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24.02.06
Demetrio Paolin, Il pasto grigio
di Anna Berra
[Questo articolo di Anna Berra è apparso in Tuttolibri, supplemento del quotidiano La Stampa, sabato 19 febbraio 2006. gm]
Per fortuna dal mondo mostruoso del web spunta ogni tanto qualcosa d'interessante. Ecco l'iniziativa di una piccola casa editrice, la Untitl. Ed, che con coraggio ha scartabellato nei vari blog (parola terribile, a metà tra un blob, verde mucillagine che tutto inghiotte, e un robusto soffio postprandiale) estrapolandone tre autori ai quali ha commissionato uno specifico libro per la propria collana. Nella loro discrezione grafica sono piuttosto eccentrici. La prima terna è composta da una raccolta di racconti, Vedrai vedrai di Alessandra Galetta, da una moderna favola Voice Recorder di Alessandra MR D'Agostino, e da un romanzo breve Il pasto grigio di Demetrio Paolin. Vorrei segnalare quest'ultimo.
Fin dal titolo le orecchie sono ben tese. Non è nudo ma grigio, mmm, vediamo un po' cosa ci offre da mangiare. La narrazione si apre con un incidente di tram in una Torino più che afosa. Per il suo cinismo il protagonista Matteo ti stupisce fin da subito. Un Toni Servillo meno romantico. Rigido, asettico, misterioso. E infatti un mistero lo cela eccome, e bene anche. Il personaggio è descritto con sapienza. Come certe figure di contorno: la vecchia piemontese Elvira, dirimpettaia di Matteo, con il quale stringerà un patto oltre la morale comune; il geometra...
Scrittura scarna, essenziale, punteggiata da immagini vive: «Quando entri nella vita di qualcuno c'è una sequela di apnee e inspirazioni incontrollate che bisognerà pur provare (...) La sera è così bella che vale la pena di camminarla». Irresistibile il dialogo surreale tra il protagonista e una testimone di Geova sul dove finiscano arti e appendici al momento della resurrezione. E ci si diverte anche in un ambiente tradizionalmente indigesto come le pompe funebri. Io ci avrei dato ancora più addosso, male ironie di Paolin sull'untuosità di questo tipo di Imprese qualche escoriazione la lasciano.
Del finale non parlo. Svela il significato del titolo ed è tra le parti più riuscite del romanzo. Aggiungo invece qualcosa sul protagonista. E' un uomo feroce, ma non sanguinolento, moralmente al di là del bene e del male: «Io sono uno strumento. Non sono altro che uno specchio di quello che voi fareste se aveste il coraggio delle vostre azioni. Io sono un elettrobisturi asettico e sterile. Puro». Affascinante, questa idea di purezza. Finalmente la coscienza è messa a tacere. La nuda realtà sembra per una volta avere la meglio. Ci si muove, per dirla con Deleuze, in uno spazio liscio.
- Disturbo post traumatico dell'amarezza, il blog di Demetrio Paolin.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 24.02.06 15:37
Interventi
La scrittura di Demetrio Paolin non è scarna ed essenziale (nel caso, sarebbe stata scabra ed essenziale), ma sciatta e priva di sapore, cioè del tutto in tono con il titolo e la temperatura del libro. Berra scrive cose condivisibili, ma sorvola sull'erotismo torbido che è un altro fra i temi del libro. Piacendo al cielo, poi, Paolin deve avere in mente piuttosto Musil giovane che l'onnipresente Deleuze.
Pubblicato da: giovanni - 25.02.06 07:22




