« Barbe, Madonne, privilegi e comodità o de La comodità di sfottere i santi altrui | Main | Il blog Best Off »
07.02.06
Posso partecipare (alla politica in TV) ?
Faccio questa breve proposta in seguito alla discussione riguardo all’articolo Puntare un’arma contro un leghista non è disdicevole di Giulio Mozzi.
Diamo per scontato che replicare la violenza verbale di Borghezio sia uguale a mettersi sul suo stesso piano e ammettiamo anche di non voler stare su quel piano (che consideriamo non civile).
In che modo, allora, dobbiamo reagire a Borghezio?
Le leggi del taglione sgradevoli a cui si riferisce Mozzi, forse nascono dal senso di impotenza che spesso il dibattito politico innesca?
Molte volte, vediamo due politici parlare e vediamo semplici monologhi sovrapposti. Molto spesso, poi, vince il dialogo di chi usa il maggior numero di parole (come se il gioco riguardasse la quantità e non la qualità).
Quanto spesso ci hanno urtato la presenza dei presentatori, i tempi brevi televisivi, i temi trattati per accenni, per titoli, per slogan? Ci siamo agitati sulla poltrona chiedendoci perché non si ribattesse a quel politico con la tal domanda, perché non lo si smentisse di fronte a un’imprecisione clamorosa, perché si accettasse un modo di comunicare molto univoco ed ammiccante?
Questo, appunto, dà un senso di impotenza.
La violenza verbale che ne sussegue (le reazioni a Borghezio, per esempio) sono alcune delle sue derivazioni.
E se provassimo, almeno a livello di dibattito scritto, a eliminarne la causa?
Tempo fa avevo pensato alla storia di uno che, licenziato, cammina per strada e trova una lampada magica. Strofina la lampada ed esce un genio. Il genio gli concede un desiderio e lui, frustrato per il fatto di non essere mai dentro alle "cose che decidono la sua vita", chiede di avere il potere di comparire nelle trasmissioni televisive. Il genio esprime il desiderio e gli regala un anello. Basterà strofinarlo mentre guarda il programma desiderato e l’uomo entrerà in TV, al posto di chi vorrà. L’uomo torna a casa, un piccolo monolocale, accende il televisore e vede, alla trasmissione di Bruno Vespa, Rutelli e Berlusconi. L’uomo è indignato perchè Rutelli non dà a Berlusconi le risposte che desidera. Allora strofina l’anello ed entra in TV e ribatte a Berlusconi nel modo che desidera.
Solo che il presentatore è invadente e i tempi televisivi non gli permettono di sviluppare gli altri argomenti.
Allora l’uomo torna dal genio che, come tutti i geni, gli concede altri due desideri. E l’uomo li esprime:
1) Fare scomparire il presentatore
2) Parlare di un argomento fino ad esaurirlo
E la storia si interrompeva qua, con l’uomo che, davanti al televisore e armato di codice civile, si sforzava di risolvere ogni dibattito.
Ora, la proposta è questa:
sbobiniamo il sonoro dei dibattiti politici in televisione e modifichiamo le risposte di coloro che vorremmo sostituire, sfruttando ciò che la comunicazione scritta offre, il tempo e l’analisi in profondità.
Manteniamo intatte le battute del nostro avversario politico e cambiamo, invece, quello della parte che vorremmo sostenere e che, invece, ci regala quel senso di impotenza.
Portiamo il discorso sul piano del dialogo (che ora non vediamo, che non ci rappresenta, che è fatto di monologhi, che porta alcuni alle violenze verbali di cui sopra).
Sbobiniamo Borghezio, non facciamo sovrapporre le sue parole alle nostre, teniamo i suoi dialoghi, rispondiamogli, stampiamo tutto e mandiamoglielo per posta.
Accetto adesioni
Pubblicato da Nicola Manuppelli, il giorno e l'ora: 07.02.06 04:44




