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21.02.06
Estasiati dai diritti (mancati)
Qualcuno dice, forse giustamente, non parlare dei fatti tuoi in rete. Non parlarne cioè, a meno che tu non sia in uno di quei blog predisposti all'uso e alla proposizione dei fatti propri come regola di vita (non)urbana oltre che (non)letteraria: come dire nei blog cialtroni. Non sto a dire che penso di questi blog. Non è il momento. Diciamo che io (come si dice, OK?) ci posso anche stare con chi mi dice, "Astràiti dal tuo particolare! Rendi universale, la tua esperienza!". Ci provo.
Stamattina, adesso appena esco devo andare alla DESPAR (un supermercato abbastanza noto) perché ieri con DATA DI SCADENZA 21.2.2006 mi hanno venduto degli spiedini di pollo (che io avendo tutte le altre paure del mondo, fuorché quella dell'aviaria, che infatti mi beccherò!) mangio. Ieri sera stanca, sfinita, apro la confezione degli spiedini e trovo al loro posto delle cose marce. Che cosa autorizza la DESPAR a pensare che io mangi delle cose marce? A darmi, in cambio di SOLDI, delle cose marce? Il fatto che chi compra il pollo, in questi giorni, sia effettivamente meno abbiente? Un generale, quanto diffuso sentimento di totale indifferenza nei confronti di chi compra, e un attaccamento eccessivo alla carta moneta ? Bon. Finito di litigare alla DESPAR, andrò ad aspettare un FAX: aspetto da Mirella le INTEGRAZIONI AL NUOVO P(iano) R(egolatore) G(enerale) del Comune di Roma che ieri ci siamo fatte dare in comune. Due mammozzoni (eccessivi!) in cui c'è dentro: come Roma potrebbe diventare o sta per diventare, chi costruirà, quanto verde perderemo, quante palestre acquisteremo. Come cittadini e cittadine, ci stiamo sbirciando nei mammozzoni. "E' roba difficile. Non si capisce! Non bisogna essere laureati in legge per capire le modifiche del nuovo PRG!", diceva ieri nella sala del Carroccio giustamente Nunzio d'Erme. Effettivamente, chiedo io, come si farà a praticare la partecipazione, se i documenti mancano e in modo così evidente di chiarezza? La trasparenza non è anche chiarezza dei documenti, mi chiedo? Io in compenso spedirò a Mirella PARTECIPANDO, un documento, in cui il Comune di Roma, nel 2003, introduceva URBACT, un progetto collettivo a cui sono interessate tante altre città, per rendere effettiva la partecipazione dei cittadini e delle cittadine all'amministrazione della cosa pubblica (che goduria!). Ecco. Ricordaris di chiedere: che fine ha fatto quel progetto? Che stanno facendo gli amministratori per rendere effettivo (farlo praticare) quel progetto? Poi, andrò nella Biblioteca della Casa delle Donne a finire di catalogare la saggistica. Si finirà di parlare (credo) del caso della ragazza 14enne violentata dal patrigno. Convive col padre, non convive col padre? Cosa c'entra? Quando la ragazza scelse di avere un rapporto orale col padre, invece della penetrazione, la ragazza si propose come soggetto che decide. ("Scelgo il pompino invece che tu mi stia addosso!", detto volgramente) E in quello stesso momento divenne (per aver scelto), parzialmente complice del violentatore. Avrebbe dovuto rimanere passiva? Per quanto mi riguarda credo che l'unica possibilità di crescita di questa ragazza (che non è destinata rimanere infelice! basta coi piagnistei) qualsiasi cosa decida di fare, compreso il fatto di andare a vivere col padre - stia nel ripetere ciò che qualche anno fa l'ha resa agli occhi di una Corte Cieca, Complice. Continua a scegliere, Piccola, è solo a te stessa che devi dare conto! Oh. Poi si va all'Angelo Mai. Di nuovo si parlerà di come rendere effettiva la notra partecipazione - di come ci sia bisogno di lottare per questo! - al governo della città. Ma prima che governata la città non va abitata? E allora? Come fare per continuare ad ABITARE, per continuare a vivere questa città? Come evitare gli sfratti? Come avere una casa a un affitto decente? Collegata al nostro particolare c'è altro: come i nostri desideri, i nostri bisogni, i nostri dispaiceri, il nostro vivere male Roma, andranno considerati (gli amministratori hanno una sorta di OBBLIGO di tenerli in considerazione! fanno economia anche loro!) quando si tratterà di approvare il prossimo bilancio comunale? Dovrebbero essere parte integrante del BILANCIO del Comune. Cosa ci sarà all'attivo per quanto riguarda noi, classi meno abbienti? (Mi metto fra i poveri e sto coi poveri, perché loro hanno il coraggio o la disperazione o la forza di scoperchiare gli altarini, di rendere manifeste certe realtà). A proposito non devo dimenticarmi di chiedere: ma la rivalutazione del 400% che indirettamente - se si rivalutano le case dei privati, per via dei meccanismi speculativi, la rivalutazione ricadrà anche sulla case del Comune, no? - ricade anche sulle case del Comune di Roma, rende cioè, tutti noi che viviamo a Roma più ricchi? A che voce del bilancio verrà messa quest'aumento (insperato?) di ricchezza? E ai palazzinari daranno una benemerenza? Quale? Il titolo di Grande Pescecane? E quelli e quelle che si sono esauriti, esaurite, appresso a una battaglia (sopravvivere decentemente a uno sfratto!), i loro dispiaceri, i loro dolori in che voce del bilancio invece andranno messi? Saranno fatti degli elenchi dei Poveri Disgraziati di una Battaglia Persa? Oh. La giornata è finita e neanche mi ero accorta. Ach...scusate! Ho parlato di me troppo di me? Non ho parlato di me? Se l'ho fatto scusate, ma non ho potuto farne a meno. E' successo tutto come per la beata Ludovica Albertoni. La realtà mi trascina. Se mi troveranno(ete) in estasi con la mano sul petto, e i raggi che partendo dal lato testa invadono lo spazio circostante, scusatemi. Ma non scuotetemi. Vi addebiterei, come a quelli della DESPAR un ingiusto motivo per avermi tolto un Grande Piacere (a loro di poter mangiare il pollo, che adoro, a voi, quello di poter continuare a esercitare dei diritti).
Pubblicato da Angela Scarparo, il giorno e l'ora: 21.02.06 10:35
Interventi
Angela, spero che alla Despar ti abbiano sostituito il pollo; e mi pare l'argomento più semplice.
Per quanto riguarda la leggibilità dei documenti pubblici dovrebbe esserci una legge di qualche tempo fa che fissava i livelli di *comprensibilità* che qualunque documento redatto da qualunque ufficio pubblico dovrebbe rispettare (se passa qualche avvocato e ci dà un riferimento potrebbe non essere male, io non ricordo i numeri di questa legge).
Partendo da questo presupposto (esiste una legge ed è stata violata) dovrebbe essere possibile segnalare la situazione alla Magistratura e richiedere una revisione *leggibile* del PRG di Roma. Mi pare lapalissiano.
Sulla vicenda delle rivalutazioni delle rendite catastali, beh, dovresti chiedere a Prodi che la vede come la panacea per curare gli italici debiti di bilancio. Personalmente trovo l'idea una vera castroneria che andrebbe ad aggiungersi ad altre trovate non troppo brillanti e mi viene da ridere quando fa il giochino delle tre carte e, da una parte vuole aumentare le rendite catastali e, dall'altra, va in giro a raccontare di voler diminuire l'ICI; ovviamente distinguendo fra le piccole e le grandi proprietà. Ridicolo: al nostro catasto non conoscono nemmeno il numero dei dipendenti che pagano, figuriamoci se sono in grado di effettuare un'analisi di dettaglio di quel tipo. Che dovrebbe essere poi incrociata con i dati fiscali di SOGEI (che al suo interno ha un sistema disinformativo nel quale siamo presenti tutti, con posisizioni anagrafiche ovviamente diverse, almeno 4 o 5 volte). SOGEI è quella, tanto per capirci, che gestisce le nostre dichiarazioni dei redditi.
Mi fermo, la storia della ragazzina mi ha lasciato un amaro in bocca insopportabile e non la commento.
Buona giornata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 21.02.06 12:24
http://folhadotejo.weblog.com.pt/2006/02/roteiro_alternativo.html
Pubblicato da: marta gilberti - 21.02.06 19:48
eh, quanti modi ci sono per dire le stesse cose... ;-)
daldivano
ops: despar, se sei in grado di fare una sceneggiata nell'ora di punta ti regalano la fornitura di pollo per un anno; biblio, come sarebbe a dire che stai catalogando? CDD, CDU, ISBD, ISDS, RICA, SBN, SGML?; ROMA, ma chi vive a roma è per forza di cose uno ricco di spirito, di storia, di cultura e di tanti altri bei luoghi comuni, vuoi dire che non bastano più? che si deve anche essere ricchi possidenti?; diritti, va di moda la querela, ma non so chi querelare, prestati, o beata Ludovica, o santa, che vediamo come funziona il giochino! che bello!!!! (io querelo te e te quereli me :-)
Pubblicato da: daldivano - 21.02.06 21:19
Grazie Marta.
Daldi, no catalogando come si può fare a Roma. 1.2.3.4. - A.B.C.D - Letteratura (Americana, Italiana, Romana, Tedesca, Europa dell'Est) Saggistica... quando vieni ti faccio vedere.
Pubblicato da: angela scarparo - 21.02.06 21:23
cara angela,
routine, direbbe qualcuno.
Quando vado a fare la spesa ho imparato a controllare le date di scadenza, perchè tutti (bada, tutti, anche i negozi di prodotti da agricoltura biologica) prima di rifilano il prodotto scaduto, poi quello che sta per scadere, poi dopo (materialmente dopo, più in fondo nelle scaffale) quello che scadrà al tempo giusto e che loro metteranno in esposizione in modo che venga preso solo quando sarà vicino alla scadenza. Perchè il problema è ovviamente il capitale e non la tua salute.
La tua salute serve solo al calderoli di turno di fare la sua bella figura. Poi c'è sempre qualcosa di meglio, altrettanto naturalmente (rosy bindi, è un essere umano che fa politica, ma non me ne ricordo molti altri in giro).
Il resto è nella stessa strategia.
Perchè darti il prodotto a scadenza normale quando puoi prendere - allo stesso prezzo e con miglior vantaggio per me che te lo vendo - un prodotto che sta per scadere? Ed il capitale chi me lo ricostruisce? Tu? con tutte le tue buone intenzioni? Via, non scherziamo qui si tratta di soldi e non di chiacchiere.
Le altre cose, specie il piano regolatore, sono costruite allo stesso modo.
Mi sono reso conto che siamo tutti come quella ragazza violentata dal patrigno. Cerchiamo di scegliere, almeno e per sopravvivere allo schifo, la forma di violenza meno svantaggiosa; se esiste. Ma purtroppo esiste.
Per questo non penso che la corte che ha pronunciato quel giudizio errato sia cieca, ma che sia ipocrita. Fa finta perchè non può far sul serio.
Per questo vale il tuo invito finale alla ragazza. Và e continua a scegliere. Lo puoi fare. Vale per me e per ciascuno di noi.
ciao
raffalee
Pubblicato da: raffaele ibba - 22.02.06 08:21
Raffaele, d'accordo con te.
Ma ribadisco a costo di fare chiacchiere da circolo pensionati (che bello!) non era un prodotto scaduto. Non ne avrei paralato. Come dici tu è la normalità. Controllo sempre.
Anche io come la ragazzina (dici bene, dovremmo usarla come esempio, altro che giudicarla o compatirla) scelgo quasi sempre. In questo caso, e forse non l'ho segnalato in modo abbastanza evidente si può notare invece, come il marciume ce lo infilino all'inizio della 'filiera' (come parlano certi che se la tirano) e come arrivi a noi che è già in stato di decomposizione.
Pubblicato da: angela scarparo - 22.02.06 09:36
Hai ragione tu, avevo letto con disattenzione io.
Ma il messaggio è chiaro, anche se la parte che ti premeva l'ho sottovalutata. Il meccanismo, però, è lo stesso. Cioè il privilegio assoluto è la ricostruzione del capitale ed il guadagno. Il resto non conta. Se arriva roba marcia peggio per chi la mangia. Ma che tu scegli è molto chiaro da tutto il tuo discorso.
Grazie del tuo intervento. E' molto bello.
ciao
raffaele
Pubblicato da: raffaele ibba - 22.02.06 14:24
Divago.
I prodotti alimentari hanno una scadenza.
Il Despar (o chi per lui) ha, di uno stesso prodotto, confezioni che scadono oggi, domani, dopodomani.
Se il Despar permettesse al cliente di scegliere la confezione che vuole, il cliente (questa è la presunzione di Raffaele) sceglierebbe sistematicamente quella a data di scadenza più lontana.
Di conseguenza il Despar sarebbe costretto, giunti a sera, ad eliminare maggiori quantità di merci scadute. Maggiore inquinamento ("buttar via" significa sempre e comunque inquinare), maggiori costi per il Despar, maggiori prezzi per il cliente.
In alternativa, il Despar potrebbe mettere in vendita ogni giorno solo merce con scadenza oltre un certo giorno. Ma anche questo, stante l'imprevedibilità del comportamento della clientela in una unità di tempo breve (si sa quanto pollo si vende per anno per settimana per mese, si sa con minor precisione quanto pollo si vende in una mattina) porterebbe a più merce buttata via, maggiori costi per il Despar, e maggiori costi per i clienti.
In ulteriore alternativa, si potrebbe fissare un menu unico nazionale, e obbligare ogni cittadino a rifornirsi quotidianamente presso determinati negozi (un certo verduraio, un certo macellaio ecc.). In questo modo, potendo gestire con assoluta prevedibilità i movimenti di merce, si potrebbero assicurare a tutti i prodotti alimentari più freschi ai prezzi più bassi.
Pubblicato da: giuliomozzi - 23.02.06 12:46
