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01.02.06

Everyman (contro il cattolicesimo culturale)

di Nicola Manuppelli

Everyman 2.JPG[Personalmente non amo scrivere critiche negative contro qualcosa o qualcuno. Credo, intimamente, che sia meglio proporre critiche “a favore" di qualcosa. Per questo, ho riflettuto a lungo se pubblicare o meno il pezzo che segue. Mi sono deciso a farlo perché, alla fine, mi è sembrato che l’articolo fosse più “a favore" di qualcosa di quanto apparentemente sembri.
L’articolo parla di cattolicesimo e letteratura ed è scritto da un laico. Con laico intendo proprio “laico" e non agnostico o dubbioso o scettico o buddista o creazionista. Laico.
Ne deriva che quanto segue, se il mio pezzo sarà abbastanza coerente con me stesso, non avrà grosso successo presso un lettore cattolico. Almeno credo. Oppure lo avrà. E in quel caso forse dovrò rivedere quanto scritto. Una sorta di paradosso, insomma.
In ogni caso, il senso di questa breve prefazione è che questo che segue è, in termini processuali, un articolo di difesa e non di accusa.
Il caso di cui l’articolo tratta è un caso particolare. Ma è ovvio che, con il “particolare", l’autore voglia parlare, altresì, del “generale".
Dunque questa è la voce della difesa (la mia difesa). Spero di poter sentire, in qualche modo, la voce dell’accusa. nm]

Vagavo per internet alla ricerca di notizie sul nuovo libro di Philip Roth, Everyman. Il libro, che uscirà negli Stati Uniti a maggio, e in molti siti americani ha già scatenato un piccolo dibattito, parla di morte (Roth lo aveva già fatto con L’animale morente) da un punto di vista prettamente laico.

Roth è un americano di origini ebraiche ma assolutamente ateo, come Woody Allen del resto. Woody Allen che, in una recente intervista, ha dichiarato che le religioni sono tutte inutili, assurde, superate, un trucco per coalizzare la gente e farle fare cose che altrimenti non farebbero. Club, insomma, ai quali né lui né Roth vorrebbero mai essere iscritti.

Ho visto l’intervista di cui sopra in una trasmissione di varietà. Credo fosse Bonolis. Mentre il regista americano parlava, sotto lo schermo passava una scritta a lettere bianche che annunciava una grossa sorpresa alla fine del filmato dell’intervista. Diceva di aspettare. Ho aspettato. La sorpresa era che il doppiatore di Woody Allen (Lionello) ridoppiava lo stesso filmato, facendo dire a Woody Allen che non era assolutamente d’accordo con quanto detto prima, che secondo lui la religione aveva un ruolo fondamentale nella vita, che la chiesa era necessaria per il cammino dell’uomo, che era necessaria una guida spirituale eccetera eccetera eccetera. Insomma, il caso di revisionismo storico più veloce della storia. Mi sono, scusate il francesismo, scazzato e ho spento il televisore senza finire di sentire il resto del Woody Allen lionellizzato.

Allen.jpgPoi sono andato a vedere il suo bellissimo Match Point che, fra parentesi, parla di sorte, destino e fortuna. E di morale.
L’universo di Allen è l’universo di Allen (ovvio) e, mentre vedevo le immagini sullo schermo, accompagnate dalla bellissima “Una furtiva lacrima" di Donizetti, pensavo che quel film era proprio la diretta conseguenza di quello che l’autore aveva detto nell’intervista.
Pensavo anche un’altra cosa. Che il doppiaggio di Lionello, in fondo, non era che un altro doppiaggio. Lionello non diceva quello che pensava ma quello che non era d’accordo altri pensassero. Doppiava altri.

Match Point.jpgE ora torno a Philip Roth ed al suo Everyman.
Roth, come detto, sostiene più o meno le stesse cose di Allen, in ambito religioso.
Per farsi un’idea dell’uno e dell’altra si può leggere la bella intervista fatta a Roth dal giornalista danese Krassnik, apparsa anche su Repubblica.

Come le affermazioni di Allen, anche quelle di Roth hanno suscitato reazioni da parte dei cattolici (gli altri “club" religiosi sembrano avere più ritegno al proposito).
Colto da un interesse quasi morboso, sono andato a cercare gli interventi sui vari siti italiani. E sul sito de L’avvenire ho trovato questo.
È un articolo del giornalista De Simone. L’Avvenire è un giornale cattolico. I temi della morte e delle religioni, toccati da Roth, riguardano, per forza di cose, anche i cattolici. E fin qui niente di più di un normale dibattito. Ma la modalità del dibattere di De Simone richiama vagamente quella di Lionello.

Tutti e due in me hanno suscitato la stessa reazione (scazzato). Ma, per qualche ora, non sono riuscito a capire che cosa ci fosse, oltre al fastidio ideologico, che realmente non mi andasse nei loro attacchi (o “difese", se guardati dal loro punto di vista).
Tutta la situazione mi ricordava un po’ il pezzo di George Brassens, “Mourir pour des idèes", quello che diceva

Profeti, agitatori, demagoghi, tribuni,
vi lasciamo l’onore di morire per primi.
Ma di grazia, accidenti, fate vivere gli altri,
la vita è pressappoco il loro unico lusso.

Non fumo. Ma in quelle ore di riflessione (non così profonde lo ammetto, ma, cercate di capirmi, partivo da Oreste Lionello) avrei potuto fumare cento sigarette. Ho bevuto quattro caffè. E infine l’ho trovato. Ho trovato il punto o, meglio, i punti che accomunano i loro discorsi e, con essi, tutti i discorsi di questa neo-pervasività (così mi sembra almeno) della chiesa cattolica nella cultura italiana. Parlo dell’Italia perché è la situazione che ho più sott’occhio.

I punti sono questi:

1 – Truccano le carte in gioco: perché le loro difese in realtà sono sempre accuse e perché le loro affermazioni sono negazioni delle altrui affermazioni. Questo mina la cultura perché, culturalmente, il loro è un dialogo teso solo a distruggere e non a proporre. Per chiarirmi un po’ le idee sono andato a cercare su internet le ultime dichiarazioni della Chiesa che riguardassero ambiti culturali. È chiaro che ne ho visto solo una parte (e aspetto con piacere smentite) ma quello che traspariva, da encicliche ed atti vari, era una serie di parole vuote e generalizzanti, applicabili a qualsiasi età ed argomento.

2 – Eppure la Chiesa è tutt’affatto generalizzante e vaga quando le questioni culturali sono proposte dall’esterno. Allora prende posizione. Allora salta fuori una precisione quasi chirurgica nel parlare di tutti gli argomenti della società moderna. Tanto per fare un paragone: la Chiesa non è Cristoforo Colombo che scopre nuove terre, non propone orizzonti, non apre strade; al contrario, quando la gente è già in cammino verso una direzione mette gli ostacoli (o, per essere più ottimisti, il guardrail).

3 – Quello che è più irritante, in quest’atteggiamento, è il continuo ricorrere al SENSO. Ho messo in lettere maiuscole questa parola perché credo che sia in essa il fulcro della questione.
La Chiesa vuole o non vuole ricorrere al senso? È o non è amante della logica?
La cultura ha una sua logicità, una sua matematica, un suo senso. Ogni artista ha un suo mondo e quel mondo è il suo senso. Pittori, scrittori, registi, fumettisti hanno un solo sistema religioso quando producono e questo sistema è quello della loro opera. Ciò che fanno dev’essere logico ai fini di essa (e magari illogico per tutto il resto). Identificare questo senso con il senso di una religione può avvenire solo per caso. Se fosse un fatto ideologico, questi autori non sarebbero né più né meno di quegli autori di regime e di partito che si sono sempre criticati.
Ecco, io penso che Dostoevskij sia un autore cristiano, in fondo, ma che lo sia solo per caso. È il caso, la fortuna a creare questa corrispondenza (se essa vuole essere reale, vera, sentita e non fasulla). Non credo all’autore cristiano, cattolico, mussulmano per partito preso. Questo perché, sono convinto, non esiste letteratura onesta senza influsso dell’inconscio. E noi non sappiamo di che religione sia il nostro inconscio.

4 – Questo per dire della pregnanza del senso per il produttore culturale. Il senso è una direzione. E ogni produzione culturale ha una sua direzione.
La Chiesa cattolica fa della fede (intesa come fiducia incondizionata) uno dei suoi cardini principali, se non il fondamentale. La fede è il contrario del senso e dunque
a) Il cattolicesimo accetta questo, accetta un piano metafisico delle cose e non entra in questioni che riguardano il senso (la cultura)
b) Il cattolicesimo entra in questioni di senso, accettando le regole di quest’ingresso. In quel caso un cattolico deve fare cultura come tutti gli altri addetti al mestiere.

Per intenderci, prenderò come esempio uno degli ultimi discorsi del Papa.
Per via di un libro che sto scrivendo, sto dedicando qualche lunedì sera alla “visione" della televisione, sorbendomi tutte le trasmissioni dove il dibattito si fa, come dire, un po’ “naif". Questa sera guardavo il Processo del Lunedì. Si parlava di arbitri e ingiustizie arbitrali. Ad un certo punto Biscardi interrompe il dibattito (naif) e annuncia un servizio importantissimo, a questo proposito, di Darwin Pastorello (credo sia questo il nome del giornalista). Il servizio altro non era che l’intervento di Ratzinger a proposito degli arbitri e di come debbano esercitare il loro mestiere. Seguito da un intervento di un altro cardinale. Ora: le parole del Papa in materia arbitrale riguardavano la prudenza, l’attenzione e l’onestà. Parole che potevano significare tutto e niente. Vuote appunto. Una banderuola, come quella messa dall’uomo sbarcato sulla luna. Ma parole fondamentali, invece, se le si guarda dal punto di vista della pervasività.

Ero con amici cattolici e ho commentato le parole sorridendo. Loro subito si sono irritati (il loro atteggiamento, in questi case, è molto simile a quello dei patiti d’arte delle accademie). Che cosa poteva importare a Ratzinger del calcio? Mi hanno subito detto.
Quello che mi chiedo io, allora, è: perché ne parla? Perché dare importanza a queste parole? Se il cattolico accetta il piano del senso, le affermazioni del papa sono trascurabili. Se non lo accetta, dovrebbe accettare il fatto che il calcio si incrocia con la Chiesa come una linea orizzontale con una verticale. Solo una parte di linea è in comune.

philip_roth.jpg5 – E così anche la cultura è perpendicolare e non sovrapposta al Cattolicesimo. E quindi il Cattolicesimo non può esprimersi in termini generalizzanti sulla cultura (sulla politica, sulla democrazia, sul rapporto fra sessi ecc. ecc.) ma può solo parlare agli individui. Individui cattolici che, poi, costituiscono l’insieme chiamato Chiesa Cattolica. L’unico insieme al quale la Chiesa Cattolica si può sovrapporre e di cui può parlare in maniera generalizzante.
Ogni altro tipo di sovrapposizione è pervasività.

6 – Io credo che l’Italia attuale ne sia pregna (di pervasività cattolica) e che si stia creando una sorta di bigottismo culturale (negativo anche per i cattolici seri).

7 – Se provassimo a vedere il rovescio della medaglia, vedremmo l’assurdità di alcuni atteggiamenti.
Come ci si porrebbe di fronte ad un partito politico che pretendesse di prescrivere comportamenti a tutti i credenti di una certa religione? Come ci comporteremo se uno scrittore, un arbitro, una femminista, un omosessuale, un abortista si permettesso di prescrivere comportamenti a tutti (non alcuni, non quelli che fanno parte “anche" della loro categoria, ma tutti) i componenti della chiesa cattolica?
Purtroppo l’atteggiamento cattolico, sotto questo punto di vista, gode di una sorta di protezione e di difesa. Altrimenti sarebbe evidente come compito della Chiesa sia di parlare a sottoinsiemi (gli incroci di insiemi perpendicolari, appunto) e non ad insiemi. È qui il problema.
Ed è qui che la parola “senso", usata spesso dai cattolici, mi ha fatto accendere la lampadina.

8 – Quando ho acceso questa lampadina, la stanza era parecchio buia.
Quello che mi fa paura della neo-pervasività cattolica è l’assenza del processo e del giudizio che ho invocato all’inizio.
Giudicarsi “atto di fede" significa astrarsi dal giudizio. E poi giocare lo stesso la partita!
È un po’, scusate il paragone irriverente, come portare un film a Venezia fuori concorso e poi pretendere di vincere il Festival.

9 – L’enciclica mi sembra, ancora adesso, l’esempio più pregnante. Non si sottopone mai a giudizio onestamente letterario, storico, filosofico un’enciclica. Perché è atto di fede. Ma se la Chiesa entra, e lo fa, nel gioco culturale, allora dovremmo sottoporre anche noi l’enciclica ad ogni forma di giudizio. E magari evidenziare un certo vuoto filosofico e scientifico della Chiesa. Proprio come De Simone fa con le dichiarazioni di Roth. Perché non dovremmo farlo?

10 – De Simone definisce Roth insensato.
Roth è perfettamente coerente con la sua opera. Sarebbe insensato a sostenere il contrario di quello che dice. Cosa fa De Simone per essere sensato? Dov’è la logicità grazie alla quale la Chiesa può dire questo è sensato, questo è folle, questo è giusto e questo è ingiusto? E ha dato più risposte ai perché la Chiesa o la scienza? E un valore il senso per la Chiesa?
La mia idea è che vivere per postulati possa essere un meraviglioso atto di fede ma che possa essere, in altro modo, una cosa troppo semplice e qualunquista. Ugualmente credo anche che vivere senza postulati e per teoremi sia un’opera meravigliosamente umana (e forse paradossalmente senza senso), come spingere la curiosità al fondo dei perché e la vita ed il senso dell’uomo alla creazione dei perchè.
Un cattolico si rifà sui postulati che, per natura, sono insensati. Il cattolico, a ragione o a torto, è un’insensatezza (non dando al termine alcun valore negativo).
Dunque perché De Simone utilizza l’insensatezza come una critica a Roth?
Perché Lionello doppia Allen?

Qui si conclude questa breve arringa che, forse, avrebbe potuto essere più lunga e, forse, più breve. Avrei potuto essere più leggero e divertente e farmi prendere meno la mano. Avrei potuto argomentare meglio, documentarmi meglio e so che presto, anche ai miei occhi, emergeranno imperfezioni in ogni riga di questo discorso.
Ma tutto questo avrebbe un’importanza se questo fosse un attacco. E non lo è.
Questa è, ripeto, una difesa.
La difesa, che ho dato senza che mi venisse richiesta, è a favore di un imputato che io oso chiamare umanesimo, cultura, ma che forse è, per vedere la sua natura fragile e difendibile, solo il piacere di fare, sentire e sentirsi raccontare storie.
Ciò da cui volevo difendere il mio imputato è la neo-pervasività cattolica di cui sopra ho parlato. Può darsi che questa aggressione in realtà non sia mai avvenuta e i fatti non sussistano. Questo non è dato dirsi e la parola, a riguardo, spetta ai giudici.

Spero, da loro, di ottenere, per il mio imputato, uno sconto della pena.

Pubblicato da Nicola Manuppelli, il giorno e l'ora: 01.02.06 07:22

Interventi

C'è una grossa differenza tra l'atteggiamento di Roth/Allen e quello dei cattolici perché i secondi hanno o dovrebbero avere l'obbligo di andare e predicare ecc ecc.
Quando un cattolico duro e puro parla di comportamento lo fa riferendosi ai moduli dettati dalla dottrina, indifferenti al contesto: le virtù cristiane per un arbitro sono le stesse per un editore e, perché no, per un soldato (nella tradizione della chiesa medievale si è sviluppata una mirabolante teoria della guerra giusta e della guerra santa, cui ancora oggi alcuni cattolici fanno riferimento).
Il cattolicesimo culturale, in sosanza, possiamo ridurlo al cattolicesimo. Come rileva Sergio Romano nel suo gustosissimo Libera chiesa. Libero stato?, più il progetto politico dello stato, in Italia almeno, è debole, più la chiesa cattolica alza la voce.
Purtroppo, oggi, alla cultura e all'umanesimo, mancano le solide basi (vedi per esempio la Crisi delle scienze europee di Husserl) che la chiesa cattolica invece ha conservato a costo dell'anacronismo, o quelle che il capitalismo è riuscito a insediare nelle nostre teste di consumatori.

Pubblicato da: Paolo S - 01.02.06 17:32

Già ai suoi tempi Paolo Apostolo aveva scritto che “se Cristo non è risuscitato, allora vana è la nostra predicazione, ed è vana anche la vostra fede”.
E aveva sviluppato a lungo il concetto, ponendo qui il discrimine del Cristianesimo (di cui, checché se ne dica e se ne pensi, Paolo non è né può considerarsi il fondatore). Che Cristo sia risuscitato dai morti è per il cristiano, dunque, un fatto “storico” e tutto ciò che ne deriva è corollario, proclamazione di “senso” attorno alla nascita, passione e morte del Figlio di Dio.
Quindi tra un “laico” ed un “cristiano”, il discrimine, la differenza sta tutta qui: il primo mette in dubbio e respinge la storicità del’Evento, il secondo la riconosce, ne prende atto e vi si adegua nel suo comportamento individuale e nel suo considerarsi “persona”, soggetta, come chiunque, ad un “senso” da dare alla propria esistenza. La Resurrezione di Cristo dai morti è quell’ “avvenimento” che suffraga il “senso” che noi cristiani diamo alla vita ed alla speranza, e ci pone a confronto con altri modi di vivere e di pensare, non per farci dire “vedete come siamo bravi!”, ma per rimetterci con umiltà e senza presunzione, al servizio del prossimo. E questo mettersi al servizio lo si riconosce anche in campo culturale, perché, proprio in campo culturale, nonostante le diffidenze che spesso e volentieri i “laici” esprimono, una persona cristiana che ha dato quindi un “senso” alla propria vita, desidera esprimerne le sue ragioni in un necessario confronto. Sono d’accordo sul fatto che pittori, scultori registi, fumettisti abbiano un solo “sistema religioso” quando producono, e che questo sistema sia identificabile nella loro stessa opera. Trovo però alquanto aberrante e riduttivo proclamare che soltanto un “laico”, ossia un non credente, sappia esprimere il “senso” della propria vita.
Posso anche essere d’accordo sul fatto che identificare questo “senso” con il senso di una religione possa avvenire solo per pura casualità. Ma quando ciò avviene, come nel caso di persone di cultura che si sforzano di testimoniare Cristo Risorto, forse che per questo esse debbono essere trattate con quella “degnazione” più o meno tollerante con cui sono gratificate dai “laici”? Quando si accusa la Chiesa di truccare le carte sostenendo che “le loro “difese” [ degli uomini di Chiesa,N.d.r.] in realtà sono sempre accuse e perché le loro affermazioni sono negazioni delle altrui affermazioni” si è in buona fede? O è si è offuscati dal delirio di onnipotenza nel ritenere valida esclusivamente una cultura “laica” fondata sul relativismo e sul nichilismo? E quando uno scrittore esprime, nel contesto di una narrazione, realistica e vera, con tutta la drammaticità che ciò comporta, la sua testimonianza circa l’esistenza di una problematica “soprannaturale”, per ciò stesso va diffidato di esprimersi e viene tacciato di «distruggere le affermazioni degli altri»? Trovo poi alquanto vacillante e confusa la tesi secondo la quale «il Cattolicesimo non può esprimersi in termini generalizzanti sulla cultura (sulla politica, sulla democrazia, sul rapporto tra i sessi ecc. ecc.)».
Cosa significa esattamente “termini generalizzanti”?
La cultura non è da riferirsi sempre all’uomo, ai singoli uomini (evitiamo di usare il termine “persona”, che sa troppo di “pervasività” cattolica), alle loro sensibilità, ai loro comportamenti pratici, anche discutibili o distorti?
In virtù di quale “postulato” l’estensore dell’articolo afferma che «un cattolico, per natura (notare questo particolare!) si rifà sui postulati che sono insensati»?
In base a quale costruzione logica?
Veramente l’insensatezza della logica umana era già stata “superata” da Paolo, con l’affermazione che il “fatto” della Risurrezione di Cristo, ha “superato” la logica umana ponendosi come “discrimine” tra chi lo riconosce e spera in Lui, e tra chi lo rifiuta.
Ma tra questo e il dire che la cultura appartiene solo a chi Lo rifiuta, ce ne corre…

Pubblicato da: andrea.nobili - 01.02.06 20:06

Rispondo volentieri al commento di andrea nobili:

Lui scrive:
"tra un “laico” ed un “cristiano”, il discrimine, la differenza sta tutta qui: il primo mette in dubbio e respinge la storicità del’Evento, il secondo la riconosce, ne prende atto e vi si adegua nel suo comportamento individuale e nel suo considerarsi “persona”, soggetta, come chiunque, ad un “senso” da dare alla propria esistenza. "

nel mio articolo non nego affatto l'esistenza di un senso per il credente
forse ho sbagliato ad usare il termine insensatezze riferito ai postulati cristiani
quello che critico è la sovrapposizione di questo senso (che neccessita d'essere invasivo, lo ammetto) ad una serie di costruzioni sociali che sono fondate su un'altra logica (rivoluzione francese, per esempio). O si nega il valore di quella società stessa (come fa il comunismo con il capitalismo) o si entra nel dialogo accettandone (pur non condividendolo) l'ordine di senso. Voler entrare in un ambito sociale non accettandone le regole è squalificante per la società, presuntuoso, ostacolante (si veda la storia d'Italia). E soprattutto il cristiano vero sarà sempre fedele alla "sua" società (se davvero credente) e questo comporta una scelta che rompe, o può rompere, le convenzioni di tale società (vedi, ultimamente, matrimoni tra omosessuali).


poi scrive:

" Sono d’accordo sul fatto che pittori, scultori registi, fumettisti abbiano un solo “sistema religioso” quando producono, e che questo sistema sia identificabile nella loro stessa opera. Trovo però alquanto aberrante e riduttivo proclamare che soltanto un “laico”, ossia un non credente, sappia esprimere il “senso” della propria vita."

non lo dico
dico che ognuno esprime il suo senso
che a volte corrisponde a quello del laico, a volte del pagano, a volte del cattolico

poi dice:

"Quando si accusa la Chiesa di truccare le carte sostenendo che “le loro “difese” [ degli uomini di Chiesa,N.d.r.] in realtà sono sempre accuse e perché le loro affermazioni sono negazioni delle altrui affermazioni” si è in buona fede?"


o no
a preferenza
io spero di esserlo

poi dice :
"O si è offuscati dal delirio di onnipotenza nel ritenere valida esclusivamente una cultura “laica” fondata sul relativismo e sul nichilismo? "

perchè la cultura laica deve essere nichilista?
perchè parlare di relativismo in termini negativi? l'assolutismo delle idee ha prodotto i più grossi disastri umani, il relativismo ha insegnato (si vedano einsten e bertrand russell) il rispetto reciproco, la comprensione
c'era la comprensioni nelle missioni cristiane del 1600? perchè la Chiesa non deve avere mai un problema di coscienza nei confronti di ciò che sta fuori dal suo sistema?

poi dice:

"Trovo poi alquanto vacillante e confusa la tesi secondo la quale «il Cattolicesimo non può esprimersi in termini generalizzanti sulla cultura (sulla politica, sulla democrazia, sul rapporto tra i sessi ecc. ecc.)».
Cosa significa esattamente “termini generalizzanti”?"

significa, in parole povere, che non può pretendere di dare regole in settori che sono impostati in un modo tale che queste regole diventano una contraddizione in termini, un assurdo. Come detto riguardo al relativismo, la generalizzazione è un assolutizzazione. Solo da parte della Chiesa si sopporta questa smania di generalizzazione. Perchè ci si dimentica tanto in fretta dei danni che fece la Chiesa quando volle "generalizzare" parlando di scienza partendo dalla Bibbia. I principi delle condanne a Galileo e a Giordano Bruno sono gli stessi della generalizzazione che tu oggi proponi. E sono passati secoli!

poi dice:

"In virtù di quale “postulato” l’estensore dell’articolo afferma che «un cattolico, per natura (notare questo particolare!) si rifà sui postulati che sono insensati»?
In base a quale costruzione logica?"

evidentemente l'estensore di questo commento possiede le prove dell'esistenza di Dio
per me resta un postulato
il fatto dell'esistenza storica di Cristo (se pur lo ammettiamo) non mi dimostra niente
è esistito: allora?
dov'è la prova che Dio esiste?
il credente ci "crede" appunto
ed è una scelta rispettabilissimo che, la dico tutta, ammiro ed invidio chi riesce a credere
ma resta un postulato
in matematica "postulato" è ciò che non si può dimostrare e che viene utilizzato per creare un sistema
Dio, appunto

poi dice:

"Veramente l’insensatezza della logica umana era già stata “superata” da Paolo, con l’affermazione che il “fatto” della Risurrezione di Cristo, ha “superato” la logica umana ponendosi come “discrimine” tra chi lo riconosce e spera in Lui, e tra chi lo rifiuta.
Ma tra questo e il dire che la cultura appartiene solo a chi Lo rifiuta, ce ne corre… "

non l'ho detto
non ho parlato di appartenenza
ho detto che la cultura non è religione
casomai la religione fa parte della cultura
si possono incrociare
non si possono sovrapporre

Nicola Manuppelli

Pubblicato da: Nicola Manuppelli - 01.02.06 21:04

Manuppelli, Manuppelli ... oltre a rileggerti S. Paolo, come elegantemente ti ha suggerito andrea.nobili, dovresti (ri)leggere (come minimo) le "Confessioni" di S. Agostino e, magari, l'"Itinerarium mentis in deum" di S. Bonaventura. Forse troveresti molte risposte alle tue domande e ai tuoi dubbi. Mi pare, infatti - correggimi se sbaglio - che la tua "difesa" celi in realtà un disagio intellettuale, una incertezza. Ed, invero, ti definisci "laico", ma precisi "non agnostico o dubbioso o scettico ...", e proprio tale precisazione, teoricamente non richiesta essendo più che sufficiente la definizione di "laico" [secondo il Vocabolario Treccani, escluso il significato primario di "non appartenente allo stato ecclesiastico", per estensione: "Di persona, gruppo, movimento, atteggiamento che dichiari la propria autonomia da dogmatismi ideologici di qualsiasi genere: partiti laici, quelli che si riconoscono autonomi dalle grandi ideologie del cattolicesimo e del marxismo (intese quindi come «confessionali»)], dimostra "a contrario" che il dubbio non è totalmente escluso e rappresenta pur sempre un tuo disagio sul grande tema/problema della vita e della morte, di cui ognuno di noi - ivi compresi Allen e Roth - conoscerà la soluzione "vera" soltanto quando non sarà più possibile avere dubbi.
za'

Pubblicato da: za' - 02.02.06 18:59

Caro Za'
ti sbagli
non ho nessun disagio intellettuale ad essere ateo
i libri di cui parli li ho letti e riletti
S.Agostino è meraviglioso, soprattutto nell'episodio del furto
ma non risponde alle mie domande
se poi parliamo di disagio intellettuale, come si può sentire intellettualmente un cattolico che fa un comprmesso con la storia?
non credo che questa scelta possa passare senza disagio intellettuale
e inoltre qui si travisa il discorso
tu, non so se da cattolico, fai un accusa: di disagio intellettuale
io non faccio nessuna accusa
solo difendo la libertà della cultura dicendo che la religione fa parte di essa e non viceversa
a questo non mi è stata data ancora risposta
la confusione è sul termine religione
per un credente la religione è religione
per un laico la religione è ideologia
mischiare concezioni cristiane e concezioni societarie (le nostre derivano dalla "laica" rivoluzione francese) è una forzatura
è come essere francesi e pretendere di voler seguire la giurisdizione italiana
perchè tutte le critiche che mi sono state mosse sono state fatte senza "coscienza" della moralità laica?

Nicola M.

Pubblicato da: Nicola Manuppelli - 03.02.06 00:40

Caro Manuppelli,
certo non "accuso", ma traggo semplicemente la conclusione da quello che hai scritto, per quel che appare ictu oculi a uno che legge, e con ciò non intendo assolutamente limitare la libertà tua e di chiunque di pensarla diversamente, per cui la libertà culturale è non solo intangibile in sè ma ugualmente "difesa" anche da me.
Se il fatto di dichiararti ateo non ti crea disagio buon per te. Ma allora il tuo "pezzo" appare - almeno a me che lo leggo - profondamente contraddittorio, perchè tu stesso scrivi: "se il mio pezzo sarà abbastanza coerente con me stesso, non avrà grosso successo presso un lettore cattolico. Almeno credo. Oppure lo avrà. E in quel caso forse dovrò rivedere quanto scritto. **Una sorta di paradosso, insomma** (le stellette tengono il luogo di una sottolieatura qui non possibile).
Vedi, di S. Agostino ti è rimasto impresso l'episodio del furto (di pere) ("Ma io, sciagurato, cosa amai in te, o furto mio, o delitto notturno dei miei sedici anni? Non eri bello, se eri un furto [...]) e tralasci un punto centrale sulla ricerca di Dio: "Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori [...]. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace".
Per il resto, nulla quaestio. Non c'è dubbio che per il laico la religione sia ideologia e non contesto nè disconosco la "moralità" laica. Ma resta il momento "finale", sul quale non ti sei espresso: siamo tutti liberi di pensarla come la nostra cultura ci suggerisce, ma la "verità" la conosceremo quando, appunto, non sarà più possibile avere dubbi nè, soprattutto, fare distinzioni tra religione e ideologia.
"Lodano il Signore coloro che lo cercano" (S.Agostino, Confessioni, libro X°, 43.70).
za'

Pubblicato da: za' - 03.02.06 01:42

Scusate tanto se mi intrometto nella discussione, ma è troppo interessante. Ho visto anch'io l'intervista di Allen nella trasmissione di Bonolis con il doppiaggio "rivisitato" da parte di Oreste Lionello. Devo ammettere che la mia reazione è stata un po' più "scazzata" di quella di Manuppelli. L'ho trovato l'ennesimo tentativo di imporre una visione religiosa e culturale, che deve ad ogni costo essere istituzionalizzata.
Sembra che in italietta, per parafrasare Croce, non ci si possa non dirsi cristiani: certo la maggior parte è cristiana sui generis
Trovo preoccupante che il laicismo venga sempre più messo in minoranza dai canali informativi e culturali ufficiali. Ogni volta che appare un punto di vista differente ecco insorgere i peana contro la marea montante del realtivismo e del nichilismo. Se si insiste, la reazione è una denuncia sul sempre più evidente anticattolicesimo imperante in Europa: vedi Buttiglione al Parlamento europeo l'estate scorsa.
Chi ritiene che la religione sia un prodotto storico e come tale relativo è guardato con sospetto. Chi non affida la sua vita a un qualsivoglia dogma, a una fede in Dio che salva (come e quando non si sa) si pensa che potrebbe commettere i più efferati delitti senza battere ciglio: dopo tutto " se Dio non esiste tutto è permesso" come dice Dostoevskij.


Eppure la storia dovrebbe insegnare che sono quelli che hanno tante certezze che mettono le bombe e scatenano le guerre. Anche gli orrori del comunismo, usati spesso come per dimostrare le nefandezze dell'ateismo, sono in realtà prodotti di chi deteneva una "fede" sia pure quella nella vittoria del proletariato e nella finalità della storia.
Va anche ricordato che l'antisemitismo (con conseguente ghetizzazione e massacri) si è molto ben sviluppato man mano che il cattolicesimo si espandeva. Altresì bisogna dire che Hitler era cristiano (certo a modo suo)


Quando si accenna a queste cose di solito si scatena un putiferio, ma questi fatti (compreso il tardivo perdono - di cosa poi?- a Galileo nel 1992) non gettano certo una luce positiva sul "sistema cristiano-cattolico".


Quanto al momento della "verità" che conosceremo solo dopo la morte, il copyright della migliore teoria non lo detengono certo i cattolici.
E' affascinante anche la metempsicosi: sembra peraltro che i primi cristiani ne conoscessero i principi e la propugnassero. Da allora molte cose sono cambiate.


Sapere che siamo tutti destinati a morire non dimostra niente: se ne deduce che su questo "momento rivelatore" ognuno può pensare quello che vuole.
Mi rimane sempre il sospetto che l'etica cristiana sia ancorata all'angoscia di morte.
E il fermento pseudoreligioso attuale(fecondazione, aborto, rifiuto del darwinismo e della scienza, eutanasia ecc.) che percorre questi tempi maledetti è sempre pervaso da una logica di morte.
Ci aggiungo anche il fondamentalismo islamico.L'ingerenza che pretende di avere sul diritto di stampa internazionale (mi riferisco alla vicenda delle vignette satiriche su Maometto), pur differendo notevolmente per intensità e violenza inaccettabili, è sorella dell'ingerenza che la Chiesa pretende di avere sulla morale pubblica. I meccanismi sono identici, i tono sono più pacati: roghi la Chiesa non ne può più alzare, i toni son cambiati.
In ogni caso, sembra sempre che sia più importante la concezione che si ha del prima e dopo vita, che le persone vive in carne e ossa.


Massimo Villivà

Pubblicato da: Massimo Villivà - 04.02.06 16:36