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14.12.05
L'origine dei romanzi [9]
di Pierre-Daniel Huet
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Questo è un altro errore, del Giraldi, peggio del precedente, nel voler lodare questo difetto, e farne una virtù. S'egli è vero, com'egli medesimo lo confessa, che 'l Romanzo dee somigliare ad un corpo perfetto, ed esser composto sotto molte parti differenti e proporzionate sotto un sol capo; ne siegue, che l'azion principale, che è come un capo d'un Romanzo, deve esser unico e illustre a comparazione degli altri; e le azioni subordinate, che sono come i membri, debbono rapportarsi a questo capo, cedergli in bellezza e in dignità, ornarlo, sostenerlo, accompagnarlo con dipendenza: altrimente sarà egli un corpo con molte teste mostruoso e difforme. L'esempio d'Ovidio, ch'egli allega in suo favore, e quello d'altri Poeti Ciclichi, ch'egli poteva allegare, non lo giustificano; mentre le metamorfosi dell'antica Tavola, che Ovidio si avea proposto di raunare, in un sol Poema, e quelle che compongono i Poemi Ciclichi, essendo tutte di azioni separate, e quasi simili, e d'una bellezza poco presso uguale, tanto era impossibile di farne un corpo regolato, quanto di far colla sola sabbia un Palagio perfetto.
Gli applausi che hanno ricevuto questi Romanzi difettosi dalla propria Nazione, su cui egli tanto si fonda, molto meno ancor lo giustificano. Non bisogna far giudizio d'un Libro dal numero, ma dalla capacità de' suoi approvatori. Ognuno si prende la licenza di farsi Giudice della Poesia e de' Romanzi: tutti i pilastri della gran Sala del Palagio, e tutte le strade si ergono in Tribunali, dove si decide sovranamente del merito delle grandi Opere. Si dà arditamente la censura ad un Poema Epico, su la lettura d'una comparazione, o d'una descrizione; e un verso un poco aspro all'orecchio, come qualche volta lo esige il luogo e la materia, gli farà perdere la riputazione.
Un sentimento tenero ha fatto la fortuna d'un Romanzo, e un sentimento, un poco stentato, e una parola rancida lo scredita. Ma quelli che lo compongono, non si sottomettono a queste decisioni: e simili a quel Commediante di Orazio, il quale essendo scacciato di Teatro dal popolo, si contentò dell'approvazione de' Cavalieri: essi si contentano di piacere a' più fini conoscitori, li quali hanno altre regole, per formarne giudizio: e queste regole sono conosciute da sì poche genti, che i buoni Giudici, come l'abbiamo detto sì sovente, non furono meno rari, de' buoni Romanzieri, o de' buoni Poeti; e nel poco numero di quelli, che si conoscono in Prosa, appena se ne consocerà uno, che si conosca in Poesia; o che sappia ancora, che la Prosa e la Poesia, sono cose affato differenti.
Questi Giudici, il cui sentimento, è la regola certa del valore de' Poemi e de' Romanzi, confesseranno al Giraldi, che i Romanzi Italiani, hanno di cose bellissime, e meritano molte lodi, ma non quella della regolarità, dell'ordine, né della proporzione del disegno
[continua]
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 14.12.05 15:53
