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21.11.05

Lo Zar non è morto, 3 / Il paginone del Riformista

di Giuseppe Iannaccone, Luca Mastrantonio e Francesco Dimitri.

[Questi articoli di Giuseppe Iannaccone, Luca Mastrantonio e Francesco Dimitri sono apparsi nel quotidiano Il Riformista sabato 19 novembre 2005. La pagina comprende anche la Prefazione originale di Filippo Tommaso Marinetti al romanzo Lo Zar non è morto. gm]

[...] Non è un caso, infatti, che anche un romanzo divertente e d'avventure, di spie e diplomatici, misteri e inseguimenti diventasse un caso editoriale, con tanto di concorso a premi per chi azzeccava gli autori dei diversi capitoli. E non è neanche un caso che Marinetti lo presentasse al Duce come un esperimento teso a "servire il Romanzo italiano in Italia e all'estero", con lo scopo di scoprire in mezzo a quei Dieci che rappresentavano "la versione italiana dell'Accademia Goncourt" "il poeta della nuova epopea". Musica per le orecchie di Mussolini, che non ci pensò due volte a elargire la ricca somma di centocinquantamila lire agli intrepidi scrittori. Peccato che, nell'introduzione del libro, non si faccia cenno alle stizzite reazioni degli esclusi dall'eletta cooptazione. Ne basti una, la più autorevole, firmata Pirandello. [...] [dall'articolo di Giuseppe Iannaccone]

Il merito di riproporre questo libro è direttamente proporzionale al demerito proprio (cui pone rimedio in pratica) e altrui. Ossia quanti hanno ignorato un'opera che aiuta a dare la giusta dimensione ad altri fenomeni simili che successivamente si sono verificati in Italia. Infine, questa ri-lettura suggerisce un interessante confronto, con risvolti politici singolari, tra le collettivizzazioni più o meno forzate, più o meno coatte, più o meno anonime, che negli ultimi anni alcuni scrittori e gruppi editoriali hanno operato nei campi della letteratura italiana, e questi fasci letterari guidati da Marinetti. [...] [dall'articolo di Luca Mastrantonio]

[...] Intitolare nel 1929 un libro Lo Zar non è morto è come intitolare un romanzo di oggi "Elvis vive!". La leggenda della sopravvivenza segreta di uno zar (di solito buon) è un tema antico nel folklore russo. Un tema che si è riciclato anche in èra staliniana: poco dopo la morte di Lenin si iniziarono a diffondere fiabe sul fatto che il suo cadavere imbalsamato fosse uno specchietto per allodole, e che nottetempo l'amato leader si alzasse per controllare l'andazzo della sua amata terra. Un po' Gesù Cristo, un po' Batman. [...] [dall'articolo di Francesco Dimitri]

Leggi il paginone che il quotidiano Il Riformista ha dedicato sabato 19 novembre 2005 al romanzo Lo Zar non è morto. Documento Pdf da 234 K circa.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 21.11.05 18:11