« 1906 - 2006 | Main | Un editore non necessario »
17.01.06
Come si muore
di Christian Raimo
[Questo articolo di Christian Raimo è apparso ieri in Nazione indiana. Sullo stesso argomento, in vibrisse, l'articolo di Graziano Dell'Anna Fabrizio Quattrocchi c'est moi. gm]
Leggendo La storia della morte di Philippe Ariès anni fa, mi trovavo a desiderare una morte come quelle medievali (una ritualità naturale, nella propria casa, con la famiglia intorno, il prete che benedice, il moribondo che fa i bilanci di una vita) piuttosto che quelle asettiche della contemporaneità (in ospedale nella maggior parte dei casi, spesso intubati e incoscienti). Quello che mi augurerei di trovare alla fine della mia esistenza è una consapevolezza, personale, sentimentale, di quello che ho vissuto, e per questo mi ha sempre incuriosito sapere quali parole le persone pronunciano prima dell’ultimo respiro. Di Kant si racconta che disse “Sta bene", di Rilke si dice “Tutto è gloria", Goethe “Fate più luce".
Anche per questa ragione in questi giorni ero stato a rimuginare sulle parole di Fabrizio Quattrocchi, “Ora vi faccio vedere come muore un italiano".
Quello su cui riflettevo era che le ultime parole di Quattrocchi per me non hanno senso. Proprio nell’accezione logica del termine. Può sembrare una battuta offensiva o superficiale, ma per me – e dico per me – quelle parole suonano come le proposizioni insensate secondo Wittgenstein tipo “Cesare è palla": le parole in sé hanno un significato, la costruzione sintattica è corretta, ma messe insieme non producono una frase di senso.
Leggi tutto l'articolo di Christian Raimo in Nazione indiana.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 17.01.06 11:28
