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07.01.06

L'origine dei romanzi [12]

di Pierre-Daniel Huet

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small_lettera_di_monsignor.GIFIn quella numerazione che ho fatta, io ho distinto i Romanzi regolati, da quelli che no '. sono. Chiamo regolati quelli che son formati colle Regole del poema eroico. I Greci che hanno sì felicemente perfezionate la maggior parte delle scienze e delle arti, di cui si sono creduti esserne gl'inventori, hanno altresì coltivata l'arte di comporre Romanzi, e da rozza e inculta ch'era presso gli Orientali, le hanno dato miglior garbo, racchiudendola nelle regole dell'Epopea, e unendo in un corpo perfetto le diverse parti senza ordine e senza rapporto, che componevano i Romanzi prima di essi. Fra tutti i Romanzieri Greci che io vi ho nominati, i soli che siensi sottoposti a coteste regole sono, Antonio Diogene, Luciano, Atenagora, Jamblico, Eliodoro, Achille Tazio, Eustatio, e Teodoro Prodromo. Tralascio Lucio di Patra e San Giovanni Damasceno, che non metto al rango de' compositori de' Romanzi. In quanto a San Giovanni Damasceno e a Longo, è stato loro facile ridurre le loro Opere sotto queste Leggi; ma le hanno, o trascurate, o disprezzate. Io non so come si sieno portati i tre Senofonti, di cui non ci è restata cosa alcuna; né pure Aristide, e quelli, che come lui hanno scritto Favole Milesiane. Credo tuttavolta, che questi ultimi hanno osservata qualche misura, e ne giudico delle Opere fatte a loro imitazione, che il tempo ci ha conservate, come la Metamorfosi di Apuleo, che è ben regolata

Queste favole Milesiane, molto tempo prima di fare nella Grecia il progresso che voi avete veduto, erano di già passate nell'Italia, ed erano state primieramente ricevute da' Sibariti, popolo effeminato più di quel che puossi figurare. La conformità de' genj ch'essi avevano co' Milesiani stabilì tra essi una comunicazione reciproca del lusso e de' piaceri, e gli unì sì bene, che Erodoto assicura, che egli non conosceva popoli più strettamente uniti. Essi, adunque, appresero da' Milesiani l'arte delle finzioni, e si veggono favole Sibaritiche in Italia, come si vedevano favole Milesiane nell'Asia; ma non è così facile asserire qual ne fosse la forma. Esichio dà ad intendere in un passo molto corrotto, che Esopo essendo in Italia, le sue favole furono molto gradite: che per ciò salirono in pregio così grande, che si chiamarono Sibaritiche, dopo averle mutate, e che passarono in proverbio; ma non dice in che consisteva questa mutazione. Suida ha creduto ch'elle erano simili a quelle di Esopo; ma molto si è egli su questo ingannato, come sovente in altre cose. L'antico Comentatore di Aristofane, dice, che i Sibariti si servivano di bestie nelle loro favole, ed Esopo di Uomini nelle sue. Questo passo senza fallo è corrotto; mentre, siccome si veggono Favole di Esopo in cui parlano le bestie, ne siegue che in quelle de' Sibariti ve ne fossero alcune in cui parlavano gli uomini; e replica ancora il medesimo in un altro luogo in termini espressi. Quelle de' Sibariti erano piacevoli e facevano ridere. Io ne ho trovato un saggio in Eliano, il quale è una Storietta, ch'egli dice aver presa dalle Storie de' Sibariti, cioè a dire, secondo me, dalle favole Sibaritiche. Voi ne giudicherete dall'Istorietta medesima. Un ragazzo di Sibari, guidato dal suo Pedante, incontrò per istrada un rivendigliuolo di fichi secchi, e gliene rubò uno. Il pedante avendolo aspramente ripreso, gli strappò di mano il fico, e 'l mangiò. Ma queste favole, non solo erano piacevoli, ma molto lascive. Ovidio mette la Sibaritide, ch'era stata composta poco prima di lui, tra 'l numero delle Opere le più dissolute. Molti eruditi stimano ch'egli voglia alludere all'Opera di Emiteone Sibarita, di cui Luciano parla come d'una cloaca di Laidezze. Questo parmi senza fondamento, mentre si vede che la Sibaritide non ebbe altra uniformità col Libro di Emiteone, se non che tutti e due erano Libri di dissolutezza: e questo era comune a tutte le favole Sibaritiche. Oltre che, la Sibaritide era stata composta poco tempo prima di Ovidio, e la Città di Sibari era stata rovinata da capo a fondo cinquecent'anni prima di lui da' Crotoniati. E' più credibile, adunque, che la Sibaritide fosse stata composta da qualche Romano, e così detta, perch'ella era stata fatta ad imitazione delle antiche favole Sibaritiche. Un certo antico Autore, che io credo che poco v'importa sapere, fa intendere che il loro stile era breve e laconico. Ma tutto ciò non ci fa vedere che queste favole avessero del Romanzo.

Questo passo di Ovidio dà bastevolmente a vedere, che a suo tempo i Romanzi erano già presso loro entrati alle favole de' Sibariti, e ci fa sapere nel medesimo Libro, che 'l celebre Storico Sisenna, tradusse loro altresì le favole Milesiane di Aristide. Questo Sisenna fiorì a tempo di Silla, ed era come lui della grande e illustre Famiglia de' Cornelj. Egli fu Pretore di Sicilia e di Acaja. Scrisse l'Istoria di sua Patria, e fu preferito a tutti gl'Istorici della sua Nazione che l'avevano preceduto.

[continua]

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 07.01.06 12:31

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