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23.12.05
Della più bell'acqua
di giuliomozzi
[Sullo stesso argomento un articolo di Christian Raimo in Nazione indiana: "Okkio al Canio"]
Piero Sorrentino ha pubblicato qualche giorno fa in Nazione indiana un articolo di Raul Montanari intitolato Grazie, Di Canio. L'articolo (breve: vi invito a darci un'occhiata, tanto per capire meglio se qui di séguito dirò sciocchezze o no) comincia così: "Devo ringraziare il cavernicolo che risponde al nome di Paolo Di Canio, perché con i suoi atteggiamenti, la sua faccia, tutto ciò che è e che fa, mi ha ricordato una cosa della quale forse un po’ tutti ci eravamo dimenticati, cioè che il fascismo è una cosa schifosa e che i fascisti sono persone schifose", e finisce così: "Invece la bruttissima faccia da coatto di Di Canio, il suo bruttissimo gesto mi hanno ricordato che il fascismo è uno schifo. Non me ne frega un cazzo se Lucarelli [il calciatore del Livorno, non lo scrittore. gm] ogni tanto saluta col pugno. A parte che io non l’ho mai visto, la repubblica italiana è nata dall’antifascismo, non dall’anticomunismo. C’è una differenza etica ed estetica: basta guardarli, il bel comunistone toscano spaccamontagne Lucarelli e il fascistello laziale con insufficienza toracica e cranica. L’estetica diventa etica, e basta".
Di ciò che ha fatto il calciatore Di Canio, non m'importa nulla (qui e ora). E non m'importa nemmeno di Raul Montanari. M'importa solo di ciò che è scritto nell'articolo di Raul Montanari. Come al solito, mi faccio delle domande.
In questo articolo, Raul Montanari scrive quello che pensa, o scrive cose diverse da quelle che pensa per far intendere attraverso di esse ciò che effettivamente pensa? In altre parole: questo articolo è ironico? Se questo articolo è ironico, ossia se Raul Montanari ha deciso di scrivere cose diverse da quelle che pensa per far intendere attraverso di esse ciò che effettivamente pensa, perché Raul Montanari ha scelto di scrivere ciò che pensa attraverso il velo di ciò che non pensa? Perché Raul Montanari, volendo scrivere ciò che pensa, ha scelto di scriverlo scrivendo ciò che non pensa? E, soprattutto, se quello che Raul Montanari ha scritto non è ciò che egli pensa, perché Raul Montanari ha pur sempre deciso - scrivendolo - di dare tale evidenza a ciò che non pensa? Raul Montanari ha considerato che, pur essendo ciò che ha scritto non ciò che egli pensa, ma solo un velo attraverso il quale (così funziona l'ironia) noi possiamo leggere ciò che egli effettivamente pensa, comunque quello che è scritto è ciò che egli non pensa? Raul Montanari ha considerato che ciò che è scritto è scritto? E se l'articolo è da considerarsi un articolo ironico, quali sono, nel testo scritto da Raul Montanari, i segnali che ne impongono a me, lettore, una lettura ironica? Quali sono i segnali, nel testo, che mi avvertono della necessità, per una esatta comprensione del testo, di leggere ciò che Raul Montanari ha scritto non come letterale pensiero di Raul Montanari, bensì come velo attraverso il quale comprendere il pensiero di Raul Montanari? E, infine, attraverso ciò che è scritto, e che non è ciò che Raul Montanari pensa, si riesce a leggere ciò che Raul Montanari pensa, e che non ha scritto?
O, in alternativa, ciò che Raul Montanari ha scritto è esattamente quello che Raul Montanari pensa. E se è così, sono costretto a dire (senza alcuna ironia e intendendo dire esattamente ciò che dico): in questo articolo vi è razzismo della più bell'acqua.
[Sulla questione del razzismo, rimando anche al mio pezzo, pubblicato in Nazione indiana il 21 settembre 2004, "Un ragno in mente" (e relativa discussione), e che ho ripreso il 6 giugno 2005 in vibrisse. gm]
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 23.12.05 00:37