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04.02.06
Essere gli italiani di Marsiglia
di Stefania Nardini
[Con questo articolo Stefania Nardini, giornalista, autrice di Matrioska, inizia la sua collaborazione con vibrisse. gm]
Ci siamo visti per chiacchierare in una giornata eccezionalmente grigia.
Perché, qui a Marsiglia, normalmente c’è la luce.
Una luce provocante.
Ci siamo seduti al tavolo di un caffè, lui con il suo sigaro, io con la mia pipa.
Dalle vetrate abbiamo guardato la gente fuori.
Una folla meticcia in questa città dall’identità caleidoscopica.
Ci siamo posti tanti interrogativi. Le nostre origini italiane, la nostra cultura. Mentre la nostra bella lingua si insinuava come una musica tra l’odore dell’anice e dei caffè.
Bruno Leydet, con quella sua faccia da ragazzino scanzonato che gioca con il tempo, mi ha raccontato di sua nonna. La sua nonna toscana che gli parlava francese. Anche lei con la sua storia di emigrante.
E Bruno, che in uno dei suoi più bei romanzi, Malocchio (ed. l’Ecailler du Sud), si è insinuato nel labirinto dei ricordi per tracciare brandelli di memoria, si è chiesto perché gli italiani che hanno vissuto e vivono in questa città si nascondono.
Io l’ho guardato sorpresa.
Lui era serio.
A un certo punto mi ha fatto notare che perfino i comoriani hanno un segno dedicato alla loro gente. Gli italiani no.
E da storico mi ha ricordato l’entità della nostra presenza. Le navi che arrivavano cariche di speranza, i napoletani, i torinesi, i siciliani, con i loro dialetti inghiottiti dall’argot.
Erano tanti. Con il loro dolore, il loro esilio ai tempi del fascismo, la loro magnifica allegria e il profumo della pasta.
Gli italiani e i loro odori. La loro fatica al porto della Joliette quando li chiamavano “cani da banchina". E l’umiliazione quando, contro di loro, affissero i manifesti. E poi quel sentimento per una bandiera che amavano anche se non gli apparteneva.
Non avevano nulla da perdere gli italiani di Marsiglia.
E Bruno ha tentato una nuova chiave di lettura mentre io azzardavo un altro ragionamento.
La memoria.
Anzi la “scomodità" della memoria. Perché la memoria è l’elaborazione che ti conduce a un’identità, la memoria ti fa guardare il presente con altri occhi, la memoria non aiuta a rimuovere gli incubi.
Bisogna dimenticare.
La nuova parola d’ordine ha il compito di impedire l’affiorare della coscienza.
Punta al naufragio del sentimento e della passione.
Bruno a un certo punto mi ha guardata inseguendo un suo pensiero.
E ha aggiunto un’altra parola.
Paura.
La paura come rifugio.
La paura che contagia, che è il vero male in questo nostro tempo immolato, sacrificato, bruciato, sugli altari delle banalità, dei luoghi comuni, della frustrazione collettiva.
E allora?
Ci siamo detti che abbiamo il dovere di continuare il nostro solitario lavoro di ricucitura tra memoria e realtà.
Che la nostra tenera follia è in quello che scriviamo, è nel ricomporre con le parole un mosaico danneggiato.
La lingua non conta.
Piuttosto è il suono che la memoria emette.
Un suono che non è nostalgia, ma la coscienza di essere. Essere gli italiani di Marsiglia per poi mescolarsi con gli altri, con la gente che passa sulla banchina del Vecchio Porto. Per un prossimo incontro da consacrare alla luce di una città dove l’occasione di esistere è l’occasione per vivere la scommessa di un’utopia.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 04.02.06 10:52
Interventi
Mi piace questa scrittura, che sembra sussurrata, ma è così calda e intensa:
"Ci siamo detti che abbiamo il dovere di continuare il nostro solitario lavoro di ricucitura tra memoria e realtà.
Che la nostra tenera follia è in quello che scriviamo, è nel ricomporre con le parole un mosaico danneggiato."
Ben arrivata, Stefania.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 04.02.06 12:01
Grazie Bart,
non farmi arrossire
stef
Pubblicato da: stefania nardini - 04.02.06 13:15
Sempre bello leggere Stefania. Benvenuta in Italia
effeffe
di Bruno segnalo che è su NI un racconto straordinario
http://www.nazioneindiana.com/2006/01/24/polar-bruno-leydet/
Pubblicato da: furlen - 04.02.06 15:23
Se trovo il libro lo compro e lo leggo. Benvenuta Stefania!
Pubblicato da: angela scarparo - 04.02.06 16:15
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Pubblicato da: Sheldon - 13.01.07 01:36
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Pubblicato da: Trent - 26.02.07 03:00




