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19.01.06
Michail Bulgakov: Il Maestro e Margherita (1967)
Questo romanzo esce nel 1967 da Einaudi in prima edizione mondiale, quando l'autore era già morto a Mosca il 10 marzo 1940. Precedentemente pubblicato a puntate sulla rivista sovietica Moskva, aveva subito forti censure. Il successo del romanzo fu immediato e rivelò al mondo questo grande scrittore, che si era dedicato prevalentemente a comporre opere teatrali. Già l'inizio (il romanzo è diviso in due parti) coinvolge subito il lettore. Due uomini di cultura, Michail Aleksandrovic Berlioz, direttore di una rivista letteraria, e il poeta Ivan Nikolaevic Ponyrëv, conosciuto con lo pseudonimo di Bezdomnyj, davanti ad un laghetto discutono su Gesù Cristo, quando compare un personaggio stranissimo, che si avvicina e chiede il permesso di esprimere il proprio pensiero. Si tratta di Satana e nel migliore dei modi, suscitando immediato interesse, prende il via questa storia.
Accadono subito cose assurde. Si parla del processo di Gesù (qui chiamato Jeshua Hanozri) davanti a Ponzio Pilato in maniera diversa rispetto a quanto narrano i Vangeli. Lo strano sconosciuto (a cui viene dato in seguito il nome di Woland) asserisce che ciò che rivela è la verità, in quanto egli era presente. È scambiato per pazzo, ma ecco che di lì a poco Berlioz muore sotto un tram e la testa rotola sul pendio lastricato. Il suo amico Ivan, il poeta, è inorridito, scorge lo sconosciuto in compagnia di uno strano compare (Korov'ev) che dice di essere un maestro di cappella, e di un gatto (Behemoth) che "camminava sulle zampe posteriori". Saranno questi tre misteriosi e buffi personaggi, circondati da altri che compariranno più tardi, tra i quali Azazello e Hella, i conduttori di tutta la storia, determinando la miriade di accadimenti allucinanti e straordinari di cui il romanzo è colmo. C'è molta teatralità, come si scoprirà leggendo il libro, retaggio del mestiere che Bulgakov esercitò per molti anni scrivendo e lavorando per il teatro. Esilarante, nel libro primo, il capitolo VI, La schizofrenia, quando Ivan viene condotto in manicomio, ed anche il capitolo XVII, Una giornata agitata, in cui ne succedono di tutti i colori.
Ma capitoli altrettanto brillanti si susseguono, ed in alcuni ecco che fa capolino l'ironia e l'attacco verso talune istituzioni e abitudini della società moscovita: la Società degli scrittori (MASSOLIT), i manicomi, la politica degli alloggi, la vita che si conduce a Mosca sono prese di mira con il massimo divertimento dell'autore, e ogni volta ci accorgiamo del gioco sempre presente in Bulgakov nel momento in cui disegna le sue scene. Segnalo anche, sempre nel libro primo, il bel capitolo XVI, Il supplizio, in cui viene descritto il trasferimento al Calvario dei due ladroni e di Gesù, e la sofferenza dell'apostolo Matteo, anche qui in contrasto con quanto si legge nei Vangeli.
Dopo essere comparso fugacemente nel libro primo del romanzo (capitolo XIII: L'apparizione dell'eroe) nel manicomio dove è rinchiuso Ivan, al quale racconta il suo incontro con una bella sconosciuta, colui che viene chiamato il Maestro (aiutato dalla sconosciuta sta scrivendo il romanzo Ponzio Pilato) apre il libro secondo, accompagnato dalle parole del narratore che si esprime in prima persona, e si apprende che la donna è Margherita Nikolaevna, “bella e intelligente", sposata con “un uomo giovane, bello, onesto che adorava sua moglie." Margherita ricambia l'amore del Maestro, ed ora va cercandolo, ignorando che si trova anche lui, come Ivan, nel manicomio diretto dal professor Stravinskij.
Anche questa seconda parte prende un avvio coinvolgente e Margherita, che si è spalmata una speciale crema ricevuta da Azazello, diventa una strega bella e giovane e come ogni strega si mette a volare a cavallo di una scopa. "Sono invisibile e libera! Sono invisibile e libera!..." grida. E così si assiste anche ad un sabba, al quale Margherita partecipa dopo aver volato nei vicoli e sopra la città, prendendosi qualche sua personale vendetta, come quella nei confronti del critico Latunskij, colpevole di aver rovinato il Maestro. Gli episodi che accadono nel romanzo (come per esempio proprio nel XXI, Il volo, in cui si narra del sabba o nel XXIII, Il gran ballo da Satana, in cui si narra della festa da ballo di mezzanotte) sono così numerosi e frenetici, frutto di una fantasia davvero incontenibile, che a volte possono apparire eccessivi, tali da frastornare il lettore.
Per aver partecipato al ballo, Margherita riceve come premio la liberazione del Maestro, che infatti compare nella stanza dove lei si trova con Woland-Satana. Compare anche il manoscritto su Ponzio Pilato che era stato distrutto e i due innamorati possono far ritorno nel loro scantinato, dove proseguiranno la stesura del romanzo. Così si riprende la storia di Jeshua dal punto in cui, all'inizio del libro, l'abbiamo ascoltata nella narrazione dello stesso Satana al laghetto di Patriaršie. Scoppia, quindi, il furioso temporale che oscura il cielo, e Giuda il traditore cade nell'agguato tesogli da una spia di Pilato, Afranio, mentre credeva di andare ad un appuntamento galante con un'adultera, Nisa. Con l'avvio del capitolo XXVII la convergenza tra il racconto di Satana e il romanzo che il Maestro va componendo diventa esplicita. Ed esplicita diviene, nello stesso capitolo, la contaminazione che subisce, della storia narrata, il poeta Ivan. Nel finale il romanzo assume l'andamento di un giallo. Si sta cercando il mago Woland, giacché s'intuisce che sia lui la causa degli strani avvenimenti accaduti, ma non si riesce a trovarlo, pur essendo certi che egli sia dentro un misterioso appartamento, il n. 50 (che poi prenderà fuoco); tuttavia ogni volta che vi irrompono, non c'è nessuno. Ma Bulgakov ancora ci stupisce, quando Levi Matteo, che abbiamo visto in disparte al momento della crocifissione, riesce a trovare Woland e gli riferisce che anche Jeshua ha letto il libro del Maestro, e desidera che Woland s'incarichi di “ricompensarlo col riposo." Se ne occuperà Azazello, ma prima che il Maestro e Margherita scompaiano, volando si recano nel manicomio dove è rinchiuso Ivan e si assiste ad una specie di passaggio delle consegne tra il Maestro e il poeta: sarà questi, infatti, che dovrà scrivere “il seguito su di lui", ossia su Jeshua. I vari fili dispiegati da Bulgakov ecco quindi che piano piano confluiscono e s'intrecciano in una tela che fa di questo romanzo un'opera davvero complessa ed originale. Un altro bel capitolo da segnalare è il XXXII, Il perdono e l'eterno rifugio, in cui si assiste alla liberazione di Pilato dal suo tormento e si trovano descrizioni magiche come questa: “E, finalmente, Woland volava anch'egli col suo vero sembiante. Margherita non avrebbe potuto dire di che cosa erano fatte le briglie del suo cavallo, e pensava che, forse, erano catenelle di raggi lunari e il cavallo era soltanto un blocco di tenebra, e la criniera di questo cavallo, una nube, e gli speroni del cavaliere, bianche macchie di stelle."
Romanzo, dunque, non facile, aperto a molte interpretazioni, monumentale per la materia che riesce a smuovere, e che lascia molte tracce nel lettore, le cui sensibilità sollecita attraverso una scrittura che rimanda continuamente a visioni e a simboli inquietanti, i quali, mischiati a un esoterismo dai registri tenebrosi, percorrono gli oscuri e paurosi sotterranei della storia per riportare alla luce non tanto le azioni che l’hanno determinata, bensì le allucinazioni, i tormenti, le paure, le follie, i misteri, che stanno sempre nascosti nelle azioni degli uomini.
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 19.01.06 07:47
Interventi
Un romanzo che è un "miracolo", un'Opera assoluta, Letteratura. Bulgakov come Dante, proprio con il "Maestro e Margherita", romanzo che amo oltremodo, e che a ogni lettura m'affascina di più. Aperto a molte interpretazioni, vero caro Bart: e forse questo uno dei motivo per cui subì forti censure. Perché disegno della Russia stalinista, dell'Uomo, della crisi contemporanea, dell'assolutismo sovietico. Disegno della società, della politica, della religione: uno scavare nella psiche umana, così a fondo da estrarne chirurgicamente, coi bisturi, la forma, i simboli che in essa sono. Un romanzo irripetibile, da quello che fu un genio, Bulgakov.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.01.06 08:32
Bravo Bart. Questo è un romanzo, secondo me, dal quale non si puo' prescindere.
Un caro saluto a tutti.
Pubblicato da: Franz Krauspenhaar - 19.01.06 12:31
Grazie a Giuseppe e a Franz.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 19.01.06 13:38
Bart, ma tu mi leggi nel pensiero :D
Ho preso Il maestro e margherita in biblioteca già un mese fa; l'ho accantonato per far posto a Gadda (siamo a metà, fiuuuu) e sicuramente lo leggerò con attenzione, dopo aver gustato la tua interpretazione.
Nel frattempo mi è arrivato anche l'ultimo di Lonsdale (Tramonto e polvere) prenotato già da tempo immemore. Aspetterà tranquillo sullo scaffale di casa mia.
Pubblicato da: matteo - 19.01.06 14:42
Mi fa piacere, matteo, questa affinità elettiva:-)
Grazie della lettura.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 19.01.06 15:22
Ho qui sulla scrivania l'edizione einaudiana del 67, da me letta a partire dal 73. L'ho estratta dalla libreria dopo parecchi anni dall'ultima rilettura. Ha la costa azzurrina (si chiamava così, no, la rilegatura dei libri di allora, a sua volta vestita di una copertina che va a capire perchè si perdeva?) e su di essa c'è l'impronta del fondo di un bicchiere. A testimonianza di chi sa quante ore passate a ubriacarmi tra diavoli, gatti, pazzi, umili perseguitati, letterati ipocriti, meschini lestofanti, teatri della vita, e una magistrale quanto unica reinvenzione del racconto di Passione.
Caro Bart, ti ringrazio per la promessa che hai voluto mantenere, la tua è una bellissima e acuta lettura. Mi ha costretto ancora a meditare sul più convincente Jeshua che abbia letto, e su quel Levi Matteo, l'apostolo più scalcagnato e irascibile mai rappresentato, e soprattutto su un Pilato che nelle mie immaginazioni di ventenne era altresì la personificazione della vigliaccheria. Credo, e mi scuso per l'ardire, che qualsiasi credente in crisi di ragioni debba rileggersi il Maestro.
In Vibrisse si parla spesso e con autorevolezza di argomenti di letteratura come reinvenzione o rappresentazione di mondi. Il Maestro e Margherita ne è riprova, in esso c'è un architettura di vita, il soffio creativo di un universo, che tra i suoi pilastri, cito memoria alcuni, annovera quelle specialissime antinomie teatro-vita e quotidiano- storia. Ma come scrivi tu, i significati nascosti del romanzo sono molteplici. Ne scelgo uno, il cui ricordo mi accompagna da allora e trae origine dal dialogo avvenuto 'quel giorno quattordici del mese primaverile di Nisan' fra il Procuratore di Giudea attorniato dai legionari della Terza legio Siriana nonchè afflitto da una terribile emicrania, e uno povero straccione, Jeshua, che lo scruta mansueto, e si schermisce dall'accusa di sedizione iniziando a temere 'che questa buona gente,...egemone, essendo ignorante ha confuso tutto quello che dicevo, a causa di un tale che mi segue dappertutto con la sua pergamenna di capra, sulla quale una volta ho dato un'occhiata inorridendo a leggere che di tutto quanto avevo detto non era vera una parola'. Dunque, in questo dialogo che occupa tutto l'intero capitolo 2 del libro primo c'è un passaggio che illustra in tutta la sua forza la semplicità di un sentire sereno opposta all'arroganza, la fragilità e la solitudine del potere. Incalza Pilato: "ma perchè, vagabondo, hai turbato la gente del mercato parlando di una verità di cui non hai idea? che cos'è la verità?"
"La verità - ribatte Jeshua- innanzitutto è che ti fa male la testa, ti fa talmente male che pavidamente pensi al suicidio. Non solo non sei in grado di parlare con me ma non riesci neanche a guardarmi negli occhi. E adesso sono involontariamente il tuo torturatore, il che mi amareggia. Tu sogni soltanto il tuo cane, l'unico essere al quale, evidentemente, sei affezionato".
Ancora grazie e un affettuoso saluto
Carlo
Pubblicato da: Carlo Capone - 19.01.06 16:59
grazie bart, mi hai fatto venir voglia di riprenderlo in mano, approfitterò di questa influenzaccia che invece di finire ritorna e lo farò.
Questa è forse una delle tue letture più belle.
geo
Pubblicato da: georgia - 19.01.06 18:19
Grazie Carlo, emozionanti e ricchi come sempre i tuoi spunti.
E grazie anche a te, georgia, sperando che questa influenzaccia ti si levi di torno. Ogni anno a ottobre mi vaccino, ma io son anzianotto... Auguri di pronta guarigione.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 19.01.06 18:33
Bart,
non riesco a commentare, ma il MeM è uno dei miei preferiti. Ti leggerò domani.
Besos
Pubblicato da: spettatrice - 19.01.06 20:08
Bart,
non riesco a commentare, ma il MeM è uno dei miei preferiti. Ti leggerò domani.
Besos
Pubblicato da: spettatrice - 19.01.06 20:08
Grazie della tua attenzione, e buona lettura, spettatrice.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 19.01.06 20:53
E' davvero una summa, questo romanzo, che esplora tutto quanto è letteratura. E' radicato in un preciso momento storico (lo stalinismo), delineato con l'acutezza che hanno i grandi scritti satirici, mentre il fantastico interviene a contestarlo con la deformazione e l'assurdo.
Grazie, Bartolomeo, per avermi ricordato una delle scene più magiche che io ricordi di aver letto - anzi è poco dire aver letto: vissuto -: il volo di Margherita.
Pubblicato da: giorgio morale - 20.01.06 00:10
Grazie a te, Giorgio.
Il tuo "Paulu Piulu" mi incuriosisce molto. L'ho fatto salire di posizione nella pila dei libri in attesa e fra breve toccherà a lui.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 20.01.06 07:36
Il primo regalo di fidanzamento che ho ricevuto da Chiara (ora mia moglie) fu proprio l'edizione integrale de "Il maestro e Margherita". Ne rimasi colpito, ma volli affrontarlo subito. Ebbene, non sono più riuscito a smettere la lettura. Ma quel che mi ha colpito è l'estrema musicalità che emerge dalle pagine di questo capolavoro: a parte l'ovvio riferimento alla "Symphonie fantastique" di Hector Berlioz, vi ho ritrovato echi di Prokofiev, di Shostakovich, ed anche di certe angoscie che emergono a sorpresa in quegli interminabili (anche se vorresti che non finissero più) adagi delle sinfonie di Mahler. Ecco, se dovessi scegliere un libro da portare sull'isola deserta, mi troverei comunque in difficoltà, ma penso che nella cernita finale inserirei proprio "Il maestro e Margherita". Grazie ancora, Bartolomeo, per la bella segnalazione.
Pubblicato da: Achille Maccapani - 23.01.06 11:15
Grazie a te, Achille, per l'attenzione e il contributo.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 23.01.06 11:20
Questo romanzo l'ho letto la scorsa estate, ed è stato un gran colpo di fulmine. Incredibile il parallelo tra la storia del libro del Maestro e quella dello stesso romanzo di Bulgakov. Bulgakov, scrivendo di sè e della sua esperienza, del mondo russo del tempo, finisce con l'affrescare l'umanità. Scrive del suo mondo così bene da farcelo sentire "nostro".
Pubblicato da: andrea b - 30.01.06 16:03
Grazie andrea b dell'attenzione. Mi fa piacere di averti ridestato il piacere della tua lettura de Il Maestro e Margherita.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 30.01.06 16:39

