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06.01.06

Quello che gli editori non dicono

di b. georg

[Questo monologo teatrale (o conferenza, come sembra preferire l'autore) è apparso nel blog Falso Idillio l'8 novembre 2005. gm]

Sipario

[Entra facendosi largo tra le quinte chiuse poi, liberatosi a fatica del drappo sipariale, rimane per un istante fermo e ciecato in piena scena. Scorto infine il leggio sistemato in mezzo al palco, vi si avvia a larghe falcate. Sotto il leggio sta appeso un foglio e scritto a lettere maiuscole: “Editore". Giunto a quel punto, estrae dalla giacca un plico, lo squaderna, liscia i fogli col palmo della mano. Alza gli occhi verso la sala buia, si flette sulle ginocchia, prende un respiro e comincia di furia, senza preamboli, quasi urlando]

In primo luogo, signore e signori, io sono un imprenditore. Per essere chiari: io sono colui che si conduce al mercato sulla pubblica via e lì vende i suoi prodotti, ovverossia ciò che per la sua azione o per azione interposta ma scaturita da suoi capitali e volontà egli ha prodotto. Le sue merci, insomma. Voi tutti sapete, poiché siete qui convenuti, che l’essenza di una merce è che sia venduta: essa è in se medesima un puro veicolo, una navicella verso il compratore e la sua tasca e la moneta sonante o anche frusciante, o pulsante, ronzante o come vi pare di concepirla. E perché ciò accada, ossia la vendita, la merce si deve mostrare nella sua nuda qualità: essa deve funzionare, qualunque cosa questo vi significhi.
Prima regola dell'Editore, ovvero mia che vi parlo, dal punto di vista delle merci è quindi di produrne che funzionino.
Sono certo d’esser stato fin qui sufficientemente chiaro.

[Prende fiato. L'eloquio si fa meno isterico]

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Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 06.01.06 12:32