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13.02.06
Vignette e cortei
Può darsi che, pur sapendo che è un problema del mondo di oggi, io, nel mio piccolo, faccia parte di quei reggiani che non vogliono o non riescono a fare fino in fondo i conti con il fondamentalismo islamico. D'altra parte, ero contro la guerra all'Iraq come unica risposta occidentale all'attentato delle torri gemelle: come la maggioranza - giudicata "non realista" - degli italiani. Anche per questo, forse, non credo che il corteo di migranti islamici che si è svolto sabato scorso in città sia stato una minaccia per il nostro futuro.
Sarà che in passato sono stato maestro d'italiano nei corsi serali anche di Driss Guessous, oggi responsabile del centro islamico di via Monari, ma come reggiano, pur non condividendone i contenuti e avendo magari preferito un dibattito sulla questione della satira e la libertà di espressione tra musulmani e non musulmani, ho apprezzato l'estrema correttezza del corteo. Non era cosa scontata, - visto che sono ormai in tanti, da tempo, - quelli che soffiano sul fuoco di un inevitabile scontro frontale totale di civiltà: nel mondo islamico, ma non solo. Tanto per fare un esempio, alla domenica, dentro e fuori dagli stadi, tra italiani, ultimamente, c'è chi si prende a botte e inneggia al nazismo - ma di queste forme di intolleranza pochi si preoccupano nè temono per il proprio futuro.
Sarà che per anni sono stato responsabile di un progetto ministeriale per l'integrazione dei bambini migranti in alcune scuole pubbliche elementari statali della provincia reggiana e ho conosciuto diverse famiglie di mussulmani e a forza di insegnare ai bambini sono rimasto un po'ingenuo, ma sabato, per me, la nostra città si è mostrata luogo di tolleranza e di espressione di diverse idee e sensibilità. E non credo sia stata scelta per dare prova di forza della presenza dell'Islam radicale in Italia: e poi, da chi? Né credo che da oggi Reggio possa essere considerata terra o base di potenziale sviluppo e di semina per la divulgazione e il sostegno a organizzazioni integraliste, radicali o paraterroristiche.
Mi chiedo, piuttosto, se a volte, noi, non rischiamo di fare di tutti gli islamici un fascio, - soprattutto per rispondere a nostre paure, certo legittime. E, soprattutto, se questo renda più o meno difficile un dialogo sempre più necessario: perché è questa l'unica cosa che conta. Oppure, al contrario, con tutti i nostri ragionamenti non fomentiamo posizioni di diffidenza o filo-integralistiche. Spesso reciproche.
A proposito delle vignette danesi, la penso poi come Umberto Eco: "Ci sono profezie che si autodeterminano, e a gridare alla guerra di religione, la guerra di religione avviene davvero, e partono le Crociate. E proprio la storia delle Crociate ci dice che dietro ai cavalieri venivano i disperati. Questo non significa che la situazione sia da prendere sotto gamba, ma bisogna fare il possibile per identificare i veri responsabili dei disordini, non combattere il fondamentalismo col fondamentalismo".
Per qualcuno, forse, un mondo di popoli o di comunità in guerra o in stato di guerra perenne, è inevitabile, ormai quasi auspicabile. Non credo lo sia per nessun popolo o comunità, a prescindere dalla propria etnia o fede religiosa. Insomma, anche allontanare da noi - e dai nostri media - troppe "profezie di sventura che si autodeterminano", può essere un buon modo per reagire alla cultura imperante dell'intolleranza e dell'odio reciproco e tentare di scongiurarle.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 13.02.06 08:35
Interventi
Giovanni, volevo scrivere un Dopo Carosello sull'argomento delle vignette su Maometto, ma colgo il tuo post per cercare invece di allargare il tuo punto di vista, che condivido. Lo faccio postando qui un link al blog Haramlik, post molto ricco e articolato, del quale riporto un passaggio:
"...il mondo islamico si presta stupendamente ad essere osservato allo scopo di scoprire le nostre contraddizioni, perché è diverso senza essere estraneo.
Del resto, è un mondo che ci chiama spesso a questo gioco. Mica gli sono ignote, le nostre contraddizioni. Solo che noi rispondiamo scappando, starnazzando, sparando.
Eppure, almeno tra di noi, potremmo pure applicarci, ogni tanto.
Stare a sentire.
Rispondere.
L'alternativa qual è?
Passare la vita a ripeterci come un mantra le parole d'ordine della gioventù mentre, intorno, il mondo cambia, il pianeta è diverso e quelle parole si fanno sempre più logore, vuote, inadeguate a descrivere la realtà?
Credere di avere raggiunto il limite delle verità possibili e sparare a vista su chi te le discute?
Mi pare la più conservatrice delle posizioni, francamente.
Non c'è da stupirsi se poi ci si ritrova a rimorchio di Pipes, della Fallaci e di Calderoli."
Il link: http://www.ilcircolo.net/lia/000996.php
Ciao!
Pubblicato da: copydifiducia - 13.02.06 09:12
Che dire, d'accordo e sono convinto che abbia fatto più danni, dando corda agli estremismi, la voglia della stampa di cercare la notizia a tutti i costi ed enfatizzarla, che la notizia in quanto tale.
Non dimentichiamo che le vignette pubblicate erano di settembre dello scorso anno, a me sa di strumentale questa levata di scudi tardiva.
Buona giornata. Trespolo.
PS: da quando sono iniziate le olimpiadi la notizia è saltata nelle pagine più interne...
Pubblicato da: Trespolo - 13.02.06 11:02
In questi giorni sulle vignette, secondo me, si è vista la grande malafede (e ignoranza) dei giornalisti italiani e della loro infingarda difesa della libertà di espressione (che in questo caso proprio non c'entrava nulla). Malafede, ma soprattutto molta ignoranza (che spero vera e non simulata). Vi porto un esempio, e cito anch'io Lia di haramlik, che ha scritto in questi giorni molte cose belle e profonde.
http://www.ilcircolo.net/lia/000994.php.
Un giornalista (credo della repubblica), ha tradotto una delle frasi più famose del mondo in una maniera tale che secondo me sarebbe da cacciata dall'ordine dei giornalisti.
La frase sarebbe
la illah illa Allah
Tradotto dal giornalista (che per me non merita il titolo di giornalista)
Non dio ma Allah.
Come se ci fossero due dio, uno nostro (rifiutato) e uno loro (accettato). Questo è razzismo e ignoranza le due terribili miscele che fanno poi scoppiare le tragedie che ci fanno straparlare indignati a posteriori, dimentichi di quello che ha scatenato il tutto.
La vera traduzione è
Nessuna divinità solo Dio (nessuna divinità all'infuori di Dio).
che equivale al biblico
Non avrai altro dio all'infuori di me.
Letterale:
La = no
Illah = divinità (pagane adorate all'epoca di Maometto).
Illa =solo
Allah = Dio.
(georgia)
Pubblicato da: georgia - 13.02.06 12:34
