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13.12.05

Non è, quella di Lo Zar non è morto, un'operazione culturalmente di destra?

di Girolamo De Michele

[Questo articolo di Girolamo De Michele è apparso in Carmilla il 5 dicembre scorso. No l'ho segnalato prima perché, essendo in viaggio, non ho avuto modo di leggerlo se non oggi. gm]

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fascio.JPG[...] Non è, quella di Lo zar non è morto, un'operazione culturalmente di destra? [...] La persistenza del romanzo popolare, che il regime alla fine asseconda, va considerata come uno dei segni della mancata, o incompiuta, fascistizzazione delle masse e della cultura: e certo erano più quelli che sognavano altri mondi e altri uomini nei mari della Malesia, di quelli che si annoiavano nell'indifferenza salottiera della gioventù dorata di Moravia. Come valutare, allora, il portato ideologico del romanzo popolare, indipendentemente dalle professioni di fede dei suoi autori? Qualche indice dovrebbe essere facilmente ricavabile dalla stessa ideologia fascista. Il fascismo mirava ad uniformare e standardizzare la lingua italiana su un registro medio-basso: quale lingua risuona in questi libri? Quali idioletti, quali variazioni stilistiche, quali strutture? Il fascista, recitano i suoi catechismi, guarda al prossimo con sospettosa diffidenza: quale rapporto con l'altro, quale idea di alterità sottende questa scrittura? Per il fascista la vita è lotta incessante, e la natura è materia bruta che, col suo opporsi alla volontà del combattente, ne esalta l'impeto e lo seleziona dalla massa amorfa: c'è, nello Zar, questa visione della vita e della natura? E nei cicli salgariani, e altrove? Il fascista è un combattente politico che realizza, empiricamente, l'esistenza di valori certi e immutabili che si affermano nella storia: nella letteratura popolare la storia appare così, o manifesta anche, accanto alle relazioni date, relazioni diverse e possibili tra gli uomini e le cose? Il fascismo estetizza la politica, riduce al fatto estetico la riflessione critica: è così anche nel romanzo d'appendice? La violenza è connaturata all'essenza dell'eroismo, o al dilemma critico sulla sua necessità? Una critica che esamini sotto questi punti problematici un'opera formalmente fascista sarebbe in grado di esprimersi sul fascismo stesso. Questo aumenterebbe non solo la nostra comprensione del fascismo storico, ma soprattutto la comprensione di quel fascismo friendly che oggi avanza non più con «due bombe e in bocca un fior», ma con la ventiquattrore in pugno, il sorriso a 24 carati e la convinzione (come raccomandava Berlusconi ai suoi dipendenti) di avere «il sole in tasca».

Leggi in Carmilla tutto l'articolo "Romanzo popolare e fascismo" di Girolamo De Michele.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 13.12.05 11:36