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21.02.06
Lettera ai giornali. Roberto Calderoli e l'art. 244 del Codice penale
di giuliomozzi
[Questa è la lettera che pochi minuti fa ho spedita ad alcuni giornali italiani a diffusione nazionale (Corriere della sera, La Repubblica, La Stampa, Il Giornale), a tre quotidiani delle mie parti (Il Mattino di Padova, Il Gazzettino, Corriere del Veneto - supplemento, quest'ultimo, del Corriere della sera), alla redazione del programma televisivo Omnibus (La7) e a un certo numero di giornalisti.]
Leggo nei giornali che "l'ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli è stato iscritto sul registro degli indagati della Procura di Roma per i reati di Offesa alla religione dello Stato mediante vilipendio di cose (art. 404 del Codice penale) e di Delitti contro i culti ammessi nello Stato (art. 406). L'iscrizione è successiva alla segnalazione, avvenuta sabato, di un articolo di stampa. L'indagine è affidata al pm Roberto Cucchiari".
Propongo alla Procura di Roma di considerare almeno un altro articolo del Codice penale: il 244, che recita: "Chiunque, senza l'approvazione del Governo, fa arruolamenti o compie altri atti ostili contro uno Stato estero, in modo da esporre lo Stato italiano al pericolo di una guerra, è punito con la reclusione da sei a diciotto anni; se la guerra avviene, è punito con l'ergastolo. Qualora gli atti ostili siano tali da turbare soltanto le relazioni con un Governo estero, ovvero da esporre lo Stato italiano o i suoi cittadini, ovunque residenti, al pericolo di rappresaglie o di ritorsioni, la pena è della reclusione da tre a dodici anni. Se segue la rottura delle relazioni diplomatiche, o se avvengono le rappresaglie o le ritorsioni, la pena è della reclusione da tre a dieci anni".
Io non sono un esperto di diritto. Mi rendo conto che l' "atto ostile" (se va considerato tale dal punto di vista penale: cosa che spetta a un Tribunale decidere) di Roberto Calderoli era rivolto a una religione, ovvero a una comunità religiosa, e non a uno Stato: ma vi sono Stati di cui quella religione è religione di Stato: il che permette, credo, di argomentare che un "atto ostile" verso tale religione è inevitabilmente un "atto ostile" verso lo Stato. Inoltre gli Stati sono pur sempre, almeno quando abbiano una qualche forma democratica, espressione di un popolo: e vi sono Stati il cui popolo appartiene pressoché interamente a quella religione: con il che credo si possa argomentare che un "atto ostile" verso tale religione essendo inevitabilmente un "atto ostile" verso il popolo di quello Stato, è anche un "atto ostile" verso lo Stato stesso. Infine, il nostro governo ha affrontato la crisi con la Libia attraverso gli strumenti classici della diplomazia, e il governo libico ha accettato questo approccio: il che dimostra di fatto che gli "atti ostili" sono stati percepiti dalle parti interessate come "affare di Stati".
[vedi anche l'articolo: Se qualcuno mi dà una mano a denunciare Roberto Calderoli]
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 21.02.06 09:29
Interventi
Dottor Mozzi, è meglio che lei faccia lo scrittore, che lo sa fare!
Che "atto ostile " è mostrare vignette la cui pubblicazione - in Occidente - è perfettamente legale? Dove lo vuol mettere il "sacrosanto" diritto di satira? Se le vignette - qualsiasi vignetta - fossero in sè un atto illegale e quindi penalmente rilevante le prigioni sarebbero piene. Pensi solo a quante e quali ne hanno pubblicato contro Berlusconi!
L'"atto ostile" di cui all'art. 244 C.P. (e non per niente è richiamato dopo gli "arruolamenti", chiaramente per scopi militari)non consiste nel compiere azioni che in qualsiasi modo possano "dispiacere" a uno Stato estero (che, come lei stesso ha rilevato è cosa ben diversa da una comunità religiosa) perchè in tal modo verrebbero violate le libertà fondamentali che la nostra Costituzione tutela molto gelosamente. Per evitare tale pericolo, la dottrina e la giurispeudenza interpretano l'espressione "atti ostili" con riferimento al diritto internazionale, nel quale la nozione di atti ostili si è andata precisando in relazione a quegli atti la cui tolleranza (o intolleranza) da parte dello Stato territoriale estero implica una violazione o rottura della neutralità e che si caratterizzano, comunque, per la loro rilevante aggressività. Che nella fattispecie non esiste. Lasci, quindi, ai giudici di valutare se vi è stato o meno il vilipendio al culto islamico.
Pensi se davvero si applicasse, ad esempio, quanto prevede il successivo art. 245 C.P. "Intelligenze con lo straniero per impegnare lo Stato italiano alla neutralità o alla guerra", il quale prescrive: "Chiunque tiene intelligenze con lo straniero per impegnare o per compiere atti diretti a impegnare lo Stato italiano alla dichiarazione o al mantenimento della neutralità, ovvero alla dichiarazione di guerra, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. La pena è aumentata se le intelligenze hanno per oggetto una propaganda col mezzo della stampa". Come la metteremo con quelli che a sinistra vorrebbero il ritiro delle truppe dall'Irak? Oppure che fanno dimostrazioni affinchè l'Italia rimanga neutrale in Afganistan, ecc. ecc.? Ancora carceri strapiene! Mi creda, meglio lasciar perdere.
Il parere legale, naturalmente, è gratis.
Avv. Alberto Scaccabarozzi
Pubblicato da: scaccabarozzi - 21.02.06 10:40
A me piacerebbe vedere denunciati e in egual misura condannati coloro (ma credo che ormai non basti più) che hanno confezionato servizi, divulgato immagini e acceso un vespaio mediatico quando si richiedeva invece il silenzio, e quando ogni focolaio di odio richiedeva di essere spento, affievolito:di essere ignorato o quasi.
Il concorso in reato non è meno grave del reato stesso.
E il dare voce ai cretini, amplificandone per di più la risonanza un comportamento connivente.
Di Calderoli, Ferrando e imbecilli che cantano 1,10,100 Nassirya ce ne sono sempre in giro... ma se continuano ad avere un "peso" e fanno proseliti è perché hanno modo di poter essere letti, visti, ascoltati.
E' un problema anche e soprattutto dovuto ad una modalità barbara e incivile di fare informazione.
Pubblicato da: andrea.nobili - 21.02.06 10:48
Calderoli si è già beccato una denuncia per atti ostili verso uno stato estero. Vedi per esempio qui: http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews.jsp?id=%7B66478EE9-B94C-40D4-8D63-24CE24F68F53%7D
Tralasciando le valutazioni in punto di diritto, che saranno fatte in tribunale, noto solo che le tue argomentazioni considerano la religione come elemento rilevante nell'ambito del diritto internazionale. Se passasse questo principio, le crociate cristiane o le guerre musulmane contro gli 'infedeli' potrebbero tornare in auge come strumenti leciti per la risoluzione delle contese fra stati. Preferirei di no.
Pubblicato da: Luca Tassinari - 21.02.06 10:50
caro Mozzi,
ho un paio di pensieri che non concordano con il tuo, in questo caso:
- non credo che le violenze libiche siano state causate dal dentista di Bergamo. non sarebbe il primo caso in cui l'azione di un pirla (spero che nessun pirla si offenda per l'accostamento con il signor dentista) provoca delle morti, ma mi pare che non sia questo il caso. semmai le morti sono state giustificate (in seguito) con l'azione del pirla;
- credo, in generale, che le azioni dei pirla andrebbero taciute, e non amplificate (soprattutto quando già procurano loro fin troppo consenso);
- credo, in generale, che invocare l'intervento dei giudici potrebbe essere evitato, se non strettamente necessario (intendo dire, se non nei casi in cui io sia stato direttamente danneggiato, e quindi abbia necessità di tutela). I giudici fanno anche troppo, prendono già troppe iniziative, e non sempre fanno bene, direi, anzi (e, ti assicuro, non lo dico "da Arcore", anzi).
Esprimiamo, se è il caso, tutto il nostro sdegno (o meglio ancora, ignoriamo) ma lasciamo stare gli articoli del codice, dai.
buone cose
Beppe
Pubblicato da: beppegi - 21.02.06 11:26
Giulio, non ho capito se il tono del tuo scritto è ironico oppure serio. Se ironico nulla da dire, se serio mi lascia un po' basito.
Personalmente sono dell'idea che TUTTE le persone devono essere libere di dire ciò che vogliono (e subirne eventualmente le conseguenze nel caso in cui dichiarino il falso) e sono anche fermamente convinto che il caos scatenato nei Paesi Arabi a fronte di vignette pubblicate a settembre, non ieri, sia strumentale.
Avrei di gran lunga preferito che Calderoli (che non ha la mia approvazione) fosse stato cacciato per motivi più seri e non per una maglietta. In questo modo abbiamo dimostrato ai Paesi Arabi che sono nella posizione di forza di poter condizionare le scelte politiche delle Nazioni occidentali (già successo in Spagna con l'attentato di Madrid). Subire questo condizionamento non è per nulla positivo e, fra le altre cose, insinua l'idea che la religione sia parte integrante anche di uno Stato occidentale creando i presupposti affinché sia possibile, in seguito, portare lo *scontro* dal livello politico a quello *religioso* mettendo in campo, con un simile approccio, elementi irrazionali e di principio che ho sempre ritenuto e ritengo pericolosi e difficilmente gestibili.
Non sarebbe male se, nei confronti dei Paesi Arabi, fosse applicato un sano principio di reciprocità che impedisca a una minoranza araba estremista di condizionare, non solo i loro Paesi, ma anche i Paesi esteri. Almeno spero sia una minoranza, sicuramente non ne ho la certezza.
Per quanto riguarda le vignette dobbiamo solo acquistare qualche giornale arabo e vedere cosa pubblicano loro su noi occidentali; con una differenza: da noi esistono meccanismi democratici sfruttabili, spesso a sproposito, e che gli consentono di creare il caso. Da loro tutto ciò non esiste e la democrazia è un lontano ricordo.
Mi pare inoltre strano che, in Paesi soggetti a un controllo di polizia strettissimo, sia possibile scatenare manifestazioni simili senza una qualche forma di connivenza da parte di alcuni apparati dello Stato. L'idea che mi sono fatto è che l'operazione sia ben architettata, sfrutti le debolezze nostre e anche i governi arabi *moderati* stiano, in qualche modo, cercando di sfruttare la situazione per cavarne vantaggi (economici?).
Spero solo che la situazione non gli sfugga di mano; nel frattempo: lasciamo perdere Calderoli che si è già dimesso e non offriamo ulteriormente il fianco :-)
Buona giornata. Trespolo.
PS: seguendo il tuo principio dovrebbe essere messo sotto accusa anche il Ferrando delle 10, 100, 1000 Nassirya. Francamente mi pare eccessivo: ha perso il cadreghino (che alla fine, da bravo cinico, sono convinto fosse l'unica cosa che gli interessava veramente) e mi pare già una punizione più che sufficiente; come per Calderoli.
Pubblicato da: Trespolo - 21.02.06 11:45
Ecco il testo della notizia che Luca Tassinari ha linkato: ROMA - Roberto Calderoli e' stato denunciato per "atti ostili verso uno Stato estero che espongono lo Stato italiano al pericolo di guerra". L'esposto e' stato presentato dall'avvocato penalista Tommaso Mancini alla Procura di Roma. L'accusa si riferisce al gesto del ministro dimissionario della Lega, che ha indossato una maglietta raffigurante le vignette su Maometto. Calderoli si era dimesso in seguito ai violenti scontri verificatisi al consolato italiano di Bengasi, in Libia. Secondo Mancini, l'atteggiamento di Calderoli "ha causato minacce e violenze quali quelle accadute a Bengasi, nonche' proteste dal mondo islamico verso l'Italia e i suoi cittadini". (Agr)
Pubblicato da: giuliomozzi - 21.02.06 12:18
secondo me la cosa più angosciante di tutta la faccenda è che, dal punto di vista della libertà di pensiero, si sta tornando indietro di secoli. E non voglio parlare (solo) del gesto stupido di Calderoli, che è stato sapientemente sfruttato da Gheddaffi per creare un caso mediatico (non dimentichiamo che in nessun paese arabo la polizia è arrivata a sparare sulla folla come in Libia, quindi mi sembra innegabile che ci siano grosse responsabilità da parte delle istituzioni libiche).
quello che emerge in maniera sempre più preoccupante è che da tutte le parti si lanciano crociate contro i reati di opinione, cosa che mi fa letteralmente tremare.
ieri in Austria (non stiamo parlando dell'Afghanistan) a David Irving hanno dato 3 anni di carcere per un reato di opinione. Al di là dell'opinione espressa, che era sicuramente aberrante, resta il fatto drammatico che siamo arrivati ad un livello di democrazia sconsolante, se sono i tribunali a difendere (o in alcuni casi addirittura a stabilire) la verità storica o la sensibilità religiosa.
A quando un processo a Martin Scorsese per avere girato un film come "L'ultima tentazione di Cristo"? A quando un processo ad uno "storico" che dirà che i campi di concentramento sovietico non sono mai esistiti (qui sono un po' polemico)? A quando un processo ad Axl Rose, che nel '93 andava in giro con una maglietta con la faccia di Gesù Cristo incoronato di spine con la scritta "Kill Your Idol"?
Se si va avanti di questo passo le minoranze ottuse finiranno sempre più col condizionare in maniera assoluta il resto della popolazione. Naturalmente, all'interno delle minoranze ottuse, inserisco anche il nostro ex ministro Calderoli.
Resta il fatto che anche lui dovrebbe poter esser libero di esprimere le sue opinioni. Il lato tragicomico di tutta la faccenda è che uno come Calderoli arrivi ad essere Ministro della Repubblica. Ecco, io penso che il vero scandalo sia questo.
Se Lippi mi schierasse in campo nella prossima finale dei mondiali io potrei anche impegnarmi al massimo, ma il risultato sarebbe penoso. La colpa sarebbe di chi mi ha messo in una situazione del genere.
Qualcuno sa dirmi se è possibile intraprendere un'azione legale contro chi ha deciso di affidare a Calderoli un ministero?
Pubblicato da: putto_andaluso - 21.02.06 12:27
A me pare che la lettera di Giulio sia un tentativo di riportare a livelli civili la soglia di tolleranza che in questi anni, con effetti disastrosi, è scesa rasoterra, permettendo di tutto. Sento della gratitudine per questa cosa.
Pubblicato da: andrea barbieri - 21.02.06 12:37
@Andrea: non mi è ben chiaro il tuo pensiero. Cosa intendi per "riportare a livelli civili la soglia di tolleranza"?
@Giulio: può anche darsi che l'Avv. Mancini abbia anche ragione, ma ho imparato a mie spese che non sempre ci indovinano. A mie spese nel senso che, alla fine della causa, ero io a pagare e non loro... :-)
Buona giornata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 21.02.06 12:47
Un po' di risposte al volo.
Ad Alberto Scaccabarozzi. "Se le vignette - qualsiasi vignetta - fossero in sè un atto illegale e quindi penalmente rilevante le prigioni sarebbero piene". Sono d'accordo. Non mi pare di aver sostenuto che quelle vignette siano "in sé un atto illegale".
La seconda parte del suo intervento (quella col riferimento all'art. 245) non mi ben è chiara. Mi pare che la "neutralità" dell'Italia in Irak e in Afghanistan sia affermata dal governo italiano: siamo lì in missione di pace, non in guerra.
Sulla cosa sostanziale - ossia la definizione di che cosa siano gli "atti ostili" - sarei lieto di avere da lei qualche spiegazione in più. Se vuole, posso offrirle lo spazio di un post (basta che lei mandi l'intervento al mio indirizzo: giuliomozzi chiocciola gmail.com).
A Beppe. Nel precedente post ho appunto scritto che è assai difficile provare che i fatti avvenuti in Libia siano *conseguenza* delle azioni di Calderoli (anche qualora tutti ne fossimo convinti, resterebbe difficile provarlo).
Quanto al resto: per me Renato Calderoli non è un "pirla": è un ministro, ora dimessosi. Credo che le responsabilità di un ministro siano diverse dalle responsabilità di un "pirla". Credo che le opinioni espresse dai parlamentari non possano generare responsabilità penali (lo dice la Costituzione, art. 68, e mi pare ben giusto). Ciò che Calderoli ha fatto "senza l'approvazione del Governo" (ancora l'art. 244: e infatti Calderoli è stato spinto a dimettersi) è una "espressione di opinione", o è altra cosa?
A Luca Tassinari. Grazie per la segnalazione della notizia.
Scrivi: "Noto che le tue argomentazioni considerano la religione come elemento rilevante nell'ambito del diritto internazionale". Temo di sì. E questa è, evidentemente, la debolezza grave degli argomenti che propongo. Domando: è possibile, è realistico, oggi, *non* considerare la religione come elemento rilevante nell'ambito del diritto internazionale? E se dobbiamo considerarla, in che modo dobbiamo considerarla? Se abbiamo che fare con uno Stato teocratico (la Libia, ricordo en passant, non lo è per nulla; lo è in una certa misura l'Iran; lo è il Vaticano), come facciamo a trovare una lingua nella quale intenderci?
A Trespolo. Il mio intervento è serio; non ironico; e dubitativo. Non affermo quasi nulla; propongo di prendere in considerazione un'ipotesi di reato; ed espongo delle argomentazioni in modo che possano essere criticate.
Similmente a Luca Tassinari, fai notare che "l'idea che la religione sia parte integrante anche di uno Stato occidentale" crea "i presupposti affinché sia possibile, in seguito, portare lo *scontro* dal livello politico a quello *religioso* mettendo in campo, con un simile approccio, elementi irrazionali e di principio [...] pericolosi e difficilmente gestibili". Sono d'accordo. Il guaio è che se io dico o faccio qualcosa che a un musulmano suona come una bestemmia, *quelli là* (spiego tra un momento perché uso questa espressione) assaltano non solo le chiese, ma anche le ambasciate e i consolati e i miei concittadini. Cioè: gli elementi irrazionali e di principio sono già in campo. E' possibile escluderli - o escluderli è un fare gli struzzi con la testa sotto la sabbia? O bisogna invece affrontarli - col rischio certo di legittimarli, almeno parzialmente?
Sul "10, 100, 1000" mi sto informando. Vorrei ricostruire l'origine dello slogan.
Pubblicato da: giuliomozzi - 21.02.06 13:02
Giulio, d'accordo quando sostieni che gli elementi irrazionali e di principio sono già in campo, ma appunto perché sono già in campo non è pensabile lasciarsi condizionare ulteriormente e concedere ulteriore spazio.
Personalmente ritengo che la questione possa essere risolta solo con una sana e determinata applicazione del principio di reciprocità.
Diversamente finiremo, come è già capitato in Spagna, condizionati dal loro agire; e l'idea non mi piace nemmeno un po'.
Buona giornata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 21.02.06 14:21
Giulio, che sia realistico o meno, credo che la separazione netta fra religione e stato sia uno dei pochi princìpi a cui in uno stato di diritto non si possa mai derogare. Alla base delle relazioni fra stati ci devono essere leggi, convenzioni e trattati, non atti di fede, anche quando si tratta con soggetti che antepongono gli atti di fede alle leggi.
In altre parole, non è ragionevole che l'Italia e l'Europa si lascino dettare le regole di diritto internazionale da quattro fanatici religiosi, a qualsiasi religione appartengano.
Pubblicato da: Luca Tassinari - 21.02.06 14:53
@ Trespolo, mi pare che oggi si tollerino cose fino a ieri impensabili, intollerabili, che il livello di guardia si sia abbassato quasi del tutto. Tolleriamo una guerra cominciata sulla base di prove scientemente false dicendo che comunque va bene così, tolleriamo il bombardamento al fosforo perché la guerra è la guerra, tolleriamo le torture dei militari perché sono solo mosche bianche, tolleriamo il gulag contemporaneo di Guantanamo perché non si può rischiare di liberare un terrorista, tolleriamo che la polizia faccia esplodere la testa di un uomo che aveva paura della polizia perché non ci si può guardare tanto per il sottile, tolleriamo che le forze dell'ordine italiane pestino, incarcerino e torturino innocenti perché sfilavano a Genova, tolleriamo che un ministro scriva "culattoni" in una comunicazione ufficiale tanto i "culattoni" non se la prendono, tolleriamo che gli stadi si riempiano di svastiche e cori razzisti tanto sono solo bambinate, tolleriamo il pestaggio di Borghezio perché prima abbiamo tollerato atti razzisti della Lega. Tolleriamo e ci inventiamo scuse.
Mi sembra che sia il momento di reagire, esiste anche la possibilità di un mondo civile.
Pubblicato da: andrea barbieri - 21.02.06 15:26
Andrea Barbieri : firmo e sottoscrivo :)
Pubblicato da: Federico - 21.02.06 15:43
In Libia brucia il consolato italiano, conseguenza della maglietta indossata da Calderoli, che conteneva le vignette satiriche su Maometto. Nessuno ha fatto in tempo a spiegare che l'esponente della Lega non ne aveva ancora capito il senso ed era solo in attesa che qualcuno gli desse spiegazioni.
Il Ministro della Repubblica, a camere già sciolte, si è comunque dovuto dimettere sotto pressione di un Premier imbarazzato, come se lo avesse ascoltato per la prima vota. La novitá più interessante è che Berlusconi non ha preso l'interim di quel ministero.
Le famose vignette danesi sembrano così aver scatenato una vera e propria rappresaglia popolare; strani questi islamici.
Dopo 2 anni di guerra in Iraq, Imam cacciati da tutte le parti del mondo occidentale, accuse di essere tutti terroristi a prescindere e decine di migliaia di editoriali al vetriolo contro, decidono di esprimere il loro dissenso solo ora per tre vignette.
Potenza della satira?
Anche dopo queste dimissioni e prima ancora le scuse ufficiali del governo danese, la situazione non è comunque migliorata. Anzi. I fuochi accesi intorno alle ambasciate Europee, in medio-oriente e nella fascia del Maghreb, hanno superato quelli delle banlieue parigine.
Il presidente Chirac non è riuscito a tenere neanche questo di primato.
Un grosso smacco per l'Eliseo.
Ci si chiede cosa accadrà il giorno che capiranno che non sappiamo ancora la differenza tra la parola "musulmano" ed "islam", e pretendiamo di aver capito quel mondo, giudicandolo sbagliato e spendendoci pure un sacco di soldi pubblici in armamenti e guerre per farli diventare come noi!
Speriamo che ai cinesi non venga in mente di esportare il loro modello su scala mondiale, come facciamo noi, perchè ho delle serie difficoltà a mangiare il riso solo con le bacchette.
Pubblicato da: inopera - 21.02.06 16:07
Egregio Dott. Mozzi,
rispondo alle sue osservazioni:
1) se non si considerano le vignettte in sè e la loro esibizione/pubblicazione un fatto illegale non si giustifica nè l'ipotesi di vilipendio nè, tanto meno, quella di "atti ostili" (semplifico, evidentemente);
2) proprio perchè l'Italia è "neutrale", le "pressioni" per il ritiro delle truppe configurerebbero il reato previsto dall'art. 245 C.P. essendo appunto intese a modificare detto stato (ma se non siamo in guerra non torna applicabile nemmeno l'art. 244 e francamente mi pare che il collega Tommaso Mancini sia solo in cerca di notorietà);
3) sugli "atti ostili" mi rifaccio al Commentario breve al Codice Penale di Crespi, Stella, Zuccalà che limpidamente annotano: "Per quanto concerne la nozione di "atto ostile", la giurisprudenza ed una parte della dottrina sembrano accogliere una interpretazione latissima che ricomprenderebbe qualunque manifestazione che abbia carattere di inimicizia (...). Si è di contro rilevato che una così estesa interpretazione del concetto di atti ostili viene a snaturare la tassatività della fattispecie ed implica il pericolo (come del resto le ho già indicato anch'io - n.d.r.) di un pesante intervento in quelle libertà fondamenali che la nostra Costituzione gelosamente tutela: sarebbe possibile, infatti, applicare la fattispecie in esame ad ogni manifestazione di pensiero che "dispiaccia" ad uno Stato estero. (...). Onde evitare un tale pericolo l'espressione andrebbe interptata con riferimento al diritto internazionale, nel quale la nozione di atti ostili si è andata percisando in relazione a quegli atti la cui tolleranza da parte dello Stato territoriale implica una violazione o rottura della neutralità (...) In ogni caso la nozione di atti ostili impiegata nell'articolo in esame andrebbe coordinata con quella di "ostilità" utilizzata nell'articolo precedente e delimitata nel senso di ricomprendere atti che non solo siano materiali, esterni e tangibili, ma anche che si caratterizzino per una loro rilevante aggressività. (...). Certamente inesatto è invece che la obiettiva ostilità nell'atto venga dedotta dalla sua idoneità a conseguire uno degli effetti che la norma in esame contempla e prende in considerazione come eventi della fattispecie (...). In ogni caso, anche ad ammettere che nella nozione di atti ostili possano essere ricompresi degli scritti o dei discorsi, deve escludersi che nella condotta delittuosa possa essere inquadrata ogni attività di diffusione della conoscenza di fatti veri (anche se essa possa danneggiare uno Stato estero) a meno che non sussista un divieto di divulgazione in relazione al carattere di segretezza dei fatti stessi (...)".
N.B. Per non appesantire il discorso ho evitato di riportare anche le inerenti citazioni, qui sostituite dai puntini tra parentesi.
Come vede, caro Dott. Mozzi, le cose non sono così semplici. Capisco la sua indignazione, ma mi sembra che anche la stragrande maggioranza dei commenti qui evidenziati dai lettori - in particolare quello di Trespolo - non siano in sintonia con la sua iniziativa. Le faccio, infine, notare come l'ultimo paragrafo da me riportato si attagli in modo quasi profetico alla vicenda che ci agita in questi giorni.
Cordiali saluti.
Avv. Alberto Scaccabarozzi
Pubblicato da: scaccabarozzi - 21.02.06 16:21
@Andrea: d'accordo con quello che scrivi, ma francamente non riesco a capire cosa c'entrino gli episodi che citi - a loro modo tutti esecrabili - con delle vignette satiriche e un ex Ministro che si mette in testa di fare lo showman, ma limitandosi comunque a esprimere un'opinione. Opinione personale, discutibilissima, espressa con modalità condannabili, ma pur sempre un'opinione.
Personalmente non vedo relazione alcuna fra un'opinione e gli atti che citi e sono convinto che generalizzare sia sempre pericoloso.
Pericoloso sopra tutto per la democrazia che, per sua natura, è imperfetta e non genererà mai sistemi perfetti.
Generalizzare corre il rischio di convincere, come già succede con inopera, che i disordini in Libia e i morti siano colpa di Calderoli. Questa è una stortura: convincere che un'opinione possa e debba generare come reazione disordini e morti. Personalmente considero un'aberrazione un simile approccio che avvalla, implicitamente, l'esistenza di una censura buona e di una censura cattiva.
La censura, a mio parere, è SOLO cattiva.
Per chiudere: vedi alternative? che soluzioni potrebbero esistere?
Buona serata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 21.02.06 17:20
Gentile avvocato: la ringrazio. (Tra parentesi: non sono dottore).
Non capisco il punto 1. Un atto non viene valutato anche nel suo contesto? Se io ammazzo un uomo, questo può essere un omicidio come legittima difesa: dipende dalla situazione. Se penetro una donna, può essere un atto d'amore come una violenza: dipende dalla situazione. Né l'ammazzare un uomo né il penetrare una donna sono dunque "in sé illegali" o "in sé legali". Immagino che in questo mio ragionamento ci sia uno sbaglio: mi dice dov'è?
Sono ancora confuso sul punto 2. Se l'Italia è "neutrale", chi chiede il disimpegno dall'Irak o dall'Afghanistan (disimpegno che peraltro è previsto, in tempi meno rapidi, dallo stesso governo) in che modo incorre in quanto previsto dall'art. 245? Forse perché, disimpegnandoci immediatamente, guasteremmo i rapporti con gli Usa? (cosa, questa, più che certa; ma non tale, credo, da portare a rottura di relazioni diplomatiche ecc.). (Mi pare ovvio, peraltro, che chi grida "10 100 100 Nassirya" fa tutt'altro che chiedere un disimpegno militare).
La chiave del punto 3 è: "La nozione di atti ostili si è andata precisando in relazione a quegli atti la cui tolleranza da parte dello Stato territoriale implica una violazione o rottura della neutralità". Giusto?
Mi permetto però una domanda assurda. Siamo sicuri che tutti gli Stati siano "Stati territoriali"? Uno dei cuori del problema non è che ci troviamo di fronte a dei *soggetti* che si comportano come Stati religiosi? (Dove per "Stati religiosi" non intendo Stati territoriali a governo teocratico, ma Stati che si costituiscono su un'appartenza religiosa e non su un territorio).
Mi vien da dire che potrebbe essere utile paragonare le religioni alle multinazionali. Gli Stati hanno i loro problemi a relazionarsi con le multinazionali: ma, essendo gli Stati e le multinazionali figli della stessa cultura, un modo di relazionarsi si trova forse più facilmente. Ad esempio, le multinazionali sono organizzate gerarchicamente: fatto l'accordo col vertice, la questione è chiusa. Con le religioni (tranne la cattolica, che è organizzata assai gerarchicamente) la faccenda è diversa.
Spero sia chiaro, caro avvocato, che a me interessa soprattutto trovare le domande.
Pubblicato da: giuliomozzi - 21.02.06 17:28
Caro Trespolo: non credo (l'ho già detto) sia possibile dimostrare che gli 11 cittadini libici siano morti in conseguenza di ciò che ha fatto Calderoli. E se, come credo, non si può dimostrarlo, allora non è "colpa" di Calderoli se quegli 11 sono morti.
Ma se chi aveva interesse a organizzare quei moti (e, eventualmente, a procurarsi dei martiri) ha colto il gesto di Calderoli come pretesto (e questo forse si può provare a dimostrarlo), allora Calderoli ha la responsabilità di un *errore* (per un ministro, offrire - senza accordo col resto del governo - il pretesto perché una folla assalti un consolato, si può dire che è un *errore*?). Responsabilità politica, senz'altro (e Calderoli è stato sbattuto fuori dal governo, com'era conveniente fare). Di quella penale mi interessa che si discuta, perché è una discussione che, mi pare, porta a fare domande.
Pubblicato da: giuliomozzi - 21.02.06 17:44
@ Trespolo, bisogna rendersi conto - lo dice il buon senso e il diritto - che non esistono libertà assolute, nemmeno quella di opinione. Per di più si offendono gli islamici con vignette razziste in un clima tesissimo per tante storie di torture, bombardamenti, rapimenti arbitrari della cia, che coinvolgono loro fratelli: è inammissibile.
La soluzione la vedo: mandare a casa un po' di governi :-)
Speriamo bene.
Pubblicato da: andrea barbieri - 21.02.06 18:26
Segnalo di aver vilipeso anch'io - benché con la raffinatezza e la levità che mi contraddistinguono - una religione: la Chiesa dei Viventi del Divino Otelma. Nel mio blog di oggi.
Pubblicato da: Lucio Angelini - 21.02.06 18:27
Caro Mozzi, delle due l'una: o fare letteratura satirica, disegnare vignette satiriche, fare programmi televisivi satirici, ecc. è "legale", vale a dire non proibito da alcuna norma di legge, oppure è "illegale", vale a dire sanzionato penalmente. Nel primo caso è ovvio che fare qualosa di "legale" non può essere sanzionato, indipendentemente dal "contesto", perchè un atto o è "legale" o non lo è. Nel secondo caso, quando l'atto è "illegale", si incorre nella sanzione per esso prevista e il "contesto" può determinare il riconoscimento di una aggravante o di una attenuante e determinare, secondo il libero convincimento del giudice, l'entità della sanzione.
Per fare un esempio di stretta attualità: in Austria (e in Germania, nazioni che hanno la coscienza molto sporca, al riguardo) è "illegale" e quindi reato penale negare l'Olocausto, per cui lo storico Irving si è beccato tre anni di reclusione senza condizionale e senza sospensione in attesa dell'appello. In Italia e in tanti altri Paesi tutti possono dire quello che vogliono (per quanto tempo si sono negate le foibe come fatti di pulizia etnica antiitaliana?), quindi uno storico o chiunque negasse l'Olocausto non incorrerebbe in responsabilità penale (ma nel ridicolo sì!). Il mussulmano, cittadino italiano, Adel Smith ha denunciato Oriana Fallaci, ma quello che ha scritto la pugnace toscana non è "illegale" nel nostro Paese, per cui sono certo che il processo finirà a suo favore. Adel Smith, invece, ha gettato dalla finestra un crocefisso e questo è "illegale", ma francamente non ricordo se per questo abbia avuto conseguenze penali. Fa parte dello straordinario lassismo con cui l'Occidente permette che le proprie radici e i propri simboli vengano maltrattati. Poi si arriva a sparare a Don Andrea Santoro, a vietare, in Turchia, a suore e preti di circolare in abito religioso, in Arabia Saudita a celebrare la messa, in Nigeria, nelle Filippine, in Indonesia, ecc. a fare strage di cristiani solo perchè tali.
Il discorso mi ha portato lontano e me ne scuso. Tornando alle sue domande, chiedere il ritiro delle truppe - se il Governo non è d'accordo - implica che l'Italia dovrebbe modificare una situazione che il Governo legalmente in carica ha determinato dando vita ad una missione di pace e sotto l'ombrello ONU (ma non essendovi stato di guerra chi vuole può chiedere il ritiro e manifestare per esso senza incorrere nei fulmini dell'art. 245 C.P. Il mio riferimento a tale articolo era per una valutazione "a contrario" rispetto alla sua ipotesi di applicabilità all'onorevole leghista dell'art. 244 C.P.)
Infine, occorre considerare, da un lato, che per il diritto tutti gli Stati sono "territoriali", così come gli Enti autarchici: Comuni, Province, Regioni. Dall'altro, che le norme penali sono tutte indistintamente ed inderogabilmente di stretta interpretazione, per cui non è mai possibile l'estensione analogica, il che taglia fuori le sue perplessità sui "soggetti".
Però non capisco perchè le interessino solo le domande e non anche le risposte: solo per amor di discussione? Il Ministro se n'è andato, ha pagato e forse anche più di tanti altri che di sciocchezze ne dicono e ne fanno tutti i giorni. Mi pare che rispolverare la delicata questione dei reati di opinione sia piuttosto pericolosa ed anche un po'passata, dopo le battaglie per l'abolizione che sono state fatte nel nostro Paese. Tanto è vero che per il supposto vilipendio è prevista ora soltanto un'ammenda. E per la bestemmia neanche quella.
Cordialità.
Avv. Alberto Scaccabarozzi
Pubblicato da: scaccabarozzi - 21.02.06 19:07
non ti pare mozzi che voli troppo alto per le tue possibilltà?
Pubblicato da: sebastiano vassa - 21.02.06 19:16
non ti pare mozzi che voli troppo alto per le tue possibilltà?
Pubblicato da: sebastiano vassa - 21.02.06 19:17
@Andrea: fai un'affermazione assolutamente pesante; te la riporto: "bisogna rendersi conto - lo dice il buon senso e il diritto - che non esistono libertà assolute, nemmeno quella di opinione.".
Con questa affermazione cosa intendi dire? Forse che la censura "buona" (??) è ammessa e quella cattiva no? Ma chi decide se una censura è buona o cattiva?
Buona serata. Trespolo.
PS: per quanto riguarda le vignette satiriche basta andare a vedere, cosa che noi non facciamo mai e invece dovremmo fare, cosa pubblicano i giornali arabi. Che dovrei fare? Domani mattina sarò a Roma e così, tanto perché anche oggi hanno pubblicato vignette "discutibili" andare a tirare un paio di sassate all'ambasciata di qualche Paese Arabo?
Pubblicato da: Trespolo - 21.02.06 21:37
@ Giulio: Calderoli ha parlato a titolo personale, senza consultarsi con il Governo pur essendo Ministro e, giustamente e in tempi brevissimi, è stato lasciato a casa.
Questa è la sostanza: un Ministro non può fare lo showman solitario e mi trovi d'accordo.
Il resto mi pare una discussione che mette sulla graticola il diritto d'opinione, tutte le volte che succede sento puzza di bruciato e di tragedie. Che vuoi farci: preferisco che la gente, tutta, sia libera, assumendosene la responsabilità, di dire ciò che vuole senza alcuna censura.
Buona serata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 21.02.06 21:44
Trespolo, non so cosa intende dire Andrea Barbieri, però secondo me ha ragione: in uno stato di diritto non esistono libertà assolute, ed è bene che non esistano. Specialmente quando si tratta del diritto di espressione della maggioranza al potere, diritto che si spera sempre accortamente limitato a protezione delle minoranze.
Io sarei molto felice se esistessero strumenti legali certi per mandare in galera un pirla che diffonde messaggi razzisti dalla posizione di ministro e usando la televisione di stato (espressione del potere) nell'ora di massimo ascolto.
A me l'aggettivo 'assoluto' ricorda il Re Sole, non certo Montesquieu o Voltaire.
Pubblicato da: Luca Tassinari - 21.02.06 22:34
@ Trespolo è un'affermazione che sta alla base del diritto. Se tu prendi la Costituzione, parte prima, titolo primo, in cui trovi enunciate una serie di libertà fondamentali dell'individuo(libertà personale, domicilio, circolazione sul territorio, manifestazione del pensiero, libertà e segretezza della corrispondenza, ecc) scopri che queste libertà hanno anche dei confini. Per esempio la libertà personale (art 13) è limitata tra l'altro dal potere dello Stato di esercitare la carcerazione. La libertà di manifestazione del pensiero è limitata da alcune fattispecie penali: non si può offendere la religione, non si può calunniare, non si può fare apologia del fascismo ecc ecc. Se vuoi tutto questo è racchiuso nella vecchia massima di buon senso "la mia libertà finisce dove inizia quella dell'altro". La libertà di opinione non fa eccezione.
Chi stabilisce i limiti? questi devono trovare una base nei principi costituzionali, che poi si trasmettono alle leggi. Può capitare che una legge sia liberticida perché in contrasto con la costituzione, allora può essere dichiarata incostituzionale dalla Corte.
Alcuni limiti, come il comune senso del pudore, sono legati ai tempi, quindi espressioni che cinquant'anni fa erano censurabili, oggi possono non esserlo più (oggi non si porterebbe più in tribunale Pasolini o Bertolucci).
Misteriosamente alcune norme che limitano la libertà di manifestazione del pensiero sono disapplicate, così negli stadi possiamo vedere tutta la peggiore paccottiglia filonazista-razzista.
Pubblicato da: andrea barbieri - 21.02.06 22:37
il problema purtroppo, si sposta velocemente dalla filosofia ai piedi (con rispetto per loro). Vale uguale per "I will survive". Ma non ha senso ragionare di massimi sistemi finchè l'interlocutore è ai minimi termini. Certo se per "I will survive" si prendono pozioni come quelle che sappiamo, vieppiù per Calderoli ci saranno le bombe. Come sempre se facciamo caso al
"particulare" di casa esponenzialmente avremo le risposte altrove. Buona giornata
Pubblicato da: labuccia - 22.02.06 10:51
voglio tanto bene ad andrea barbieri
Pubblicato da: barbara - 22.02.06 13:42
Comunicato stampa
Vergogna Calderoli
Sul penoso e irresponsabile caso Calderoli è intervenuto il direttore di Italymedia.it Antonello De Pierro.
“Questa è solo l’ennesima e spero ultima esternazione tragica di un governo che ha consegnato l’Italia alle note tristi del “de profundis”, che sta suonando da tempo, e che purtroppo viene camuffato dalle ostentate vibrazioni di una inesistente musica esilarante. Un governo, che ha fatto dello scettro censorio lo strumento similborbonico del potere acquisito, o quasi strappato all’elettorato con blitz propagandistici, ha fatto sprofondare negli abissi della vergogna, con sfumature ridicole e tratteggiate di grottesco, la nostra amata nazione. Ero fiero di essere italiano, lo sono ancora, ma con molta tristezza per una classe dominante che ha mortificato in più occasioni la nostra immagine nel mondo, e sentendomi ostaggio di un potere plutocratico, che a colpi di milioni fa in modo di oscurare sempre la verità e cerca di evitare che le masse pensino troppo. Quando un manipolo di esaltati fanatici, rappresentanti delle frange razziste estremiste del nord, piega con i ricatti una maggioranza di governo interessata solo a mantenere le terga ben salde agli scranni decisionali, per poter varare favorevoli leggi ad personam, in barba a quel conflitto di interessi tanto sbandierato e invocato da una flebile opposizione, che nello specifico si è tramutato in una piena armonia di interessi, non dobbiamo meravigliarci se poi un ministro della Repubblica compia un atto come quello che ha visto protagonista Roberto Calderoli. A gente che ha avuto il coraggio di urlare il proprio sogno nel cuore: bruciare il tricolore, poco importa se degli italiani, numeri di poco conto nella loro cinica contabilità, vengano uccisi nel mondo da un fanatismo aberrante, che altro non aspetta per dare sfogo alle represse valvole dell’odio e della violenza, ben strumentalizzate da altri governi, bramosi solo di potere dominante”.
www.italymedia.it
Pubblicato da: ufficio stampa - 22.02.06 17:39
"E' verosimile che senza i motivi offerti dalle affermazioni di Calderoli, nonché dalla loro reiterazione con intenti apparsi provocatori, le manifestazioni di Bengasi difficilmente avrebbero preso di mira obiettivi italiani". Così Gianfranco Fini, oggi, in Parlamento, secondo quanto riferisce Repubblica on line [ http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/esteri/vignette2/finicam/finicam.html ].
Fini quindi *non ha detto* che le manifestazioni di Bengasi hanno preso di mira obiettivi italiani in conseguenza delle affermazioni di Calderoli; e *non ha detto* che le affermazioni di Calderoli e la loro reiterazione erano "provocatorie".
Peraltro si sa che ci sono tante cose "verosimili" che non sono per niente "vere" (i romanzi ne sono pieni, tanto per dire).
Pubblicato da: giuliomozzi - 22.02.06 18:16
Off Topic, Giulio, se non ne hai già letto (magari te li ha passati Colombati), la parte generale dei manuali di diritto penale è bellissima, si parla della tassatività, dell'analogia, della retroattività, del dolo, del dolo eventuale, della colpa, della lesione, delle cause e concause ecc. Te lo dico perché vedo che queste cose ti interessano, e perché sono principi messi a punto da una secolare civiltà giuridica, insomma una cosa affascinate e anche una costruzione che se non è un cristallo purissimo si avvicina molto.
Pubblicato da: andrea barbieri - 22.02.06 22:46
Lo stesso giornale dal quale citavo ieri le dichiarazini di Fini, oggi le riassume così: "Senza le provocazioni di Calderoli, le violenze di Bengasi non ci sarebbero state". [ http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/esteri/vignette2/casfin/casfin.html ]
Pubblicato da: giuliomozzi - 23.02.06 11:25
... senza le provocazioni di Calderoli, se ne se sarebbero dovuta inventare un'altra. In pochi giorni. Creduloni. (voi, non loro).
A furia di sentirci in colpa per tutto e tutti, staremo ad aspettare che ci travolgano.
E costoro sarebbero di sinistra?
A me, carletto Marx ha insegnato che la religione è l'oppio dei popoli: se tornasse dal passato per affermarlo di nuovo, qualche cretino bon ton terzomondista ossessionato dal multiculturalismo griderebbe 'fascista!', 'fallaciano!'.
Siamo proprio messi male... ;(
Ma la facciamo o no una battaglia per l'affrancamento di una porzione di umanità dalla gabbia mentale dell'integralismo, oppure ce li facciamo piacere buttando nel cesso duecento anni di piccole e grandi rivoluzioni?
Pubblicato da: marco v - 23.02.06 12:09
Caro Marco Viviani: quando dici "voi", a chi ti rivolgi?
E quando dici "costoro", chi intendi?
Pubblicato da: giuliomozzi - 23.02.06 12:29
quando dico 'voi' mi rivolgo direttamente a quelli che legano (altrettanto) direttamente quanto accaduto in Libia con l'ex Ministro Calderoli e credono che tutto finisca lì, che si tratti di ricostituire rapporti civili e diplomatici con Stati 'altri'. Quando dico 'costoro' mi estraneo per un momento e mi rivolgo soltanto a me stesso, intendendo fare riferimento però ancora a queste stesse persone.
Dunque 'voi' e 'costoro' coincidono.
Pubblicato da: marco v - 23.02.06 13:22
Grazie.
Pubblicato da: giuliomozzi - 23.02.06 14:51
