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02.11.05
L'origine dei romanzi [6]
di Pierre-Daniel Huet
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Ma non basta di avere scoperta l'origine de' Romanzi: bisogna vedere per qual maniera siensi sparsi nella Grecia, e nell'Italia, e se essi di là son venuti a noi, e se noi gli abbiamo altronde. Gl'Joni, Popoli dell'Asia Minore, essendosi innalzati ad una gran potenza, ed avendo acquistate molte ricchezze, si erano immersi nel lusso e nel senso, compagni indivisibili dell'abbondanza. Ciro avendoli soggiogati colla presa di Creso, e tutt al'Asia Minore essendo caduta con essi sotto il dominio de' Persiani, riceverono i loro costumi colle loro Leggi; e mescolando le loro dissolutezze, a quelle in cui la loro inclinazione gli avea di già portati, divennero la più effeminata Nazione del Mondo. Si raffinarono sul piacere delle Tavole: vi aggiunsero i fiori, e i profumi: inventarono nuovi addobi per le Case: le lane più fine, e le più belle tappezzerie venivano da essi: furono gl'inventori di una danza lasciva, che fu detta Jonica: e si segnalarono tanto colla loro delicatezza, che passò in Proverbio.
Ma tra essi i Milesi gli avanzarono nell'invenzion de' piaceri, e nella delicatezza ingegnosa. Essi furono i primi che impararono da' Persiani l'arte di comporre i Romanzi; e vi si affaticarono sì felicemente, che le favole Milesiane, cioè i loro Romanzi, piene d'Istorie amorose e di racconti dissoluti, furono in gran pregio. Vi ha molta probabilità, che i Romanzi erano stati innocenti sino al loro tempo, e non contenevano se non avventure singolari e memorabili, da essi corrotti, e frammescolati di racconti lascivi e di avvenimenti amorosi. Il tempo ha consumato tutte queste Opere, ed appena ha conservato il nome di Aristide, il più famoso de' loro Romanzieri, che aveva scritto molti Libri di favole, soprannominate Milesiane. Io truovo che un Dionigi Milesiano, che fiorì sotto il primo Dario, aveva scritto alcune Istorie favolose: ma non essendo certo che questa non fosse qualche compilazione di favole antiche, e non trovando bastevole fondamento per credere che fossero favole, propriamente chiamate Milesiane, non lo metto nel rango de' Componitori di Romanzi.
Gl'Jonj, ch'erano usciti dall'Attica e dal Peloponneso, si ricordavano della loro origine, e mantenevano un gran commercio con i Greci. S'inviavano a vicenda i loro Figliuoli per imparare i costumi dell'una e dell'altra Nazione. In una comunicazione sì frequente, la Grecia che era molto inclinata alle favole da sé medesima, facilmente imparò degli Jonj, l'arte di comporre Romanzi, e la coltivò con successo. Ma per non confondere le cose, procurerò di rapportare secondo l'ordine de' tempi quelle degli Scrittori Greci, li quali si sono segnalati in quest'arte.
Non ne vedo alcuno prima di Alessandro il Grande, lo che fa persuadermi che l'arte de' Romanzi non avea sì gran progresso appo i Greci, prima ch'eglino l'avessero saputa da' Persiani medesimi, quand'essi gli vinsero, e gl'impararono dal fonte. Clearco di Soli, Città della Cilicia, che fiorì a tempo di Alessandro, e fù come lui Discepolo di Aristotile, è il primo che io trovo aver composto Libri d'amore. Ancora non so certo, se questa fosse una raccolta di molti successi amorosi, cavati dall'Istoria, o dalla favola, simile a quella che dappoi fece Partenio sotto Augusto, e che si è conservata sino a' tempi nostri. Quel che mi fa di ciò sospettare, è una Istorietta che Ateneo rapporta di lui, dove sono raccontati alcuni segni di stima, e di passioni che diede Gige, Re di Lidia, a Una Cortigiana da lui amata.
Antonio Diogene fiorì poco tempo dopo Alessandro, secondo la conjettura di Fozio, e a imitazione dell'Odissea di Omero, e de' viaggi avventurosi di Ulisse, fece un vero Romanzo de' viaggi e degli amori di Dinia e di Dacrillo. Questo Romanzo, sebben difettoso in molte parti, è pieno d'inezie, e di racconti poco verisimili, e appena scusabili ancora in un Poeta; puossi nulla dimeno chiamar regolato. Fozio ne ha pn estratto nella sua Biblioteca, e dice ch'egli lo crede la sorgente di quel che Luciano, Lucio, Jamblico, Achille Tazio, Eliodoro, e Damascio hanno scritto in questo genere. In tanto lo stesso Fozio aggiunge nel medesimo luogo, che Antonio Diogene fa menzione d'un certo Antifane più antico di lui, il quale, dice, avere scritte Istorie prodigiose simili alle sue, di maniera che puote altresì aver somministrata l'idea e la materia a que' Romanzieri ch'egli nomina, e ancora al medesimo Antonio Diogene. Io credo ch'egli intenda di parlare di Antifane Poeta Comico, il quale, secondo Stefano Geografo, e altri, ha fatto un Libro di relazioni incredibili, e ancora insulse. Egli era di Bergè, Città della Tracia; ma non so di qual Paese era Antonio Diogene.
[continua]
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 02.11.05 15:44
