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12.01.06
Fabrizio Quattrocchi c’est moi
di Graziano Dell’Anna
Mi ha molto colpito la vicenda di Fabrizio Quattrocchi, l’ostaggio italiano ucciso in Iraq il 14 aprile 2004. Mi ha colpito naturalmente la sua morte, il dramma di un corpo privato di sé per brutalità e ferocia, il primo e poi il secondo colpo, esplosi e già assorbiti nel rumore di fondo dei bombardamenti a tappeto, delle raffiche di mitra e, qui da noi, del chiacchiericcio da bottega dei politicanti di destra e sinistra. Una morte presto sepolta – un po’ perché scomoda e poco strumentalizzabile, un po’ perché usurata nella sua capacità di produrre audience – e ora prontamente resuscitata in una pasqua mediatica dal “video-choc" della sua esecuzione data in pasto al web e ai tg nazionali. Ma quello che più mi ha colpito della vicenda di Quattrocchi è stata la mia sostanziale incapacità, fin dall’inizio, a elaborare una chiave di lettura univoca dell’evento – ciò che mi avrebbe consentito di riporlo quietamente, con buona pace della mia coscienza, in uno dei tanti scaffali mentali. La morte di Quattrocchi, invece, si ostina a non farsi leggere e riporre, non si lascia addomesticare dai confortanti stereotipi politici e giornalistici. La morte di Quattrocchi scalcia, si dimena, fa di testa sua.
Ma esattamente che cos’è, della vicenda di Quattrocchi, che la mia coscienza fatica a mandar giù? In parte, probabilmente, la sua natura complessa, il fondo tragico della sua contraddittorietà. Quattrocchi è un ragazzo che come tutti ha bisogno di soldi, che vuole guadagnare, e anche bene. Potrebbe arruolarsi nell’esercito italiano – “patriotticamente" –, ma non lo fa. Meglio lavorare per i privati, una compagnia paramilitare straniera, di gran lunga più redditizio. Una scelta opportunistica, di puro interesse economico. Poi lo scoppio della guerra, la partenza, la cattura, la terribile fine. “La morte di un mercenario" titola qualcuno nel suo gazzettino interiore – e non solo –, e con tanto di sottotitolo ideale: “In fondo se l’è cercata".
E funzionerebbe anche, malgrado il cinismo di fondo, filerebbe bene questa lettura del fatto e dell’uomo se Quattrocchi, all’ultimo minuto, non s’inventasse il coup de téathre, la battuta fuori copione che spiazza la platea e ribalta a trecentosessanta gradi la psicologia finora acquisita del personaggio. “Vi faccio vedere come muore un italiano" dice, e non ci si raccapezza più. “La morte di un eroe" titolano ora dall’altra parte, rispolverando i vecchi manuali ottocenteschi di retorica patriottarda, parole come “eroe" e “martire" si sprecano, e c’è chi vorrebbe intitolargli una via.
A quanto pare, dunque, non mi resterebbe che schierarmi, scegliere l’una o l’altra, per poi voltare pagina con l’indice insalivato e passare quanto più presto alla notizia successiva. Ma forse no, forse c’è un’altra via, e cioè quella di cestinare il giornale – tutti i giornali! –, spegnere la tv, scollegarmi dal web e fermarmi un attimo a riflettere. Perché, a pensarci bene, nessuna delle due versioni di Quattrocchi, quella “cattiva" del mercenario e quella “buona" del martire, mi soddisfa – neanche un po’. Entrambe mi sembrano “costruite", dettate da un’ansia manicheista e da una smania di semplificazione del reale che nulla hanno a che vedere con la complessità intrinseca agli uomini e agli eventi. Ma io – come intellettuale e anche solo come persona – non posso volere questo. Non voglio, cioè, passare la contraddittorietà della vita e la complessità umana al tritacarne dei giudizi ideologici per farne una poltiglia liscia, compatta, rassicurante.
Quattrocchi è un mercenario ma non un patriota? Quattrocchi è un patriota ma non un mercenario? Diamine, nessuna delle due! Quattrocchi è un mercenario e un patriota. La sua scelta opportunistica di lavorare per una compagnia paramilitare straniera e, in punto di morte, il rigurgito sentimentale di appartenenza alla propria terra, non sono azioni assolute di cui l’una escluda l’altra. Sarà contraddittorio, d’accordo, ma perché contraddittorio è il nostro senso della nazione – un misto confusionale di amor proprio e amor patrio, “particulare" e nazionale, scaturito dal profondo della nostra singolare storia collettiva (quella di un medievale “Stato di stati" e di una moderna realtà politica unificata dall’esterno e dall’alto) – e anche perché, in fondo, contraddittoria è la natura umana stessa, impastata di vizio e virtù, bassezza e rettitudine.
Fabrizio Quattrocchi, insomma, c’est moi. Fabrizio Quattrocchi siamo noi. Individualisti e nazionalisti insieme. Egoisti e generosi. Eroici e spregevoli. Complessi, contraddittori. In una parola: umani. Come non identificarci? Il sistema, a dire il vero, esiste: estremizzare. Semplificare. Schematizzare. Il modo più facile ed efficace di liberarci di questa morte, di esorcizzarla e neutralizzare la sua portata di tragica, specchiante umanità. Fare dell’ostaggio italiano ucciso un diavolo o – che è lo stesso – un santo. Un campione di virtù impossibile da imitare o un demonio in carne e ossa che in nessun modo può riguardarci. In entrambi i casi saremo lontani e diversi da lui, quindi al sicuro. Protetti dal pericolo di riconoscere in lui, nelle sue scelte di vita e nella sua morte, il nostro claudicante spirito nazionale e il nostro stesso umano miscuglio di nobiltà e miseria.
[Aggiungo all'articolo qualche link secondo me interessante. gm]
La costruzione sociale di un eroe attraverso la stampa quotidiana. Il caso Fabrizio Quattrocchi. Tesi di laurea di Alessandra Conti, discussa presso l'Università di Perugia.
Il blog di Salvatore Stefio, collega e compagno di prigionia di Fabrizio Quattrocchi.
La memoria di Fabrizio Quattrocchi e i nostri valori. Una conversazione con Salvatore Stefio, Maurizio Agliana e Umberto Cupertino (nel sito del Dipartimento formazione di Forza Italia).
Il racconto di Maurizio Agliana dopo la liberazione, da Repubblica.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 12.01.06 15:39
Interventi
insomma eroe un cazzo. tanto di cappello al sanguefreddo semmai. consideriamo. Ammazzarmi mi ammazzano, questi tipi non scherzano. Per amor di chiosa dico qualcosa. Voglio la mamma? Beh, potendo scegliere che tanto il risultato non cambia e visto che voce in capitolo pare io non l'abbia, faccio appello al patriottismo, almeno ci faccio bella figura. Personalmente io avrei detto CIUCCIATI IL CALZINO. MA questa è un'altra storia.
Pubblicato da: Lu - 12.01.06 16:42
Pure io, Graziano, avrei detto qualche bestemmia in rima baciata al loro dio piuttosto che quelle parole abominevoli sull'essere italiano. Eroe? Ma non diciamo cazzate. Mercenario? E' una parola esagerata, come dici tu stesso. Ma io credo che ci sia una quota di "responsabilità" personale anche nella decisione dei militari ordinari di partire o restare. Ho un amico che si è fatto 2 guerre in Iraq e s'è comprato la BMW e non la smette di dire che di quella gente non gliene frega niente. No no. Per quanto mi riguarda non sono eroi manco i carabinieri di Nassirya o come si scrive.. La libertà significa ancora qualcosa oppure è una parola che declamiamo a puro scopo di intrattenimento? La libertà NEGATIVA, di NON fare una guerra. Perchè diciamoci la verità, per carità di Dio: di andare a portare la guerra si trattava e si tratta!... è un discorso troppo complesso per affrontarlo in un post, ma hai fatto bene ad aprire, come si dice, il dibattito.
Pubblicato da: Livio Romano - 12.01.06 18:51
Non ho scritto che Quattrocchi è un "eroe" o un "martire", che aveva l'intento umanitario di portare pace e democrazia o simili ma che, con la sua ultima frase, si è comportato da "patriota" intendendo per "patriota", come dice il De Mauro, "chi ama e rispetta la patria e lo dimostra nei fatti e nei discorsi". Agendo così come ha agito all'ultimo momento e dicendo quelle parole, Quattrocchi si è comportato "per un momento", "in quel momento" - incoerentemente con quanto fatto fino ad allora - da patriota. Avrebbe potuto dire o fare ben altre cose.
Ma il mio voleva essere non un discorso politico, ma contropolitico, cioè contro le strumentalizzazioni che da una parte e dell'altra sono state fatte della vicenda e, in generale, di un modo schematizzante, manicheista di concepire le cose e le persone che non posso assolutamente condividere.
Pubblicato da: Graziano - 12.01.06 19:11
Il discorso di Graziano, peraltro, non concerne ciò che è accaduto. Possiamo immaginare (ma solo immaginare) che il povero Quattrocchi, nel momento in cui veniva trattato come una bestia, abbia cercato nel suo immaginario (nella retorica del suo immaginario) un qualcosa che potesse, lì, in quel momento preciso (in quel lì e in quel momento preciso in cui noi non c'eravamo), almeno restituirgli una dignità.
Possiamo non condividere quell'immaginario e quella retorica. Possiamo pensare che la dignità (la retorica della dignità) trovata da Quattrocchi sia fasulla. Possiamo pensare che le ragioni per cui Quattrocchi era lì in Iraq fossero sbagliate o immorali. Ma: [a] una cosa è la critica all'immaginario di riferimento di Quattrocchi e alla relativa retorica; [b] un'altra cosa è la critica al desiderio di Quattrocchi di morire dignitosamente; [c] una altra cosa ancora è la critica alle ragioni di Quattrocchi per essere lì in Iraq; e [d] un'altra cosa ancora è il discorso - che è il discorso proposto da Graziano - sulla strumentalizzazione fatta da altri di questa scelta da Fabrizio Quattrocchi nel momento estremo della sua vita, e sul modo che possiamo avere (se c'è) per sfuggire a questa strumentalizzazione.
Pubblicato da: giuliomozzi - 12.01.06 19:13
Livio Romano, mi consenta: sono pienamente d'accordo con lei.
No, niente eroi, solo un pò di soldi, molta indifferenza e arroganza spese in una guerra cammuffata (come le nostre guerre 'democratiche') da operazione di 'pace'.
Una bella cosa ri-tirare fuori la responsabilità personale, perchè non dobbiamo dimenticare che allucinanti reati sono stati commessi in nome e per conto di strutture legittime senza che troppi (dai più istruiti alla plebe) si sentissero responsabili, anzi, forse, meritevoli.
No, non mi sento affine al 'mercenario' (tale era, ed è inutile negarlo) che muore con la frase da eroe di terza categoria. Se si fosse dedicato all'agricoltura mi sarei sentita affine e forse avrei pianto una sua morte agricola. In questo caso, mi dispiace, prima di vederlo partire sicuramente gli avrei consigliato: ciucciati il calzino.
besos
Pubblicato da: spettatrice - 12.01.06 19:18
I commenti si sono accatastati. Il "peraltro" che apre il mio, lì sopra, è riferito a quanto dice Livio Romano.
Pubblicato da: giuliomozzi - 12.01.06 19:26
Caro Graziano, condivido la volontà di non semplificare. Ma contesto la definizione dell’azienda in cui Fabrizio Quattrocchi era collocato: “compagnia paramilitare straniera”. Con questo termine ti allontani di poco dallo spregiativo “mercenari” (spregiativo poi mica tanto: è tutta nostra, a proposito di tradizioni italiche, la gloria delle compagnie di ventura – vedi anche il film di Olmi). All’epoca della tragica morte inviai a un quotidiano una letterina: “Oggi al paese era pieno di mercenari: davanti alla banca, davanti al supermercato, persino davanti all’ospedale”. Insomma, Graziano, non c’è nulla di disonorevole nel lavoro della “sicurezza”. Non condivido l’idea del “riscatto”: il malfattore che con un comportamento maschio, onorevole, riscatta le sue colpe o, in ogni caso, le compensa, ridiventando umano nell’assommare virtù e difetti, luci e ombre. Io ci vedo solo continuità: Fabrizio sceglie una professione a lui consona e accetta stoicamente le conseguenze. Da testimonianze di colleghi e parenti risultò che la fierezza di Fabrizio, letteralmente “lo sguardo che non si abbassava mai”, fu una delle cause della tragedia. La circostanza lo distingue dai membri di corpi militari e paramilitari: chiunque sia davvero addestrato sa che non deve MAI alzare lo sguardo, mai incrociare gli occhi di chi ti fa prigioniero, mai drizzare neanche le spalle. Neanch’io userei la parola eroismo. Mi sembra inadatta. Ma gradirei che tutti additassero Fabrizio come esempio di comportamento. Non eroico ma fermo, virile, coraggioso. Finora avevamo solo l’icona Cocciolone. Non mi piace che gli italiani amino considerarsi – dando così ragione all’opinione comune all’estero – come un popolo di piagnoni, di mammoni, di furbetti.
Pubblicato da: Elio Paoloni - 12.01.06 20:16
Elio ha ragione. Quattrocchi ha detto quello che ci si aspetta da un vero maschione "addetto alla sicurezza" (va bene così?, meglio "guardia giurata"? oppure "Vigilante"?). E vedo bene che il discorso di Graziano affronta il "senso" che i media hanno voluto dare a questa ordinaria vicenda di orrore. Tuttavia credo che, mai come in queste occasioni, i media possano servire a veicolare un dibattito, anche da bar sport, anche "basso", ma che è tutto dentro ai grandi quesiti ETICI rispetto ai quali né agricoltori né calciatori strapagati né studentesse di fisica possono sottrarsi prima o poi nella vita. E allora: o, come propone Giulio, si rispetta la morte e si evita di parlarne perché cosa "inenarrabile", oppure si accetta il fogliettone e, inevitabilmente, il manicheismo che gli è proprio.
Pubblicato da: Livio Romano - 12.01.06 20:47
Sono d'accordo con Elio. Bisogna morire maschiamente, impavidi di fronte al Nemico, in piedi come veri Balilla. Eia, eia, alalà.
Pubblicato da: Franco Melloni - 12.01.06 22:37
Ho ricavato una strana impressione da quasi tutti i commenti: che tutti noi non si abbia nemmeno la più pallida idea di cosa voglia dire trovarsi un mitra o una pistola a 20 cm dalla testa, sapere che ti ammazzerà e non riuscire nemmeno a vederlo.
Buona notte. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 12.01.06 23:32
Trespolo, la tua osservazione in un primo momento mi ha indispettito: come si permette? che vuol dire? solo perchè uno non ha mai avuto un fucile puntato contro (e meno male) non può giudicare? Allora neanche i giudici che (si spera) mai furono assassini sono autorizzati a pronunciarsi (con ben altra autorità) su simili comportamenti.
Deliravo un pò quando mi sono ricordata che io un mitra molto vicino alle tempie lo avevo avuto.
Erano gli ultimi anni '70, non avevo ancora vent'anni e stavo rientrando nella casa che mi ospitava insieme ad altri 5 amici. Eravamo stipati in una macchinina fiat di cui non ricordo il tipo. L'ora era tarda e a un certo punto, non so come, ci siamo ritrovati in mezzo a delle macchine di polizia. Il guidatore si fermò e, prima ancora che avesse il tempo di calare il finestrino partirono una serie di colpi metallici sul vetro. Non lo aveva ancora abbassato del tutto che la canna del mitra spuntava e si piazzava a ridosso delle sue tempie. Guardavo la scena come sospesa, desideravo profondamente di non essere là. Ricordo molte considerazioni razionali fatte dopo, ma in quei momenti guardavo la faccia rabbiosa della forza dell'ordine e seguivo l'oscillare continuo della canna del mitra che sembrava collegato ai suoi nervi tesi, violenti e spaventati. Sapevo che una raffica ci avrebbe fatto fuori tutti, l'unica cosa che ero in grado di fare era trattenere il respiro: essere viva il meno possibile. Non so se sarei stata in grado di dire alcunchè in caso di 'incidente'. A posteriori avrei voluto dirgli 'stronzo', ma sono sicura che me ne sarei andata in silenzio, con anche la paura di lamentarmi.
Come finisce? finisce che sono quì a raccontarla e che prima ci portarono in una delle loro stazioni per accertare l'identità di quelli che non avevano documenti, ma questa è un'altra storia.
besos
P.s. non so se dipende da quell'episodio, sta di fatto che non sopporto le armi e quelli che se ne servono, tra questi in primo luogo quelli che ne fanno religione e che partono in guerra anche solo da mercenari, pur di partecipare alla carneficina (perchè alla fin fine oltre al soldo qualche altra motivazione di m... che li sostiene l'hanno).
pps: scusate il mio narrare, non sono uno scrittore, mi limito alla lettura (fortunatamente)
Pubblicato da: spettatrice - 13.01.06 10:53
La retorica tende a schematizzare, a mostrare il male-male e il bene-bene, in una visione assoluta ed estrema, una visione di emergenza perpetua, come ha esposto bene Graziano dell'Anna in questo pezzo che non afferma, ma si interroga; la realtà è sempre più complessa. Non esistono i cattivi-cattivi come incarnazione del Male Assoluto, né gli eroi-eroi, né i vili-vili: esitiamo noi come esseri umani pieni di contraddizioni, piccole e grandi viltà e generosità. Questo non significa far bollire un calderone di buonismo caotico, non significa non prendere posizione contro la guerra, il fascismo, l'aggressione capitalista, i mercenari ecc. Però possiamo non adeguarci alla retorica, possiamo combattere per conservare una lucidità e un'umiltà di fondo, una compassione, un maggiore rispetto per le umane debolezze, nostre e altrui.
Pubblicato da: Baldrus - 13.01.06 11:04
Assurdo, Graziano scrive uno splendido post nel quale si sforza di andare oltre, di vedere l'uomo e, manco a dirlo, si ricade nello stereotipo del mercenario.
Ma io, in quella situazione, mi sarei cagato sotto, e dubito moltissimo che avrei avuto voglia di fare lo spiritosone con frasi tipo "ciucciati il calzino" e li vorrei vedere i tanti IOIOIOIO faccia al piombo.
Si può criticare, combattere, scelte di vita come quelle di quattrocchi, ma ciò nonostante stimare, ammirare la sua responsabilità, il suo essere uomo e accettare le conseguenze: almeno in punto di morte.
Si possono stimare, ammirare, scelte di vita come quelle della sgrena ma ciò nonostante disprezzare quella farsa indegna a cui si è data, quel suo non accettare le conseguenze delle sue stesse scelte.
Pubblicato da: Lucis - 13.01.06 11:45
Quale farsa indegna della Sgrena, Lucis?
Pubblicato da: Baldrus - 13.01.06 11:58
Era lei che piangeva in video?
Pubblicato da: Lucis - 13.01.06 12:01
Be', Lucis, non ha passato un bel momento, ti pare? Dici che tu si saresti cagato sotto, non credi che anche la Sgrena abbia potuto cedere?
Pubblicato da: Baldrus - 13.01.06 12:11
Onestamente credo avrei ceduto anch'io, forse sarei stato ancora più indegno. Il punto è questo, quattrocchi è stato straordinario, io questo devo riconoscerlo, la sgrena no.
Ciò non toglie che senza soldati le guerre non si fanno e senza giornalisti si fanno di più e peggio.
Pubblicato da: Lucis - 13.01.06 12:18
Sono d'accordo con Lucis: mai piangere, mai piegarsi. Marciare, non marcire. Boia chi molla.
Pubblicato da: Franco Melloni - 13.01.06 13:04
Apperbacco, sono stato scoperto: credevo di essermi nascosto per bene MA PER FORTUNA C'E' LUI: IL MELLONI! Ha subito sgamato che ero un bel pezzo di fascistone.
O popolo, giosci: il Melloni vigila su di te. A LUI NON LA SI FA'
Pubblicato da: lucis - 13.01.06 13:30
La Si Fa? E' l'inizio di "Giovinezza"?
Pubblicato da: Franco Melloni - 13.01.06 13:57
Sono d'accordo con...? E' l'inizio dell"inno del cormpo sciolto"?
Ps: caro il MELLONI, la nostra brillante e ben argomentata disputa finisce qui: non è il caso di preoseguire questa faccendula in casa d'altri. Se vuoi proseguire c'è la mail. Nel mentre, mi perdonarei la cattiva educazione, mi siedo. Perchè ho la sensazione che sarà una lunga attesa.
Pubblicato da: Lucis - 13.01.06 14:28
"[b] un'altra cosa è la critica al desiderio di Quattrocchi di morire dignitosamente;" ha ragione giulio. ecco io credo davvero che quella frase fosse un tentativo di morire cercando di esprimere qualcosa che avesse forza di vero, di espressione di sè del proprio desidero di vivere, della propria essenza, di un proprio significato. io trovo triste, sarei triste di non trovare in me una com-passione per questo gesto profondamente umano. solo così posso permettermi anche di mantenere il mio giudizio su scelte di vita che trovo sbagliate, che - anche - disprezzo. ma le persone non sono soltanto le scelte giuste o sbagliate che fanno. sono anche quello ma non solo quello. e se quella frase in sé a me piuò sembrare assurda (pensare di morire e lasciare come ultima traccia di me la parola "sono italiana" mi pare assurdo), quello che suscita la mia solidarietà umana è il loro contenuto di ribellione alla violenza, il loro essere un tentativo di riaffermarsi come uomo e non come cosa, come oggetto manipolato e senza valore. come persona. non do evidentemente alla mia vita lo stesso contenuto di valori che alla sua ha dato fabrizio quattrocchi. ma come lui do valore alla mia vita e aspiro alla dignità. in questa aspirazione lo riconosco e ne ho pietà.
Pubblicato da: paola - 13.01.06 14:35
Imperdibile Toni Capuozzo:
http://www.ilfoglio.it/downloadpdf.php?id=42210&pass=
Pubblicato da: Elio Paoloni - 13.01.06 14:36
Lucis, vabbè, forse Melloni sfuculia un pò, ma tu ci credi davvero a quello che hai scritto? all'assunzione di responsabilità in punto di morte? a me la frase di di Quattrocchi (che Dio-qualsiasi- abbia pietà di lui) sembra piuttosto un finale da copione di 'bella morte', un esercizio retorico a cui non riesce a rinunciare e, per averne conferma, mi piacerebbe sapere quanto fosse consapevole della presenza di telecamere. Le mie osservazioni sul suo caso sono forse abbastanza ciniche e cattive, ma a me sta retorica della 'bella morte' o del 'riscatto' patriottico dicono poco rispetto all'uomo e a qualsiasi suo 'morire con dignità'. Ho descritto un momento della mia vita in cui alla morte mi sono sentita vicina (con la consapevolezza che un altro poteva deciderla in un semplice gesto) e mi sono sentita umanissima nella mia paura che non scambiere per nessun gesto sprezzante o patriottico neanche nel caso fossi una persona che muore 'da eroe' per la salvezza di altri. Ti assicuro che non è invidia del gesto di Quattrocchi. Piuttosto un'ennesima pietà nei suoi confronti per essersi impedito pure negli ultimi istanti la dimensione umanissima della paura o dell'abbandono in omaggio al tetro copione dell'uomo coi 'coglioni' o del 'patriota'. Per finire, e sperando che sia di sollievo alla sua anima: che riposi in pace.
besos
Pubblicato da: spettatrice - 13.01.06 15:20
Spettatrice,scusami, ma tu ci credi davvero che uno in punto di morte si mette a fare una sceneggiata retorica? Penso che se esiste nella vita un momento in cui si è sinceri è nella morte.
Io non credo che quattrocchi abbia pensato alla bella morte, secondo me è stata una cosa tipo "merde" di cambronne. Chissà, magari si è ricordato in quel momento che sono miglia di anni che noi italiani passiamo per imbelli, oppure non so.
Però è comunque una cosa fuori dal comune, non capisco, davvero non capisco, perchè non riconoscere la forza che ha avuto in quel momento.Io non credo che riconoscere un merito, una qualità, un valore a una persona sia sempre e comunque una approvazione di tutto quello che è o è stata, di quello che rappresenta.
Pubblicato da: Lucis - 13.01.06 15:34
Lucis, mi dispiace, ma non si tratta solo di riconoscere valore o meno a una persona, ma di scadere di nuovo in luoghi comuni sulla dignità del morire (uccisi) e del morire da 'italiani' (da maschi italiani, non sempre Coccioloni). Credo che tutti noi siamo pieni di racconti in cui i protagonisti (spesso, a differenza di Quattrocchi molto positivi) muoiono con sprezzo della morte, muoiono per cause 'giuste' e da giusti con un senso di disprezzo rivolto alla morte e ai loro giustizieri. Credo che questi modelli servano sia ad attenuare l'ansia rispetto alla paura più forte che coltiviamo che a creare (purtroppo e a volte scientemente) dei modelli di comportamento tutt'altro che umani. Gente che disprezza debolezze e lamenti, che odia in primo luogo quindi le sue stesse paure (sto psicoanalizzando a sboccio). Nel mio ambiente agricolo ho conosciuto alcuni soggetti sopravissuti a vessazioni genitoriali che volevano farne 'uomini' e si erano trasformati in maschere fredde e non di rado sadiche. Potevano uccidere piccoli animali per la gioia di far inorridire le femminucce (anche di sesso maschile)o bearsi delle ferite (che pure li facevano soffrire) per ribadire che loro erano 'uomini' (maschi) e tu te la scampavi perchè femmina (non era prevista uguale prova per il nostro sesso), ma tuo fratello che frignava era solo un mentecatto. Alcuni sono rimasti fissati a questi penosi modelli, altri fortunatamente sono anche riusciti a sbloccare le loro emozioni e a non misurare gli altri in base alla resistenza alle sevizie. Quattrocchi mi ricorda i più sfortunati tra loro, quelli per cui la vita era un continuo mostrare di avere le palle, di non essere femmine, anche nella morte (italiana o meno).
Besos
Pubblicato da: spettatrice - 13.01.06 16:17
Spettatrice, se io ti faccio l'esempio di cambronne evidentemente non mi sto riferendo alla retorica della bella morte,del maschio italiano e sciocchezze simili. Niente morte in campi di grano baciati in fronte dal sole, niente sturmtruppen.
Il punto non è tanto quello che ha detto è perchè, ma la sfida in se.
Io credo che in quei momenti si abbia una paura fottuta, è umanamente si farebbe e si accetterebbe di tutto pur di rimandare la propria morte, e che su questa paura si costruiscano tutte le schiavitù.
Questo è un aspetto che riconosco come indegno nella mia natura umana.
Ma, come nel caso in questione, ci sono persone che si ribellano, che rifiutano il loro destino tramite una negazione di questa debolezza: non potendo negare la morte la accettano, la scelgono.
Una sfida di questo tipo per me è una riaffermazione di libertà, di responsabilità.
Ora chi dice merde, chi viva l'italia, chi viva qui, chi viva li la cosa non cambia. La discriminante per me è la consapevolezza della scelta, cosa mi sembra (oltre non vado) presente nel caso quattrocchi.
Poi che quattrocchi sia stato un mercenario e i mercenari mi facciano schifo è altra faccenda. Ma QUESTO mercenario é stato uomo nella morte, e trovo immorale e sbagliato non riconoscerlo.
Pubblicato da: Lucis - 13.01.06 17:11
Ribadisco il concetto di prima, a me i ragazzi-uomini che coltivano il concetto, il comportamento e l'atto di coloro -'che si ribellano, che rifiutano il loro destino tramite una negazione di questa debolezza: non potendo negare la morte la accettano, la scelgono'- suonano finti (falsi) vittime di una negazione apparente. A volte ho la sensazione che per soggetti come i ragazzi sempre spesi a mostrare i loro 'cojoni', ricercare la propria morte (o darla ad altri) non sia altro che l'alternativa a sviluppare e accettare proprio la condizione e la sensibilità 'umana' (troppo umana però, per alcuni). No, non compro e non accetto vendite di dignità in punto di morte: si muore come si può e non è mai una cosa bella. Mi è capitato di ascoltare molti racconti di guerra (uno zio di mia madre si era fatto la 15/18) e ricordo molti fatti di prigionia, fame, abiezione, comicità nessuno di 'come si muore'. Pensandoci adesso mio zio non ne ha mai parlato di proposito e forse proprio perchè non l'ho mai sentito magnificare nè chi la dava nè chi la riceveva.
besos
Pubblicato da: spettatrice - 13.01.06 17:57
Spettatrice, se ti piace intenderla come "bella morte", "vendita di dignità in punto di morte", "cojoni" e via stereotipando non so che dirti. Potrei portarti l'esempio di cleopatra, dei partigiani/e, ma temo non ci capiremmo comunque.
Pubblicato da: Lucis - 13.01.06 18:11
Lucis, temo che, sull'ultima che hai detto, non ci capiremmo davvero. Potremmo invece capirci se parlassimo di vita e della dignità di viverla e di come viverla, indipendente dal tipo di morte o dal 'coraggio in punto di morte'. In definitiva una dignità in vita credo sia più importante di pochi secondi di presunta dignità in punto di morte.
besos
Pubblicato da: spettatrice - 13.01.06 18:26
Spettatrice, sono d'accordo con quanto dici ora, ma che c'entra? La "presunta dignità" in punto di morte è il giudizio su uno specifico atto, la dignità in vita è altro, è la somma di tanti atti.
Li sto giudicando un azione, qui un persona, la sua vita.
Io credo che in questa discussione tu sia stata un po superficiale, anche nei miei confronti: ma resta il fatto che NON ti giudico una persona superficiale, anzi. Spesso concordo con te, e mi piace il tuo modo di vedere le cose, mi piaci per come ti presenti e per quello che dici. Ho un ottima opinione di te.
Un conto è il giudizio su una singola azione, altro sulla persona, sulle sue scelte.
Pubblicato da: Lucis - 13.01.06 18:43
Lucis, un'ultima cosa sulla morte di Quattrocchi, la dico perchè non riesco a levarmela dalla testa. Mentre scrivevo mi venivano in mente ricordi scolastici sul 'dei delitti e delle pene'. Mi veniva in mente un'argomentazione (che attribuisco a quel libro) in cui si parla dell'inutilità della torura giustificandola con il fatto che delinquenti incalliti (ma forti) sono spesso in grado di resistere e di sostenere la loro innocenza durante e dopo le sevizie. A molti innocenti (ma anche a delinquenti di debole costituzione)capita invece, sotto tortura, di confessare qualsiasi cosa pur di liberarsi dal dolore. Non capivo perchè questa immagine insistesse tanto a venir fuori e credo che la sola spiegazione sia relativa al fatto che quando uno sta per essere ucciso può benissimo succedere la stessa cosa: persone pessime possono mostrare indifferenza o cosiddetto 'coraggio', persone ottime essere in preda al peggior panico. Esprimere un giudizio di merito su questo è arbitrario e sconcio. Punto.
Forse lo dico con superficialità, ma la cosa non mi sembra superficiale.
besos e...ricambio la stima.
Pubblicato da: spettatrice - 13.01.06 21:28
Ricevo questo comunicato da Libera2006@people.it:
Fabrizio Quattrocchi fu assassinato il 14 aprile 2004 e, il 16 aprile, diramai a decine di migliaia di cittadini sparsi su tutto lo Stivale, a Stampa, Radio e Tv locali, regionali e nazionali l'Appello al Capo dello Stato Ciampi, ai Sindacati, al Governo e al Parlamento per la Medaglia d'Oro al valor civile a Fabrizio Quattrocchi. Appello che fu riinoltrato a Ciampi da migliaia di cittadini che, tra l'altro, erano partecipi dell'ondata di indignazione nazionale su quanto in quei giorni "pacifisti", no global e certa sinistra estremista vomitavano nei vari cortei e in internet. Gli stessi che, - nel corso della marcia organizzata dai familiari degli ostaggi -, mascherati da terroristi agitavano in faccia al Papa, al Vaticano e alla Basilica di San Pietro, simbolo mondiale della Cristianità, gli stendardi del terrorismo e di cui il vicedirettore del Corsera, Gianni Riotta, indignato da quegli scellerati eventi, scrisse in un editoriale in prima pagina:
"I bassifondi di internet per cui Quattrocchi era "uno schifoso mercenario" e che, inoltre, operavano un falso ideologico sostenendo che le sue ultime parole erano state, invece, "Vi faccio vedere come muore un camerata".
Tra le centinaia di lettere che ricevetti in risposta all'Appello da inviare al Presidente Ciampi, tutte bellissime, ne riporto una ma sono tutte sulla mia rubrica on line assieme ai periodici e ripetuti Appelli inviati a Ciampi. Scrisse il lettore Roberto Vitale:
Ho sofferto quando Fabrizio fu rapito, ho palpitato attendendo buone notizie, pur sapendo che con quella gente là c'è poco da sperare... Ho visto con rabbia, disgusto e voglia di vendetta ciò che gli hanno fatto: Divorato dai cani.
Ho quasi vomitato per la "Marcia su Roma" dei pacifinti. Ho avuto uno scatto d'orgoglio, invidiando il suo modo di affrontare la morte. Non ho potuto essere in S.Lorenzo (anche se abito a Genova) perchè cammino con molta difficoltà, altrimenti ci andavo di certo!
Quindi medaglia al valor civile sì, eccome. Quella al valor militare no. Non era un militare italiano e non ha compiuto un gesto di valor militare. Allora ai 13 carabinieri di Nassirya dovremmo intitolare, ad esempio, Piazza Montecitorio! Peraltro, a me starebbe benissimo. Un grazie cara D'Olcese da Roberto Vitale.
Ecco l'Appello del 16 Aprile 2004 che, chi ritiene, lo faccia girare e chi è d'accordo lo inoltri o lo riinoltri a Ciampi non dimenticando di allegare nome, cognome, indirizzo, città, e-mail.
Al Capo dello Stato - presidenza.repubblica@quirinale.it
L'"Ordine" dei lavoratori per le scorte e la sicurezza in Iraq - in cui prestava servizio Fabrizio Quattrocchi - ha subìto un empio, scellerato e facinoroso attacco da parte di frange estremiste che ritroviamo, ahinoi, sparse sia nella cosidetta "società civile", in certa "informazione" al servizio di certa politica e - come scrisse il vicedirettore del Corsera Gianni Riotta - "Nei bassifondi di internet per cui Quattrocchi era "uno schifoso mercenario". Frange che si sono vilmente attaccate, per meri motivi politicanti ed elettoralistici, alla parola "mercenari" al fine ignobile di sputtanarne il duro lavoro giocando sul sacrificio della vita di Fabrizio Quattrocchi trucidato e ripreso in Tv dai suoi boia mentre ne avveniva l'atroce esecuzione. E ciò al fine di fare girare nel mondo, a mo' di monito, le immagini dei colpi alla tempia e alla nuca e della sua morte. Video che, come hanno chiesto Francesco Merlo su la Repubblica, Aldo Grasso sul Corsera e Antonio Padellaro su l'Unità, noi italiani dobbiamo vedere al posto delle falsità che sono in circolo.
Perciò piena, grata condivisione del Movimento popolare per la Medaglia d'Oro al valor civile a Fabrizio Quattrocchi a quanto dichiarò il Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi:
.
Sì, caro Ciampi, gli Italiani lo ricordano per lo scatto di coraggio e di orgoglio patriottico con cui seppe sfidare i suoi carnefici e vogliono che, finalmente, sia conferita la Medaglia d'Oro al valor civile a Fabrizio Quattrocchi.
Giuliana D'Olcese
Appello a Ciampi per la Medaglia d'Oro a Fabrizio Quattrocchi
http://www.virusilgiornaleonline.com/appelli_43.htm
il 'Jihad' di San Bernardo e un mare di adesioni all'Appello per la medaglia d'Oro a Fabrizio Quattrocchi
http://www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol_13.htm
Appello a Ciampi per la Medaglia d'Oro a Fabrizio Quattrocchi: Le sinistre coglionate di destra e di sinistra
http://www.virusilgiornaleonline.com/appelli_43.htm
Dietro l'uovo del "Serpente"
http://www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol_14.htm
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.01.06 21:30
Credo che oggi sia ormai superata la polemica, generata anche da emotività, su Fabrizio Quattrocchi mercenario ecc. Credo che fosse un ragazzo come molti altri, partito per un lavoro avventuroso, con delle aspettative, e sia precipitato in una tragedia. Però giudico il comunicato uno scritto ancora una volta emotivo, ed eccessivo nei termini: "pacifisti, no global e certa sinistra estremista vomitavano nei vari cortei e in internet" è una forzatura, è una traccia di violenza verbale. C'è chi ha manifestato contro la guerra, con sincerità, e nelle manifestazioni ci sono sempre le frange estremiste, chi proprio non capisce niente, i balordi ecc. Ma non si fa di tutta l'erba un fascio. Non si generalizza in questo modo. Si cerca di ascoltare di mettersi in discussione. Solo così si cambia in meglio.
Pubblicato da: Baldrus - 13.01.06 21:52
Spettatrice tu mi piaci, però mo basta, mi sono scocciato, e perdona questa mia umanità
C'è un passaggio in "se questo è un uomo" di primo levi.
Levi rifiuta di lavarsi. Siamo in un lager, e lui non trova, giustamente, senso alla cosa. Viene richiamato a farlo, perchè e proprio in quel gesto, in quel rifiutare la logica degli aguzzini, nel non piegarsi e nell'andare oltre che l'uomo si fa tale. Levi si lava, si ribella alla logica dell'aguzzino, rifiuta l'ultima sigaretta (perchè tale era il senso di portarli alle fontane) e sceglie LUI cosa fare.
Questo è un altra faccia della stessa medaglia, nel momento della morte l'uomo e nudo, debole, indifeso. Come tutta la logica dei lager ti portava ad essere "uomo in punto di morte" cioè debole, indifeso alla violenza degli aguzzini di turno. Chi in quel momento riesce a superare le sue debolezze, a farsi uomo, ha ed avrà la mia stima. Senza che questo comporti un giudizio sulla sua vita, sul suo operato che può, o non può, essere tanto alto.
Se non capisci questo, se non senti che queste singole azioni sono un diamante purissimo di umanità, non per le religioni o ideologie che ci sono dietro, ma proprio perchè prescindono da esse, io non te lo posso spiegare.
Tu guardi allo stereotipo, alle ideologie. Io all'uomo.
Pubblicato da: Lucis - 13.01.06 22:54
Giulio, grazie per le informazioni relative al desiderio di omaggiare con medaglie il defunto Quatrocchi. Vorrei sapere se ti risultano iniziative di italiani che dicono 'not in my name': mi vorrei associare. Le ragioni credo di averle spiegate a sufficienza. Ciò non toglie che possa provare pietà per lui, per le sue pessime scelte di vita e anche di morte. Di qualsiasi orgoglio per come muore un 'italian*' faccio volentieri a meno e in assoluto (non solo perchè mi ripugna immaginarmi come lui) visto che prima di tutto (e spesso esclusivamente) mi sento solo un essere umano (comprese debolezze poco 'virili' in vita e in morte).
Mi resta solo una curiosità: posti la lettera di libera 2006 perchè la condividi o per dovere d'informazione?
è solo una mia curiosità, non sei tenuto a rispondere.
besos
Pubblicato da: spettatrice - 13.01.06 23:05
Lucis, adesso non mi ricordo chi tra i gerarchi nazisti si comportò con dignità e coraggio in punto di morte, ve ne furono e questo è quanto (anche Hitler a ben pensarci non si comportò, nella morte, peggio di Cleopatra). Della cosa poco mi importa, vale quello che diceva Beccaria rispetto alla tortura: una reazione di forza, testardaggine, ideologia 'maschia', non dice niente su colpa o merito di chiunque, non significa nulla. Altre sono le cose (prove) importanti. Se però ti piace bearti in queste logiche che starebbero a dimostrare chissà quale valore in assoluto non credo si possa discutere. Così come non si può assimilare l'esperienza di chi subì i campi di concentramento per motivi tra i più arbitrari e ingiusti a coloro che in una guerra di opressione ci sono andati per soldi e che forse per soldi non disdegnerebbero di svolgere i peggiori ruoli da aguzzino. Non parlo, in quest'ultimo caso, di Quattrocchi per cui non ho prove, ma di altri che per molto meno hanno fatto molto peggio e sono morti (ma prima, erano esseri umani realmente vivi?), forse, con uguale indifferenza. In poche parole Quattrocchi in Iraq ci andò da volontario prezzolato a fare attività non di certo da crocerossa e credo che Levi a sentirsi paragonato a lui potrebbe sicuramente rivoltarsi nella tomba (io al suo posto lo farei).
besos
Pubblicato da: spettatrice - 13.01.06 23:25
Gerarchi nazisti che si comportarono con dignità e coraggio? Pochi, molto pochi. In tanti fuggirono, molti si suicidarono, pochissimi accettarono le conseguenze delle loro scelte, le responsabilità che avevano. Speer (entro certi limiti), Funk, Hoss, Frank e pochi altri. Ma la maggior parte si comportò da quelle merde che erano, in un modo o nell'altro scapparono.
Ultima cosa: mai affermato che una reazione maschia possa dire qualcosa di qualcuno. Mai affermato che una reazione maschia sia, di per se stessa, un valore. Mai affermato che quattrocchi lo stimo perchè ha avuto una reazione maschia.
Ma tant'è, tu non parli a me, ma al mio stereotipo.
Pubblicato da: Lucis - 13.01.06 23:52
Lucis, voglio finire e credo che le cose che avevamo da dire ce le siamo abbondantemente dette, con il rispetto e le parole possibili. Grazie.
Dissento su un'ultima cosa e poi chiudo. I gerarchi nazisti (che detesto, o peggio, profondamente) non fecero niente di diverso, in un caso specifico (e solo in quello), da ciò che avrebbe fatto Quattrocchi se avesse potuto: fuggire. Non mi risulta che l'italiano si sia consegnato per espiare qualcosa (crimine) che riteneva di aver commesso, fu catturato e giustiziato perchè considerato 'nemico' in una zona di guerra in cui era andato per 'guadagnare' e non di certo esercitando attività da agricoltore. Se qualcuno avesse aperto una porta e lo avesse aiutato a scappare non credo che si sarebbe tirato indietro, dignitoso o meno che fosse.
besos
Pubblicato da: spettatrice - 14.01.06 00:11
che paese è quello che consegna una medaglia al valore a un uomo che riceve dei soldi da uno stato criminale per fare in modo che i progetti nazisti del signor BUSH vengano realizzati???
che paese è quello che consegna una medaglia al valore a un uomo pagato per fare il palo agli yankee mentre questi ammazzano i civili iracheni come fossero alla playstation???
IO NON SONO FABRIZIO QUATTROCCHI perchè non so che farmene della patria.
IO NON SONO FABRIZIO QUATTROCCHI perchè non so che fare di soldi che puzzano di morte.
IO NON SONO FABRIZIO QUATTROCCHI perchè non cerco il "colpo di teatro" e non voglio l'applauso postumo.
IO NON SONO FABRIZIO QUATTROCCHI perchè penso a chi muore lontano dalle telecamere, senza prefiche mediatiche, e con la sola colpa di essere nel posto giusto al momento sbagliato.
I "VALORI" DELLA DESTRA SONO ORMAI IL RITORNELLO BERLUSCHISTA DEGLI ULTIMI ANNI: DA UNA PARTE I VALORI, LA PATRIA, LA FAMIGLIA ECC..DALL'ALTRA UN MANIPOLO DI PERSONE CHE VUOLE CHIAMARE LE COSE COL LORO NOME: GUERRA LA GUERRA E MERCENARI I MERCENARI...IO PROPENDO PER IL SECONDO GRUPPO tutto il resto è noia!
Pubblicato da: danielegreco - 14.01.06 01:16
E certo che si sarebbe tirato indietro potendo, ho detto che stimo la sua reazione ad una costrizione, non che era fesso. Uno che in quella situazione potendo scappare non lo fa non è un eroe ma un coglione.
Però, mi perdonerai, ma il paragone tra i nazisti e i mercenari italiani in iraq lo trovo un po bislacco.
Pubblicato da: Lucis - 14.01.06 01:25
caro Lucis, se tu attribuisci un valore assoluto al modo in cui si muore, una dignità nella morte a 'prescindere' sia che si tratti di un mercenario che di un partigiano, allora non vedo che differenza fare per il morire 'dignitoso' dei quattro o cinque gerarchi nazisti da te citati. Se dobbiamo dare una medaglia per queste ragioni (e io non sarei d'accordo e neanche un bel po di tedeschi, di zingari, di ebrei o di gay o di non ariani) come fai a scartare il nazi che affronta 'virilmente' (non meno di Quattrocchi e magari dichiarandosi patriotticamente tedesco) la morte?
se questo atto ha per te valenza assoluta allora non puoi escludere nessuno di loro dalla rastrelliera delle medaglie (anche solo simboliche).
Per me il problema, come sai, non si pone. Per me è indifferente se uno nel morire se la fa addosso o declama frasi storiche, le reazioni davanti alla morte possono essere varie e imprevedibili, quello che mi interessa è la persona da viva e la sua dignità di vita. Solo su quella sono disposta a spendere eventuali giudizi.
besos
Pubblicato da: spettatrice - 14.01.06 01:51
Cara spettatrice, ho pubblicato qui quel comunicato perché mi è arrivato giusto durante la discussione, e mi sembrava una cosa interessante.
No, non lo condivido: come non riesco a condividere tutte le opinioni che fanno di tutte l'erbe un fascio, nonché tutte le opinioni che nella loro espressione hanno un certo che di isterico.
Provo a spiegarmi. Prendo come campione un pezzo del testo:
>>L'"Ordine" dei lavoratori per le scorte e la sicurezza in Iraq - in cui prestava servizio Fabrizio Quattrocchi - ha subìto un empio, scellerato e facinoroso attacco da parte di frange estremiste che ritroviamo, ahinoi, sparse sia nella cosidetta "società civile", in certa "informazione" al servizio di certa politica e - come scrisse il vicedirettore del Corsera Gianni Riotta - "Nei bassifondi di internet per cui Quattrocchi era "uno schifoso mercenario"<<
- La prima parola che mi colpisce è: "empio". Ora, "empio" è l'atto (o l'oggetto, o la persona, o la persona in particolare condizione) che "non rispetta le cose sacre", è "sacrilego". Quando si è in stato di "empietà", bisogna purificarsi, per ridiventare "pii". La medaglia a Quattrocchi avrebbe quindi il carattere di atto purificatorio per la Nazione divenuta "empia". Ora: io credo che gli ambiti del sacro, del pio, dell'empio, della devozione e del sacrilegio non pertengano allo Stato.
- Un'altra espressione che mi colpisce è: "L'"Ordine" dei lavoratori per le scorte e la sicurezza". Che cosa è questo "Ordine"? Non è un ordine professionale: non esiste, che io sappia (mi sbaglio? qualcuno ne sa di più?) un ordine professionale dei lavoratori per le scorte e la sicurezza. Se non è un ordine professionale, questo "Ordine" non può che essere un "Ordine" religioso. Certo: la parola "Ordine" è tra virgolette: l'autrice del testo sapeva, quindi, di compiere una forzatura, e ha ritenuto opportuno segnalarlo al lettore. Diciamo che l'autrice del testo non arriva a dire che i lavoratori per le scorte e la sicurezza in Iraq sono un Ordine religioso, ma arriva a dire che si può parlare di loro, sia pure tra virgolette, come di un ordine religioso. Tira un'aria da Crociate.
- L'attacco alla memoria di Quattrocchi viene, dice l'autrice del testo, da "frange estremiste". "Frange" vuol dire: sono quattro gatti (il che può essere). Queste "frange" sono "sparse nella cosidetta 'società civile'". Perché la "società civile" è "cosiddetta" (e virgolettata)? Perché, mi par di capire, ciò che viene comunemente designato come "società civile" (che è un'espressione usata in senso positivo, di solito) non è in effetti una "società civile". E perché non lo è? Non lo è (o almeno non lo è più) perché in essa sono "sparse" le "frange estremistiche". La "società civile", in somma, è infettata da un virus, e in quanto infettata non è più ciò che era, o dovrebbe essere: non è più società civile. (L'immaginario virale, tra parentesi, è testimoniato dal nome del sito che la signora pubblica: "virus, il giornale online"). Discorso analogo per l' "informazione": anch'essa virgolettata in quanto non più vera informazione, e non più vera informazione in quanto infettata dalle frange estremistiche. Ma faccio notare: si parla di "certa" informazione al servizio di "certa" politica. Ma non si dice quali giornali, quali riviste, quali giornaliste; non si dice quali partiti, quali parti politiche, eccetera. L'accusa, in somma, è indeterminata. L'indeterminatezza è funzionale: se io non dico chi è "l'infettato", potrò accusare chiunque nons ia d'accordo con me di essere "infettato"; e non avrò quindi bisogno di argomentare contro di lui o in favore di me. Echeggia il "Dàgli all'untore!".
- Per contrasto, la citazione della frase di Gianni Riotta (che presumo sia autentica, anche se Google, a un primo esame, mi dice che la si ritrova citata esclusivamente nel comunicato in questione) è interessante. Riotta dice che una certa opinione circola "nei bassifondi di internet". La domanda è: l'internet ha dei "bassifondi"? La risposta è: sì. Ci sono luoghi, nella rete, dove ci si scambiano insulti a go-go, dove vengono espresse e discusse opinioni deliranti, eccetera. "vibrisse", ad esempio, non credo sia un "bassofondo": gli scambi possono essere duri, i rompiballe e gli insultatori compaiono di tanto in tanto, ma generalmente si sta su un piano di civiltà. (In questo momento, qui, stiamo discutendo con calma; il tuo scambio con Lucis vi ha visti in atteggiamento di reciproco rispetto; lo scambio tra Lucis e Baldrus, per quanto brusco, ha portato a un chiarimento; gli interventi di puro cazzeggio provocatorio, come quelli a firma Franco Melloni, o assolutamente inutili come quello di danielegreco, sono stati assai pochi). Quello che voglio dire è che nella frase di Riotta, sia pur generica (ed espiantata da un articolo che non ho potuto leggere: ma ipotizzo che sia stata espiantata bene), già appare un senso del "distinguo" che nel testo dell'autrice del comunicato mi pare tenda a mancare.
Ecco. Per queste ragioni (e altre: qui ho esaminato solo un "campione" del testo), cara spettatrice, non posso condividere questo comunicato. Non posso condividerlo al di là di ciò che il comunicato specificamente dice e propone, perché non credo che lo Stato possa compiere atti purificatori che rendano "pia" una Nazione che si è resa "empia" (il papa, se vuole, può benedire e assolvere la Nazione - cosa per la quale la Nazione, eventualmente, ha tutto il diritto di incazzarsi o di sbellicarsi dalle risate - ma il Presidente della Repubblica no, non può). Non posso condividerlo al di là di ciò che il comunicato specificamente dice e propone perché non ho un immaginario virale. Non posso condividerlo, infine, perché non voglio condividere attacchi che non dicono (nome, cognome) chi è il nemico.
E, ti dirò, non avrei nemmeno molta voglia di discutere di queste cose con l'autrice del comunicato: perché sospetto che, non appena io dicessi di non poterlo condividere, lei mi considererebbe un infettato (mi domando, qui sui due piedi, e la cosa c'entra fino a un certo punto, se esista un diritto di non discutere con chi propone argomenti che non possono essere discussi).
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.01.06 10:09
Spettatrice non ha senso continuare qui. Io ho una mail, se vuoi ritentiamo in privato. Ma sono sicuro che non succederà: tu non hai nessun interesse a capire quello che io dico.
Quando parli di valore assoluto giusto sotto i nazisti evidentemente non sei riuscita a capire che per loro come per quattrocchi io STO discriminando. Solo che siccome la discriminante NON è la tua, quella che secondo te conta, ma un altra tu manco me la riconosci,la neghi ed affermi che non esiste. Confondi la reazione maschia con la reazione ad una violenza, a una imposizione.
Ci manco solo che qualcuno mi da del berlusconiano o del leghista.
Pubblicato da: Lucis - 14.01.06 10:39
Però spettatrice è un po assurdo, io avrei piacere di chiarirmi con te, di parlare, senza continuare ad abusare di questi spazi.
Capisco la tua riservetazza, ma insomma, non ti mangio mica. Poi, se vuoi, posso anche forniti un indirizzo gmail che ti consentirebbe di discutere con le persone senza perdere l'anonimato.
Il rifiuto di discutere a quattro occhi non lo capisco mica è, sinceramente, mi lascia molto perplesso.
Ciao e non me ne volere
Pubblicato da: Lucis - 14.01.06 14:06
Lucis, scusa, mi sono espressa male. Io credo di avere capito quello che vuoi dire e credo pure che tu lo affermi in buona fede per le ragioni che continui a sottolineare. Ho continuato a ribadire che non condivido le tue ragioni e ne vedo altre con altrettanta buona fede e forse nella speranza di converncerti della loro validità. Non è possibile e non è possibile neppure che io mi convinca della giustezza delle tue: dobbiamo tenerci le nostre rispettive opinioni. Niente di grave ci sarà tempo di ripensarci e di verificare.
Sul perchè non ti scrivo o cerco di allargare il cerchio dei miei contatti e-mail è presto detto: ho diverse e-mail, sono iscritta a qualche mailing list, comunico normalmente con un pò di amici, lavoro e frequento due corsi serali. Non riuscire a dare la giusta attenzione a un nuovo dialogo, preferisco inserirmi in discussioni avviate e gestite da altri. Non offenderti, appena mi libero da qualche zavorra darò un segno di vita.
besos
p.s. rispondo tardi perchè sono stata a una delle belle manifestazioni che ci sono state oggi.
Pubblicato da: spettatrice - 14.01.06 21:52
Giulio, con la tua consueta abilità di analista implacabile dei testi hai messo in luce alcuni punti critici del comunicato. Sento il bisogno di fare un'aggiunta: quando si dice "no global e certa sinistra estremista vomitavano nei vari cortei" si usa una parola, "no global" senza sapere di cosa si parla. Il movimento no global internazionale è un fenomeno molto variegato, ed ha al suo interno fior di scienziati che denunciano da anni i danni irreversibili che un certo modello di sviluppo sta producendo al pianeta e all'umanità. Al Social Forum di Firenze, nel 2002, c'è stata un'altissima partecipazione di persone provenienti da tutto il mondo, nonostante che una certa stampa abbia tentato di presentarlo come un ritrovo di violenti, di barbari. Oriana Fallaci scrisse: "Chiudete i negozi, i mercati, chiudete tutto! Non mandate i bambini a scuola." Si è soffiato sul fuoco sperando di provocare incidenti, si è disinformato. Bene, il Social Forum fu salutato dal vescovo di Firenze con simpatia, e non accadde nulla, fu una grande protesta e una festa. Quindi l'uso di questo termine, di questo concetto, serve all'estensore del comunicato unicamente per sfogare il proprio odio sociale. Andava precisato.
Pubblicato da: Baldrus - 14.01.06 21:52
Spettatrice io il tuo punto di vista l'ho capito, ne avrei voluto convincerti del mio. Mi piace confrontarmi con le persone proprio perchè mi piace sforzarmi di comprendere le cose da vari punti di vista, è curiosità. Però non trovo sbagliato il tuo, può essere un "punto debole" in certe situazioni, ma certamente non sbagliato.
Sei andata alla manifestazione per i Pacs? Io mi sono rifiutato. Non capisco questi pannicelli caldi. Per me dovrebbero avere il matrimonio e basta. Sono contrario alle adozioni, questo si, ma per tutto il resto non sono mai riuscito a sentire una e una sola ragione valida al matrimonio omosessuale.
Pubblicato da: Lucis - 15.01.06 11:20
Una e una sola ragione valida CONTRARIA al matrimonio omosessuale" scusate
Pubblicato da: Lucis - 15.01.06 11:22
Lucis, non riesco ad aprire un dibattito sulle manifestazioni o sui pacs. Sono andata a quella di Milano e mi è piaciuta.
Scusa, devo andare.
Besos
Pubblicato da: spettatrice - 15.01.06 18:41
Dimenticavo: su 'il manifesto' di oggi (nei prossimi giorni potete aprirlo direttamente online sul suo sito)un bell'articolo di Gianni Minà sugli onori a Quattrocchi a pag.11
scappo
besos
Pubblicato da: spettatrice - 15.01.06 18:46
Domande sull’eroe
Che cos’è un eroe?
Avanzo di furia o àcanto di povertà?
Esibizione di morte o inezia di vita?
Gioco d’azzardo o fatica ordinaria?
Non ho conosciuto eroi
se non nel gesto normale
di stenderti una mano all’aiuto.
Non so di eroi
se non di chi preferiva vivere
al morire con grandi parole
retoriche
come le inutili grida
di assassinati anonimi
che avrebbero scelto vivere
tra l’altare, la casa ed il mercato
accompagnando i figli a scuola
e non alla ferita inpassabile
di un’altra guerra ancora
ricca di mercenari e dementi achille di contrabbando.
ciao
raffaele
Pubblicato da: raffaele ibba - 15.01.06 22:03
@ Spettatrice, "come si permette? che vuol dire? solo perchè uno non ha mai avuto un fucile puntato contro (e meno male) non può giudicare?". No, non può giudicare ovvero: è liberissimo di farlo, ma a me non piace. Non ho mai amato chi giudica - lasciamo perdere i Giudici che quella è altra cosa - e si erge, a fronte di una morale tutta sua, a distribuire del *mercenario* o *dell'eroe*, ad affibbiare etichette.
L'articolo è molto bello, ben scritto, ma i commenti, almeno fino al momento in cui mi sono permesso di scrivere la mia modestissima considerazione, mi parevano un incolonnamento delle solite farisaiche prese di posizione.
Tutto qui, nulla di più, nulla di meno.
Scusami per il ritardo nella risposta, ma mi è toccato lavorare in questi giorni; risistemato l'appartamento; e ne aveva bisogno...
Buona giornata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 16.01.06 14:09
Per Trespolo.
Fabrizio Quattrocchi era un 'contractor', termine inglese che si può tradurre liberamente in contrattista, mercenario, soldato di ventura.
Cioè assolveva ad un ruolo militare in cambio di soldi. Questa è una descrizione tecnica di ciò che faceva, senza ulteriori giudizi. Che non siano il fatto che nella nostra cultura tardo-romantica e tardo-nazionalista i mercenari non sono granchè. Nell'Europa del seicento non era così e Descartes si arruola nelle truppe di un aristocratico tedesco o meglio del Sacro Romano Impero(il principe di Nassau) per combattere nella guerra dei Trent'anni, senza destare scandalo (e senza combattere la guerra, peraltro).
Allora l'ipocrisia sta nel dire che quel che faceva Quattrocchi non era "fare il mercenario".
L'altra ipocrisia sta nel trasformarlo in quello che non era. Un eroe. E per ragioni spregiabili, come quella di vincere le elezioni.
Infine chi fa la guerra è sempre, anche qui tecnicamente, achille e demente. Cito Full Metal Jacket come testimonianza. Quattrocchi lo era di contrabbando, perchè si faceva pagare per fare la guerra pur non essendo statunitense o inglese. Cioè gli piaceva.
Per il resto, almeno io, non giudico nè prendo posizione.
Constato e basta.
raffaele
Pubblicato da: raffaele ibba - 16.01.06 16:49
Per terespolo
dimenticavo.
Nel mio testo il nome del povero Quattrocchi non c'è. E non è un caso, ma è una scelta voluta per rispetto della sua persona e della sua morte.
Era un nome che potevo usare. Ma non l'ho fatto.
Perchè il problema posta va oltre, molto oltre, Fabrizio Quattrocchi.
ciao ciao
raffaele
Pubblicato da: raffaele ibba - 16.01.06 16:57




