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09.02.06
Cattivi scrittori, scrittrici, e Cattiva letteratura
Questo non è un post. E'una richiesta di aiuto. Una richiesta di consigli da parte di una che forse è una cattiva scrittrice. La Cattiva Letteratura (sotto forma della parodia dello scrittore maledetto, o della scrittrice) a un certo punto entra nella tua vita, e vuole farti la pelle o ti scassa le palle, che è uguale. Esempio: tu scrivi di una ubriacona, inventando (e se inventi è perchè un romanzo non è la tua vita vissuta ma una delle tante possibilità che la vita potrebbe prospettarti)? La Cattiva Letteratura subito ti scrive una mail o si appunta sul suo blog che dovresti drogarti. Dovresti provare a drogarti. Che non sai l'effetto che fa, drogarsi. E allora tu ti chiedi: glielo devo dire o no, che questo, da parte sua significa ignorare le regole basilari dello scrivere (che non sia il diario di chi fa della sua vita Cattiva Letteratura?)? Glielo devo dire o no, che non me ne frega una mazza, neanche come scrittrice, di stare al centro dei pensieri di qualcuno? Oppure, altro esempio: tu dici A. La Cattiva Letteratura (sempre nel senso di parodia dello scrittore, scrittrice maledetto, maledetto) ti scrive la bibliografia di ciò che si potrebbe dire su A, se si partisse da un altro punto di vista, il punto B, per esempio. E ti fa un elenco di tutto quello che dovresti leggere per parlare di A seriamente (il seriamente detto da una, uno che fa della sua vita Cattiva Letteratura voi potrete immaginare facilmente cosa sia!). Ora, se stare al centro dei pensieri di una uno, che fa della sua vita Cattiva Letteratura potrà avere su di voi all'inizio un effetto gratificatorio, dopo un po' - se siete come me, paranoici, su tutto ciò che vi sembri essere troppo presente, troppo ossessivamente interessato a voi! - vi angoscerà.
Scrittore, scrittrice che fai la parodia di Bukowski leggiti un po' di Jane Bowles, o di Jean Rhys. O guardati le foto di Diane Arbus (rispettivamente scrittrici e fotografa di grande qualità, al di là del loro uso di alcool o di chissà che altro!) Perchè il bere, da solo, il drogarsi, da solo, l'essere aggressivi, da solo è una gran rottura di coglioni per chi ti sta intorno e per te stessa, o stesso. Si è artisti, (Bowles, Rhys e Arbus) non quando si cerchi di rispondere alla domanda, "Come faccio a convincere più gente possibile di aver ragione su A? Come faccio a vincere su B? Come faccio a dimostrare di bere più di Bukowski? Di drogarmi più di Jimi Hendrix?", (in questo caso si è delle persone problematiche, non degli artisti). La domanda che si pongono i bravi artisti e le brave artiste invece non la so. So che il bravo artista non lo è mai solo perchè dimostra di bere più do un altro, o di vincere sugli altri con le argomentazioni. Fate un'analisi delle vita e delle opere dei bravi scrittori e scrittrici (e fotografi e registi), se non mi credete.
Pubblicato da Angela Scarparo, il giorno e l'ora: 09.02.06 14:30
Interventi
cito a memoria flaubert (citazione di cui sono in debito con genna, perché letta sui miserabili).
uno scrittore dovrebbe vivere da buon borghese e pensare come un pazzo.
e non viceversa.
Pubblicato da: sambigliong - 09.02.06 20:01
Per fare un paragone, un mio prof. sostiene che Deleuze non ha tenuto in debito conto le critiche di Derrida sugli argomenti x e y. Forse ha ragione.
Avrebbe potuto scriverglielo via email, o dirglielo ai congressi.
Deleuze gli avrebbe risposto: – D’accordo, d’accordo. Ora andiamo avanti. – Perché era troppo impergnato a fare altro, e meno male...
Pubblicato da: Paolo S - 09.02.06 20:28
Cioè, Paolo S. invece di cercare di capire se forse sto sbagliando io (perchè lo metto in conto, comunque) a non identificare del tutto la vita con la opera (che secondo me, ma magari mi sbaglio, è fare 'cattiva letteratura') dovrei dire: "va bene va bene andiamo avanti!"? Pensando sempre di avere a che fare con dei deficienti? No. Forse non sono impegnata come Deleuze (a proposito da domani al 19 febbraio a Campo dei Fiori si raccolgono firme a cura dei Comitati di Lotta per la casa: sono lì con il banchetto, se qualcuno passa e soprattutto FIRMA, mi fa piacere!), ma se fossi stato lui avrei ascoltato comunque di più Derrida. Male non fa.
Pubblicato da: angela scarparo - 09.02.06 21:21
come sei noiosa. cazzo sì.
Pubblicato da: Lu - 09.02.06 21:42
Va bene. Ho a che fare con dei deficienti.
Pubblicato da: angela scarparo - 10.02.06 01:45
No, no Angela. Se io credo in quello che faccio - volevo dire - riesco a distinguere un'obiezione INTERNA alla mia logica, e che cioè la mina, da una ESTERNA, che parte da un approccio differente.
Io scelgo la mia logica in base al mio obiettivo. Se il mio obiettivo è scrivere sul bere, scriverò in un modo e berrò in un modo. Se il mio obiettivo è bere scrivendo o scrivere bevendo, farò altrimenti. E andrò avanti, compirò la mia opera, poi la valuterò. Poi la smentirò, la riscriverò la cambierò.
Al limite, la coerenza di un autore è un problema dei posteri :)
Deleuze scrive cose bellisime su questo, ma al momento i suoi libri sono inscatolati...
Pubblicato da: Paolo S - 10.02.06 08:19
Possibile che la Scarpara se la filano solo i deficienti?
Chissà coma mai.
G.
Pubblicato da: Gattominchia - 10.02.06 10:22
Paolo S in realtà era un modo per dire: ma allora non è vero che tutte le parole - la parola di tutti - sono uguali. Ci sono anche i deficienti? Quelli le cui parole non vanno tenute in considerazione? Si è sempre molto pudichi nel dare questa risposta, qui e altrove. Si dà e non si dà. Si è in imbarazzo nel darla. Giulio qui direbbe: ci sono? Che fare della parola dei deficienti? Come trattare i deficienti? Quando posso escludere totalmente la mia appartenenza alla deficienza? Mai? Più sono consapevole di questo e meno lo sono? Gattominchia fa specie a sè. Copia. E' diverso. I copioni sono come i tirchi. Specie separate di esseri umani.
Pubblicato da: angela scarparo - 10.02.06 10:48
Mettiamola così: non solo sono irrilevanti gli ignoranti, ma pure i competenti in materia. La regola dell'opera è "sibi constet", come diceva il buon Orazio. E se sto sbagliando a citare, fa niente.
Si tenga insieme, basti a se stessa, abbia endoconsistenza. Le regole del cosmo-romanzo le dà il romanzo. Le obiezioni a un'argomentazione vanno previste nella mia esposizione, insegna la retorica. Io adoro Foucault, ma qualunque operatore psichiatrico ha ben chiari i limiti delle sue posizioni. Ciononostante, Foucault funziona, è bello, fa pensare - e se non avesse scritto peché teneva conto delle obiezioni (anche lui, di Derrida per dirne uno) saremmo tutti più poveri.
Poi ci sono le opinioni, la critica, il *pubblico* magari, ma questa è un'altra storia.
Pubblicato da: Paolo S - 10.02.06 11:28
Tanto per copiare: I bambini fanno oooohh !!!
(ma si annoiano in fretta a punzecchiar scarpocotteri)
G.
Pubblicato da: Gattominchia - 10.02.06 16:01
non capisco. è il solito vizio, il solito malessere di certi blog: malumori, se non adirittura odi, dei quali, i passanti per caso come me, sanno un tubo, capiscono un tubo.
pace e bene e tutti, dunque.
o insulti a go-go.
Pubblicato da: sambigliong - 10.02.06 16:20




