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06.02.06

"Tra religione e satira, religione e ironia c'è non solo compatibilità, ma profonda affinità"

di Sergio Givone

[Questo articolo di Sergio Givone è apparso nel quotidiano Il Messaggero sabato 4 febbraio 2006. L'ho letto su segnalazione di Massimo Adinolfi. gm]

sergio_givone.JPGIl problema sollevato dalla minacciosa reazione del mondo islamico alle ormai celebri vignette (che però pochi hanno davvero visto) è il seguente: c'è o non c'è compatibilità fra religione e satira, fra religione e ironia? La mia risposta è che c'è non solo compatibilità, ma profonda affinità. Mancando la quale vien da chiedersi se qualcosa non sia andato storto e se la superstizione non abbia finito col prevalere sull'autentico spirito religioso.
Non c'è religione che non abbia un suo inconfondibile tratto d'ironia e di humour. Ironia significa distacco. Significa scoprire nel non senso un senso più alto e nascosto. E non importa se questo senso più alto ci sfugge e noi siamo di fronte all'assurdo.

Sorridiamo proprio perché non accettiamo che l'assurdo ci inghiotta, ma guardiamo a qualcosa che lo trascende. Non fa la stessa cosa la religione? Non ci invita forse a guardare oltre la miseria in cui versiamo? I grandi santi sono stati dei sublimi ironisti: si pensi a san Francesco, il “giullare di Dio". Infinitamente ricca di umorismo è la tradizione ebraica. Nei momenti più dolorosi e anche più terribili della sua storia il popolo d'Israele ha amaramente riso di sé, e ha potuto farlo avendo fede che l'ultima parola non fosse del mondo ma di Dio. Anche l'Islam conosce questo aspetto fondamentale della religione. La mistica islamica, in particolare il sufismo, si è sviluppata in opposizione al dogmatismo e contro la identificazione di etica e politica, giungendo a pensare la fede come libertà dello spirito.

Ed ecco il punto: la libertà. In quanto fatto spirituale, la religione è libertà. Togliete la libertà dal cuore profondo dell'esperienza religiosa, ed è la sua fine. Religione e libertà sono tutt'uno. Ma poi accade che in nome della religione si invochi la censura o peggio. Come la mettiamo? Il caso di questi giorni è emblematico. Milioni di persone, intere nazioni e popoli si sono sentiti offesi nel loro credo dalla pubblicazione di alcuni disegni satirici e hanno invocato la censura. La domanda è se sia giusto o non sia giusto venire incontro a tale richiesta.

Qui bisogna distinguere fra due questioni. La prima è quella che riguarda i diritti degli offesi. Sia chiaro: offesi a torto o a ragione, non importa, così come non importa sapere se quelle vignette fossero o non fossero volgari, quale il loro livello estetico, quanto intrise di veleno ecc. Offesa c'è stata in quanto è stata percepita come tale. E se offesa c'è stata, saggezza vuole che si eviti di offendere. E' senso di opportunità. Ed è anche senso di tolleranza, volendo, dal momento che tolleranza vuol dire anzitutto accettare l'altro per come è, anche se non è quello che io vorrei che fosse.

La seconda questione è una questione di principio. Non si tratta di un princidappoco, visto che in gioco è la libertà di espressione e di opinione. Né più né meno che il principio che è alla base della nostra democrazia e forse anche di più, perché è alla base del nostro modo di concepire la vita civile. In quanto tale, questo principio è irrinunciabile. Possiamo naturalmente tener conto anche di altre ragioni, ragioni di opportunità, ragioni di saggezza. E imporci di usarne con discrezione e con intelligenza. Ma liberamente. E senza che nessuno pensi di poterci costringere. Se vi rinunciassimo a seguito di pressione altrui, entreremmo in contraddizione con noi stessi e con l'idea che abbiamo di noi uomini liberi.

Conclusione: ben vengano gli inviti alla prudenza, al buon gusto, al rispetto dell'altro anche quando l'altro non è molto disposto a contraccambiare. Però, fra un mondo in cui c'è la libertà e c'è chi ne abusa, e un mondo in cui non c'è né la libertà né chi ne abusa, è il primo che deve essere scelto, mentre il secondo non può che essere rifiutato. Non in nome di Voltaire. Ma, ben prima, in nome della religione stessa.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 06.02.06 15:08

Interventi

Preferisco dire, bestemmiare Giove o Venere. Se non ci credo in Dio, che motivo avrei, o dovrei avere per farci su una guerra, per dar fuoco alle micce? Mi sembra quantomeno stupido; più stupido e incosciente chi oggi, facendosi garante d'una finta libertà d'espressione e di stampa, va sciorinando le vignette su blog e carta stampata, quasi non ci fossero già tanti e tanti motivi per cui preoccuparsi seriamente, iniziando da ben prima della guerra nel Golfo.
Le religioni non sono mai una libertà, ma sono come la democrazia che uno l'accetta perché, in fondo in fondo, di meglio al momento non c'è cui affidare fede o semplice speranza per un domani migliore, per Giove! Semplicemente si dovrebbe evitare l’influenza ferale di Marte che sussurra agli orecchi parole furbe strappate dalla bocca di Jago!

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 06.02.06 16:48

adesso, non per "fallacizzare" il discorso...chi è più demente ? chi si fa scherno della religione altrui, chi (giustamente ?) si incazza, o chi come il buon ministro degli interni predica buonsenso per non fornire pretesti (ne mancassero, eh ?) alle orde (già) barbariche nonchè (oggi) vieppiù, offese ?

Pubblicato da: cletus - 06.02.06 18:31

Se, come paventa Evangelisti, la terza guerra mondiale ("scontro di civiltà")scoppiasse a causa delle 12 vignette satiriche danesi, non si potrebbe più parlare della solita blanda "ironia della sorte", ma di vero e proprio (e amaro) "sarcasmo" da parte della stessa.

Pubblicato da: http://www.lucioangelini.splinder.com - 06.02.06 19:30

Prima di andare a dormire che sono stanca morta (ma non ancora cadavere :-)
Caro Lucio, tu non ci badi, ma nella quarta guerra mondiale ci siamo dentro, la stiamo combattendo e non è iniziata oggi, è iniziata lentamente dopo il crollo del muro di Berlino o dopo la guerra del golfo o dopo quella jugoslava o....ma è iniziata e noi ci siamo dentro fino al collo. La combattiamo, la combatteremo e molto probabilmente non ne usciremo vincitori. Le vignette non sono che un tassello che sta radicalizzando le parti a discapito di ogni coscienza critica e di ogni allarme. Se er mejo dei laici finiscono schierati con Borghezio (che peraltro organizza comizi in una città come Livorno per potersi presentare - e ci riesce- da vittima al pari di vignette che gli ricordano molto probabilmente quelle antisemite di nostalgica memoria) senza neanche fare dei distinguo, allora la fase del reclutamento ha quasi raggiunto il suo punto di non ritorno. Caro Lucio ti invito a una visita al sito di Peacereporter e a una serena lettura.
Forse ho detto qualche assurdità o.... potrei anche essere stata troppo ottimista, pensaci.
besos

p.s. mi sto ancora chiedendo quale sia la religione di riferimento di Givone, francamente, di quelle che conosco, nelle sue parole, non ne riconosco nessuna, ma forse si tratta di qualche forma di buddismo o di tantra o zen. Religioni simili a quelle che descrive quì in occidente ce le sogniamo almeno dai tempi delle sante inquisizioni (o santi uffizi). Gli auguro davvero di dare vita a un culto (non a una religione organizzata e perdipiù gerarchica) che contempli l'ironia (e anche l'autoironia) e che dia ai fedeli libertà soprattutto mentale (oltre che sessuale tra consenzienti). Non aderirei comunque, ma mi piacerebbe assistere all'esperimento. Auguri (c'è una parte scherzosa anche in queste mie affermazioni, non prendetevela)

Pubblicato da: spettatrice - 06.02.06 20:03

Satira, religione... Specchietti per le allodole. E di questi tempi starsene su un ramo a fare la cacchina conta proprio poco.

Pubblicato da: Medo - 06.02.06 22:31

Cara Spettatrice: Massimo Adinolfi, attraverso il quale sono arrivato all'articolo di Givone, lo presenta come uno "tra i maggiori filosofi cattolici viventi".

Pubblicato da: giuliomozzi - 07.02.06 08:34

ah.

Pubblicato da: spettatrice - 07.02.06 09:18

Prova un po' a fare dell'ironia sul cristianesimo, e vedrai, Spettatrice, che Givone ci mette al rogo come minimo. :-)))

Ovviamente sto facendo dell'ironia, quindi non me ne voglia troppo Givone.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 07.02.06 10:57

Iannozzi, nel solco dell'autoironia, come non intepretare nel miracolo della moltiplicazione dei pesci i prodromi del cosidetto falso in bilancio ?

Pubblicato da: cletus - 07.02.06 13:26

Cletus, mio caro, e se volessimo puntare l'indice contro la moltiplicazione dei pani! Altro che falso in bilancio, verrebbe su scandalo che a confronto quello Parmalat parrebbe 'na barzelletta di seconda mano.
Ma che tu sappia, qualche divinità c'ha messo il suo zampino... par proprio che sia acqua passata. Ma d'altro canto è vero: inutile piangere sul latte versato. Fa presto a diventar acqua: i miracoli, mio dio, meglio di no!

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 07.02.06 20:48

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