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19.12.05

Malinconie. Dall'Antichità al Ventesimo secolo

di Yves Hersant

[Trovo in Pol-it, via Maddalena Mapelli, la segnalazione del volume Mélancolies. De l'Antiquité au XX siècle, cura di Yves Hersant, Robert Laffont, Paris 2005, pp. 972, Euro 29. In Pol-it è pubblicata l'introduzione di Hersant, sia nell'originale francese sia nella traduzione italiana di, appunto, Maddalena Mapelli. Letta l'introduzione, ho subito provveduto a ordinare il libro. gm]

melanconia.jpgLa malinconia non è più ciò che era. Tra gli psichiatri, l’antico termine che la designa sembra caduto in disuso; già Esquirol voleva lasciarlo ai moralisti e ai poeti, preferendogli "lipemania" nell’esercizio della sua professione.
Oggi, i Manuals of Mental Disorders, detti DSM, eliminano il termine dai loro quadri nosografici. Il fatto è che questo termine, veicolo di una lunga e complessa tradizione e al tempo stesso da questa veicolato, si è caricato, lungo i secoli, di significati molto diversi; in particolare, come nota Freud, che, dal canto suo l’ha conservato, esso sembra rinviare a volte a delle affezioni somatiche, a volte a delle affezioni psicogene: affezioni caratterizzate, in entrambi i casi, da una grande varietà clinica.
Malattia del corpo per gli uni, dell’ "anima" per gli altri, della loro "giuntura" per i più lucidi, la malinconia è troppo instabile semanticamente perché la si possa considerare un concetto. A seconda degli interlocutori, essa indica ora una sentimento vago e sognante, ora un malessere esistenziale ora una follia tra le più temibili il cui esito è il suicidio; a volte un temperamento, a volte uno stato pre-morboso, a volte una terribile "depressione ansiosa", secondo la definizione di Kraepelin, "alla quale si uniscono in proporzioni fortemente variabili concezioni deliranti" ( tra cui prevalgono "idee di colpa di matrice religiosa"). Di fronte ad un termine così polisemico, si capisce l’imbarazzo dei terapeuti. Ma il suo rigetto diventa carico di conseguenze: perché degradato a "depressione", ridotto ad un tipo di psicosi, o declinato nelle sue forme cliniche — ansiosa, stuporosa, delirante - l’antico malessere saturnino perde la sua unità costitutiva.
Invece di eliminare una denominazione così bella, cerchiamo di conservare alla malinconia la molteplicità delle sue dimensioni. Preserviamo la sua unità senza misconoscere la sua pluralità, e cerchiamo di rimanere sensibili alla ricchezza di un’antica parola. Cosa che hanno fatto esemplarmente, nel corso degli ultimi decenni, alcuni scrupolosi interpreti: rileggendo i moralisti e i poeti così come i terapeuti, dimostrando che l’antico abita il moderno, questi autori fanno scoprire, ognuno a modo suo, l’impronta del malessere saturnino sulla vita intellettuale europea.

Continua a leggere in Pol-it l'introduzione di Yves Hersant al volume Mélancolies.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 19.12.05 09:49