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07.11.05

L'origine dei romanzi [7]

di Pierre-Daniel Huet

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Non posso dirvi precisamente in qual tempo ha fiorito Aristide Milesio, di cui vi ho parlato. Quel che vi è di certo si è, ch'egli ha vissuto prima della guerra di Mario e di Silla. mentre Sisenna, Istorico Romano, che fioriva in quel tempo, ha tradotto le sue favole Milesiane. Quest'opera era tutta piena di laidezze, e ciò non ostante fece le delizie de' Romani, di maniera che, il Surenas Luogotenente Generale dello Stato de' Parti, che ruppe l'armata Romana, comandata da Crasso, avendola trovata tra gli arredi di Roscio, prese da ciò occasione d'insultare avanti il Senato di Seleucia alla effeminatezza de' Romani, che ancor durante la guerra non potevano privarsi di simili divertimenti.

Lucio di Patra, Luciano di Samosate, e Jamblico, furono quasi contemporanei, e fiorirono sotto Antonio, e Marco Aurelio. Il primo non deve esser numerato tra i Romanzieri; mentr'egli non aveva ftto altro, che una raccolta di Metamorfosi e di trasformazioni magiche, d'Uomini in bestie, e di bestie in Uomini, andando alla buona, e credendo le cose come le diceva. Ma Luciano più sottile di lui, per burlarsene secondo il suo solito, ne rapporta una parte nel Libro intitolato l'Asino, o Lucio Apuleo, per dare ad intendere che questa finzione era stata presa da lui. In fatti, egli è un epilogo de' primi Libri della Metamorfosi di Lucio Apuleo, e questo indizio ci fa vedere, che Fozio ha avuto ragione di lamentarsi delle sporcizie di cui era pieno. Questo Asino sì ingegnoso e sì ben filato, di cui questi Autori hanno scritta l'Istoria, ha qualche rapporto con un altro, d'un merito simile, di cui parla altrove il medesimo Fozio appo Damascio. Egli dice, ch'era d'un Gramatico, chiamato Ammonio, dotato d'un animo così gentile, e talmente nato per le cose galanti, che lasciava di bere e di mangiare, per udir versi, e si mostrava molto sensibile alle bellezze della Poesia. Il Brancaleone è senza dubbio una copia dell'Asino di Luciano, o di quello di Apuleo. Egli è una finzione Italiana di molto divertimento, e piena d'ingegno. Luciano, oltre il suo Lucio, ha fatto due Libri d'Istorie buffonesche e ridicole, ch'egli spaccia per tali, protestando alla bella prima, che giammai furono avvenute, e non hanno potuto avvenire. Alcuni vedendo questi Libri uniti, a quello in cui egli da i precetti per iscriver bene l'Istoria, si sono persuasi, ch'egli avea voluta dar un esempio di quel che aveva insegnato. Ma egli dichiara nel principio della sua Opera, che non avea avuto altro disegno, che di burlarsi di tanti Poeti, Istorici, e ancor Filosofi, che spacciavano impunemente le favole per verità, e scrivevano false relazioni di Paesi stranieri, come aveano fatto Ctesia, e Jambulo. Se, adunque, è vero, come l'assicura Fozio, che il Romanzo di Antonio Diogene, è stato l'origine di questi due Libri da Luciano, bisogna intendere, che Luciano ha presa l'occasione da questo Romanzo, ed ancora dall'Istorie favolose di Ctesia e di Jambulo, di scrivere le sue per farne vedere l'impertinenza e la verità.

Nel medesimo tempo, adunque, Jamblico pubblicò le sue Babiloniche. Così s'intitola il suo Romanzo, nel quale ha avanzato di molto quelli che l'hanno preceduto; mentre se può formarsene giudizio dal compendio che ce ne ha lasciato Fozio, il suo disegno non altro comprende, che un'azione rivestita di ornamenti convenevoli, e accompagnata da Episodj presi dalla medesima materia. La verisimilitudine vi è osservata con molta esattezza, e le avventure vi sono mescolate, con molta varietà, e senza confusione. Tuttavolta l'ordine del suo disegno è privo di arte. Egli ha seguito grossolanamente l'ordine de' tempi, e non ha di colpo, come poteva, fatto entrare il Lettore, nel meglio del suggetto, seguendo l'esempio che Omero ne ha lasciato nella sua Odissea. Il tempo ha rispettata quest'Opera, e si è veduta nella Biblioteca dell'Escuriale.

Eliodoro, siccome l'hà avanzato nella disposizione del suggetto, così in tutto il resto. Sino allora non si era veduta cosa meglio fatta, né più compiuta nell'arte de' Romanzi, quanto le avventure di Teagene e di Cariclea. Non vi è cosa più casta del loro amore, in cui si vede, che oltre la Religion Cristiana che professava l'Autore, la sua propria virtù gli aveva data un'aria di onestà, che spicca in tutta l'Opera; ed in quello, non solo Jamblico, ma ancora quasi tutti gli altri che ci sono restati, gli sono molto inferiori. Così il suo merito l'innalzò alla dignità Vescovile di Tricca Città della Tessaglia, e Socrate racconta, ch'egli introdusse in questa Provincia l'uso di deporre gli Ecclesiastici, i quali non si astenevano dalle Mogli da essi sposate, prima di ordinarsi Sacerdoti. Tutto ciò mi rende molto sospetto quel che aggiunge Niceforo, Scrittore molto credulo, poco giudizioso, e poco fedele, che un Sidono Provincaile, veggendo il pericolo, in cui faceva cadere i Giovani, la lettura di questo Romanzo, che era autorizzato dalla dignità del suo Autore, gli propose questa alternativa, o di consentire che si bruciasse la sua Opera, o di deporlo dal suo Vescovato, egli accettò l'ultimo partito. Io peraltro non posso bastevolmente meravigliarmi, che un savio Uomo di quel tempo, abbia potuto dubitare, che questo Libro fosse d'Eliodoro Vescovo di Tricca, dopo la testimonianza così evidente di Socrate, di Fozio, e di Niceforo. Alcuni hanno creduto, ch'egli ha fiorito sul fine del secondo secolo, confondendolo con Elidoro Arabo, di cui Filostrato ne ha scritta la Vita tra quelli de' Sofisti. Ma si sa ch'egli è stato coetaneo d'Arcadio, e di Onorio. Altresì noi veggiamo, che nella numerazione che Fozio ha fatta de' Romanzieri, nella quale egli crede aver imitato Antonio Diogene, in cui già ha numerati secondo l'ordine de' tempi, ha posto Eliodoro dopo Jamblico, e prima di Damascio, che fiorì a tempo dell'Imperador Giustiniano.

A questo computo, Achille Tazio, che ha fatto un Romanzo regolato degli Amori di Clitofonte e di Leucippe, l'avrebbe preceduto; mentre questo solo fondamento io truovo, per conjetturarne il tempo, in cui ha fiorito, sebben altri lo giudicano più recente, per lo stile. Che che ne sia, egli non è da mettersi a confronto con Eliodoro, né nell'onestà de' constumi, né nella varietà degli avvenimenti, né nell'artifizio degli sviluppi. Il suo stile, secondo me, è da preferirsi a quello d'Eliodoro: egli è più semplice e più naturale: l'altro è più stentato. Si dice, ch'egli finalmente fu Cristiano, e ancor Vescovo. Io mi stupisco, che sì facilmente si potesse dimenticare dell'oscenità del suo Libro; e molto più ancora, che l'Imperador leone, soprannominato il Filosofo, ne abbia lodata la modestia con un Epigramma, che ci è restato, ed abbia permesso, e ancor consigliato di leggerlo da capo a fondo, a tutti quelli che fanno professione d'amar la castità.

[continua]

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 07.11.05 10:27

Interventi

Giulio, non ho capito il bottone nuovo che hai inserito nella colonna di destra... E' uno specchietto per le allodole o funziona proprio così?

Pubblicato da: Marco - 07.11.05 12:18

Off topic

Pubblicato da: Marco - 07.11.05 12:18

Perché, gli specchietti per le allodole, come funzionano?

Pubblicato da: giuliomozzi - 07.11.05 12:22

Sgrunt!

Pubblicato da: Federico - 07.11.05 12:42

Io 'sto' cercando lavoro. Se tu metti quel bottone...

Pubblicato da: Marco - 07.11.05 12:57

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