« Dopo Carosello – Riàliti, ficscion, publìsity, narrèscion. | Main | La narrazione "è" collettiva? (con un dubbio e un sospetto, in coda) »

23.11.05

Le epoche, l’amore, il coraggio in Antonella Cilento

Recensione della recenta raccolta di racconti "L'amore quello vero" (Guanda) e intervista alla sua autrice.

Il primo romanzo, bellissimo e giustamente pluripremiato, Una lunga notte (Guanda, 2002) era tutto ambientato in una provincia borbonica settecentesca. In Neronapoletano (Guanda, 2004) la protagonista viveva a metà tra una Napoli settecentesca e l'oggi.
Antonella Cilento è maestra nello scrivere di personaggi napoletani del '700. Lei stessa in una intervista di qualche tempo fa afferma di avere dei dejà vu mentre cammina per le strade di Napoli e di riconoscere i volti ritratti dal Caravaggio o da Luca Giordano. Questa grande partecipazione emotiva e grande dimestichezza con la storia/le storie di Napoli affascina e si avverte con piacere nelle sue narrazioni, ma l'attualità la sta forse catturando?
Sembrerebbe di sì anche a leggere altre opere della Cilento, quei racconti scritti in occasioni speciali come "Raccontare Trieste" o "Il ciclo dei mesi" o lo stesso romanzo pamphlet Non è il paradiso (Sironi, 2003) dedicato a Napoli e alle difficoltà di viverci e far cultura.
In diverse occasioni Antonella ha affermato di essere autrice di romanzi storici. I suoi laboratori en plein air nei luoghi archeologici o nei musei della città partenopea mostrano questa particolare e felice predisposizione, tanto da renderla maestra di scrittura sia nella sua officina napoletana, con propaggini nella lontana Bolzano, sia in altre città d'Italia dove viene chiamata a condurre corsi e laboratori di scrittura. Nell'ultima raccolta L'amore, quello vero uscito nell'ottobre 2005 da Guanda, che prende il titolo dal primo racconto, i personaggi dei quindici microromanzi, tutti locati a Napoli o nelle vicinanze della città, appartengono ad epoche via via più vicine: un racconto ambientato in epoca fascista alla vigilia della guerra, uno a cavallo tra gli anni '60 e '80, un altro nell'immediato dopoguerra, un altro ai primi del '900 intrecciato con una storia ambientata nel Cinquecento che si svolge anche in altra parti d'Italia, una brevissima della seconda metà del '600 e, infine, ben nove storie della Napoli di oggi.
Sono tutti racconti che narrano i tanti modi in cui l'amore si manifesta, con tutta la sua forza, oltre lo spazio e il tempo, in sfida con luoghi comuni, con la disperazione, nella declinazione quotidiana, nella prima gioventù.
Le storie de L’amore, quello vero, misurate ed eleganti, sono una prova ulteriore della raffinatezza di scrittura della Cilento, capace di passare con maestria da un registro all'altro, dal dialetto d'epoca al dialetto odierno, all'italiano di oggi, da personaggi maschili a personaggi femminili. L'ambientazione, quindi, non dovrebbe essere la prima preoccupazione di un lettore, eppure chi la segue da anni potrebbe essere incuriosita da questa svolta. Ecco come la scrittrice risponde:

"Non ho mai pensato – è solo un’accidentale disgrazia – che l’ambientazione dei miei libri contasse più degli argomenti. E’ come se di una chiesa si guardasse solo l’arredo. Ho il sospetto che in Italia sia faccia molto in fretta a mettere addosso ad uno scrittore un’etichetta (il romanzo storico, nel mio caso, o il noir) per evitare letture più profonde e critiche di quel che viene scritto e poi ci si stupisce se un nuovo libro mostra una complessità diversa, almeno nella forma, dai precedenti libri. Ci sono dei temi, in questo caso i sentimenti, che sono sempre stati presenti nella mia scrittura, oltre ai quadri, alla dimensione pittorica delle storie e così accade, senz’altro, almeno per alcuni miei libri, con la presenza territoriale del luogo da cui scrivo, Napoli: infatti, segni di continuità ne L’amore, quello vero sono le passioni estreme che portano alla morte, la malinconia azzurra dei Campi Flegrei, altro luogo che amo molto e che era presente ne Il cielo capovolte e in altre mie storie inedite, il ruolo ambiguo del tempo, la vita che non passa. Questi quindici racconti, scritti nell’arco dei dieci anni in cui sono stati composti gli altri libri, rappresentano una sorta di breviario della mia scrittura, un compendio di temi, tensioni e argomenti che nel tempo si sono modificati o precisati. Ho scelto di chiudere la raccolta, di cui il primo racconto contiene il titolo ma l’ultimo il senso, con un testo che s’intitola “I problemi della vita" perché è il racconto più adatto a traghettare chi legge verso le nuove cose che scrivo in questo periodo. Non è un caso che due lettori attenti come Generoso Picone e Francesco de Core si siano accorti che il libro si chiude dicendo “non è dei libri di cui si ha bisogno ma del coraggio". Un altro modo per dire che le forme possono essere molte ma il contenuto è l’unica cosa che conta…"

Il coraggio per te è anche impegno sociale? E quale impegno per uno scrittore?

"Il coraggio, in modo molto diverso da quanto accade in L’amore, quello vero,era il tema centrale anche di Non è il paradiso, libro dedicato al presente e con un forte impegno sociale. In L’amore, quello vero il coraggio è la nostra capacità di essere nudi, di essere nella vita con assoluta indipendenza e anzi nell’assoluto rifiuto dei ruoli e dei comportamenti ritenuti falsamente idonei. Il coraggio è quello che ci manca nella vita di tutti i giorni per dire le emozioni e intervenire in aiuto di chiunque ne abbia bisogno o semplicemente partecipare, il coraggio di fare scelte e assumersene la responsabilità. Ne I problemi della vita si racconta, ad esempio, di un cane sceso fra i binari della Circumvesuviana che sta per essere calpestato dal treno in arrivo e che chi aspetta finge di non vedere; in Cordializzazione un uomo racconta al suo promotore finanziario di aver sempre pianto in due giorni dell’anno, tutta la vita, per poi scoprire che sono le date della morte dei suoi genitori; in Insomma, Arcanillo due ragazzini fanno una fuga d’amore il giorno prima della comunione; in A sud di Mr South una moglie stanca tradisce il marito con un mito del cinema e poi torna sui suoi passi; in Madonne di città, che è uno dei racconti sulla Napoli d’oggi, due ragazze escono da un ristornate cinese e assistono a una sparatoria mentre una mamma che spaccia metadone aspetta il ritorno di suo figlio in una delle Vele di Secondigliano, e così via… L’amore così strombazzato e alienato dai media, l’amore del matrimonio che può rompersi per televisione, che si spezza con le foto sui giornali, che finisce fra ragazzi con un sms, è, invece, in questo libro un amore apparentemente fuori moda, che richiede la fatica di ogni giorno di continuare ad amare nonostante abitudini, difficoltà, perdite e noie. L’amore quello vero, infatti, è titolo che, a chi legge, si rivela presto ironico e quotidiano, visto che è la frase di una televendita di diamanti (per altro ben nota a Napoli, tenuta da un personaggio che si può considerare un cult del trash televisivo) che spaccia i gioielli come l’unico vero valore. Anche ricordarsi che invece l’amore è una fatica, che ci perdiamo in amore e che facciamo anche cose piuttosto brutte per amore, anche questa è, se vuoi, una forma di impegno sociale."

Donne e madonne in questo libro…

"Sì, molte donne alle prese con scelte difficili – in Caccia col falco, per esempio, c’è una figlia che deve tradire il padre, visto che il padre è un cacciatore d’ebrei – e anche uno dei simboli sotterranei più presenti al sud, la madonna, la mamma schiavona, la madonna del buon cammino, cioè addetta ai parti, che però è presente non nel suo aspetto fideistico quanto nelle sua funzione simbolica: anche le aureole che, in Madonne di città, si accendono sulle teste degli abitanti di Secondigliano e che sono solo i neon tondi degli appartamenti, sono simbolici di questa fatica della presunta santità quotidiana."

Quali sono le nuove cose che scrivi in questo periodo?

"Sono alle prese con un romanzo che è in lavorazione da molti anni e con un nuovo libro della collana ControMano di Laterza dedicata alle città d’Italia. Inutile dire che a me è toccata Napoli…"

La tua evoluzione come scrittrice riguarda anche la tua identità di insegnante di scrittura? In che misura?

"Questa è una domanda delicata. Ogni evoluzione nella mia scrittura, anche quelle quotidiane e più semplici, si riflettono nell’insegnamento quotidiano. Con il passare del tempo certe forme in noi si cristallizzano e quindi diventano dei capisaldi, altre si nutrono del nostro mutare. Ma i momenti più interessanti, e i più pericolosi, si verificano proprio quando anche i capisaldi pretendono di essere rivisti, riletti, reinterpretati. Tutto scorre…Si diventa più chiari e insieme più complessi, come spero accada anche per i miei libri."

Questo articolo appare nel numero 8-21 novembre 2005 della rivista Stilos con un titolo, a mio parere, infelice e cioè "Le passioni estreme portano alla morte"

Pubblicato da , il giorno e l'ora: 23.11.05 14:01