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30.01.06
Camilleri, Melissa P e Clive Barker
[Francesco Dimitri, uno dei saggisti più interessanti attualmente in circolazione, interviene nell'inchiesta sul romanzo del XXI secolo. db]
[...] Perché il romanzo italiano del XXI secolo parta serve un rogo in cui qualcosa di vecchio venga bruciato tra fiamme e canti e danze ubriache, e qualcosa di nuovo e ancestrale al tempo stesso sorga all’alba.
La parola d’ordine è: divertimento. Divertimento come divergere, allontanarsi da quell’alveare ideologico che ci ostiniamo a definire «Realtà», per andare a visitare e abitare mondi nuovi, non necessariamente allegri, ma almeno intriganti. Ho la sensazione che la maggior parte degli autori italiani cerchino di scrivere libri intelligenti. Vogliono mandare messaggi. Per come la vedo io, se vuoi mandare un messaggio esistono mezzi più adatti di un romanzo: l’email e il telefono, per esempio. O i pamphlet e i saggi.
Un buon romanzo non «manda messaggi». Costruisce mondi, ti colpisce in pancia e in testa come una scarica concentratra di LSD. Basta con le tirate politiche e le pseudosottigliezze di destra, sinistra e sghimbescio, basta con la letteratura da secchioni. [...]
Leggi il seguito in La cultura enciclopedica dell'autodidatta
Pubblicato da Davide Bregola, il giorno e l'ora: 30.01.06 11:07
Interventi
Sono daccordo sulla forma: un bel rogo! E al diavolo il popolo/bue delle Melisse P. e dei Camilleri [fosse così semplice:))].
Boicottiamo i best-sellers.
Non sulla sostanza: Secondo me un buon romanzo che «costruisce mondi, ti colpisce in pancia e in testa come una scarica concentrata di LSD» può anche contenere "messaggi".
Soprattutto qui, oggi, non altrove: dove di messaggi ce n'é davvero pochi di originali.
E poi... che palle comunicare solo via telefono e e-mail secondo me un romanzo è un ottimo modo per scambiare messaggi.
Pubblicato da: andrea - 30.01.06 12:18
Camilleri, escludendo la sua produzione maggiore che vede Montalbano protagonista, ha scritto anche delle cosette interessanti: lo si sopporta. Ma non è poi lui il problema, che se non altro scrive, anche con Moltabano, delle storie, dei gialli superiori alla media. Pur sempre di gialli però si tratta, dedicati alle masse.
Mellissa P. fenomeno commerciale, di moda. Passerà anche lei: anzi, la mia impressione è che stia già passando di moda. Ed era prevedibile.
Aldo Busi rimarrà: è già "rimasto". E' Letteratura tout court, il miglior scrittore italiano. E che meriterebbe attenzione maggiore e qui da noi e all'estero. Ma per scrivere come Aldo Busi occorre aver un istinto geniale, ecco perché di Aldo Busi ce n'è uno solo in Italia. E noi tutti dovremmo sentirci onorati d'avere uno scrittore che è un "vero".
Clive Barker è invece il lato meno scontato del più famoso Stephen King: ma Barker fa paura come i Pokemon stanno alla Letteratura. In breve: né Barker né King sono niente di più di scrittori con buone vendite. Per King si può forse dire che ha dato corpo a dei buoni romanzi, che rimarranno: è un po' il fratellino minore (e povero, di mezzi fantastici) di E.A. Poe e H.P. Lovecraft. Che per King così come per Barker sono inarrivabili.
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 30.01.06 13:24




