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19.12.05

Ragioni tutte personali per leggere i romanzi di DeLillo nelle edizioni Pironti (o Leonardo) anziché in quelle Einaudi

di giuliomozzi

[Questo articolo è apparso nell'ultimo numero del quindicinale Stilos. O almeno credo. Gli articoli per Stilos, devo consegnarli con una settimana d'anticipo sul giorno di pubblicazione. Stilos, peraltro mi arriva - via posta - circa una settimana dopo l'uscita in edicola. Quindi sono sempre sbalestrato, e non so mai se quello che ho scritto è già pubblicato o no. Questa versione qui, comunque, è un pochino più lunga. gm]

don_delillo.JPGSto finendo di leggere in questi giorni un romanzo di Don DeLillo, Libra. È un romanzo assai bello. Basandosi sul «Rapporto Warren» – il rapporto ufficiale sull’assassinio del presidente degli Stati uniti d’America John Kennedy – DeLillo racconta, in capitoli alternati, la vita di Lee H. Oswald e la costruzione dell’ambiguo complotto che fece di Oswald l’assassino di Kennedy. Naturalmente non so quanto DeLillo inventi, quanto DeLillo prenda pari pari dai fatti conosciuti, quanto sia inestricabilmente "vero" e "inventato" insieme. Ma non è di Libra che volevo parlarvi. Volevo parlarvi del mio particolare rapporto con i libri di Don DeLillo.
Il primo libro di DeLillo che lessi, fu Underworld. Era un SuperCorallo Einaudi da trentottomila lire. Non lo comperai. Underworld era appena uscito, mi trovavo un giorno negli uffici dell’Einaudi - quelli di Roma, dove fanno Stile Libero -, ce n’era una copia lì, e senza esitazioni la trafugai. Lessi Underworld, come sempre, in treno: dovevo fare alcune lezioni all’Università di Bari, partivo da Padova alle sette del mattino, arrivavo a Bari alle quattro del pomeriggio, facevo lezione dalle cinque alle otto, alle nove e mezza di sera riprendevo il treno, e sbarcavo a Padova di nuovo alle sette del mattino. In un paio di viaggi lessi questo tomone di 885 pagine, trovandolo splendido. L'Università, molti mesi dopo, mi fece l'onore di pagarmi: ma decise di non rimborsarmi i viaggi, il cui costo era superiore all'emolumento.

Un po’ di senso di colpa verso Einaudi, tuttavia, ce l’avevo. Così decisi di rimediare comperando, e regolarmente pagando, almeno un altro libro di DeLillo pubblicato da Einaudi. Scelsi Rumore bianco: perché tutti dicevano che era uno dei suoi libri più belli, e perché - senso di colpa sì, ma con cautela - ce n’era un’edizione economica. Comperai alla Feltrinelli di Padova Rumore bianco. Arrivato circa a metà, mi accorsi che mancavano due interi sedicesimi: sessantaquattro pagine. Tornai in Feltrinelli, mi feci cambiare il libro. Ripresi a leggere da dove l’avevo interrotto. Qualche pagina dopo mi accorsi che c’era un sedicesimo ripetuto. Passai oltre. Il sedicesimo si ripeteva ancora. E poi ancora. In sostanza, da un certo punto in poi il libro era costituito da una serie ininterrotta di sedicesimi ripetuti.

Decisi che se il destino parla così esplicitamente, bisogna starlo a sentire. Così mi tenni la copia con i sedicesimi ripetuti, e rinunciai a finir di leggere Rumore bianco.

Proprio in quei giorni una persona conosciuta attraverso il mio blog di allora mi chiese se potevo vendergli un certo libro, assai difficile da trovare. Io risposi: mi rifiuto di vendertelo; te lo regalo; ma tu mandami un altro libro in cambio. Il conoscente mi spedì un libro di DeLillo: Mao II. Non nell’edizione Einaudi, ma in quella di Tullio Pironti Editore [*]. Lo lessi senza alcun problema, da cima a fondo. Bello, ma niente di speciale.

Avevo voglia però di leggere anche Libra, per via di Kennedy. Quando ammazzarono Kennedy me lo ricordo, mi ricordo le fotografie a colori su Epoca, il settimanale che mio padre comprava. Mi ricordo le fotografie di Kennedy nelle copertine dei settimanali di allora: aveva il sorriso dolce, gli occhi rivolti al cielo o all'infinito - un po' come i santi nei quadri settecenteschi. In somma, l'ammazzamento di Kennedy è una cosa anche mia, della mia infanzia: come lo sbarco sulla Luna. Perciò alla libreria Edison di Firenze comperai Libra: di nuovo, un tascabile Einaudi. Dovevo andare a Pisa. Sul treno da Firenze a Pisa mi addormentai. Mentre dormivo mi rubarono la borsa. Persi spazzolino, dentrifricio, ricambio di mutande e calzini, e Libra, del quale avevo lette, prima di crollare nel sonno, forse tre pagine.

Qualche settimana fa, a Roma, in una libreria a metà prezzo, ho visti su un banco due libri di DeLillo: Libra, appunto, e I nomi. Entrambi in edizione Pironti. Li comperai al volo. I nomi – letto per primo - non mi è piaciuto tanto. Ora sto finendo, appunto, Libra, che come ho già detto mi sembra assai bello.

Qual è la morale di questa storia? Mi pare evidente. Tutte le volte che ho cercato di procurarmi un libro di DeLillo facendo guadagnare soldi all’editore Einaudi, non sono riuscito a leggerlo. Tutte le volte che mi sono procurato il libro in altro modo (scroccandolo, o comperandolo nelle edizioni Pironti), sono riuscito a leggerlo. Dev’esserci, da qualche parte, qualcuno che ha stabilito questo: che Giulio Mozzi, se vuole leggere DeLillo, può farlo; a condizione che Einaudi non ci guadagni nulla.

Naturalmente io non ho nulla contro Einaudi, e non scrivo questo articolo per danneggiare Einaudi. Ma se, non si sa mai, qualche altro lettore fosse vittima di questa stessa maledizione (che non è un caso isolato: so di una persona, per dire, che per tre volte smarrì Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani, ricomprandolo le prime due volte, e poi decidendo che se Qualcuno così voleva, così doveva essere; e so di un’altra persona che, avendo ordinata per posta un’opera in tre volumi, si vide consegnare tre volumi primi; ne rispedì indietro due, con fiera protesta, e ottenne un solo volume terzo; riscrisse, protestando ancor più fieramente, e ricevette con mille scuse un’altra opera, di tutt’altro argomento, in quattro volumi: dopodiché si rassegnò) posso dire che nelle edizioni Pironti esistono, e sono in commercio, di DeLillo, non solo Libra e I nomi, ma anche Giocatori, Rumore bianco e Cane che corre (appena ripubblicato da Einaudi: trovate tutto su InternetBookShop. E se non avete mai sentito nominare l’editore Pironti, leggetevi la sua spassosissima autobiografia: Libri e cazzotti (Pironti editore, ovvio).

[*] Mi segnala Michele Monina (vedi i commenti) che qui la memoria mi fa un brutto scherzo. Mao II è pubblicato da Leonardo, non da Pironti.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 19.12.05 12:27