critica ai testi in più di una dozzina post, ma al contrario ho potuto ammirare una serie di manifestazioni di intolleranza e varie idiosincrasie sfoggiate con grande orgoglio. mi sembra di poter dire che tutti sono contro qualcuno, qualcosa o qualche redazione o giornale. scusatemi tanto la curiosità - ma qui chi di voi non è “L'AMICO DELL'AMICO", o magari “L’AMICO IN PERSONA” o il “NEMICO DEL NEMICO” o solo “IL NEMICO IN PERSONA” o forse “IL GIORNALE IN PERSONA(o L’unità)”???
sono convinto che gran parte di coloro che hanno commentato il post sono in cattivissima fede.
come diceva il mio CARO AMICO, un certo Gianpaolo(che forse è un amico comune a molti)
– l’enfer, c’est les autres – mi sembra che si possa sintetizzare così il misero tutto.
ps. penso che ZIZZI sia UN OTTIMO POETA e che COLOMBATI abbia scritto il testo che si sentiva di scrivere( e spero inoltre che l’abbiano pagato bene per farlo, preciso, che il GIORNALE l’abbia pagato bene).
pps. ora( ditemi voi) di chi sono l’AMICO.
Pubblicato da: angelo petrelli - 26.02.06 19:59
Iannox che fai?
Citi con me Pasolini come prova a discarico?
Per me è un'ulteriore conferma....
Caro Petrelli, meno male che ci sei tu, che sei in buonafede... La buonafede è una virtù irrinunciabile per digerire tempi come i nostri
buona serata a tutti
lv
Pubblicato da: Lello Voce - 26.02.06 20:20
PS: a Iannox
Ian, tu te lo immagini il Corriere che dava spazio a Pasolini per denunciare la violenza della polizia a Valle Giulia, o per difendere il diritto delle donne ad abortire...?
Altro che poesie pubblicate da Garzanti.
Poi c'era il problema che lui magari pensava di 'usare le armi dei capitalisti per portare al popolo' copme dici tu, peccato che di quel popolo che immaginava lui non c'era più traccia da mezzo secolo. Così non gli rimase che sparare fiele sugli studenti e mettere becco in uteri non suoi.
Mediocri risultati direi
lv
Pubblicato da: Lello Voce - 26.02.06 20:26
@ LELLO
No, Iannox no. Lo rifiuto. Meglio Iannozzi. O Giuseppe. Iannox è vecchio: c'ho messo su la lapide io stesso, con tanto di epitaffio. Mi stava un po' sullo stomaco, Iannox. Piccolo appunto.
Dei risultati conseguiti da Pasolini, forse, se ne potrà parlare ancora, di quel suo "usare le armi dei capitalisti": ma è un caso aperto, come la morte del poeta temo. Ma ricorda, caro Lello, che Pasolini stava soprattutto tra la gente, e la conosceva bene la gente. Non era il solito intellettuale: quello che si apparta, che si fa eremita, o che fa lo sbracato. No, era entrambi, provocatorio sia quando intellettuale, sia quando gettato dentro Sodoma e Gomorra. Il popolo, la gente del popolo la conosceva, ci viveva, poeta nato tra la gente per morire tra la gente, ai bordi d'una strada.
E della morte della Letteratura: perché temo sia morta con Pasolini... Ci ha tentato egregiamente Tondelli a ridarle un po' di fiato: ma morto troppo precocemente, lasciando epigoni che valgono un bel niente anche se messi tutti assieme.
Tu li dici mediocri. Io dico che risultati così oggi non ce li sogniamo neanche più, perché non sappiamo nemmeno cosa siano "dei risultati concreti o anche solo immaginati."
Buona serata
g.i.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.02.06 20:52
Ma perché non parlare del testo di Colombati e chiedergli: cosa è questo? Una recensione? Una segnalazione mito-biografica? Uno spot progresso a fondo perduto? Una colletta? Perché girare intorno alla questione? Per non ferire il collega scittore Colombati("con stima al romanziere", come se essere romanziere è un abito da mettere da parte per le occasioni di gala)?
Pubblicato da: sud - 26.02.06 21:01
Per Giorgio Di Costanzo: possiedo in abbondanza opere di Villa, Rosselli, Vicinelli, Spatola, Cavallo, Capasso, Beltrametti, Costa. Ho cominciato a raccoglierle quando avevo diciannove anni.
Infatti, benché allora queste persone e le loro opere appartenessero alla "cronaca", avevo già un "giudizio" positivo su di loro.
Cosa vuole: ho questa insana passione per i poeti e gli scrittori vivi.
Comunque, mi dica se ho capito: appartenendo Michelangelo Zizzi e Leonardo Colombati alla "cronaca", secondo lei non è possibile esprimere sul loro conto un "giudizio": né positivo né negativo. Ho capito?
Pubblicato da: giuliomozzi - 26.02.06 21:16
Credo che se si critica qualcuno perché scrive su Il giornale, non è vero affatto - mi dispiace per Lello Voce - che si possa accettare chi pubblichi un libro per Mondadori. Poiché le critiche che sono rivolte a Colombati sono sul piano del principio e non su ciò che egli effettivamente scrive, il principio non è un elastico, e il padrone di fatto di Mondadori è lo stesso padrone di fatto de Il giornale. Si deve presumere che tutto ciò che viene pubblicato da Mondadori e dalla sua catena rientri in ogni caso e nelle sue molteplici sfaccettature nella strategia culturale del colosso italiano. Giustificare la pubblicazione presso il colosso editoriale italiano, proprio sul piano del principio non quaglia in modo assoluto, inequivocabile e lascia intendere, ahimè, che la giustificazione sia approntata perché le alternative sono non solo scarse, ma soprattutto meno redditizie e di minore, se non insignificante, visibilità. Quindi si continua a sognare la pubblicazione in Mondadori, altroché!, come simbolo del successo raggiunto. Mi viene in mente il dibattito che qui su vibrisse venne avviato da Giulio Mozzi per trovare il modo di dare spazio alla piccola editoria, che altro non potrà essere che una editoria diversa e alternativa. Questo progetto non decolla, mi pare. E gli spazi dunque non mutano; la condizione dello scrittore resta immodificata.
Meglio - ne sono arciconvinto - pensarla come me, che guardo unicamente a ciò che uno scrittore o un poeta scrivono, poiché constato che sul piano dei principi molti sono i fuggiaschi.
Oggi tutti diciamo che sono tempi difficili, e allora perché negare ad uno scrittore di sbarcare il lunario pubblicando dove lo si ospita e lo si paga sull'unghia senza censura? Se si sostiene che Colombati fa il gioco de Il giornale, allo stesso modo si deve sostenere che uno scrittore che pubblichi con il gruppo Mondadori fa gli interessi di Mondadori.
Se si vuole essere puri sul piano del principio, non ci sono e non sono ammissibili scorciatoie o attenuanti.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 26.02.06 21:18
@ LELLO
Poi, allora: tutti quelli che oggi pubblicano con Mondadori, Einaudi, ecc. ecc. a partire da Evangelisti fino a Wu Ming, come li dovremmo considerare? Venduti al nemico! Non mi sembra.
Però io c'ho un vangelo: "La fattoria degli animali"
Però io c'ho una bibbia: "1984"
Autore: George Orwell
E ho detto tutto.
Ora, che Colombati abbia scritto per Il Giornale non mi pare affatto sia motivo plausibile per dargli addosso né come uomo né come scrittore, in quanto ha promosso un libro in cui lui crede su quella testata e non delle idee politiche sociali o che altro. E anche se l'avesse fatto - sino a prova contraria - siamo in un paese libero, in una democrazia, quindi non vedo perché dare addosso a qualcuno. Dispiace - lo ribadisco - che altri autori non abbiano avuto uguale fortuna d'esser recensiti su un quotidiano prestigioso e di grande tiratura.
Altra nota su Pasolini: ieri era scomodo e alla sinistra e alla destra. Mi sembra che oggi il Pier Paolo Pasolini, quello che è stato vero sino all'ultima goccia di sangue, sia ancora scomodo ai più. Fa ancora paura, grande paura la statura morale artistica e civile di Pier Paolo Pasolini.
Da "Scritti Corsari", per voce di Pier Paolo: «Se tutti i giovani comunisti si tagliassero i capelli cadrebbe la maschera ai giovani fascisti». Uno che ha messo a nudo vizi e forme dell'Italia per quel che è veramente, uno così fa ancora paura a tutti.
g.i.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.02.06 21:31
Scusate la parentesi, ma devo un caro saluto a Petrelli. Ci siamo persi di vista da un pò. E il bello è che siamo nella stessa giuria.
Ciao ciao
Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 26.02.06 22:07
PS: a Giuseppe ;-))
Ian, tu te lo immagini il Corriere che dava spazio a Pasolini per denunciare la violenza della polizia a Valle Giulia, o per difendere il diritto delle donne ad abortire...?
Altro che poesie pubblicate da Garzanti.
Poi c'era il problema che lui magari pensava di 'usare le armi dei capitalisti per portare al popolo' copme dici tu, peccato che di quel popolo che immaginava lui non c'era più traccia da mezzo secolo. Così non gli rimase che sparare fiele sugli studenti e mettere becco in uteri non suoi.
Mediocri risultati direi
lv
Pubblicato da: Lello Voce - 26.02.06 22:09
PS: a Bartolomeo -
sul piano del principio il ruolo, il meccanismo di funzionamento, gli spazi fruibili e/o contrattabili, le funzioni strategiche e tattiche sul piano della comunicazione e perfino il tipo di centralini telefonici di un giornale quotidiano e di una casa editrice sono robe incomparabilmente diverse.
Pur essendo il medesimo il padrone...
Berlusconi Editore (proprio così, non Mondadori, Berlusconi Editore) ha pubblicato Campanella e il Manifesto del Partito Comunista... Questo è altra cosa dal pubblicare sul Giornale un elogio dei Trionfi 'politici' di Raboni o sul Corriere un pezzo di Lello Voce che solidarizza con Casarini e Don Vitaliano che smontano un CPT. Attualmente, te ne do atto, la situazione è talmente estremizzata da suggerire ad Einaudi di declinare un Raboni elettoralmente scomodo, sia pure per quei 4 gatti come noi, che si interessano di poesia. Ma questo non fa che confermare...
La stima per il romanziere è in calce, perché mi sembrava giusto dire che ho apprezzato alcuni scritti di Colombati. Ciò non fa che rendere più evidente il mio disappunto per un certo modo di fare critica poetica, un modo che ho trovato tra il contrappuntistico e lo svagato, con tanto gusto per l'aneddoto, molto meno per la contestualizzazione e l'approfondimento letterario. Zizzi ha indubbiamente una rilevante capacità di 'plasticizzare' la lingua, di piegarla e snodarla alle sue necessità. E' un modo diretto, pieno di energia, che crea attrito, non pacificato. Dire che tira ceffoni a qualcuno non serve a comprendere meglio ciò che scrive,, quanto a creare un 'personaggio', per certi versi nemmeno troppo simpatico. Spero che questo soddisfi almeno un po' SUD
Pubblicato da: Lello Voce - 26.02.06 22:22
Non sia impaziente, gentile Mozzi. Sarà il tempo a stabilire se tutta questa miriade di scriventi, fra vent'anni esisterà ancora. Intendo, naturalmente, le loro operine. Chi ricorda oggi, ad esempio, Pastonchi, Panzacchi o la povera Gianna Manzini? Nel frattempo dedichiamoci a Proust o Capote (e nel tempo libero a Villa e Rosselli). Poi, chi vivrà vedrà...
Pubblicato da: Giorgio Di Costanzo (Ischia) - 26.02.06 22:41
Scusate (Bart,Iannozzi): ci sono direttori di collana alla Mondadori e anche alla Einaudi notoriamente di sinistra (Cesari, per tutti). A loro il compito di mediare fra la proprietà e gli autori. L'autore arriva a pubblicare con la copertura e la mediazione di un personaggio preciso. Dà (come dice Lello) al mediatore il malloppone e tanti saluti.
Belpietro è. Punto e basta. E i mediatori fra i collaboratori (che so, Colombati) e Belpietro so per certo, che non possono essere di sinistra.
c'è una'altra cosa: chi collabora per un giornale lo sa bene. chi collabora a un giornale sa cosa proporre al caporedattore. sa cosa può piacergli, o comunque non infastidirlo, e cosa può infastidirlo. alla sua abilità (?) la scelta.
la domanda è un'altra: quest'abilità, alla lunga, non limerà le capacità di analisi, di comprensione del reale di uno che voglia fare lo scrittore? uno scrittore non ha ogni tanto anche bisogno di un po' di conflitto?
diverso è per il critico: il critico, il recensore (anche se a volte dubito, ma voglio essere generosa) può anche fingere, a volte, nascondersi, tra le pieghe del reale. credo. poi, non so.
Pubblicato da: angela scarparo - 26.02.06 23:19
@ Lello
Quando un autore pubblica con il colosso Mondadori, a lui va un 10% delle vendite e, se è uno che tira sul mercato, anche il 15%. Se si toglie la piccola percentuale che va al libraio tutto il resto va al colosso, inclusa la distribuzione. Succede che, grazie a quell'autore, il colosso trae un profitto che continuerà ad investire nel suo progetto, non solo culturale. Ossia, il lago non si prosciuga giacché non mancano gli immissari, anzi, poiché gli immissari convergono tutti su di esso, quel lago è destinato non solo ad ingrandirsi, ma a stupire per la sua grandezza e ad attrarre ancora di più.
Pubblicare il Manifesto del Partito Comunista rientra negli scopi ed è una eclatante manifestazione di potenza, così come lo fu nel 1995, quando Mondadori pubblicò il libro di D'Alema "Un paese normale" e quando, nello stesso anno, Veltroni pubblicò "La bella politica" con Rizzoli (i titoli la dicono lunga sulla qualità della loro coerenza: "normale" pubblicare con Mondadori?; "bella politica" pubblicare con Rizzoli?). E quei proventi a chi sono andati, oltre che, in misura minima, ai due autori? Perciò, se questi sono gli esempi che vengono dati, che cosa possono fare gli altri, che sanno poco o niente del potere, quello vero, che si insinua nei gangli che contano?
Voglio precisare che io non ce l'ho con nessuna Casa editrice; ciascuno fa i propri interessi, ma se si sostiene un principio, bisogna andare fino in fondo su tutto quanto implica e ci gira attorno.
La verità è che sarà difficile trovare qualcuno, di qualunque credo politico, che ricevendo una telefonata, che so, da Antonio Franchini, per una pubblicazione, si rifiuti di accettarla. Ipocrisia? Non so come chiamare un tale atteggiamento, ma so che è parte della nostra natura. Siamo fatti "malamente" e il mondo non ci aiuta per nulla.
Non scagliamo nessuna pietra, dunque, e badiamo soprattutto - è il caso di dirlo - non alla forma (stampa, editoria, di cui siamo e schiavi e succubi), ma ai contenuti.
Ora vado a dormire; scusatemi perciò se non rispondo subito.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 26.02.06 23:22
ok fabrizio, ti scrivo presto.
ps. ricordo a lello che ragionare (e lavorare, e criticare)per ideologie porta sempre ad essere in cattiva fede. diciamo solo che zizzi non può proprio definirsi un uomo della sinistra armata per il comunismo. banalmente forse zizzi è solo armato, e rimane comunque un ottimo poeta.
se mi sbaglio ha definire le cose in questo modo chiedo scusa, ma allora vorrei solo sapere dove la letteratura e la poesia di zizzi “non funzionano”(uso un termine forse a lei caro)in effetti. tutto qui.
- lello mi ha risposto direttamente e si è sentito chiamare in causa, io ipotizzavo generalizzando. me lo dica lui dove il mendace zizzi poeta cade orribilmente.
Pubblicato da: angelo petrelli - 27.02.06 01:41
@ ANGELA
Il notoriamente di sinistra è una verità non comprovabile, tranne per il fatto che tu e altri mi dite che c'è qualcuno che è di sinistra in Mondadori e in Einaudi.
Poi, oggi, la sinistra non è, punto e finita lì: semplicemente non esiste, esiste invece quella sinistra che solo pochi anni fa ha dato vita al precariato, alla Guerra nel Golfo, ecc. ecc. ecc. ecc. E che oggi si ripresenta alle elezioni. E mi fermo qui.
Andando oltre gli editori, gli editor, le case editrici, andando su un piano meramente politico e storico: è invece comprovabile che la sinistra ha commesso orrori non dissimili da quelli del fascismo e del nazismo, basti guardare a Stalin per non dire di Ceausescu - che è ancora tutto da venire a galla, perché ho il sospetto che quello che è venuto fuori non è tutto, solo una piccola parte.
Ma al di là di tutto ciò: credo che Leonardo ha il diritto di presentare a chi vuole i suoi pezzi, perlomeno sin tanto che si è in una repubblica democratica libera. O che tale viene detta.
Se volessimo esser coerenti, ma veramente, allora che gli scrittori non pubblichino con editori che sono notoriamente di destra o che sono passati alla destra. Che si accontentino di pubblicare per piccole case editrici, e solo per quelle.
Ma Genna, non pubblica per Rizzoli adesso? Ops! M'era scappato: la Rizzoli c'ha pure lei i personaggi proprio di sinistra. Ma che bello! Io non lo sapevo. Che ingenuo che sono.
Le favole son belle. Ma sono appunto delle favole.
'Notte
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 27.02.06 02:02
Caro Lello Voce,
a lei che dice che io indosso la livrea, posso solo replicare che il ragionamento (se così vogliamo chiamarlo) mi fa tristezza, e il tono mi offende. Se all'Unità sono tutti cafoni come lei, preferisco scrivere sul Giornale.
Pubblicato da: Leonardo Colombati - 27.02.06 09:20
Oh, Leo, ma stai scherzando, no, spero? :) "il vostro tono ognor m'offende, o mio signore"!. No, ma stiamo parlando sul serio o siamo nel cartone animato di Lady Oscar?
Pubblicato da: angela scarparo - 27.02.06 09:28
E poi qualcuno dice che la rete mette a nudo il re i baroni e i cortigiani... più che altro si fanno dei polveroni micidiali.
Comunque a Angelo Petrelli, che contribuisce al polverone sparando nel mucchio, volevo dire che alcune cose sulla poesia di Zizzi sono state dette sul colonnino di Nazione Indiana a cui si accede attraverso il link sulla foto di Zizzi.
Pubblicato da: andrea barbieri - 27.02.06 09:38
Cara Angela,
se mi si dà del servo e mi si intima di "desistere" io mi incazzo.
Credi che il linciaggio cui sono sottoposto da mesi, per via della mia collaborazione al Giornale, sia un peso lieve da sopportare? Credi che sia piacevole sentire gente come te che ti dice cosa è giusto e cosa è sbagliato?
Ma chi ha dato a te, a Voce, a Di Costanzo, il pulpito da cui, con un sol gesto della mano, dividere il bene dal male?
Il tuo tono - le tue "fettine di culo" (di cui faccio francamente a meno) - mi offendono; offendono sopratutto la mia intelligenza, se non quella di tutti coloro che non ne possono più di ascoltare contumelie irrancidite combattute dalla sponda sovraffollata e comoda dell'anti-berlusconismo. Ma cosa vuoi che me ne freghi di Berlusconi quando parlo di letteratura! Cosa vuoi che me ne freghi di Belpietro, di Padellaro, del Giornale, di Radio Radicale e della Voce repubblicana! Lello Voce scrive sull'Unità, ergo è un GIUSTO. Belardinelli scrive sul Foglio, ergo è un venduto. Colombati scrive sul Giornale, ergo è un lacché di Paolo Berlusconi.
Che malinconia, che schifo...
Se l'alternativa a questa cultura dell'insulto e degli schizzi di fango è il mondo di Lady Oscar, cospargetemi di melassa e travestitemi da Principe Azzurro (si può ancora dire "azzurro"?).
Tu scrivi che io pubblico un pezzo su un poeta per "farmi sdoganare dal Giornale". Ma che cosa vuol dire? Ma rileggi ciò che scrivi? Non ti senti ridicola? Non ti viene il dubbio di star sparando delle gran boiate?
Io scrivo, perdio, non per essere sdoganato da qualcuno, ma perché chi ha l'avventura di leggermi provi "piacere". E sai dove scrivo? Su un computer che sta sulla mia scrivania. Il fatto che, poi, ciò che ho scritto venga pubblicato da Vibrisse, da Nuovi Argomenti, da Sironi, dal Giornale o da Rizzoli, non "limerà la mia capacità di analisi del reale", come hai detto tu.
Non ho mai scritto un rigo pensando: "Questo è per Enzo Siciliano, questo è per Giulio Mozzi, questo è per Caterina Soffici".
Lo sai come funziona la mia collaborazione al Giornale? Te la spiego, così magari capisci.
Mi sveglio un mattino e mi viene voglia di scrivere su "Le perizie" di Gaddis. Viene fuori un pezzo di 8000 battute. Mi dico: va bene per il Giornale. Lo mando via e-mail a Caterina Soffici e a Luigi Mascheroni. Dopo 24 ore, mi rispondono. Dicono sempre di sì. Mi hanno sempre pubblicato tutto ciò che gli ho mandato (non ho alcun vincolo, con loro. Quando mi va gli mando un pezzo; posso non mandargli niente per sei mesi, oppure tre articoli in tre giorni). Le uniche osservazioni che possono farmi è sulla lunghezza. Finora, il pezzo "più tagliato" è risultato inferiore del 5% rispetto all'originale. Entro sei giorni dal mio invio, pubblicano il mio articolo. Vengo pagato 250 euro a pezzo.
Cordiali saluti.
Pubblicato da: Leonardo Colombati - 27.02.06 10:11
Cara Angela,
se mi si dà del servo e mi si intima di "desistere" io mi incazzo.
Credi che il linciaggio cui sono sottoposto da mesi, per via della mia collaborazione al Giornale, sia un peso lieve da sopportare? Credi che sia piacevole sentire gente come te che ti dice cosa è giusto e cosa è sbagliato?
Ma chi ha dato a te, a Voce, a Di Costanzo, il pulpito da cui, con un sol gesto della mano, dividere il bene dal male?
Il tuo tono - le tue "fettine di culo" (di cui faccio francamente a meno) - mi offendono; offendono sopratutto la mia intelligenza, se non quella di tutti coloro che non ne possono più di ascoltare contumelie irrancidite combattute dalla sponda sovraffollata e comoda dell'anti-berlusconismo. Ma cosa vuoi che me ne freghi di Berlusconi quando parlo di letteratura! Cosa vuoi che me ne freghi di Belpietro, di Padellaro, del Giornale, di Radio Radicale e della Voce repubblicana! Lello Voce scrive sull'Unità, ergo è un GIUSTO. Belardinelli scrive sul Foglio, ergo è un venduto. Colombati scrive sul Giornale, ergo è un lacché di Paolo Berlusconi.
Che malinconia, che schifo...
Se l'alternativa a questa cultura dell'insulto e degli schizzi di fango è il mondo di Lady Oscar, cospargetemi di melassa e travestitemi da Principe Azzurro (si può ancora dire "azzurro"?).
Tu scrivi che io pubblico un pezzo su un poeta per "farmi sdoganare dal Giornale". Ma che cosa vuol dire? Ma rileggi ciò che scrivi? Non ti senti ridicola? Non ti viene il dubbio di star sparando delle gran boiate?
Io scrivo, perdio, non per essere sdoganato da qualcuno, ma perché chi ha l'avventura di leggermi provi "piacere". E sai dove scrivo? Su un computer che sta sulla mia scrivania. Il fatto che, poi, ciò che ho scritto venga pubblicato da Vibrisse, da Nuovi Argomenti, da Sironi, dal Giornale o da Rizzoli, non "limerà la mia capacità di analisi del reale", come hai detto tu.
Non ho mai scritto un rigo pensando: "Questo è per Enzo Siciliano, questo è per Giulio Mozzi, questo è per Caterina Soffici".
Lo sai come funziona la mia collaborazione al Giornale? Te la spiego, così magari capisci.
Mi sveglio un mattino e mi viene voglia di scrivere su "Le perizie" di Gaddis. Viene fuori un pezzo di 8000 battute. Mi dico: va bene per il Giornale. Lo mando via e-mail a Caterina Soffici e a Luigi Mascheroni. Dopo 24 ore, mi rispondono. Dicono sempre di sì. Mi hanno sempre pubblicato tutto ciò che gli ho mandato (non ho alcun vincolo, con loro. Quando mi va gli mando un pezzo; posso non mandargli niente per sei mesi, oppure tre articoli in tre giorni). Le uniche osservazioni che possono farmi è sulla lunghezza. Finora, il pezzo "più tagliato" è risultato inferiore del 5% rispetto all'originale. Entro sei giorni dal mio invio, pubblicano il mio articolo. Vengo pagato 250 euro a pezzo.
Cordiali saluti.
Pubblicato da: angela scarparo - 27.02.06 10:24
Per Giorgio Di Costanzo: non fossi stato "impaziente" a suo tempo, non mi fossi degnato di prendere in considerazione le "operine" del mio tempo, oggi semplicemente non avrei qui, nello scaffale, i libri ("libri": spesso carte, rivistine fatte a mano, libricini stampati alla macchia) di Villa, Rosselli, Vicinelli, Spatola, Cavallo, Capasso, Beltrametti, Costa. E sarei più ignorante di quel che sono.
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.02.06 10:26
Caro Colombati,
non mi pare di essere stato cafone in alcun modo, ma solo di aver espresso sinceramente la mia opinione. Cosa, suppongo, lecita. Per quanto riguarda la livrea, fa male ad incazzarsi. Ovviamente anch'io, scrivendo sull'Unità, indosso una livrea, che però a me piace, mi perdoni, più della sua.
Invece di incazzarsi tanto farebbe meglio a rispondere nel merito alle osservazioni che la toccano. Se ne ha voglia. Altrimenti...
Non credo che darmi del cafone risolverà la sua evidente contraddizione.
Un saluto
Lello Voce
Pubblicato da: Lello Voce - 27.02.06 10:27
Scusa lo scherzo, sai, Principe, ma ho un po' da fare. Quando ho tempo ti dedico un'altra fettina di culo, sperando di ottenere in cambio qualche banalità in meno: scrivo su un computer; ricevo 250 euro. Dove dovresti scrivere, per aria? Vorrei bene vedere che non ti pagassero. Visto che continui a dire a tutto di rileggersi invocando il ridicolo, ti ho ripostato :)
Pubblicato da: angela scarparo - 27.02.06 10:30
Di corsa, Colombati: c'è un'altra risposta alla tua problematica. Forse la frequentazione del Giornale (il posto di Ruini, della Chiesa, e della procreazione. il posto della famiglia, all'interno della nostra società, e il nostro posto all'interno della famiglia e della società) ti fa confondere su cosa sia il piacere? Credo di sì. Questo sarebbe una soluzione al tuo problema visto che come i preti, sono mesi che se qualcuno ti fa un'obiezione dici, ripeto, ripeti, come i preti, "Ma signori, un po' di senso del ridicolo!" che è sempre un buon modo di mettere a tacere chi ti contraddice.
In quanto allo sdoganamento (e dovessi pure fare tardi!) non confondere, o mi fai accorgere e confermare di come il Giornale ti faccia camnbiare: PERCHE' NON PUBBLICHI DIRETTAMENTE su Internet? Era una risposta sensata. invece di fare il pretacchione e confondere le acque ("Maestra, Angela dice che voglio farmi sdoganare dal Giornale! Maestra, tutti mi insultano!", ma smnettila, fai il piacere, sei grande!) hai tutto il diritto di dire, "Perchè mi pagano!".
Pubblicato da: angela scarparo - 27.02.06 10:40
Oddio, (con la tazzina in mano, ma non voglioperdere il filo del discorso, in quanto emblematico e importante!), le fettine di culo non erano per te (come ti può venire in mente?) è un'espressione usata da Altan, e che a Roma si usa spesso (mi chiedo come ti possa venire in mente una cosa diversa! Ah, il piacere! il piacere!) per dire: "Signori politici, basta! Abbimao già dato!" Poi, ma senza fettine di culo in cambio, mi spiegherai come hai fatto a buttarla così sul perosnale? :) scappo davvero!
Pubblicato da: angela scarparo - 27.02.06 10:51
non a caso non ho ottenuto risposta in merito alla poesia di Zizzi.
Pubblicato da: angelo petrelli - 27.02.06 11:42
Angelo Petrelli
Illuminaci tu dall'alto, amico leccese. Dai, dacci il tuo genio quotidiano, che qui di amici di amici ce ne da avanzo.
Pubblicato da: sud - 27.02.06 13:11
@ ANGELA
Anch'io non ho ottenuta risposta, ma da te, cara Angela. Eppure avevo posto dei punti interessanti... forse troppo scottanti e compromettenti perché meritassero risposta. :-(
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 27.02.06 13:18
L'ho sempre detto, appena si infila la politica succede il finimondo. Specie quando essa si mischia all'arte, dalla quale deve stare molto ma molto lontana.
Del resto si sa, molti artisti hanno ottenuto la gloria perchè appoggiati dal partito politico.
Ma questa è un'altra storia.
Zizzi è un poeta come molti di quelli che meritano, per dio nulla da recriminare, diciamo che si è esagerato sulla promozione.
Queste mirabilie stilistiche teniamole a bada.
Ciao carissimo Angelo, felice di averti ritrovato.
Fabrizio
Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 27.02.06 13:22
Se è per questo, considero Petrelli molto più maturo, granitica solidità concettuale nella fase espressiva e grande capacità di rielaborazione della struttura.
Parlo di ciò che mi ha presentato ai tempi, adesso avrei proprio voglia di vedere. Angelo mi manderesti qualcosa di più aggiornato?!
Comunque ora smetto, se no vengo tacciato di essere amico di Petrelli, e reiniziamo la solfa.
Un caro saluto a tutti
Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 27.02.06 13:26
sommo sud, dubito che lei in un qualsiasi modo o maniera possa entrare in certe riflessioni a meno che non siano un'ostentazione di neutralità e devozione per il politically correct o una serie di tautologie prestampate da baci perugina.
lei si occupi di gossip.
e poi "Sud" chi, l'amico dell'amico chi?!
Pubblicato da: angelo petrelli - 27.02.06 14:08
Iannozzi, eh, guarda. sai come mi scotti tu! meno male. così risparmio sul riscaldamento. :)
leo, non ti dvei arrabbiare, dico sul serio. siamo tutti poverini, e certo lo è di più chi finge di non esserlo, un poverino. chi finge la normalità di una vita da spot pubblicitario. mi alzo, accendo il computer, la vita mi sorride sotto le spoglie di una redazione di merda.
quello che mi impressiona è l'assoluta normalità con cui tu fingi di essere un uomo e uno scrittore libero :) non te la prendere, io non ti voglio offendere nè fare prediche, o fingere di praticare la virtù. anche io come te mi arrangio. in un altro modo, certo. correndo come posso.
scusa se adesso mi assento di nuovo, ma (ach!) va così: se rifiuti determinati lavori da 250 al pezzo (e fai quella con la puzza sotto al naso!) ne devi accettare altri, certo non più piacevoli o meno faticosi, anzi! ( certe volte penso che è meglio fingere di essere persone libere!. giuro!) a dopo.
Pubblicato da: angela scarparo - 27.02.06 14:38
A petrelli
lei rimprovera ad altri una macchia che è anche sua, ossia di non portare argomenti che spieghino l'eventuale giudizio negativo su Zizzi.
Ma guarda caso lei cade nello stesso errore, ma di segno contrario, il suo giudizio positivo è ugualmente generico e vuoto su queste pagine. Inizi ad argomentare lei, qui, invece di giocare sempre di rimessa, da out-sider.
Qui si parla d'altro, se solo sapesse leggere, non accecato dal suo essere prode scudiero.
Io ho solo commentato negativamente il testo di Colombati (testo che tutti possono legge "qui", al contrario di quello di Zizzi) come recensione, non ho espresso giudizi su Zizzi, anche se lo seguo da un po' e ho tutte le carte per dire la mia, ma non l'ho fatto.
caro amico LECCESE.
Se lei vuole che si porti argomenti su cui ragionare, mi segua, sproniamo Colombati ad argomentare sul suo (di Colombati) di testo.
Pubblicato da: sud - 27.02.06 15:21
non le argomento un bel niente caro, perché proprio lei che parla di prodi scudieri ,di fanti e settebelli non è nessuno, e meno del mio silenzio.
sud cosa?! non conosco nessun sig.Sud.
io caro sud ho scritto una breve recensione sul testo di zizzi con la dignità di chi ha un nome e il coraggio delle proprie opinioni, recensione che presto sarà pubblicata dove certo lei (che sa ben leggere e mentire) può arrivare facilmente con il suo anonimato.
colombati ha scritto quello che si sentiva di scrivere, ha espresso un'opinione mettendoci la propria di faccia. ed ha comunque e brevemente argomento la questione "zizzi poeta". poi ha proseguito il pezzo con il taglio che meglio si confaceva ai lettori della testata che gli ha commissionato il pezzo
(perché quello è stato un lavoro retribuito, non un cazzeggio senza guadagno come il suo caro sud.)
Pubblicato da: angelo petrelli - 27.02.06 16:24
Angela, hai schivato. Anzi, hai proprio sorpassata gli inquietanti interrogativi... ieri ho visto un film, a un certo punto un tizio dice qualcosa del genere: "fammi vedere! butta il fegato sul ghiaccio... di che colore sarà? rosso o giallo? rosso o giallo? rosso o giallo?" Da "North Country", un bel film, femminista (non scherzo - su gli abusi sessuali nel 1989, presso quelle che furono le prime donne a lavorare in una miniera come minatori) che ti consiglio casomai non avessi ancora avuta la fortuna di vederlo.
Che devo dire? Sei simpatica, però sei come la mia Barbie che ho legata alla sedia con la corda ben stretta. Pure lei tace. ^______^''' Va', meglio che la liberi: mugola troppo. ^_____^'''
Giuseppe
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 27.02.06 17:04
Basta fate la pace è meglio un critico in livrea che un pirla in maglietta (nera, come la camicia)
Pubblicato da: lillo noce - 27.02.06 18:17
No, è meglio un critico in livrea libero rispetto a un fascista in maglietta un po' pirla..
Pubblicato da: Angelo Scalcagnato - 27.02.06 19:44
Signor Colombati, nel "post" delle ore 15.14 di ieri lei scriveva: "... ad alcuni scatta un riflesso pavloviano, gli si allunga la lingua e prende a latrare, sbavando tutt'intorno...". Per cortesia: potrebbe dirmi precisamente a chi si riferiva? La ringrazio. Giorgio Di Costanzo
Pubblicato da: Giorgio Di Costanzo (Ischia) - 27.02.06 22:00
Cara Angela,
scrivi che collaborando al Giornale di Berlusconi, io fingo di essere un uomo e uno scrittore libero, che la mia vita mi sorride “sotto le spoglie di una redazione di merda”; e poi dici: “non ti voglio offendere né fare prediche, o fingere di praticare la virtù. Anch’io come te mi arrangio. In un altro modo, certo. Correndo come posso”.
Sì, lo so che ti arrangi, ma il modo è lo stesso, visto che in passato hai scritto 3 articoli per il Foglio di Ferrara, ricevendone un compenso di 250mila lire l’uno (come hai detto tu stessa qui: http://www.nazioneindiana.com/2006/02/10/gentilissimo-alfonso-berardinelli/#comments).
A meno che mi sfugga la differenza qualitativa tra lo scrivere 11 pezzi per il Giornale a 250 Euro l’uno e 3 pezzi per il Foglio a 250mila lire.
Pubblicato da: Leonardo Colombati - 02.03.06 09:56
Leonardo, sulla redazione du merda ce l'avevo con me, e con me ce l'avevo anche quando ho provato a recitare la parte spottesca della collaborotrice a tutto campo (destra, sinistra, centro).
In quanto alla libertà: scusa, se ti dico che non si può essere persone libere (io peraltro sono pessimista in proposito: credo che liberi non si possa essere mai, quindi tranquillo. limiti - la morte, l'amore per i nostri figli - molto grandi ci sono e ci saranno sempre. sei tanti più libero, quanto più sai, quanto è piccolo lo spazio in cui puoi muoverti! ci siamo?) lavorando per il Foglio, lo faccio a ragiona veduta: ci sono cose improponibili al Foglio. Bisogna essere 'affidabili' per lavorare al Foglio. Naturalmente, tu potrai dire, "Benvenuto ha trovato una scusa per liquidarti! Non sai scrivere! Non sei brava! Non ti volevano più!", il che è possibile. Figurati. Tutto possibile. Anche perchè io - è vero - non sono una persona affidabile. E certe redazioni richiedano persone 'affidabili'. Non da un punto di vista delle competenze (per carità, forse neanche quelle io ho!), dal punto di vista dei comportamenti. Che io non sia una persona affidabile, non è cosa di cui mi vanti. Ho già detto i fastidi che mi crea. Ma alla mia età ho scoperto anche che mi crea tanti agi. Quindi, se mi lamentassi sarebbe una solenne bugia.
Comunque, per chiudere: preferisco guadagnare di meno e scrivere come negra, che guadagnare di più e dover dire a mio figlio, quando si litiga, (sai le battaglie con gli adolescenti, che da genitori è giusto fare!) "Senti, tesoro, semtti questo tono, perché io come madre con te, di una sola cosa devo vergognarmi, sai carino?"
"Ah! Sì, e quale?"
"DI AVER COLLABORATO AL FOGLIO!"
Pubblicato da: angela scarparo - 02.03.06 16:19
La si butta sempre sullo sforzo, sul sacrificio, sulla vergogna di dovere fare quella cosa... ma poi si incamerano lo stesso i soldini e tutto passa.
:)
Pubblicato da: mah - 02.03.06 19:42
Mah, della serie: i soldini li incamera e li incamererà qualche tuo parente. Perché io ho visto 750 mila lire dalla destra di questo paese. 370 euro. Non posso dire di essermi venduta, per questo, tesoro. Se lo vuoi pensare, (che tutti siamo uguali, che tutti accettano, che nessuno parla, che tutti parlano e nessuno fa niente) sai che c'è? fatti tuoi.
Pubblicato da: angela scarparo - 02.03.06 20:43
Forse è proprio un mio parente a darti il lavoro.
Pubblicato da: mah - 03.03.06 00:12
Il massimo è il pirla in livrea a forma di maglietta che non ammette l'eventuale assonanza tra la rava e la fava di cui fa arte retorico-politica, frastornato dai plausi di un codazzo pedissequo e servile cino-pavlovianamente salivante, sì, per cui Il Giornale starebbe a Berlusconi come Mondadori-Einaudi non starebbe a Berlusconi. Il problema reale è che ce ne sono molti, di questi pirla in livrea a forma di maglietta, che trasformano l'eventuale matematica alla quale si appellano in "opinione", quando fa loro comodo. Si prova compassione, davanti a scene del genere. Si capisce che è questa sinistra che fa preferire la destra.
Pubblicato da: Gemma Gaetani - 07.03.06 03:27
Il massimo è il pirla in livrea a forma di maglietta che non ammette l'eventuale assonanza tra la rava e la fava di cui fa arte retorico-politica, frastornato dai plausi di un codazzo pedissequo e servile cino-pavlovianamente salivante, sì, per cui Il Giornale starebbe a Berlusconi come Mondadori-Einaudi non starebbe a Berlusconi. Il problema reale è che ce ne sono molti, di questi pirla in livrea a forma di maglietta, che trasformano l'eventuale matematica alla quale si appellano in "opinione", quando fa loro comodo. Si prova compassione, davanti a scene del genere. Si capisce che è questa sinistra che fa preferire la destra.
Pubblicato da: Gemma Gaetani - 07.03.06 03:28