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07.02.06

I migliori romanzi americani di tutti i tempi - Continua il Concorso

Continua il concorso I migliori romanzi americani di tutti i tempi.

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Pubblicato da , il giorno e l'ora: 07.02.06 16:46

Interventi

Leonardo, mi chiedo perchè sprecare tempo in un concorso. Che senso ha? E perché gli americani? Perché questa sudditanza provinciale? Che me ne importa di stilare una classifica? Dove siamo? Al processo del lunedi? A Per un pugno di libri? In un programma di mediaset rai? A me questa cosa fa dire: Leonardo Colombati, un ragazzo con una solida base culturale alle spalle e la voglia di istruirsi anche per gli anni a venire, che cita e conosce ed è in grado di argomentare, un ragazzo che alla sua generazione potrebbe, in definitiva, tentare di fare del bene, perché spreca tempo ed energie per le classifiche? Per ironia? Perché non ha un cazzo da fare? Perché è cool, perché così i quotidiani riprendono la sua geniale idea? Per tutte queste cose messe assieme? Perché non provare a fare le cose che servono? Le capacità ci sono, ma dobbiamo affrancarci da una logica studentesca in cui ci sentiamo sempre sotto esame e non siamo mai noi i docenti. Mi ha fatto incazzare la tua idea, Colombati. Ma che? Perché?
Perché questo provincialismo? Perché questo strapaesistico tentativo di essere internazionali sperando di esserlo con 10 testi tradotti o meno che provengono da un paese dal quale non abbiamo nulla da imparare sotto il profilo umanistico?
10 più grandi romanzi del 900 italiano sarebbe stato più utile e meno servile, se proprio vuoi stilare le classifiche alla Hornby.
A fare così, però, non si andrà da nessuna parte. Secondo me dovresti essere più ambizioso.Hai scritto Perceber in 11 anni, hai detto che il tuo tentativo non è riuscito e in un'affermazione del genere, per chi conosce la saggistica di La Capria, sa benissimo cosa intendi: ambizione sfrenata. Che condivido. Dobbiamo ambire a fare meglio di chi ci ha preceduto, non parlo di chi ha pubblicato negli anni 70-80-90, ma parlo della classe dirigente del paese. Intellettuali compresi. Dovremmo ambire a trovare la nostra epoca, il nostro secolo, con la sua forza. Chi tu conosci bene dice: "La forma affascina quando non abbiamo più la forza di capire cosa sia la forza e di estrapolarla da se stessa." Giacché tu sei una persona fortunata che avendo pubblicato ha la possibilità di andare in giro, davanti a un pubblico, a contatto con i suoi simili oggi come oggi, perché non sei intenzionato a propagandare la nostra letteratura contemporanea di autori viventi? Che dici?
Io sono deluso e arrabbiato con i progenitori falsi, con i cialtroni che hanno in mano le redini del nostro paese, con la pochissima serietà dei docenti universitari, con gli studenti succubi, con i dirigenti d'azienda fermi al fordismo, con la rigidità delle nostre istituzioni. In giro per l'Italia mi pare di vagare tra Romania, Albania, Cecenia. Sono incazzato con i falsi moralisti che dirigono le nostre vite e da tempo penso che non c'è un cazzo da scherzare. Io sono serissimo e incazzato e vorrei che lo fossimo in tanti. Serissimo, incazzato e lucido. Ne ho parlato con un amico che mi dice di essere sulla mia lunghezza d’onda. E sai cosa mi fa girare le scatole? Sentire gente che si dice radicale nella cultura e poi calcola i passi giusti. Io ho scelto di “vivere” la letteratura dopo aver vagabondato per un po’; ho anche smesso di scrivere e studiare per un paio d’anni, deluso da un certo clientelismo feudale (università, editoria ecc). E’ facile perdersi. Adesso, lentamente, cerco di riprendere possesso dei miei spazzi, di riappropriarmi del mio essere.
Ho due esami per laurearmi e un forte desiderio di non piegare la mia scrittura alle circostanze. Qui intorno a me c’è il deserto culturale. C’è solitudine. Ma è una condizione normale da noi.
Nel frattempo, per sopravvivere faccio vari lavori, tra l’altro il cameriere extra… io non mi vanto di sedermi sui gradini di una piazza a bere una birra con gli extracomunitari, io ci lavoro fianco a fianco, in nero come loro. Vorrei invitare i signori rivoluzionari delle lettere e i loro PR, sempre pronti a dire alleluia ad ogni "spiffero" dei loro eroi, a farsi un giro nelle cucine d’alcuni ristoranti. A lavare i piatti, spesso per 12-14 ore al giorno, ci sono albanesi, polacche, kossovare sempre umiliate con battute sessuali da cuochi panzoni e ignoranti, o da camerieri ubriaconi e rintronati dalla loro vita. Ho visto una slava musulmana piangere perché aveva mangiato della carne, il cuoco aveva mentito, dicendole non so che altra cosa. Per non parlare dei cosiddetti “padroni”…
Va bene. Me la smetto, sono certo che riusciremo a sbriciolare i “falsi profeti”, anche se stilando classifiche credo ci vorranno almeno tre millenni se non di più, tanto hai capito. Bregola

Pubblicato da: Davide Bregola - 07.02.06 18:34

Sono totalmente d'accordo con Davide Bregola.

Pubblicato da: Francesco Sasso - 07.02.06 19:36

Per l'esattezza: l'amico cui faccio riferimento nella e-mail è proprio Francesco Sasso. Grazie Francesco per lo spunto. D.

Pubblicato da: D.B. - 07.02.06 20:37

Scusa, Davide, stilare una lista dei 100 romanzi italiani sarebbe stato meglio perché? Che cosa vuol dire mi sembra di stare in Albania, Cecenia, Romania? I signori rivoluzionari delle lettere dove sono? Magari ci fossero.
Mi ha un po' intenerito un po' fatto incazzare a me, nvece il tuo post. Che c'è che non va nel fare un concorso sui romanzi americani? Lo si può fare per distrarsi, per divertirsi, per amore, o perché, che lo si voglia o no la letteratura americana è entrata nelle nsotre vite come e più di quella italiana. Non lo so.

Pubblicato da: angela scarparo - 07.02.06 22:18

La letteratura americana non è il diavolo e da un paese che ha sfornato gente come Melville, Poe, Stevenson, Faulkner, Dos Passos, Nabokov, Bellow, e che sforna gente come DeLillo, Roth, McCarthy o Pynchon, forse qualcosa da imparare sotto il profilo umanistico ce l'abbiamo.

Pubblicato da: Luca Tassinari - 08.02.06 00:39

E' vero che di volta in volta una nazione è stata punto di riferimento più di altre, in letteratura come in altri campi, e che evidentemente in questo momento sono gli Stati Uniti, per la loro posizione dominante a livello complessivo, a costituire un punto di riferimento obbligato per l'economia, l'evoluzione sociale, la politica e le arti.
Il problema forse sta in questo: abbiamo imparato molto anche da una letteratura che ha sfornato (per citare soltanto i "pezzi forti") Rabelais, Diderot, Rousseau, Hugo, Balzac, Stendhal, Flaubert, Maupassant, Proust, Cèline; da una letteratura che ha sfornato De Foe, Richardson, Fielding, Sterne, Swift, Austen, Dickens, Trackheray, George Eliot, Meredith, Hardy, Conrad, Joyce, Beckett; da una letteratura che ha sfornato Puskin, Lermontov, Gogol, Turgeniev, Aksakov, Saltykov-Scedrin, Goncarov, Dostojevskij, Tolstoj, Pasternak, Gorkj, Bulgakov, Nabokov, Solgenizin; e così via... Però al momento non esiste un partito filofrancese o filoinglese o filorusso in narrativa, mentre esiste un partito filoamericano, che a volte pare voler assolutizzare detto modello e trattare narrativamente la situazione italiana trasferendo ad essa aspetti della situazione americana.
D'altra parte oggi non siamo ai tempi del fascismo e della messa al bando di tutto ciò che non è italico, non mi pare ci sia bisogno oggi dell'opera pionieristica, per far conoscere la letteratura americana, di Pavese, Vittorini, Fenoglio, gli americani fanno ormai parte stabilmente del nostro orizzonte culturale.
Se c'è il caso di qualche autore, come Gaddis, non adeguatamente conosciuto, non succede in quanto è americano, ma per meccanismi imprevedibili e incalcolabili, secondo cui capita che non sia conosciuto nemmeno un grande autore europeo come Dagerman.
Inoltre al momento attuale tante letterature e tanti autori, in un mondo come si suol dire globalizzato, sono in grado di rappresentare la contemporaneità in modo eccezionale, allo stesso modo della letteratura statunitense: penso, per non parlare delle letterature europee, alle letterature orientali, con in testa quelle giapponese, indiana, israeliana, o a quella sudafricana e a tante voci dell'Africa. Inoltre la stessa letteratura italiana, nelle sue attuali tantissime voci, ne ha anche di valore e totalmente originali.


Pubblicato da: giorgio morale - 08.02.06 09:08

A me testi come quello di Bregola non solo li reputo necessari ma cosa più importante, per quel che mi riguarda, mi fanno sentire meno solo. Grazie
effeffe
ps
Detto questo, l'iniziativa di Colombati mi sembra leggera (nella sua accezione più positiva) e forse, per questo,anch'essa necessaria.

Pubblicato da: furlen - 08.02.06 09:32

Caro Davide Bregola,
c'è un livore in questo tuo post, e una maleducazione, che mi stupiscono. O forse no. No, non mi stupiscono. Tu sei una persona che mi manda e-mail di rara gentilezza chiedendomi di partecipare alla tua indagine sul romanzo del XXI secolo, e poi, in una delle puntate di questa tua indagine storpi il nome del mio romanzo, "Perceber", in "Pastiglioner", con la stessa ironia da quattro soldi che usava Calboni quando diceva "Fantocci" invece che "Fantozzi".
Sei uno che vorrebbe vederci tutti con le lacrime agli occhi scrivendo: "Per sopravvivere faccio vari lavori, tra l'altro il cameriere extra... Io non mi vanto di sedermi sui gradini di una piazza a bere una birra con gli extracomunitari, io ci lavoro fianco a fianco". E 'sti cazzi?
Tu sei uno di quei permalisti che se uno parla bene della letteratura americana è un servo di Bush - sei un caso clinico, sei un bluff.
Tu sei uno che si permette di giudicare come spendo il mio tempo ("forse Colombati non ha un cazzo da fare"), e poi sprechi il tuo proclamando in 50 righe che sei "serissimo, incazzato e lucido". Buon per te. Quanto al mio, di tempo, lo spreco come mi pare.
Tu sei un bambino invidioso che non sa più essere bambino, non sa più giocare.
Racconti che "hai visto una slava musulmana piangere". Bene, ti faccio una rivelazione: una volta ho visto una lappone scintoista che si faceva uno shampoo. E un'altra volta ho visto un'anatra conversare con un salesiano. Parlavano del "Cantico delle Creature", ed io sono rimasto lì ad ascoltarli per tre ore; ma poi ho pensato: "Che direbbe Bregola di me e del modo in cui butto via le mie giornate?".
Oggi ho perso il mio tempo a leggere che tu sei certo "che riusciremo a sbricolare i falsi profeti". Ma, Davide, tu sei in grado, al massimo, di sbricolare un Gran Cereale nel cappuccino.
A non risentirci.

Pubblicato da: Leonardo Colombati - 08.02.06 09:58

Mi preme precisare che il piagnone non è Davide, ma il sottoscritto Francesco Sasso. Le righe sono state estrapolate da una email personale, scritte per uso privato. Le virgolette sono slittate via (per motivi tecnici) durante la pubblicazione del commento di Davide. Forse, leggendo bene, si capiva che Davide non è uno che si fa gli extra e desiderava solo riportare una testimonianza di malessere, la mia, senza dire chi. Io ho preferito dire: presente. Non ho nulla da nascondere.

Queste sono le mie righe: “E sai cosa mi fa girare le scatole? Sentire gente che si dice radicale nella cultura e poi calcola i passi giusti. Io ho scelto di “vivere” la letteratura dopo aver vagabondato per un po’; ho anche smesso di scrivere e studiare per un paio d’anni, deluso da un certo clientelismo feudale (università, editoria ecc). E’ facile perdersi. Adesso, lentamente, cerco di riprendere possesso dei miei spazzi, di riappropriarmi del mio essere.
Ho due esami per laurearmi e un forte desiderio di non piegare la mia scrittura alle circostanze. Qui intorno a me c’è il deserto culturale. C’è solitudine. Ma è una condizione normale da noi.
Nel frattempo, per sopravvivere faccio vari lavori, tra l’altro il cameriere extra… io non mi vanto di sedermi sui gradini di una piazza a bere una birra con gli extracomunitari, io ci lavoro fianco a fianco, in nero come loro. Vorrei invitare i signori rivoluzionari delle lettere e i loro PR, sempre pronti a dire alleluia ad ogni "spiffero" dei loro eroi, a farsi un giro nelle cucine d’alcuni ristoranti. A lavare i piatti, spesso per 12-14 ore al giorno, ci sono albanesi, polacche, kossovare sempre umiliate con battute sessuali da cuochi panzoni e ignoranti, o da camerieri ubriaconi e rintronati dalla loro vita. Ho visto una slava musulmana piangere perché aveva mangiato della carne, il cuoco aveva mentito, dicendole non so che altra cosa. Per non parlare dei cosiddetti “padroni”…
Va bene. Me la smetto, sono certo che riusciremo a sbriciolare i “falsi profeti”.

Ogni ripresa dei suddetti passi è rivolta al sottoscritto. Davide non centra.

”Sei uno che vorrebbe vederci tutti con le lacrime agli occhi scrivendo: "Per sopravvivere faccio vari lavori, tra l'altro il cameriere extra... Io non mi vanto di sedermi sui gradini di una piazza a bere una birra con gli extracomunitari, io ci lavoro fianco a fianco". E 'sti cazzi?”

L’avevo capito sai, l’importante e giocare: “Ce l’hai…io sì. Io No. Ecco na na, lui non sa giocare. Lui non sa giocare. E tutti giù per terra. Sti’ cazzi.

”Racconti che "hai visto una slava musulmana piangere". Bene, ti faccio una rivelazione: una volta ho visto una lappone scintoista che si faceva uno shampoo. E un'altra volta ho visto un'anatra conversare con un salesiano. Parlavano del "Cantico delle Creature", ed io sono rimasto lì ad ascoltarli per tre ore; ma poi ho pensato: "Che direbbe Bregola di me e del modo in cui butto via le mie giornate?".

“Oggi ho perso il mio tempo a leggere che tu sei certo "che riusciremo a sbricolare i falsi profeti".

Si confermo. Passerotto mio, la mia generazione oggi non vede una via d’uscita. Siamo in tanti. Prima o poi, scoppieremo e, citando te : “sti’ cazzi”.

Ora, assodato che io sono un cretino, potremmo discutere del resto, ovvero leggere l’inizio del commento di Davide e rispondere senza battute?
Sti’ cazzi a tutti. (Cito da una fonte letteraria).

Pubblicato da: Francesco Sasso - 08.02.06 10:59

Anche le mie virgolette sono slittate via. Il mio commento, in realtà, è la fedele citazione di un cablogramma inviatomi dalla mia amica Eulalia Torricelli da Forlì.

Pubblicato da: Leonardo Colombati - 08.02.06 11:03

nelle lettere sull'educazione estetica dell'uomo di Schiller c'è una bellissima definizione del gioco, che,senza sociologismi d'accatto viene definito più o meno il luogo in cui l'uomo è affrancato dalla necessità e dove si dimostra realmente uomo. Grazie al gioco, dice più o meno Schiller si può tornare più temprati ad affrontare il reale, perché nel gioco si apprendono meccanismi che esaltano la nostra libertà e la nostra creatività.
Insomma, direi indegnamente chiosando che si può fare una classifica e poi tornare a trovare cittadini extra o comunitari. E' il professionismo dello sfigatismo che è inaccettabile e l'estetica del precario vantata come unica risorsa possibile per chi scrive ad essere il vero e ripetuto freno alla letteratura. Apprezzo molto il sito di Davide e ho scambiato un paio di mail con lui, ma in questo caso sto con Colombati. Tutta la vita. E pure Forza Roma, ecco

Pubblicato da: saverio simonelli - 08.02.06 12:31

Leonardo, non hai bisogno di difenderti. Non ti voglio affatto attaccare e infatti non credo di essere stato volgare. Uso essere molto garbato con tutti, è nelle mie corde, per questo ti ho mandato la lettera per discutere gentilmente sul Romanzo del nostro secolo. Il resto hai fatto tutto tu e già questo mi pare un giudizio di valore. Se estrapoli così, alla Carlona, però non fai una operazione degna della tua intelligenza. A risentirci, spero. Bregola

Pubblicato da: Davide Bregola - 08.02.06 12:31

Peccato che prenda questa strada un dibattito che avrebbe potuto essere interessante. Giocare a quali sono gli scrittori preferiti penso sia un gioco che chiunque ami i libri fa ogni tanto, quindi per me non c'è niente di sconveniente nel gioco proposto da Colombati. A me piacerebbe però sapere quali sono gli scrittori che hanno più cose da dire oggi, che arricchiscono di più i lettori o gli altri scrittori italiani, e perché, e scoprire se sono americani o coreani. Questo mi piacerebbe davvero.

Pubblicato da: erica - 08.02.06 12:55

G.le Davide Bregola,
ma che senso ha quello che ha scritto sopra? Lei ha uno spazio pubblico dove scrivere e lo utilizza così? cordiali saluti

Pubblicato da: Melpunk - 08.02.06 13:19

State buoni se potete. ;-)

A me questa discussione ha fatto venir una gran voglia di tornare a leggere "Perceber": credo che ogni nuova lettura porti dentro un'altra avventura.

Adesso, quasi quasi, faccio io una classifica dei migliori romanzi italiani. Ah, su questa idea ci metto il copyright: che niuno s'azzardi a copiarmela, che appena c'ho un attimo di tempo la attuo. :-) C'è lo smile, ma non scherzo.

Abbracci

Giuseppe

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 08.02.06 14:56

E a proposito di "supposte" americane, buon divertimento con questo.

...troppo divertente, anche se si era già detto... avanzando legittimi dubbi. Insomma, J.T. Leroy non esiste, come volevasi dimostrare:

http://leisure.newstimeslive.com/
story.php?id=79673
&category=Entertainment

Saludos

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 08.02.06 16:59

Che spasso a leggere taluni protagonisti o comprimari o comparsanti di questo bollettino.

Rivoluzionari da cameretta.

Posticciatrici bolso-femministe.

Bimbo-blogger dal pelo isterico.

Ex-giovannotte di belle speranze.

Replicanti di caccole ideologiche.

Gonfiatori di palloncini reclamizzanti il proprio Nume Tutelare.

Circoncisori di libri se-pensanti come critici.

Le crasse risate.

Pubblicato da: Gattominchia - 08.02.06 18:40

gatto - non buttarti giù
c.g.

Pubblicato da: Castragatti - 08.02.06 19:59

Ah come è bello questo scazzo pubblico. E' vero, anch'io ho ricevuto un garbatissimo invito da parte di Davide Bregola a dire sommessamente la mia circa il grande romanzo italiano. Non gli ho risposto non per spocchia, ma per ignoranza. Si, ignoranza perché da tempo immemore non provo alcuna attrazione verso questa forma, il romanzo appunto, di letteratura. Parlerei di racconti, che mi piacciono di più, ma di questi pare non esser interessato nessuno, in questo paese. O almeno, non come si dovrebbe (e dire che la forma breve di narrazione, a fronte di quella più articolata del romanzo propriamente detto, meglio si attaglierrebbe alle disponibilità di tempo da dedicare alla lettura che la gran parte dei cittadini delle società occidentali oggi hanno (e qui le case editrici dovrebbero subdorarne quantomeno il potenziale mercato…). Bregola si spende in una visione romantica della scrittura. Condivido gran parte della sua analisi circa il retaggio feudale che imperversa, ebbene si, anche fra chi, gli intellettuali, produce, dovrebbe produrre, cultura. Resto perplesso, comunque circa la sua scelta di "vivere" la letteratura. Senza scomodare i sermoni di Veronesi, circa la poca professionalità di chi semina nella propria scrittura i propri disagi personali, ho qualche dubbio circa l'assolutezza di tale regola. No, non ho a portata di mano nomi eccellenti, citazioni fulminanti, esempi inattaccabili, per confutare siffatte argomentazioni. Trovo comico che si possa scindere, come fosse una mera dimostrazione di schizofrenia creativa, il proprio personale (leggi: il proprio vissuto) dal come e dal cosa si scrive. Ciò detto auguro a Bregola di perpetrare il suo esperimento (sarà in buona, ottima compagnia), ma davvero non colgo cosa ci azzecchi con una sorta di sondaggio che Colombati ha inteso lanciare per tastare il polso agli umori e alle preferenze degli orbitanti di vibrisse, sulla produzione letteraria di una zona geografica ben definita della cocuzza (pianeta terra) alla quale, basta dare un'occhiata attenta ai titoli ed agli autori in "gara", per tacitare, a fronte dell'eterogeneità degli stili e dei contenuti, qualsiasi sospetto di filo americanismo.

Pubblicato da: cletus - 08.02.06 21:14

Oddio, c'è in giro quel rompicoglioni di Gattominchia che copia tutte le idee.

Pubblicato da: angela scarparo - 09.02.06 00:47

a me pare che davide - rimettendo in circolo e condividendo anche parole di altri come è nella sua vocazione fare - avesse davvero bisogno di dire le cose che ha detto e che magari ha preso l'occasione un po' tirandola per i capelli. cioè: ci sta tutta la sua "incazzatura", ma ci sta anche la voglia di prenderla con un po' di leggerezza. insomma, io non trovo inutile o stupido il gioco di leonardo (mi ricorda un po' i concorsi di vibrisse in cui si vincevano i formaggi...). è un modo per dire: mi sono letta un bel po' di cose, ma quali sono veramente per me irrinunciabili? se non avessi letto quali sarei un po' meno di quel che sono? (poco lo stesso, va be'). per il resto mi viene da dire che ci sono più modi per vivere con serietà e alcuni hanno una facies più burlona di altri. io sono contenta che esistano tutti gli accenti. e per inciso sono contenta che esistano tutte le letterature. non per questo credo di essere culturalmente succube di quella americana. ciao

Pubblicato da: paola - 09.02.06 09:27

"Non ti voglio affatto attaccare", scrive Bregola.

Bè, a me sembra che voglia attaccarmi chi dice: "Che me ne importa di stilare una classifica? Dove siamo? Al processo del lunedi? A Per un pugno di libri? In un programma di mediaset rai? A me questa cosa fa dire: Leonardo Colombati, (...) perché spreca tempo ed energie per le classifiche? Per ironia? Perché non ha un cazzo da fare? Perché è cool, perché così i quotidiani riprendono la sua geniale idea? Per tutte queste cose messe assieme? Perché non provare a fare le cose che servono? (...) Mi ha fatto incazzare la tua idea, Colombati. Ma che? Perché? Perché questo provincialismo? Perché questo strapaesistico tentativo di essere internazionali? (...) 10 più grandi romanzi del 900 italiano sarebbe stato più utile e meno servile, se proprio vuoi stilare le classifiche alla Hornby".

Ora, non c'è categoria umana che mi manda più in bestia di quella composta da persone che prima lanciano il sasso e poi nascondono la mano. Di quelli che ti dicono che sei un superficiale, un provincialottto, un vanitoso in cerca di audience, un servo e un fancazzista, e poi ti dicono: "Senza offesa, eh?".

Nella mia risposta a Bregola, sono stato un maleducato, un villano: ho usato l'insulto. So di averlo fatto - e lo dico: l'ho fatto. Ho trovato il suo commento un'accozzaglia di risentimento e di luoghi comuni.(Soprattuto non mi è andata giù la denigrazione nei confronti di quel genio di Biscardi e del suo Processo).

Non si può essere amici di tutti, Bregola. Questo ho imparato quando mia madre, a Carnevale, mi comprò un bellissimo costume da Zorro. Arrivai a una festa con il mio mantello, la spada e la mascherina; e trovai un altro Zorro, due volte più grosso di me, che me le diede di santa ragione.

Quindi, disistimiamoci con sincerità - e smettiamola di metter toppe. Disprezziamoci senza infingimenti. Magari, la prossima volta, non a casa di un comune amico, perchè non è buona educazione.

Pubblicato da: Leonardo Colombati - 09.02.06 11:41

Bregola, dipendesse dai cazzoni come te nessuno dovrebbe fare niente.
A parte te, ovvio.

Pubblicato da: Pupilla - 09.02.06 16:53

Non ho scelto io di entrare in questa faccenda, e leggere cose mie, private, nate da una situazione di frustrazione vera, messa lì alla mercé di tutti, sul momento mi ha irritato, ma un secondo dopo mi sono detto: “Va bene, se serve a far crescere la consapevolezza che in fondo le cose per molti non sono rose, che la mia generazione sta stagnando, ecc… ci sto, che mi prendano per il culo”.
Personalmente credo nella buona volontà di Bregola, nella sua voglia di farsi carico dei problemi altrui. E leggendo il suo testo, anch’io mi sono sentito meno solo. Poi, il rapporto tra i due, Colombati-Bregola, non mi riguarda. E il giochino dei dieci libri è per me una tale cazzata, che prima di questo parapiglia, mi scivolava addosso.

Altra cosa: queste righe di Anton Cechov, estrapolate da una sua lettera (privata), mi aiutano a dire quello che sento:

"Voi scrivete che bisogna lavorare non per la critica ma per il pubblico e che è ancora troppo presto per lagnarsi. È piacevole pensare che si lavora per il pubblico, ma come faccio a sapere che lavoro appunto per lui? Per la meschinità del mio lavoro o per qualche altro motivo, io stesso non ricavo alcuna soddisfazione; quanto al pubblico (non è vero che l’abbia chiamato vile) esso è disonesto e ipocrita nei nostri confronti, non dice mai la verità e quindi non riesco a capire se gli sono necessario o no. È troppo presto per lamentarmi, ma non sarà mai troppo presto per chiedermi: “M’occupo di cose serie o di sciocchezze?”
La critica tace, il pubblico mente, ma il mio sentimento mi dice che mi occupo di baggianate. Mi lagno forse? Non ricordo il tono della mia lettera; del resto, anche se è così, non mi lamento per me, ma per tutti i nostri confratelli che mi fanno una pena infinita."

ad Aleksej Suvorin,
Mosca, 26 dicembre 1888

La mia lagna è per i miei confratelli. Purtroppo so di non essere bravo come Cechov e i miei lamenti restano lamenti.

E poiché per molti è gioco facile dare del cazzone (anonimi e non) a Davide, io confermo la mia stima nei suoi riguardi.

Pubblicato da: Francesco Sasso - 10.02.06 11:08