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06.01.06

Questione morale e teoria del complotto

di Giuseppe Caliceti

[tutti gli articoli di Giuseppe Caliceti in vibrisse]

calix.JPGNon c'è politico che, periodicamente, non ci ricordi l'importanza della Questione Morale in politica. Ma contemporaneamente non c'è politico che, sentendosi in qualche modo attaccato, non tiri fuori la Teoria del Complotto. Almeno a giudicare dalle ultime affermazioni del segretario dei Ds, Pietro Fassino, che al momento, a proposito delle intercettazioni telefoniche pubblicate recentemente sul quotidiano nazionale "Il Giornale", parla di un complotto mediatico.
Non parla ancora di un complotto anche giudiziario, come fa da anni Berlusconi, ma ugualmente il ricorrere alla Teoria del Complotto da parte di Fassino ci pare poco originale e assai discutibile.

Poi ci si lamenta della distanza tra politica e vita reale, della disaffezione dei cittadini alla politica, di chi dice che "tutti i politici sono uguali", del qualunquismo dilagante degli italiani... Ma non è in questo modo che si combattono.
Se il movimento cooperativo, come ha detto Bruno Trentin, da tempo "non avesse perso l'anima", se quest'anima non l'avesse persa probabilmente anche certa politica, - compresa certa politica di certa sinistra, - probabilmente Fassino non sarebbe così sgomento dalla bufera scoppiata col caso Unipool-Consorte.
Perché, se no, rifugiarsi nella vecchia Teoria del Complotto? A chi giova? Alla Sinistra? Ai Ds? Al Partito Democratico che verrà? Agli italiani? Se si hanno la coscienza e i conti a posto, non è semplicemente un segno di debolezza?
Ci parli piuttosto, Fassino, oggi, adesso, a pochi mesi dalle elezioni, della necessità della Questione Morale in Italia. Dopo Tangentopoli, la sensazione è che si sia di nuovo da capo. Se non peggio. E che la presenza di Berlusconi abbia in qualche modo introdotto una devastante cultura immorale della gestione della cosa pubblica e dei suoi legami con la finanza, che si è allargata a macchia d'olio, a volte anche a Sinistra. Senza più bisogno neppure di tangenti.
Come candidati alla guida del Paese, non è forse oggi, adesso, il momento di parlare di Questione Morale invece che di Teorie del Complotto? O forse anche nel centro-sinostra, dopo essere stati suggestionati per anni dalla discutibile cultura del Partito Azienda e dell'Azienda Stato, si pensa di mettere in scena una campagna elettorale imitando Berlusconi?

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 06.01.06 01:04

Interventi

... io penso che sia stato molto stupido credere che Berlusconi fosse la causa: Berlusconi è l'effetto. L'inclinazione italiana all'affarismo e all'illegalità viene da lontano e andrà lontano. Berlusconi, in questo senso, drammaticamente 'democratico', rappresenta assai bene il nostro Paese, più di quanto siamo disposti a credere e comunque più della sinistra. La quale però a gran passi assomiglia sempre più al Paese che vorrebbe governare.
Trentuno anni fa Pasolini definiva il Pci 'il Paese sano in un Paese malato'.
Oggi cosa direbbe..?
Forse questo shock, paradossalmente, è l'inizio della nuova era della sinistra al governo: più rassicurante perché più simile a chi la dovrebbe votare. L'Italia ha la politica che si merita...

Pubblicato da: marco v - 06.01.06 09:22

E' giusto che non ci si nasconda dietro i complotti. E' vero che s'è persa l'anima (ma quell'anima non era immacolata), però: nel merito di queste vicende? Non è giusto, non è morale anche distinguere, specificare, dettagliare, per evitare che bastino le 'sensazioni', ed evitare di scrivere (come fa Marco Travaglio) che Fassino è torinese e guarda caso Greganti è torinese? (Anche questa è un'osservazione complottarda, o no?).
Poi osservo: chi si candida alla guida del paese deve parlare anzitutto di questioni politiche. Il che non esclude che la questione morale possa essere la prima delle questioni politiche. Ma: lo è? Io non ne sono sicuro. (E quando aveva un'anima, una robustissima anima politica, il PCI non lo pensava affatto).

Pubblicato da: massimo - 06.01.06 10:53

Salvi ci ha provato andando a vedere come le amministrazioni di centro sinistra governano le regioni. E se ho capito bene i vertici del partito non hanno gradito molto. Fatico a pensare che i "tesoretti" possano essere liberamente amministrati dalle formichine-manager, ma magari è l'ennesimo pensiero dietrologico complottardo.
Chiedi a chi governarà o si candida a farlo di parlarci della necessità della Questione Morale, mi e ti domando: ma se non lo hanno fatto fino ad ora un motivo ci sarà. Forse la QM non è importante o forse non si sentono preparati a rispondere sulla e della QM. Tutto sommato è piuttosto semplice prendersela con Berlusconi, più difficile è smontare le proprie di ideologie ed eventualmente assumersi delle responsabilità. Probabilmente nei fatti la QM non sta nell'agenda. Con il 27% di PIL evaso ti pare che gli italiani possano essere sensibili alla QM? Ti pare credibile che quel 27% stia solo a destra o fra gli astensionisti?
Forse conviene evocare il complotto per evitare di rispondere nel merito: affermare che Berlusconi ha un conflitto di interessi è più semplice che denunciare i propri di interessi conflittuali. Qualche mese fa da sinistra, certuni, hanno levato voci di approvazione al "lavoro" di Ricucci; al di là delle vicende giudiziarie mi pare chiaro che oltre all'anima si sono pure persi la lucidità economico-finaziaria, che per gente che vuole andare al governo mi pare ancor più grave.
Sarà dura, Giuseppe, andare a votare ad aprile, dura dura.

Emanuele Gandolfo

Pubblicato da: emanuele - 06.01.06 17:27

sinceramente per me non credo sia più dura che altre volte. anzi.

Pubblicato da: calix - 06.01.06 20:44

Sulla teoria del complotto (da ridere)e sui legami fra finanza e politica (destra e sinistra senza distinzione alcuna) non dico nulla: si è già detto troppo e spesso a sproposito.
Sulla Questione Morale vorrei invece far notare un piccolo particolare che, spesso, sfugge o si dimentica: da noi non esiste una distinzione, neppure formale a volte, fra Controllato e Controllore - pensiamo alla Banca d'Italia controllata azionariamente dalle Banche che dovrebbero controllare e di esempi simili ne potrei citare a iosa.
Credo che il punto sia lì, ché uno che sta comodo non si "moralizza" da sé, ma solo se esistono le vie per "moralizzarlo".
Viviamo in una realtà "super-normata" e mancano le norme basilari che definiscono chi deve controllare cosa; forse è solo lì il problema.

Per quanto riguarda l'anima "morale" del vecchio PCI beh, Massimo non mi trova d'accordo: siamo l'unico Paese occidentale con un partito di governo che ha preso soldi dai servizi della vecchia URSS e che non ha subito alcun contraccolpo (nei Paesi normali si chiama tradimento). Non bastano le questioni politiche e la finanza di sinistra, uscita allo scoperto finalmente, lo dimostra chiaramente. Forse l'unico errore che hanno commesso è stato quello di sbagliare banca, ma potrebbe non andargli così male. Unipol (e i suoi alleati) al momento controllano il 51% del pacchetto azionario di BNL, dovessero bocciargli l'OPA - personalmente lo ritengo un dato di fatto - e cedessero la quota alla BBVA accettando il concambio proposto nell'OPA BBVA - 5 azioni BNL per un'azione BBVA - UNIPOL diventerebbe il maggior azionista di BBVA. Fossi al loro posto ci penserei, ragionando in termini puramente finanziari. E allora mi chiedo: perché una simile ipotesi li infastidisce? Forse perché le attività finanziarie di BBVA sono controllate da "enti" diversi rispetto a quelli italiani e non avrebbero carta bianca e libertà di manovra?
Ai posteri l'ardua sentenza :-)

Buona giornata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 07.01.06 19:18

Scusate una rettifica al commento precedente: nel caso di BBVA non si tratta di OPA (Offerta Pubblica di Acquisto), ma di OPS (Offerta Pubblica di Scambio). In pratica offrono uno scambio di azioni e non di denaro per scalare BNL.

Buona giornata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 07.01.06 19:20

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