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22.01.06

Robert Burns, il poeta contadino

di Bartolomeo Di Monaco

Burns.jpgL’articolo di Antonio Spadaro su Foglie d’erba di Walt Whitman, mi ha fatto ricordare che di qui a tre giorni ricorre l’anniversario della nascita del mio poeta preferito, Robert Burns. Egli nacque, infatti, ad Alloway, un piccolo villaggio della Scozia, il 25 gennaio 1759. Morì giovanissimo a Dumfries, dove riposano le sue spoglie, il 21 luglio 1796. In Scozia è un poeta adorato. Spesso nelle piazze delle città e nei borghi si trovano statue erette a suo ricordo. In Italia è pressoché sconosciuto. Se non erro, l’ultima pubblicazione che lo riguarda è della Sansoni che il 10 dicembre 1953 stampò a cura di Adele Biagi - a cui va sempre il mio devoto ringraziamento - una raccolta intitolata Poemetti e canzoni.

Scrivere di poesia è assai difficile, non è come scrivere di romanzi. La poesia è una brillio, a volte una folgore addirittura, che sorprende, stordisce e acceca la ragione. La ragione non è lo strumento più adatto alla sua lettura e men che meno alla sua interpretazione. La poesia, si sa ormai, si rivolge ad una parte invisibile e complessa della nostra interiorità, l’avvolge e la permea di sé, così che il lettore si fa anch’esso poesia, diventa inseparabile ed indistinguibile da essa.

Qui è possibile leggere alcune sue poesie tradotte, appunto, da Adele Biagi, vi si può leggere anche il suo capolavoro Tom o’Shanter, uscito nel 1790.

Ma per onorare la sua memoria in occasione del suo prossimo anniversario, mi si permetta di riportare direttamente qui tre sue poesie.


MARIA MORISON

O Maria, affacciati alla finestra:
è l'ora desiderata, è l'ora stabilita!
Fa ch'io veda quei sorrisi e quegli sguardi
che rendon povero il tesoro dell'avaro:
come felicemente sopporterei la polvere,
costretto a faticare da un giorno all'altro,
se potessi assicurarmi questa ricca ricompensa:
l'amabile Maria Morison.

Ieri sera, quando al suono della tremolante corda
le danze attraversavano la sala illuminata,
a te è volato il mio pensiero:
lì io sedevo, ma non sentivo niente, niente vedevo.
Sebbene una fosse graziosa, un'altra bella
e l'altra la più bella di tutto il paese,
io sospiravo e dicevo in mezzo a loro:
«Voi non siete Maria Morison ».

O Maria, puoi tu distruggere la pace
di chi morirebbe volentieri per te?
Puoi tu spezzare quel cuore,
la cui sola colpa è quella d'amarti?
Se non vuoi rendere amore per amore,
almeno mostrami un po' di pietà!
Non può essere un pensiero scortese
il pensiero di Maria Morison.


JOHN ANDERSON, MIO CARO

John Anderson, mio caro, John,
quando ci conoscemmo,
i tuoi capelli eran simili a corvo,
la tua bella fronte era liscia;
ma ora la tua fronte è spoglia, John,
i tuoi capelli son come neve;
ma sia benedetta la tua testa bianca,
John Anderson, mio caro.

John Anderson, mio caro, John,
il colle abbiam salito insieme;
e molti lieti giorni, John,
l'un con l'altro abbiamo trascorsi:
ora, barcollando, lo dobbiamo discendere, John,
ma scenderemo tenendoci per mano,
e a piè del colle dormiremo insieme,
John Anderson, mio caro.


IL MIO CUORE È SULLE MONTAGNE

Il mio cuore è sulle montagne, il mio cuore non è qui;
il mio cuore è sulle montagne alla caccia del cervo,
alla caccia del cervo selvaggio e all'inseguimento del capriolo,
il mio cuore è sulle montagne, dovunque io vada.
Addio, o montagne, addio, o settentrione,
dove nacque il coraggio, dove dimora il valore;
dovunque io erri, dovunque io vaghi,
le colline della Scozia sempre amerò.

Addio, o montagne dalla cima coperta di neve;
addio, o declivi e verdi valli giù in basso;
addio, o foreste e boschi scoscesi;
addio, o torrenti e acque scroscianti.
Il mio cuore è sulle montagne, il mio cuore non é qui;
il mio cuore è sulle montagne alla caccia del cervo,
alla caccia del cervo selvaggio e all'inseguimento del capriolo,
il mio cuore è sulle montagne, dovunque io vada.

Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 22.01.06 09:54

Interventi

Conosco Burns solo per averne letto qualche poesia in antologie (oltre a queste che tu, Bartolomeo, ci fai conoscere), ma concordo che meriterebbe una (ri)pubblicazione, per i suoi meriti artistici e per il suo ruolo storico di poeta nazionale scozzese. Ed è vero, Bartolomeo, che non è facile scrivere di poesia, anche se in essa s’invera splendidamente la questione della letteratura come sguardo, che è illuminato e che illumina, sul mondo, divenendo, in quanto tale, un sì alla vita. In questo Burns e Whitman sembrano richiamarsi, ed entrambi richiamano un altro poeta che mi piace ricordare, Pasternak, anche perché tra poco ricorre l’anniversario della nascita (29 gennaio), quando dice: “In ogni cosa ho voglia di arrivare/sino alla sostanza./Nel lavoro, cercando la mia strada,/nel tumulto del cuore…”, oppure quando dice: “E non devi recedere d’un solo/briciolo della tua persona umana,/ma essere vivo, nient’altro che vivo,/vivo e nient’altro sino alla fine”. Non sembrano, questi poeti, veramente richiamarsi l’un l’altro?

Pubblicato da: giorgio morale - 23.01.06 12:21

Come ti ho scritto in risposta al tuo commento su Bianciardi, ti ringrazio di aver commentato su questo per me grande poeta. La sua poesia sembra leggera e forse perfino superficiale. Ma non è così. A me succede che porta dentro di me tutta quanta la creazione. Mi empie di sé, mi fa sentire, infine, dentro le cose della natura.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 23.01.06 13:15