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16.11.05

La tabella di Cesare Segre

di giuliomozzi

cesare_segre.JPGIl nuovo libro di Cesare Segre, illustre filologo e italianista, s'intitola: Tempo di bilanci. La fine del Novecento (Einaudi, 322 pp., 22 euro). Come altri libri di Segre, è una raccolta di saggi, conferenze e articoli per lo più già pubblicati in opere collettive, miscellanee, giornali e riviste.
Il libro è diviso in due parti. La prima ("Per un bilancio del Novecento") è divisa in due sezioni: "Per un bilancio del Novecento" (che riprende, con qualche cambiamento, il saggio conclusivo della Storia della letteratura italiana curata da Enrico Malato), e "Altre schede sulla narrativa" (che è la parte che mi interessa qui, e della quale dico poi). La seconda parte, "Note per un bilancio morale", non mi interessa in questo momento.
Nella "Introduzione" Segre scrive tra le altre cose: "[...] Raccolgo dunque in questo libro, che dista pochi anni dall'inizio del nuovo secolo, qualche bilancio. [...] Anche le pagine (più o meno numerose secondo la destinazione originaria dei saggi) [...] che [...] sono dedicate alle nuove schede per un bilancio della narrativa del Novecento, specie dei suoi ultimi anni, costituiscono materiali per un nuovo, più esauriente bilancio. [...] Sia chiaro che non si ha sempre l'occasione, quando non si è giornalisti di professione, di parlare dei libri meritevoli; le scelte hanno perciò un valore in praesentia, mentre le assenze non hanno significato negativo" (pp. ix-x). E' dunque chiaro che Cesare Segre non intende offrire questa sezione del libro come una "schedatura di ciò che è meritevole" (risultando quindi immeritevole ciò che non è qui schedato); bensì come raccolta di schede su autori e libri, in parte legate all'attività accademica e in parte legate all'attività giornalistica (e quindi assai più occasionali).
A questo punto vi invito a guardare una tabella che, non sapendo come pubblicarla qui nel blog, ho compilata in un piccolo file in Word. Per compilare la tabella ho fatto questo:
- ho scritto l'elenco degli autori "schedati",
- ho annotato se gli autori "schedati", per quanto è a mia conoscenza, possiedono una o più di queste caratteristiche: [a] sono maschi, [b] pubblicano per Einaudi, [c] scrivono nel Corriere della sera, [d] sono accademici. Nell'ultima colonna ho segnato un punteggio.

La tabella

Bene. Avete guardata la tabella? Sì? Allora vi dico questo: l'unico autore sul quale Segre esprima un giudizio negativo, è anche l'unico autore che, nella mia tabella, risulta avere un punteggio zero.
Intendo forse dire che per l'illustre filologo e italianista Cesare Segre lo scrittore ideale è lo scrittore maschio, pubblicato da Einaudi, che scrive nel Corriere della sera ed è accademico?
Me ne guardo bene.
Intendo dire che per godere dell'approvazione di un illustre filologo e italianista come Cesare Segre è necessario possedere certe caratteristiche?
Me ne guardo bene.
E' evidente a tutti che Cesare Segre, nella sua meritoria attività di critico accademico e militante, compie le sue scelte in tutta libertà, senza soggiacere né a prossimità aziendali né a complicità d'altro genere.
Nemmeno io, del resto, quando parlo bene degli scrittori pubblicati dall'editore per il quale lavoro, lo faccio per interesse.
(D'altra parte, nella quarta di copertina - che non penso proprio sia stata scritta da Cesare Segre stesso - si legge: "Un bilancio letterario, ma anche politico-morale, del Novecento italiano vieta la neutralità".

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 16.11.05 14:55

Interventi

Seguendo il tuo discorso, se dovessi ordinare la tabella utilizzando le stesse variabili, ma ponderandole, cioè introducento un criterio qualitativo, cosa ne verrebbe fuori.
Buon lavoro
Emanuele

Pubblicato da: Emanuele Gandolfo - 16.11.05 15:42

Che maliziosetto che sei, Giulio.
;-)

Pubblicato da: gianni biondillo - 16.11.05 15:48

Caro Giulio, Cesare Segre ha presentato il libro il 28 ott. scorso alla Biblioteca Ariostea di Ferrara. Gli ho chiesto che valore dare alle schede di Tempo di bilanci. Mi ha risposto che alcune sono sperimentali, ma altre (la maggior parte) sono esemplari, cioè parlano di libri che esemplificano i valori etici illustrati nelle altre parti del libro (cfr. nella seconda parte, il capitolo Etica e letteratura, e la scheda 13, Impegno) - quindi, sono libri meritevoli.

P. S. È vero che Ammaniti pubblica anche per Einaudi, ma il libro recensito, Io non ho paura, è Mondadori. Io gli toglierei un punticino.

Pubblicato da: Cano - 16.11.05 15:53

"Io non ho paura" è pubblicato da Einaudi. Qui c'è la scheda editoriale:
http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880614210&ed=87

Nell' "Introduzione" Cesare Segre dice chiaramente (mi pare che si capisca dai passi che riporto) che la funzione della sezione di "schede" non ha lo scopo di *stabilire un canone* (cioè di dire: "I libri meritevoli sono questi"). Si tratta semplicemente di una serie di schede su libri a proposito dei quali, per sollecitazioni varie, gli è capitato di scrivere.

Pubblicato da: giuliomozzi - 16.11.05 15:58

Geniale perversione

Pubblicato da: angela scarparo - 16.11.05 16:32

...anzi: laddove si costata che la perversione - come l'ossessione, d'altra parte - è l'unico 'metro' per capirci davvero qualche cosa in un campo 'a zero neutralità' quale è la letteratura.

Pubblicato da: angela scarparo - 16.11.05 16:35

Giulio, ti chiedo scusa, su Ammaniti hai ragione tu.
Hai ragione anche sulle schede, naturalmente. Il testo che hai citato non dice che le schede sono esemplari. Dopo aver letto tutto il libro, però, le schede mi sono sembrate quasi tutte esemplari (tranne quella sulla Tamaro), diversamente da quanto indicato nell'introduzione. Segre me l'ha confermato.
Credo che abbia scritto quelle frasi perché non vuole che il libro sia scambiato per un bilancio definitivo del Novecento, ma che sia recepito come una raccolta di materiali per un bilancio ancora da fare. Ma questi materiali sono quasi tutti esempi di etica in letteratura. Capisco che tutto questo non si capisca dal testo; penso che questo libro abbia dei difetti di montaggio. Tornando alla scheda: mi ha molto divertito, ma non so se il tuo obiettivo fosse farmi divertire.

Pubblicato da: Cano - 16.11.05 16:42

Giulio, Pascali ha due X, ma gli hai dato 1 solo punto. Scusa la 'perversa' precisione, ma ci sta.

Pubblicato da: angela scarparo - 16.11.05 16:49

Grazie, Angela: ho corretto.
No, Cano, il mio obiettivo non era farti divertire.

Pubblicato da: giuliomozzi - 16.11.05 17:08

Giulio, una domanda: di che qualità sono le schede di Cesare Segre? Ottime, buone, sufficienti, mediocri, insufficienti? E quanto vale il capitolo iniziale, magnificato dalla nota dell'editore cui rimandi a riga 1 del tuo intervento? Grazie in anticipo.

Pubblicato da: giovanni - 16.11.05 19:06

Una piccola correzione anche da parte mia, Del Giudice non è un accademico, non è neppure laureato, ha un incarico universitario che gli viene dal suo lavoro di scrittore.
Quello che mi stupisce di più è la presenza di due sole donne e di una sola con giudizio positivo. Anzi, è l'unica cosa che mi stupisce. Che Segre, al di là dei suoi meriti, appartenga a una scuderia non è una scoperta, ma donne che abbiano pubblicato per Einaudi nel '900 poteva magari trovarne qualcuna, se non altro per rispettare le quote rosa.

Pubblicato da: temperanza - 17.11.05 12:34

temperanza, anche se spettatrice dice che faccio male, io non mi stupisco - e non voglio stupirmi - proprio più. diciamo, 'è la normalità', e andiamo avanti: consapevoli di cosa sia' normale'. se no una dovrebbe dire 'vaffanculo' e 'stronzi' (non esagero) ogni 3x2. invece così: normale, normale, normale. si evita il lamento. che è giusto. ma se non sei 'temperante' - come me, che non lo sono - non ne esci.

Pubblicato da: angela scarparo - 17.11.05 13:35

Chiedo scusa per l'errore su Del Giudice. Non posso correggerlo ora che sono fuori casa; provvederò appena possibile.

Pubblicato da: giuliomozzi - 17.11.05 13:49

Sarei curiosa di chiedergli cosa pensa di Vittoria Guerrini. Peste e corna, immagino. Segre è per la postura, non per la sprezzatura. Ma comunque, a un vecchio signore per altri versi meritorio non si può chiedere più di tanto, non si può chiedere di scambiare una cattedra per un occhio limpido, ad esempio, vada in pace.

Pubblicato da: temperanza - 17.11.05 13:49

La cattedra! La cattedra! La cattedra! Mamma, mamma, ma la compri?

Pubblicato da: angela scarparo - 17.11.05 14:13

Giulio, scusa l'insistenza: ma queste benedette schede del Segre valgono il prezzo del biglietto o no? E il molto decantato primo capitolo? Il libro è peraltro piaciuto molto a Salvatore Silvano Nigro, che ha certo la grave menda di essere stato autore Einaudi pure lui.

Pubblicato da: giovanni - 17.11.05 14:28

Il vero guaio è che nessuno fa l'en plein.

Pubblicato da: massimo - 17.11.05 14:40

Massimo, meno male! Pensa che palle, unO che: è maschio, lavora al corriere, è professore e pubblica con einaudi. invece, domanda: c'è qualcuno che corriponde a questa descrizione?

Pubblicato da: angela scarparo - 17.11.05 16:27

Caro Mozzi, quando sono intervenuta avevo letto la tabella, ma non il seguito alla tabella in cui sostieni di non voler sostenere un interesse personale o di scuderia di Segre, cosa che invece io sostengo, e credo non da sola e certamente senza scandalo.
Ma allora mi chiedo, se non vuoi insinuare nulla sulla parzialità di Segre, che io credevo tu sostenessi, e che condividevo, perché questa tabella?

Che ne pensi tu di questi autori? Sono migliori o peggiori di quelli della tua scuderia? Se sono parimenti buoni ma diversi (è possibile) dove sta lo scandalo (quote rosa a parte?).

All'improvviso ho cominciato ad avere pensieri indulgenti nei confronti di Segre.
Forse quest'uomo è coerente a un modello di scrittore fortemente intellettuale, di idee, con i piedi ben immersi in un certo illuminismo. Un modello che non lascia spazio al femminile che viene percepito come impressionista, svagato,non razionale, meno o punto illuministico (o altro a piacere). O magari troppo compiutamente narrativo nel senso di fiction-fiction all'americana.
Forse l'essere professore aumenta, non agli occhi di Segre, ma nella sostanza del testo, una rassicurante pesanteur, una mancanza di eccentricità, una affidabilità che altre case editrici ricercano o ricercavano con meno rigore. Forse questi scrittori gli assomigliano e perciò li capisce. Forse è fedele al passato, all'Einaudi di Einaudi. Ma tu, cosa volevi dire? Tu hai letto il libro, com'è (quote rosa a parte), buono? cattivo?

@Scarparo
Sì, a questa descrizione corrisponde Segre. E' l'unico a corrispondere in pieno ai quattro requisiti, dunque forse è vero, recensisce quello che gli assomiglia, almeno un po'.

Scusate la lunghezza, ma riflettevo scrivendo e adesso non ho voglia di tagliare.

Pubblicato da: temperanza - 17.11.05 17:33

Per temperanza: quella tabella mi consente, credo, di fare delle ipotesi; ma non è sufficiente a provarle.
Per Giovanni: il primo capitolo del libro corrisponde, come ho scritto, all'ultimo della Storia della letteratura italiana diretta da Malato (quella venduta in edizione economica in allegato al Sole 24 ore).
Su questo primo capitolo, così come su un paio di particolarità stilistiche di Cesare Segre, farò un articoletto quanto prima.
Perché, sia chiaro: io ho comperato il libro; ma non l'ho letto; e non ho intenzione di leggerlo. Vorrei però misurarlo.

Pubblicato da: giuliomozzi - 17.11.05 19:23

Giulio, l'ormai celeberrimo primo capitolo del libro corrisponde o riprende con qualche cambiamento il testo pubblicato nella Storia della letteratura italiana diretta da E. Malato? E, in ogni caso, che ne pensi? Cesare Segre è nato nel 1928 a Verzuolo (prov. di Cuneo, paese di Briatore e Daniela Garnero in Santanché), ha insegnato filologia romanza nell'università di Pavia e, attorno ai trent'anni, ha curato per i classici italiani dell'Utet il volume sui Volgarizzamenti del '200 e '300 e per i Classici Ricciardi-Einaudi, sotto la direzione di Gianfranco Contini, ha collaborato ai volumi sulla Poesia del '200.

Pubblicato da: giovanni - 17.11.05 20:42

Beh, come minimo dalla tabella si deduce quanto efficente sia l'ufficio stampa einaudi :-P

Pubblicato da: Capperi a merenda - 18.11.05 00:09

Giovanni: corrisponde con qualche cambiamento. Non chiedermi quali sono i cambiamenti: devo ancora mettermi lì a fare il filologo.
Capperi: si potrebbe anche dire che l'ufficio stampa Einaudi versa in ben tristi condizioni, se è costretto, per avere recensioni, a pubblicare i libri dei recensori (Segre stesso, Nico Orengo).

Pubblicato da: giuliomozzi - 18.11.05 10:47

@Giulio Mozzi
ma davvero tu credi che Einaudi pubblichi i libri di Segre per avere le sue recensioni? E' evidente che sei in polemica con Einaudi & C. per ragioni tue, anche giuste, non so, ma per essere credibili le polemiche devono avere almeno gli alluci piantati nella realtà.

Pubblicato da: temperanza - 18.11.05 11:21

Credo che la battuta: "Si potrebbe anche dire che l'ufficio stampa" ecc. sia facilmente riconoscibile per quello che è: una battuta.

[Dimenticavo: Nico Orengo è il direttore di "Tuttolibri", supplemento d'informazione libraria del quotidiano "La Stampa"; e Einaudi pubblica anche i libri di Paolo Mauri, capo delle pagine di cultura del quotidiano "La Repubblica"].

No, non sono in polemica con Einaudi. Soprattutto non sono in polemica con Einaudi "per ragioni mie". Se sospetti, cara o caro Temperanza, che questo mio articoletto e questa mia tabellina siano *strumentali* a un qualche mio interesse privato, ti invito [a] a specificare di quale interesse privato si tratti, e [b] a fornire una prova, o almeno qualche indizio, del tuo sospetto. Se *non* sospetti che questo mio articoletto e questa mia tabellina siano *strumentali* a un qualche mio interesse privato, ti chiedo di spiegarmi che cosa intendevi dire scrivendo: "E' evidente che sei in polemica con Einaudi & C. per ragioni tue". Mi pare evidente che, anche qualora le "ragioni mie" fossero "giuste", la strumentalizzazione del povero Cesare Segre per le "ragioni mie" resterebbe riprovevole (e basterebbe di per sé, aggiungerei, a rendere "non giuste" queste ragioni).

[Certo: non mi dispiacerebbe affatto se Cesare Segre decidesse di recensire favorevolmente nel "Corriere della sera" anche libri di autori non maschi né pubblicati da Einaudi né collaboratori del "Corriere" stesso né accademici - come ad esempio alcuni libri pubblicati dall'editore per il quale lavoro. Ma so benissimo che pubblicare, sia pure in un luogo appartato come vibrisse, l'articoletto e la tabellina che ho pubblicati, è, rispetto a questa cosa che non mi dispiacerebbe affatto, un darsi la zappa sui piedi.]

Pubblicato da: giuliomozzi - 18.11.05 11:41

Ho corretto il dato su Del Giudice.

Pubblicato da: giuliomozzi - 18.11.05 11:55

@ Mozzi
Mi scuso, mi sono espressa male, con il generico "ragioni tue" intendevo solo ragioni che io non conosco, irritazioni per esempio, non interesse privato, nulla me lo ha fatto pensare e non lo ho pensato.
Ho invece pensato che tu fossi in polemica con Einaudi perché potevi fare tabelline simili anche per altri editori, magari con una minore presenza di accademici, le politiche degli uffici stampa mi sembrano abbastanza simili. Ci sono i cosiddetti "amici" delle case editrici, recensori o giornalisti vicini per affinità al catalogo -per metterla sul nobile-, dunque penso che il povero Segre non sia più colpevole di altri, magari più esposto, questo sì, perché è più visibile grazie ai suoi poderosissimi quattro requisiti. La cooptazione, che mi pare il vero meccanismo in atto qui (nel caso Segre), di per sé non è dannosa, lo diventa a mio avviso quando diventa sclerotica, e nel caso di Segre mi pare lo sia diventata, ma è anche un uomo vecchio, ha il diritto di fermarsi. Vorrei anch'io che un autore Einaudi, se recensisce, recensisse autori di altre case editrici e viceversa, sarebbe se non altro più elegante, ma l'eleganza in questo paese è un optional.
Poi, in quanto donna (sono tale, la virtù alla quale vanamente mi ispiro corrisponde al mio genere) figurati se non vorrei vedere recensite e pubblicate dai cosiddetti critici seri anche le donne, ma se fossi una scrittrice vorrei davvero essere recensita da Segre? Qui ho i miei dubbi, preferirei un orecchio più vibratile.

Pubblicato da: Temperanza - 18.11.05 12:40

Cara Temperanza, ho fatta la mia tabellina sul libro di Segre semplicemente perché ho acquistato il libro di Segre, l'ho sfogliato, e mi sono detto: guarda un po'.
Non sono molti i "panorami", i "bilanci", le "raccolte di schede" ecc., dedicati alla letteratura più o meno contemporanea. Prometto che tabellinerò anche i prossimi che mi capiteranno sottomano...

Pubblicato da: giuliomozzi - 18.11.05 14:35

Giulio, ti esorto alla filologia (metacitazione da Contini che cita altro più noto ancora di lui). Il capitolo di Segre nella lett it di Malato non è fra le cose notevoli di quel monumento, ma Segre non ha bisogno di monumenti, molto già donò alle patrie lettere e poco rilevano le ultime prodezze, e giornalistiche e librarie.

Pubblicato da: giovanni - 18.11.05 17:58

Ma sì Giulio, sono d'accordo.
Ammesso che una voglia fare i conti coi padri (o con le madri), se i genitori sono di quelle che ti dicono, "Dopo di noi non c'è niente! Non c'è più niente!" (orridi!), come spesso si è sentito di recente, non si può rispondere con l'affetto.

Non è una battuta: misurare, elencare, ricordare, citare, contare, pesare. Numeri. Calcoli. Pesi. Misure. Date. Molto d'accordo. Fare i conti. Per vedere 'chi vale' e quanto vale. Come nelle peggiori famiglie.

Pubblicato da: angela scarparo - 18.11.05 19:46

Caro Giovanni, le "ultime prodezze" di Cesare Segre "rilevano" forse "poco" per il loro contenuto proprio (che io non mi sogno nemmeno di discutere: sei tu, quello che dice che "poco rilevano").
Ma, per determinare se un certo libro è vivo o morto, se un certo autore è da leggere o no - dal punto di vista della formazione di un "canone" (largo, stretto) - mi pare che rilevino assai. Se Cesare Segre, che è quel che è, e cioè non poco, fa una "schedatura", è sensatamente prevedibile che - al di là delle formule cautelative messe nell'Introduzione dallo stesso Segre - il lettore pensi: "Ah, allora *questo* è da leggere, secondo Segre". Proprio l'autorevolezza di Segre, e il rispetto che ho per lui, mi hano spinto a compilare quella tabellina.

Pubblicato da: giuliomozzi - 21.11.05 01:35

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