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05.11.05
L'enigma del tempo / Breve storia dell'universo raccontata con la solita presunzione da Leonardo Colombati
Cento anni fa, il 25 settembre 1905, Albert Einstein inviava agli «Annalen der Physik» quella breve formuletta che ormai troviamo stampata pure sui cappellini e le t-shirts: E = mc2. Tradotta in italiano, vuole dire che l’energia è uguale alla massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce.
Il fascino di quei cinque segni messi in fila uno dopo l’altro deriva dalla sua semplicità non meno che dalla fotografia in cui il genio coi capelli da matto ci fa la linguaccia: da profani della fisica, la formula di Einstein ci lascia intravedere la possibilità di un Universo infine disvelato, nonostante le teorie della relatività ristretta e generale ci siano mediamente incomprensibili.
Purtroppo, la verità è un’altra, e crediamo di intuirlo: se ai tempi in cui Galileo suggerì che il Libro della Natura è scritto nel linguaggio della geometria, sembrò poco più che una bella frase ad effetto, quando nel 1927 Russell scriveva che la fisica è matematica perché del mondo possiamo scoprire soltanto le sue proprietà matematiche (An Outline of Philisophy), il lettore aveva già imparato a disperare che la scienza potesse un giorno trovare le «cause finali». Similmente, noi non sapremo mai quando il tempo cesserà, e nemmeno se dovrà farlo. Bradley ha trovato una medicina per curarci da questa malinconia: presupporre che l’avvenire non esista se non come semplice costruzione della nostra speranza. Prima di lui, nel Timeo poteva leggersi che il tempo non è la somma del passato, del presente e del futuro, ma ne è la loro simultaneità, risultandone eterno. Nell’attimo in cui penso alla parola – questa – da scrivere, sono compresenti il Dio nascosto che non vuole creare e il Dio assiso su un grande trono bianco, la terra e il cielo scomparsi senza lasciar traccia di sé (Apocalisse, 20, 11). Quando quel Dio aprirà, tra gli altri libri, quello della vita (Apocalisse, 20, 12) e i suoi occhi scorreranno la pagina, la parola – questa – che ho scritto sarà ancora fresca d’inchiostro.
Indagare sulla fine del tempo è mero esercizio letterario; disseppellire dal cimitero delle idee quelle che nei secoli l’uomo ha avuto sulla natura del passato, del presente e del futuro, è un servigio reso all’estetica (se non alla storia): comunque non alla scienza. Secondo Aristotele il tempo è differenza, è moto, è una rappresentazione della differenza tra ciò che viene prima e ciò che viene dopo. Ma il moto è fisica. Chi determina la differenza di prospettiva tra ciò che viene prima e ciò che viene dopo? Se per Newton il tempo non è in relazione ad alcunché di esterno e scorre uniformemente per sua natura, per Hegel (e prima di lui Plotino) è il modo in cui si sviluppa lo Spirito. Marx direbbe che si tratta di una convenzione sociale (e mi pare che lo dica esplicitamente); per Heidegger, al contrario, è l’uomo ad introdurre la differenza tra il prima e il dopo. Faites vos jeux...
Leggi tutto il saggio di Leonardo Colombati "L'enigma del tempo":
- nella versione "hard", illustrata, in un Pdf da 713 kilobytes (se avete una connessione a 56 Kps, ci metterete qualche minuto a scaricarlo);
- Nella versione "soft" non illustrata, in un formato Rtf da 53 kilobytes (si scarica in un amen).
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 05.11.05 08:41
Interventi
Ho visto Colombati da Sgarbi.
Pubblicato da: Marco - 05.11.05 10:46
Io no, ero in treno a qell'ora. Si è comportato bene? Esibiva la solita presunzione?
Pubblicato da: giuliomozzi - 05.11.05 11:04
Giulio, puoi dire all'autore del "capolavoro misterioso" che l'ho citato nella mia rece de "L'anno luce", il libro di Genna? Così avrà una prova tangibile del suo successo:-/
Pubblicato da: Lucio Angelini - 05.11.05 11:24
Non lo so. Ho solo visto. Non ho ascoltato. Però ho visto che ha aperto e chiuso la bocca poche volte nel corso della trasmissione. Mentre gli altri aprivano e chiudevano di più.
Pubblicato da: Marco - 05.11.05 11:28
"Cento anni fa, il 25 settembre 2005, Albert Einstein inviava agli «Annalen der Physik» quella breve formuletta che ormai troviamo stampata pure sui cappellini e le t-shirts: E = mc2."
C'è qualcosa che non mi torna... siamo già nel 2105?? :-))
Pubblicato da: E.T. - 05.11.05 11:45
E.T., se non lo sai tu... (Grazie. Correggo. Per correggere nel Pdf, che è l'originale che mi ha spedito Leonardo, devo aspettare che possa farlo lui).
Pubblicato da: giuliomozzi - 05.11.05 11:49
L'indirizzo di vibrisse citato all'inizio del saggio è sbagliato!
Pubblicato da: ale - 05.11.05 13:28
Eh, ma quello è un solo un depistaggio.
Pubblicato da: giuliomozzi - 05.11.05 15:12
Un bellissimo saggio, Colombati sarà anche presuntuoso (e in tal caso: che c'importa se lo è?) ma si fa leggere con passione. A quando un approfondiemento sulle fluttuazioni quantiche nei primi triliardesimi di secondo dopo il Big Bang? sembra che la produzione di materia, in quel periodo, sia stata leggermente superiore a quella di antimateria, una infinitamente lieve asimettria bastevole a dar vita all'Universo. Se non fosse così, dove è anadata a finire tutta l'antimateria? oppure: chi se l'è rubata? e inoltre (prosaicamente): perchè la nasconde?
Pubblicato da: Carlo Capone - 05.11.05 18:40
Il problema non è quanto ci si mette a scaricarlo,
ma quanto ci si mette a digerirlo.
Pubblicato da: giambojet - 06.11.05 00:15
Magari qualcuno di voi la trova, io non ci sono riuscita: Nell'articolo di Einstein cui si fa riferimento[1], io la formuletta E=mc² non la vedo.
Ora, come l'articolo di Einstein l'ho cercato io, l'avrebbe potuto cercare anche Colombati. Immagino che lui abbia invece adoperato un libro che citava un altro libro che citava un altro libro che diceva che Einstein...
[1] http://www.physik.uni-augsburg.de/annalen/history/papers/1905_18_639-641.pdf
Pubblicato da: Pensieri Oziosi - 06.11.05 23:50
Mi viene in mente una scena del film "Chi ha incastrato Roger Rabbit?". L'investigatore privato e RR sono ammanettati tra loro. Fuggono. Non è facile fuggire, correre, saltare ostacoli, percorrere stretti corridoi, essendo ammanettati in coppia. Quando finalmente raggiungono un posto sicuro (che poi si rivelerà per nulla sicuro; ma questa è un'altra storia), l'investigatore e RR si fermano a fare pant, pant; dopodiché RR si sfila le manette dalla mano. "Ma perché lo fai solo adesso? Sarebbe stato più semplice fuggire!", dice l'investigatore. "Sì", dice RR, "ma togliendole adesso faccio più da ridere".
Risate in platea.
Non voglio togliere nemmeno una briciola di valore all'osservazione di Pensieri Oziosi: della quale Colombati dovrà tenere conto.
Credo che i "saggi" di Colombati possano essere considerate delle pure e semplici "immaginazioni".
Qualche tempo fa una persona a me molto cara (ora come allora) mi disse: "giulio, tu non pensi mica. Tu fai finta: ti immagini di pensare, produci delle immaginazioni che imitano i pensieri". Credo che questa osservazione sia molto azzeccata.
Così come abbiamo bisogno di conoscenza, abbiamo bisogno di immaginazioni. Sappiamo tutti che un paio di manette, se può essere sfilato, può essere sfilato in qualunque momento; ma non guasta che, di tanto in tanto, qualcuno decida di sfilarsele proprio *al momento giusto*...
[Sospetto di non essermi spiegato molto bene. Se non si capisce, avvisate: che ci riprovo.]
Pubblicato da: giuliomozzi - 07.11.05 09:30
Cara Pensieri Oziosi,
il testo che tu hai trovato, semplicemente non è quello giusto.
Nel giugno 1905, Einstein pubblica sugli "Annalen der Physk" un lavoro intitolato "Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento", dove viene formulata per la prima volta la teoria della relatività ristretta. In questo articolo non c'è la famosa formuletta.
Ma il 27 settembre 1905 - come ho scritto - Einstein redige un post scriptum che invia all'editore. "In tre paginette dimostra una formula che lui considera un semplice corollario della sua teoria e in base alla quale massa ed energia si equivalgono secondo un fattore fisso di conversione pari al quadrato della velocità della luce: E=Mc2. Einstein aggiunge: 'Non è escluso che i processi radioattivi, nei quali il contenuto di energia dei corpi si modifica in modo rilevante, possano dimostrare la verità della mia teoria'" (www.scuoledilettura.it/einstein_biografia.htm).
L'indicazione della data l'ho desunta "da un libro che citava un altro libro che citava un altro libro che diceva che Einstein...", come hai scritto tu: e il libro è Giorgio Rivieccio, "Dizionario delle scoperte scientifiche e delle invenzioni", BUR Dizionari, Milano 2001.
La stessa informazione la puoi trovare qui:http://www.universitadelledonne.it/einstein.htm, oppure qui: www.mosac.com/fisica/articoli/2-nascitarel.pdf,oppure qui: matematica.uni-bocconi.it/libro/libro-greco.htm, oppure semplicemente digitando su Google "Einstein 27 settembre 1905" (cosa che sinceramente avrei fatto, al posto tuo, prima di postare il commento - Mi sa che sei una pasticciona più di me!).
Pubblicato da: Leonardo Colombati - 07.11.05 11:03
Oppure qui: http://www.wyp2005.it/francobollo.html
Nel 2005 cade un anniversario significativo: il centenario della pubblicazione dell’articolo di Albert Einstein del 1905 che segna la nascita della teoria della Relatività Speciale. Nello stesso annus mirabilis il giovane scienziato (nato nel 1879) pubblica sugli Annalen der Physik altri quattro lavori che riguardano la struttura atomica della materia, l’equivalenza fra massa e energia, e l’effetto fotoelettrico che gli valse il premio Nobel assegnato nel 1921. Il lavoro sull’effetto fotoelettrico "Su un punto di vista euristico sulla generazione e la trasformazione della luce" fu sottomesso agli Annalen il 17 marzo 1905; nel frattempo, il 30 aprile, Einstein completava la sua tesi di dottorato "Su una nuova determinazione delle dimensioni molecolari"; l’11 maggio veniva presentata la sua prima memoria sul moto Browniano "Sul moto di particelle in sospensione in un fluido in quiete, come previsto dalla teoria cinetica del calore"; il 30 giugno viene ricevuta dalla rivista il primo articolo sulla relatività ristretta "Elettrodinamica dei corpi in movimento"; il 27 settembre segue il lavoro in cui compare per la prima volta la famosa relazione E=mc2 "L’inerzia di un corpo dipende dal suo contenuto di energia?"; infine il 19 dicembre viene presentato il secondo lavoro sul moto Browniano "Sulla teoria del moto Browniano". Difficilmente nella storia della Scienza si ricorda una successione tanto impressionante di contributi fondamentali che hanno mostrato la potenza creativa dell’ingegno umano.
[E il fatto che Einstein avesse "inviato" l'articolo il 25 settembre, cioè due giorni prima della pubblicazione, dove l'ho letto? Me lo sarò inventato? Ecco che le parole di Giulio assumono un senso...]
Pubblicato da: Leonardo Colombati - 07.11.05 11:14
Ecco. Ho ricaricato il testo in Pdf con alcune correzioni fatte da Leonardo (me l'aveva mandato già sabato, ma io sono stato via...).
Pubblicato da: giuliomozzi - 07.11.05 11:57
Affrontiamo prima il merito della questione e poi il metodo.
1. L'articolo indicato da me nel mio precedente commento è intitolato "Ist die Trägheit eines Körpers von seinem Energieinhalt abhängig?". La traduzione in italiano è "L’inerzia di un corpo dipende dal suo contenuto di energia?". Vi invito a controllare voi stessi. Se non conoscete il tedesco ma almeno l'inglese potete controllare su un dizionario on-line [1] le parole più lunghe. Vi mancherà la struttura grammaticale, ma almeno dovrebbe sembrarvi plausibile che la traduzione italiana non è campata in aria.
2. Lo stesso articolo indicato da me è lungo tre pagine.
3. Nell'ultima pagina, sempre dello stesso articolo, si legge "Eingegangen" (cioè ricevuto) il 27 Settembre 1905. Curiosamente, la data di invio del 25 Settembre è molto probabile: Einstein invia il plico il 25, che viene ricevuto in redazione due giorni dopo. Le poste in Svizzera e Germania funzionavano bene cento anni fa come ora.
4. Il penultimo paragrafo dice "Es ist nicht ausgeschlossen, daß bei Körpern, deren Energieinhalt in hohem Masse veränderlich ist (z.B. bei den Radiumsalzen), eine Prüfung der Theorie gelingen wird." Traduco: "Non è escluso che in corpi nei quali il contenuto di energia è variabile in grossa misura (per esempio nei sali di radio) si possa trovare una prova della teoria." Anche in questo caso vi invito a verificare la plausibilità se non la correttezza della mia traduzione.
5. La lista delle pubblicazioni di Einstein sugli Annalen der Physik è on-line [2]. Vi invito a controllare che tra gli articoli del 1905 (e siamo generosi, anche del 1906), non vi sono altri articoli che possano essere quello cui fanno riferimento tutti i lavori citati da Colombati.
In conclusione, a parte la vistosa assenza della formula E=mc², spero di avere fugato ogni dubbio che l'articolo in questione è proprio quello citato da me.
Però la cosa più interessante, secondo me, è che di fronte al mio ricorso ad una fonte originale, Colombati non mi risponde riportando l'articolo di Einstein in cui effettivamente si trova la formula in questione, ma mi cita altre fonti intermedie, che dicono che nell'articolo del Settembre 1905 vi si trovi la formula. A fronte dell'assenza della formula nell'articolo in questione, la conclusione logica di Colombati è che io abbia preso la fonte sbagliata!
Sembrerebbe quasi che per Colombati le fonti intermedie hanno più attendibilità degli originali. Se attraverso la sequenza delle intermediazioni si produce una distorsione, quest'ultima soppianta in autorevolezza la forma originale.
[1] http://dict.leo.org/
[2] http://www.physik.uni-augsburg.de/annalen/history/Einstein-in-AdP.htm
Pubblicato da: Pensieri Oziosi - 08.11.05 20:51
Una breve postilla. Se non erro Colombati vive a Roma. Se gli capita, può andare alla Biblioteca del Dipartimento di Fisica[1], dove gli Annalen der Physik del ventesimo secolo (ma non solo) li hanno tutti.
[1] http://opac.uniroma1.it/sebina/opac/ase/fformselezione?sysb.x=RMSFI
Pubblicato da: Pensieri Oziosi - 08.11.05 21:08
Cara Pensieri Oziosi,
ti ringrazio per il puntiglio con cui stai cercando di svelare il mistero della formula E=mc². Mi spiace, però, che una questione così interessante debba essere corredata da un tono polemico secondo me inutile. Quando tu scrivi: “Se non erro Colombati vive a Roma. Se gli capita, può andare alla Biblioteca del Dipartimento di Fisica, dove gli Annalen der Physik del ventesimo secolo (ma non solo) li hanno tutti”, e anche: “Sembrerebbe quasi che per Colombati le fonti intermedie hanno più attendibilità degli originali”, fai un po’ troppo la maestrina. Il riferimento alla formula di Einstein, nel mio articolo, è al primo rigo: era un pretesto per parlare d’altro, e che tu ci creda o no, non posso sempre dedicare una visita all’Università per l’attacco di un mio scritto.
Ho dedicato, invece, un po’ di tempo alle tue obiezioni, perché – da profano della fisica – volevo capirne di più. Leggendo i tuoi commenti, mi ha subito colpito il fatto che tu non ci abbia svelato, infine, dove cavolo si trova la formuletta. Dici soltanto: “Colombati non mi risponde riportando l'articolo di Einstein in cui effettivamente si trova la formula in questione”, ma non lo fai nemmeno tu. La cosa mi ha insospettito, perché non poteva essere un’omissione casuale.
Da quello che sono riuscito a capire, questi sono i fatti.
In The Collected Papers of Albert Einstein, vol. 2, “The Swiss Years: Writings 1900-1909” (Princeton University Press, 1989) leggo che nel settembre 1905 Einstein “sends Annalen der Physik his mass-energy equivalence paper, Does the Inertia of a Body Depend upon Its Energy Content? [titolo originale: Ist die Trägheit eines Körpers von seinem Energieinhalt abhängig?, NdR]. Received September 27, published November 21. This paper contains the concept which would later be written E=mc².
Secondo questa fonte, quindi, l’articolo da te citato (Ist die Trägheit eines Körpers von seinem Energieinhalt abhängig?) è quello giusto: fu ricevuto dagli Annalen der Physik il 27 settembre e pubblicato il 21 novembre. Conteneva “il concetto che sarebbe stato più tardi tradotto con la formula E=mc²”.
Di ciò trovo conferma nella Encyclopaedia Britannica: “In the mathematical progression of the theory, Einstein published his fourth paper, Ist die Trägheit eines Körpers von seinem Energieinhalt abhängig? ("Does the Inertia of a Body Depend Upon Its Energy Content?"). This mathematical footnote to the special theory of relativity established the equivalence of mass and energy, according to which the energy E of a quantity of matter, with mass m, is equal to the product of the mass and the square of the velocity of light, c. This relationship is commonly expressed in the form E = mc2”.
Nel suo articolo, Einstein, effettivamente non scrive la formula come noi la conosciamo, ma la enuncia così: “Gibt ein Körper die Energie L in Form von Strahlung ab, so verkleinert sich Seine Masse um L/V2”.
Tradotto in inglese questo passo diventa: “If a body gives off the energy L in the form of radiation, its mass diminishes by L/c²”.
Ecco la traduzione italiana: “Se un corpo rilascia l’energia L sotto forma di radiazione, la sua massa diminuisce di L/c2”.
La traduzione inglese è quella (ad opera di W. Perrett e G.B. Jeffery) che apparve nel libro The Principle of Relativity, pubblicato nel 1923 da Methuen and Company, London, sulla base dell’originale Das Relativatsprinzip, 4^ ed., Tuebner 1922. Nella traduzione inglese del 1923 furono cambiate alcune notazioni utlizzate da Einstein nell’articolo in questione. Ad esempio, c rappresenta la velocità della luce, al posto della V utilizzata da Einstein.
La frase “Gibt ein Körper die Energie L in Form von Strahlung ab, so verkleinert sich Seine Masse um L/V2” può essere rappresentata dalla seguente formula: m=L/c2. Utilizzando la più moderna E al posto della L per simboleggiare l’energia, detta formula può essere riscritta così: E=mc2.
Conclusione.
Per iniziare il mio saggio, avrei potuto scrivere: “Cento anni fa gli «Annalen der Physik» ricevevano da Elbert Einstein uno scritto di tre pagine intitolato Ist die Trägheit eines Körpers von seinem Energieinhalt abhängig? (che sarà pubblicato il 21 novembre). In tale articolo, Einstein dichiarava che “se un corpo rilascia l’energia L sotto forma di radiazione, la sua massa diminuisce di L/c2”. Il che equivale a dire che m=L/V2 (formula che verrà poi volgarizzata in E=mc2”.
Ho invece scritto: “Cento anni fa, il 25 settembre 1905, Albert Einstein inviava agli «Annalen der Physik» quella breve formuletta che ormai troviamo stampata pure sui cappellini e le t-shirts: E = mc2. Tradotta in italiano, vuole dire che l’energia è uguale alla massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce”.
Secondo me, funziona di più.
Pubblicato da: Leonardo Colombati - 09.11.05 10:30
Lasciami capire: tu mi inizi una replica con "il testo che tu hai trovato, semplicemente non è quello giusto" e poi sarei io quella che fa la maestrina?? Va be', ad ognuno le sue sensibilità.
Ritornando alla formuletta, mi fa piacere che alla fine tu sia d'accordo con me. Giusto per curiosità, ve ne sono altre di licenze poetiche nel tuo saggio?
Acc..., non mi posso distrarre un attimo che mi salta subito fuori il tono polemico. Ok, faccio la brava, e concludo con un esercizio per il lettore: Conoscendo la differenza (importante per le tasse) tra reddito e patrimonio, spiegare la differenza tra la conclusione di Einstein riportata da Colombati, e la reinterpretazione offerta dallo stesso Colombati.
Pubblicato da: Pensieri Oziosi - 10.11.05 20:20