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19.12.05
L'origine dei romanzi [10]
di Pierre-Daniel Huet
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Ritorno al Romanzo di Atenagora, il cui scioglimento è benché senza macchine, e meno felice del resto. Egli non tocca sul vivo abbastanza. si presenta prima che la passione e l'impazienza del Lettore, siensi a sufficienza scaldate, e senza usare alcun raggiro. Ma il suo maggior difetto, è l'ostentazione importuna, colla quale egli spaccia il suo sapere nell'architettura. Quel ch'egli ne ha scritto, sarebbe per altro ammirabile, ma è vizioso, là dov'egli l'ha posto, e fuor di suo luogo. Non dee anco il poeta, dice il Giraldi, nel descrivere le fabbriche, volersi mostrare, in guisa Architettore, che descrivendo troppo minutamente le cose a tale arte appartenenti, lasci quello, che conviene al Poeta: alla qual cosa egli dee, sovra ogni cosa mirare, se cerca loda: oltre che, queste descrizioni di cose meccaniche, recano con loro viltà, e sono lontane, e dall'uso, e dal grande dell'Eroico. Egli ha preso molte cose da Eliodoro, o Eliodoro da lui; mentre, perché io gli stimo della medesima età, non so a chi dare la gloria dell'invenzione. I nomi, e i caratteri di Teogene, e di Carida, somigliano a quelli di Teagene, e di Cariclea. Teogene, e Carida si videro, e si amarono in una festa di Minerva, come Teagene, e Cariclea in una festa di Apollo. Atenagora fa un Arondato Governatore del basso Egitto. Eliodoro fa un Oroondato Governatore dell'Egitto: Atenagora finge che Teogene, è in procinto di esser sacrificato dagli Sciti: Eliodoro finge che Teagene, è in procinto d'esser sacrificato, dagli Etiopi: e finalmente, così Atenagora, come Eliodoro, ha divisa la sua Opera in diece Libri.
Io non porrò tra 'l numero de' Romanzi, i Libri de' Paradossi di Damascio Filosofo gentile, il quale fiorì sotto Giustiniano; mentre, dicendo Fozio, ch'egli ha imitato Antonio Diogene, e 'l modello della maggior parte de' Romanzieri Greci, bisogna intendere, che a sua imitazione ha scritto Istorie poco credibili, ma non Romanzesche, né in forma di Romanzi. Queste non erano che apparizioni di spettri, e di folletti, e successi superiori alla natura, o creduti troppo leggiermente, o immaginati con poca destrezza, e degni dell'impietà e dell'Ateismo dell'Autore.
Due anni dopo Damascio, San Giovanni Damasceno compose l'Istoria di Barlaam e Giosafatto. Molti manuscritti antichi l'attribuiscono a Giovanni Sinaita, che fiorì a tempo dell'Imperador Teodosio; ma Billio fa vedere, che questo è senza ragione, perché le disputa contro gl'Iconoclasti, che sono inserite in quest'Opera, non erano allora cominciate ancora, e non sono state mosse, se non lungo tempo dopo dall'Imperadore Leone Isaurico, a tempo di cui fiorì San Giovanni Damasceno. Questo è un Romanzo, ma spirituale: egli tratta d'amore, ma dell'amor di Dio; e vi si vede molto sangue sparso, ma sangue di Martiri. Egli è scritto in forma d'Istoria, e non secondo le regole de' Romanzi. E pure, tuttoché la verisimilitudine vi sia esattamente osservata, ha tanti segni di finzione, che altro non vi bisogna, che leggerlo con un poco di discernimento per riconoscerlo. Vi si scopre per altro il genio favoloso della Nazione dell'Autore, per lo gran numero delle parabole, comparazioni e similitudini che vi sono sparse.
Il Romanzo di Teodoro Prodromo, e quello che si attribuisce ad Eustatio Vescovo di Tessalonica, che fioriva sotto l'Impero di Emanuele Comneno, verso la metà del duodecimo secolo, sono quasi del medesimo conio. Il primo, contiene gli amori di Doficle e di Rodante, il secondo d'Ismenia e d'Ismene. Il Signor Gulminà ha dato l'uno e l'altro al pubblico colla sua traduzione e le sue Note. Poiché poi egli non dice nulla di Eustatio nelal Prefazione del Libro, che porta il suo nome, io voglio spiegare il suo silenzio in suo favore, e credere che questo uomo dotto com'egli era, non è caduto nell'errore di quelli che si persuadono, che quel famoso Commentatore di Omero sia stato capace di fare un'Opera così meschina come questa. Altresì alcuni manuscritti nominano l'Autore Ematio, e non Eustatio. Che che ne sia, non vi è cosa più fredda, non vi è cosa più dimessa, non vi è cosa più nojosa, non veggendovisi nessuna uniformità, nessuna verisimilitudine, nessuna condotta: sembra d'esser lavoro d'uno Scolaro, o di qualche spilorcio Sofista, che meriterebbe d'essere Scolaro per tutta sua vita. Teodoro Prodromo non dee preferirsi a lui: egli ha però un poco più di arte, benché ne abbia poca: non si cava d'impaccio se non con macchine, e non procura di far osservare a' suoi Attori il decoro e l'uniformità de' loro caratteri. La sua Opera essendo scritta in versi, è piuttosto un Poema che un Romanzo, e per questo gli si perdona il suo stile troppo figurato e troppo licenzioso. Nulla di meno, come questi versi sono jambici, che somigliano alla prosa, e potrebbonsi chiamare una prosa misurata, io non l'escludo da questa lista. Si dice ch'egli era di Nazion Russiana, Sacerdote, Poeta, Filosofo e Medico.
[continua]
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 19.12.05 15:05
