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24.12.05

Il senso e la sperabile utilità di una discussione (il mio schifo, e l'animale da guardare)

di giuliomozzi

[Pubblico questo intervento contemporaneamente qui e in Nazione indiana. Qui i commenti sono chiusi, lì sono aperti. Per commentare. gm]

A che cosa serve, si è domandato più d'uno, una discussione come quella, abbondantissima, che è nata in Nazione indiana attorno all'articolo di Raul Montanari (pubblicato da Piero Sorrentino) Grazie, Di Canio, è proseguita in calce all'articolo di Christian Raimo Okkio al Canio, si è parzialmente spostata in vibrisse dopo il mio articolo Della più bell'acqua, e ora ha ripreso a macinare di nuovo in Nazione indiana con la ripresa, sempre da parte di Sorrentino, di un intervento di Montanari (Addenda a "Grazie, Di Canio") già apparso nella discussione in vibrisse? A che cosa serve?
[E vedo ora che si aggiunge un altro pezzo di Christian Raimo in Nazione indiana: Natale con i tuoi.]
Dico subito: nei vari filoni della discussione ci sono stati interventi futili, provocatori, scemi, osceni, dileggianti, ridicoli: in una parola, interventi inutili. Ce ne sono stati come ce ne sono in ogni discussione - nel web si vedono di più, perché restano lì scritti. Questi interventi programmaticamente, intenzionalmente ed effettivamente inutili non mi interessano (per ora): che non servano a nulla, è evidente. Sono il ronzio, il rumore di fondo.
La parte non intenzionalmente inutile della discussione, allora, è riuscita a essere effettivamente utile? Che anche in questa parte della discussione ci siano state alzate di tono, scambi di cordialità non esattamente carinissime, eccetera, vabbè: anche questo succede in tutte le discussioni. Si discute, si litiga, si equivoca, ci si spiega, eccetera. Non può essere che così; e tutto questo non inficia complessivamente l'utilità della faccenda - se un'utilità c'è.
A me sembra che la discussione sia stata utile. Per due ragioni: per due risultati positivi raggiunti.

[1] Il primo risultato positivo raggiunto è una domanda. L'ha formulata, nella discussione qui in vibrisse, Andrea Barbieri. La domanda è: Il mio schifo mi fa assomigliare a loro? Che io sia un fan delle domande, è cosa nota: ma questa mi sembra proprio ben formulata, e utile. Mi viene voglia di parafrasarla, di ampliarla, di dettagliarla: ma ne diminuirei la forza. E così mi butto nella risposta: Sì, il mio schifo mi fa assomigliare a loro.

[2] Il secondo risultato raggiunto viene fornito da tutta la discussione, compreso quello che ho chiamato prima "ronzio, rumore di fondo". La persona che si firma Lucis ha scritto, sempre nella discussione qui in vibrisse: "La politica è subconscio". Queste discussioni sono una grande esibizione di subconscio. C'è chi gli "dà voce" in maniera del tutto irriflessa, chi lo produce con "strumenti retorici" più o meno "complessi", chi ci gioca a rimpiattino accumulando domande su domande (indovinate chi); eccetera. Il secondo risultato raggiunto è dunque questo: dobbiamo scordarci la pretesa di essere razionali, quando parliamo di certe cose. C'è sempre, o quasi sempre (un minimo di dubbio devo avercelo, no?) l'animale che parla. Chi prende la parola ha il dovere, sempre (questa volta sì, non ho dubbi: sempre), mentre parla o si prepara a parlare, guardarsi nello specchio e osservare, nell'immagine riflessa, l'animale. Discussioni come queste non servono tanto a decidere se ha ragione Tizio o Canio. Se hanno una utilità, è questa: addestrano a vedere l'animale. (Se poi uno dà a sé stesso, o accetta che altri gli diano, la qualifica di scrittore, tanto più ha il dovere di addestrarsi a vedere l'animale).

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Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 24.12.05 11:41