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19.02.06

Più computer (e più elettrosmog) per tutti

di Mauro Baldrati

In questi giorni ho ricevuto – come credo tutte le famiglie italiane – un plico della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dentro c’è una lettera di due pagine firmata da Berlusconi e un opuscolo [scaricabile]. Nella lettera – che inizia con “cara amica, caro amico" scritto a mano – Berlusconi spiega che è in atto un “vasto ed articolato piano di riforme per l’ammodernamento dello Stato", che comprende una grande “riforma digitale." Dice che si tratta di una “grande rivoluzione" perché comporta un allineamento dell’Italia al resto dell’Europa per ciò che riguarda l’utilizzo delle tecnologie digitali. Enuncia, secondo lo stile cui ci ha abituato in televisione, tutti i risultati raggiunti, i progressi che ha riportato il suo governo: dice Berlusconi che sta promuovendo una storica alfabetizzazione degli italiani, “attraverso una serie di iniziative senza uguali in Europa"; e si tratta di “un percorso di cui non c’era traccia all’inizio di questa legislatura e che noi siamo orgogliosi di aver avviato" ecc.

La lettera introduce l’opuscolo, che è scritto con lo stesso stile ultrapositivo, e si apre con una introduzione del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca. Fornisce dati, percentuali, proprio come fa il Premier in televisione (dati che vengono puntualmente smentiti dai rappresentanti dell’opposizione, che ne forniscono altri, regolarmente smentiti dal Premier che ribadisce la validità dei suoi, e così via). Si afferma, tra l’altro, che “l’85% delle scuole utilizza Internet come strumento didattico". Ora, senza addentrarci nelle percentuali, che a quanto pare sono opinabili, chi ha uno o più figli che frequentano le scuole elementari e medie sa che non vi è affatto tutta questa ridondanza tecnologica, e la diffusione di aule didattiche cambia da regione a regione; sa che nella maggior parte delle scuole del centro nord i corsi di Internet e le aule informatiche esistevano già prima di questo governo; sa che i tagli della riforma Moratti colpiscono anche il rinnovamento delle attrezzature, e talvolta se si cambiano i computer, o se ne acquistano di nuovi, questo avviene anche grazie al contributo degli Enti Locali, a loro volta penalizzati dai tagli della Finanziaria.

Poi nell’opuscolo si afferma che l’innovazione tecnologica “vede impegnate migliaia di amministrazioni centrali e locali" e ora i cittadini hanno il diritto di “accedere con le moderne tecnologie agli atti pubblici che li riguardano". Amministrazioni locali. Questo è interessante, perché essendo l’accesso agli atti un risultato dell’innovazione tecnologica, ed essendo l’innovazione tecnologica un risultato del lavoro di questo Governo, come affermano Berlusconi e il Ministro Stanca, dunque anche l’accesso agli atti è un risultato dell’operato del Governo. Bene, il Comune di Bologna, dove lavoro, ha istituito da anni un portale Internet interattivo da cui i cittadini possono scaricare normative, consultare il piano regolatore, fissare appuntamenti per presentare pratiche, con una firma digitale. Ma l’ha realizzato in assoluta autonomia, con risorse proprie e dopo una lunga e complessa sperimentazione. E lo stesso hanno fatto la Regione e la Provincia. E’ quindi singolare che Berlusconi assuma su di sé il merito per l’operato svolto da altri.

Vi è poi il capitolo sugli incentivi per acquistare un computer, argomento piuttosto intrigante. E’ possibile, si afferma nell’opuscolo, avere un “Pc scontato per chi lavora per la pubblica amministrazione". Essendo io un funzionario comunale ho deciso di svolgere una piccola indagine privata, perché per ottenere lo sconto “il dipendente pubblico non deve fare altro che recarsi al negozio con il cedolino dello stipendio (...) per scegliere dalla lista dei computer scontati quello che preferisce". Nel sito Ministero dell'innovazione tecnologica ho trovato un elenco di rivenditori che aderiscono all’iniziativa, ho telefonato a uno della mia città e la risposta testuale (preceduta da una risatina) è stata: “Guardi, lo sconto si riferisce al prezzo di listino, ma tutti i rivenditori praticano normalmente uno sconto che è superiore a quello del governo, quindi a tutt’oggi non ne abbiamo venduto neanche uno".

Questa iniziativa, quindi, si configura come prettamente propagandistica, perché mette insieme affermazioni difficilmente verificabili, chiassose vanterie su un’innovazione tecnologica che faticosamente avanza nel territorio ma con mezzi autonomi, spesso tra grandi difficoltà, con qualche promozione effettivamente intrapresa (come i buoni sconto agli studenti universitari e ai sedicenni, che sembra una delle poche dotata di fondamento); una iniziativa elettorale dunque, visto il periodo in cui ci troviamo, lanciata ovviamente coi soldi pubblici.

Ma c’è un punto che non è discutibile, un’affermazione che non è demagogica, né indeterminata, un enunciato che non può essere contraddetto né oggetto di ironia: dice Berlusconi che “i progressi ottenuti in questi ultimi cinque anni sono evidenti: [...] siamo il primo Paese europeo per diffusione di telefoni mobili". Sì, i telefonini. Siamo il paese dove nelle scuole elementari i computer sono vecchi, o insufficienti, ma i bambini hanno già il telefonino appoggiato all’orecchio; il paese dove è cresciuta una enorme foresta di antenne di telefonia mobile che ci sommerge di onde elettromagnetiche. Qui non c’è spazio per l’ironia, il governo si è davvero impegnato a fondo. Per il raggiungimento di questo obiettivo, infatti, nel 2002 l’allora ministro delle telecomunicazioni Gasparri emise un decreto (il Decreto Legislativo n. 198, detto Decreto Gasparri) che, all’art. 3.2, sanciva che le antenne “sono compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica e sono realizzabili in ogni parte del territorio comunale, anche in deroga agli strumenti urbanistici e ad ogni altra disposizione di legge e regolamento". Di fatto consegnava il territorio nazionale chiavi in mano ai gestori di telefonia mobile, esasperati dalle lentezze e dalle difficoltà nell’ottenere le concessioni per l’opposizione dei comitati contro le antenne, i tentennamenti dei Comuni ecc,. Fortunatamente alcune regioni sono immediatamente intervenute con leggi proprie che riassegnano ai Comuni il potere di localizzazione delle antenne. L’Emilia Romagna ha promulgato la legge regionale n. 30/2002 (di fatto una reiterazione della n. 30/2000), che rende possibile la previsione di un “buffer", cioè una distanza minima di salvaguardia dai siti sensibili (scuole, ospedali ecc.), che sarebbe stata spazzata via dal decreto Gasparri.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 19.02.06 17:52

Interventi

Analoga bufala si è rivelata l'iniziativa per i PC scontati agli insegnanti. Venivano distribuiti soltanto alcuni modelli prescelti non si sa in base a quali criteri, ma a conti fatti è stato più conveniente optare per lo sconto del rivenditore su un modello adatto alle mie esigenze...
Su computer e telefonini a scuola, non posso far altro che concordare con il post, sia come prof. che come mamma. A casa mia c'è una guerra in atto da anni, in quanto la mia seconda figlia, dodicenne, è l'unica della sua classe che non ha ancora il cellulare (lo avrà alla fine delle medie, come sua sorella maggiore). In compenso, è fra i pochissimi della classe che usano regolarmente un PC per scrivere, elaborare immagini, partecipare a forum, tenere il proprio blog...

Pubblicato da: VitaDaProf - 19.02.06 19:01

Sono d'accordo con vitadaprof e con Mauro...
Anche nella mia scuola mancano i computer, ossia ci sono, ma insufficienti al bisogno e con la finanziaria che ha tagliato finanziamenti indispensabili e' gia' tanto che non ci dicano di comprare noi carta e cartucce. Molti dei mei colleghi non portano mai i ragzzi in laboratorio...pochi sono gli alunni che hanno un pc a casa, ma sono pieni di telefonini, ragion per cui non sanno parlare, visto che gli sms impongono un linguaggio(?)...be' diciamo estroso,bizzarro, simpatico, ma non certo corretto e chiaro, se non a loro, naturalmente...ma non ci sarebbe nulla di male se anche nei compiti loro non scrivessero...ke, raga, tvbuk++ xkè, ecc, cose che ai miei tempi si utilizzavano per prendere velocemente appunti.
Come sempre chi scrive certe cose non e' mai entrato in una scuola, se non forse in quelle piu' famose e ricche di certe solite citta'.
Ma che dire, oggi al potere c'e' la tv il grande fratello e le fattorie. Il fatto e' che i genitori sembrano essere d'accordo con i figli.
Anche io ho tre figli, una grande...vabbe', gli altri due 12 e 13 anni. Ho faticato con entrambi per via del mio no al telefonino, ma sanno apprezzare un libro.
Anche qui nel mio paese si sta combattendo una piccola, grande battaglia contro le antenne della telefonia mobile; c'e'in progetto la sistemazione di uno di questi...portatori di progresso in un'area a densamente abitata, con scuole, campi sportivi, aree per bambini.
Ma non pesnsate che le firme siano tante.

Pubblicato da: paola - 23.02.06 13:22