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14.11.05
Esiste un modo?
di giuliomozzi
Esiste un modo per capire quanto influisce sulla vendita di un libro il fatto che si attivi un passaparola in rete? Esiste un modo per capire quanto influisce in generale sulla vendita dei libri, e in particolare sulla vendita di certe tipologie di libri (i libri noir, i libri che fanno riferimento alla cultura dell'area no global, i libri degli editori mal distribuiti, ecc.) il fatto che si attivi un passaparola in rete? Esiste un modo per capire se il passaparola in rete può essere attivato da specifiche iniziative? Esiste un modo per capire quanto deve essere forte l'attivazione perché si attivi un passaparola in rete significativo dal punto di vista delle vendite di un certo libro, o di una certa tipologia di libri? Esiste un modo per capire qual è la soglia minima oltre la quale un passaparola in rete può essere considerato significativo dal punto di vista dell'incremento delle chances di vendita di un libro o di una certa tipologia di libri? Esiste un modo per capire qual è il numero minimo di accessi a pagine web in cui parla di un certo libro perché si possa parlare di un passaparola effettivamente attivato? Esiste un modo per capire se è più importante la "massa" del passaparola o l'autorevolezza di chi vi è coinvolto? Esiste un modo capire come si possono mettere in relazione "massa" e autorevolezza? Esiste un modo per capire quanto il passaparola in rete può essere considerato eco di ciò che avviene fuori della rete, e quanto può essere considerato "passaparola originario"? Esiste un modo per capire quanto (in tempo, denaro ecc.) un autore deve investire nella rete per attivare un passaparola significativo concernente i suoi libri? Esiste un modo per capire quanto (in tempo, denaro ecc.) un editore deve investire nella rete per attivare un passaparola significativo concernente i libri che pubblica? Esiste un modo per capire se ha senso mettere in relazione il passaparola in rete con la vendita dei libri? Esiste un modo per capire quali differenze ci sono tra il passaparola in rete e il passaparola fuori dalla rete?
Esiste un modo per capire quale quota della popolazione, e quale quota della popolazione propensa all'acquisto di libri, ha potenziale accesso, e quale quota effettivamente accede, al passaparola in rete? Esiste un modo per capire quali sono i segmenti della popolazione, e quali sono i segmenti della quota di popolazione propensa all'acquisto di libri, che possono essere influenzati dall'esistenza di un passaparola in rete? Esiste un modo per capire qual è l'investimento (in tempo, denaro ecc.) che gli attori spontanei del passaparola in rete compiono per ciascun libro, o per ciascuna tipologia di libri? Esiste un modo per valutare complessivamente e analiticamente il valore economico del passaparola in rete? Esiste un modo per valutare complessivamente e analiticamente il valore culturale del passaparola un rete? Esiste un modo per capire se ha senso mettere in relazione il valore economico e il valore culturale del passaparola in rete? Esiste un modo per mettere in relazione il valore economico e il valore culturale del passaparola in rete? Esiste un modo per capire se gli attori spontanei del passaparola in rete possono essere messi in relazione con le imprese dell'editoria? Esiste un modo per capire se la relazione tra gli attori spontanei del passaparola in rete e le imprese del'editoria può essere economicamente interessante per le imprese dell'editoria? Esiste un modo per capire se tale relazione può essere economicamente interessante per gli attori spontanei del passaparola in rete? Esiste un modo per capire se tale relazione può essere culturalmente interessante per le imprese dell'editoria? E per gli attori spontanei del passaparola in rete? Esiste un modo per stimare il numero di relazioni con attori spontanei di passaparola in rete che un'impresa editoriale dovrebbe intrattenere per garantirsi una "massa" e un'autorevolezza di passaparola in rete significativa dal punto di vista dell'incremento delle chances di vendita di un libro, o di certe tipologie di libro? Esiste un modo per capire qual è il punto in cui un attore spontaneo di passaparola in rete non può più essere considerato un attore spontaneo di passaparola in rete bensì un fiancheggiatore dell'attività delle imprese dell'editoria legato a esse da relazioni semiprofessionali? Esiste un modo per capire se quest'ultima domanda è sensata? Esiste un modo per capire come le imprese dell'editoria possono remunerare gli attori spontanei del passaparola in rete? Esiste un modo per capire se ha senso che le imprese dell'editoria si pongano il problema di remunerare gli attori spontanei del passaparola in rete?
[Le domande che propongo (che non sono tutte le domande che andrebbero fatte; ma non volevo abusare) concernono naturalmente questa iniziativa, ma non solo questa iniziativa. A parecchie di queste domande sono già state date risposte non prive d'interesse. Tuttavia io sento la mancanza, in molti discorsi che ho letti e sentiti a questo proposito, di approcci sistematici agli aspetti quantitativi della faccenda. Mi si dirà che non ci sono solo gli aspetti quantitativi; ed è vero; ma gli aspetti quantitativi ci sono.]
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 14.11.05 10:12
Interventi
Ciao,
suggerisco questo link interessantissimo che in qualche modo è attinente al discorso che fai (l'ho già suggerito su Maltese, perdonatemi).
Parla soprattutto di Amazon, e di come Amazon monetizzi il passaparola in rete.
Sempre in relazione alla libreria autarchica, che ne pensate?
Vella
http://wired-vig.wired.com/wired/archive/12.10/tail.html
Pubblicato da: vella - 14.11.05 11:00
secondo me, Giulio, ti sei risposto da solo.
ho letto velocemente le domande e rispondo altrettanto velocemente: a mio parere molte, moltissime di quelle domande hanno come risposta un bel no.
mi viene in mente la mia decennale esperienza nel campo della formazione aziendale.
la domanda tipica che ti fanno le aziende (parlo di grandi aziende tipo banche e assicurazioni) è: come faccio a capire quanto aumenta il fatturato in ragione della formazione erogata ai miei dipendenti?
neanche gli americani hanno mai saputo rispondere.
ora, la differenza tra le nostre imprese e quelle americane (evitiamo facili battute perchè il mio discorso è circoscritto alla formazione :) ) è che loro la fanno lo stesso perchè sanno che i benefici comunque ci sono, lo rilevano empiricamente a posteriori. in italia si fa solo per obblighi di legge o per spendere soldi prima della chiusura del bilancio.
capisco i problemi di budget di una piccola casa editrice, ma non si può pensare di aprire un'impresa senza spendere in marketing e non si può pensare al marketing senza accettare dei margini di rischio.
a pranzo posto la nostra comunicazione di qualche tempo fa. ciao!
Pubblicato da: Alberto - 14.11.05 11:13
sì, quei modi esistono tutti. basta pagare un istituto di sondaggi serio.
Pubblicato da: paolo beneforti - 14.11.05 11:18
no, non esiste il modo.
i sondaggi mi fanno un pò paura.
la pubblicità è l'anima del commercio.
alessandro
Pubblicato da: alessandro - 14.11.05 11:31
Esiste un modo per determinare a priori quante copie venderà un libro?
Pubblicato da: Lucis - 14.11.05 11:32
Alberto, giustamente dici: "Non si può pensare di aprire un'impresa senza spendere in marketing e non si può pensare al marketing senza accettare dei margini di rischio". Le librerie, infatti, sono piene di libri nei quali si spiega come si calcolano i margini di rischio: perché non si può pensare di aprire un'impresa senza calcolare quali sono i margini di rischio sopportabili.
Ingiustamente, tuttavia, secondo me, focalizzi l'attenzione sui margini di rischio: io la focalizzerei sulle chances di successo.
Ingiustamente, ancora, secondo me, dici che mi sono risposto da solo. No, Alberto: ho fatto delle domande, e mi interessano le risposte.
Per Paolo Beneforti: per pagare un istituto di sondaggi serio, bisogna averci i soldi. Giusto ieri sera un imprenditore mi diceva che, secondo lui, il mercato editoriale italiano è così asfittico che i soldi per pagare istituti di ricerca seri non ce li ha, o non è disposto a metterceli, nessuno. (Il mercato dei prodotti della casa, tanto per dirne una, è studiatissimo: perché è un mercato più grande ecc.). Mi domando se questa cosa è vera. Mi piacerebbe avere un'idea (non un preventivo, per carità: semplicemente un'idea) di quanto può costare una ricerca che risponda ad almeno un po' delle domande che ho fatte.
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.11.05 11:34
Alle volte il sondaggio, la classifica, ecc. può essere psicologicamente controproducente in rete (economicamente parlando).
Quello che conta in rete nel passa parola (per lo meno per molto di noi) è la proposta intelligente, disinteressata e generosa (che non vuol dire proprio non guadagnare su certe cose, anzi, ma solo vuol dire non usare la rete unicamente a scopi di personale profitto, wu ming un po' insegna).
Il sondaggio può quindi essere controproducente e invertire magari propro la vendita del libro che il sondaggio pone nella migliore posizione.
Se lo spirito della rete non fosse questo non sarebbe mai nato il copyleft in opposizione alla speculazione selvaggia che bill gates ha fatto di programmi fatti circolare gratis in linea con lo spirito della prima rete resa pubblica.
Il primo che lo fa può farci miliardi speculando sulla generosità dei vari programmatori, blogger (o altro) ma già il secondo si troverebbe in difficoltà.
Il marketing e relativa pubblicità, in rete è cosa diversa che nel cartaceo e televisione, almeno per ora e in Italia, poi se la rete verrà regolamentata, i vostri discorsi avranno un altro significato, ma non so se questo sia da augurarselo, non saranno certo piccole case editrici e scrittori alle prime armi a guadagnarci.
georgia
Pubblicato da: georgia - 14.11.05 11:38
Per Lucis: Paola Dubini, nel libro "Voltare pagina. Economia e gestione strategica nel settore dell'economia libraria (Etas) parla di "scarsa prevedibilità delle vendite, soprattutto nell'editoria di varia" e di "aleatorietà della forma e lunghezza della curva del ciclo di vita per i prodotti librari". Ho pubblicato qualche settimana fa un riassunto proprio del capitolo di questo libro in cui si parla di queste cose:
http://www.vibrissebollettino.net/archives/2005/10/piccoli_editori_1.html
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.11.05 11:39
Si, lo avevo letto. Ma, scusa giulio, in un approccio " ... sistematici agli aspetti quantitativi della faccenda" con che li vuoi confrontare questi dati? Se non c'è un prima come vuoi misurare il dopo?
Comunque ho girato la tua domanda a un mio amico che fa questo lavoro, vediamo che dice. In più è un blogger, quindi conosce lo specifico.
Pubblicato da: Lucis - 14.11.05 11:48
Cara Georgia: Paolo Beneforti ricordava la necessità di "sondaggi" (più esattamente, direi io: di "ricerche") per trovare risposte alle domande che proponevo(a tutte, secondo lui; ad alcune, direi io).
Nessuno qui sta parlando di "sondaggi" nel senso di "classifiche di vendita".
Quando dici: "Quello che conta in rete nel passa parola (per lo meno per molti di noi) è la proposta intelligente, disinteressata e generosa" dici qualcosa che io sospetto sia ancora tutto da dimostrare (e che può essere dimostrato, eventualmente, con apposite ricerche).
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.11.05 11:53
Grazie, Lucis.
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.11.05 12:01
scusa Giulio, ma quando ho detto che ti sei risposto da solo intendevo che, forse, tu a quelle domande avevi già una risposta. per me, ribadisco, è ovvio che una piccola casa editrice non può dare risposta a tutte quelle domande alle quali, forse, non può dar risposta nessuno, neanche un sondaggio professionale, in quanto non si tratta solo di statistica ma di costruire un modello dinamico di comportamento.
inoltre direi che:
margine di rischio = 1 - chances di successo.
io sono d'accordo con Georgia.
Pubblicato da: Alberto - 14.11.05 12:13
D'accordo sull'equazione. Ma - diciamo così - è un diverso atteggiamento mentale, quello di chi si concentra sui margini di rischio e quello di chi si concentra sulle chances di successo (il primo dovrebbe indossare, se non ricordo male, secondo il gioco di Edward De Bono, il cappello nero; e il secondo il cappello verde). Vedi qui:
http://www.problemsetting.com/pages/6_cappelli.htm
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.11.05 12:25
beh giulio è vero che è tutto da dimostrare, ma un po' possiamo anche saperlo, le reazioni che si provano in rete non sono poi tanto dissimili una dall'altra, il così detto general intellect non è poi una cosa tanto fantasiosa in rete e alla fine provoca anche general-reazioni.
Una anlisi intelligente gioverebbe, ma il fatto è che per ora gli analisti sono molto più indietro di quelli che vorrebbe analizzare, usano vecchie categorie per afferrare il fenomeno che, per difesa, gli si modifica sotto l'analisi, e questo potrebbe provocare solo danni oltre che perdita di soldi.
L'unica cosa che potrebbe favorire un eventuale analista è la regolamentazione della rete a fini unicamente economci, è cosa prevedibile, ma ... NO GRAZIE.
geo
Pubblicato da: georgia - 14.11.05 12:26
si Giulio, quello dei cappelli è l'esempio giusto, tuttavia insisto a dire che al di là dell'attegiamento ottimistico o pessimistico bisogna fare anche un atto di fede e osare un poco, non si può sempre stare a calcolare tutto, tanto più su cifre molto basse come quelle di cui stiamo parlando.
di queste cifre si parla in una conversazione privata intercorsa tra me e Giulio e pubblicata oggi sul mio blog, su sua richiesta e con mio gran piacere.
Pubblicato da: Alberto - 14.11.05 12:36
Non siamo un campione rappresentativo, però ognuno di noi potrebbe valutare, onestamente, le ragioni che hanno portato alla lettura, o meglio, acquisto degli ultimi dieci/venti libri letti o acquistati. Probabilmente ad uno dei quesiti si riesce a rispondere (col bias dato dal campione di utenti web frequentatori di blog letterari, che potrebbe essere anche la fascia più influenzata da Internet, e quindi dare un limite superiore).
Pubblicato da: Vincenzo - 14.11.05 12:46
io ho comprato molti libri ultimamente influenzata dalla rete a volte anche indirettamente (cioè da articoli cartacei riportati nei blog o anche solo on line) a volte su consiglio di persona incontrata in rete (liste di discussione o blog) tenete presente che io non compro tramite internet altrimenti ne avrei acquistati molti di più.
Vi faccio un esempio dei libri comprati UNICAMENTE grazie alla rete (magari prima o poi li avrei incontrati ugualmente, ma è stata la rete, in una maniera o l'altra a indicarmeli e portarmi in liberia. Il motivo che me li ha fatti è sempre stato però del tipo "caldo" e di fiducia. Ve li elenco ma solo per giocare:
PAOLO VIRNO, Motto di spirito e azione innovativa, Bollati Boringhieri (letto recensione in un articolo on line, ma sensibilzzata su Virno da passate discussioni in una lista)
CHRISTIAN MARAZZI, Il posto dei calzini. la svolta linguistica dell'economia e i suoi effetti sulla politica, Bollati Boringhieri (andata in libreria dopo una discussione interessantissima in una lista).
ELSA BIAGINI, L'ospite (in seguito ad indicazione di giovanni chakundarian (che prima di entrare nel blog di giulio non sapevo neppure chi fosse, ma delle cui indicazioni ora mi fido QUASI, non compro certo tutto, ma ci penso).
MARIO LAVAGETTO, Eutanasia della critica, Einaudi, (tramite Stilos, ma solo perchè la recensione era a firma di giovanni, credo poi con il passa-parola di aver convinto (in rete e fuori) almeno altre 20 persone (per quando ne so con sicurezza) che a loro volte ne hanno sicuramente convinte altre.
GAETANO CAPPELLI, Il primo, Marsilio (è stato bart ad incuriosirmi su di lui, poi giovanni, ma il motivo dell'acquisto è dovuto alle cose intelligenti dette da Cappelli in questo blog, certo senza l'iniziale pezzo di bart forse non avrei mai approfondito. L'ho segnalato a centinaia di persone) libro veramente favoloso.
TANYA REINHART, Distruggere la Palestina, marco Tropea editore (indicatomi in una lista di discussione da una intelligentissima e coraggiosa donna in nero, ebrea).
ILAN PAPPE, Storia della Palestina moderna. Una terra due popoli. Einaudi (indicato dalla stessa detta sopra anche se nella edizione in inglese)
MICHEL WARSCHAWSKI, A precipizio, Bollati Boringhieri (sempre la stessa favolosa donna in nero)
MARK TWAIN Alla persona che siede nelle tenebre. Scritti sull'imperialismo, Edizioni Spartaco. (recensito da un blogger).
ERRICO MALATESTA Autobiografia mai scritta, Edizioni spartaco (recensito da un blogger)
MARY WOLLSTONECRAFT, Tempo di rivoluzioni, edizioni spartaco (recensito da una blogger).
WILLIAM DALRYMPLE, Dalla montagna sacra. Un viaggio all'ombra di Bisanzio) Rizzoli, (segnalato da kelebek in un lista. Libro favoloso che poi io ho segnalato a moltissimi, e i moltissimi a molti altri e credo giri il mondo senza bisogno di recensioni ma solo su un incredibile passa-parola globale).
ORHAN PAMUK, Neve, Einaudi (segnalato da kelebek in una lista)
Il libro di WU MING 1, New thing, Einaudi (grazie a lui stesso ed è una cosa rara che io compri un libro pubblicizzato dallo stesso autore. Non so come mai, ma è così).
Beh questi sono quelli che mi ricordo ora, e di cui non mi sono mai pentita, anzi, ma in realtà sono molti di più, e poi ne ho in programma almeno un'altra decina che ho trovato nella rete, poi metteteci quelli che volevo comprare e che NON ho trovato e non ho ordinato perchè ero fuori sede.
La rete influisce eccome, ma se cercherete di addomesticarla potete anche disinnescare questo poteziale.
Pubblicato da: georgia - 14.11.05 13:53
Mi pare ci sia un elemento trascurato (forse per pudore?) in quanto detto finora: le case editrici, comunque piccole, già inviano libri ad uso promozionale a blogger e siti, che poi ne parlano sui loro spazi. Se vedranno convenienza nell'iniziativa delle "formichine" lo faranno anche lì; ma lascerei ad ogni soggetto, se interessato, il farsi i propri conti e a chi / cosa inviare o invogliare a comprare. Lo spirito dell'iniziativa mi pare, al momento, quello di valorizzare (rendere visibili) cataloghi e libri di realtà misconosciute; il grado di qualità e convenienza statistico-macroscopica potrà misurarsi dal profilo degli aderenti (chi sono, cosa fanno, che storia hanno, di che carisma godono) e dal loro interesse (farsi pubblicità, valorizzare libri di qualità, far girare libri più o meno pagati) e riscontro (passaparola, sopravvivenza del libro nelle discussioni, sopravvivenza del libro come oggetto creatore di un mondo, e infine anche numero di copie vendute). Se anche un solo libro uscirà dalla nicchia-limbo-dimenticatoio-frullatore grazie a questo sistema, il costo "sociale" sarà stato compensato. E' questo lo spirito della rete di cui parla georgia e che sta alla base di numerose iniziative open source e free community. Io, per me, non modificherò le mie abitudini di lettore ma conoscerò -interagendoci- realtà editoriali nuove. Continuerò a disincentivare invii non richiesti e a parlare bene dei libri che mi piacciono. Non voglio rientrare in una statistica e credo di non fare testo: i miei libri li compro-ricevo tutti mediante internet e mi aspetto di trovare nelle "formichine" gente che faccia altrettanto. I parametri, insomma, credo vadano stabiliti nei confini di internet, un po' sulla scia dei discorsi di wu ming sulla creazione di comunità intorno a libri interessanti.
Pubblicato da: GiusCo - 14.11.05 13:58
Georgia, e nel periodo in cui acquistato i libri che hai citato, quanti altri ne hai acquistati?
Pubblicato da: Vincenzo - 14.11.05 14:43
Caro Alberto, quando dici: "Non si può sempre stare a calcolare tutto", sono d'accordo. Secondo me bisognerebbe calcolare *qualcosa* in *questo caso*.
L'esercizio di Georgia - fare l'elenco degli ultimi libri acquistati per sollecitazioni provenienti dalla rete - mi sembra interessante; e lo leggerei con l'atteggiamento di Vincenzo, cioè tenendo conto che Georgia è rappresentativa solo di sé stessa e che una congrua quantità di analoghe liste potrebbe dare, al massimo, un'idea di ciò che succede in una "fascia" molto "influenzata da internet". Forse potrebbe servire a rispondere a una domanda del tipo: quali sono i libri per i quali il passaparola in rete può essere un efficace mezzo di promozione?
A Giuseppe Cornacchia faccio notare che sì, già le case editrici mandano libri in omaggio ad *alcuni* blogger e ad *alcune* pubblicazioni in rete. Se il numero di destinatari aumentasse, aumenterebbero i costi. Quanti libri può inviare in omaggio un piccolo editore? Cinquanta? Cento? Duecento? Trecento?
Posso condividere una frase come questa: "Se anche un solo libro uscirà dalla nicchia-limbo-dimenticatoio-frullatore grazie a questo sistema, il costo 'sociale' sarà stato compensato", facendo però notare che sarà stato compensato solo il costo "sociale". Nel senso che quel libro uscirà dal limbo, e magari nel frattempo otto piccoli editori andranno a puttane. (Questa è una frase a effetto, non un argomento).
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.11.05 14:47
Qualche giorno fa ho ripreso sul blog una mia vecchia lettura di Fútbol bailado. Una gentile commentatrice ha commentato: "M’ha fatto insorgere una sana curiosità di questa scrittura".
Può darsi che poi abbia comprato il libro, come può darsi di no. Questo per dire che secondo me la domanda più difficile fra le molte di Mozzi è: «Esiste un modo per valutare complessivamente e analiticamente il valore economico del passaparola in rete?» Non ho la risposta, naturalmente.
Poi mi chiedevo: esiste un modo per stabilire se enfatizzare nelle discussioni libresche gli aspetti quantitativi ha qualche effetto sulla qualità dei libri in circolazione? Non è che, a furia di mettere le copie vendute al centro della discussione, aumenta la probabilità che gli scrittori scrivano sempre di più in funzione del successo commerciale?
Pubblicato da: Luca Tassinari - 14.11.05 15:17
Non so se andrebbero a puttane, Giulio, la piccola editoria che mi capita di frequentare (poetica) manda i libri che gli autori si stampano a proprie spese e in perdita non ci va comunque. Il cerino resta in mano all'autore e anche per questo non si possono fare statistiche, giacché non c'è idea di imprenditorialità né dall'una né dall'altra parte (cioè io i libri a pagamento me li faccio regalare, se vogliono farlo, non li compro mica), ma solo di passa-parola su materiale che, alla meglio, leggerebbero amici e parenti. In questo senso il costo "sociale" è ampiamente ripagato se anche solo una pubblicazione, tra quelle, avrà riscontro comparabile a quello della media editoria di mercato: venderà qualche centinaio di copie. E credi che non ci proverà nessuno?? Traguardo possibile e redditizio, tra l'altro, più in questo modo di rete che tramite i canali canonici produzione-distribuzione-libreria. Voglio dire: per quanto paradossale, un uso intelligente delle "formichine" (e dei suoi numerosi corrispettivi in rete) rende possibili margini interessanti per tutti liddove il costo alla fonte è già stato ammortizzato (nel massimo numero dei casi, dall'autore). Il giochino non crea valore dal nulla ma può moltiplicare un valore già esistente, messo in circolo a spese del più debole. Ancora più in fondo, una considerazione: dopo essere stato gabbato da capolavorismi di ogni sorta annunciati dalla grande-media editoria, il lettore attento reagisce come georgia (andando in cerca di gente affidabile che consigli libri di valore: e in rete se ne trova) o più cinicamente, entrando nell'ingranaggio come *qualcuno* tra i lettori. Se conviene a tutti, l'affare (il regalo) si fa e del libro si potrebbe parlare: non è affatto vero che l'invio del pacco garantisce la marchetta, almeno non nello spirito della rete.
Pubblicato da: GiusCo - 14.11.05 15:27
Ma, caro Luca, per gli editori il successo commerciale (ossia: la redditività dell'impresa) è essenziale. Per gli scrittori può non esserlo. Ma qui stiamo parlando di editoria.
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.11.05 15:30
Caro Giuseppe, la tua frase secondo la quale l'iniziativa proposta da Alberto Giorgi "rende possibili margini interessanti per tutti liddove il costo alla fonte è già stato ammortizzato", forse sarebbe più chiara se scritta così: "rende possibili margini interessanti *esclusivamente* liddove il costo alla fonte è già stato ammortizzato".
Perché, sai, quel "per tutti" trae in inganno.
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.11.05 15:38
@vincenzo
Parecchi! ora non posso stare a farvi la lista :-).
Però tieni presente che uno va in lbreria per comprare un libro particolare e poi magari ne trova altri, quindi non è detto che alcuni degli altri libri da me comprati non siano stati anche loro un effetto collaterale di internet che mi ha portato in libreria.
@giulio
certo che sono rappresentativa solo di me stessa, però tieni presente che uno frequenta in rete (a differenza della vita) solo i posti che gli interessano veramente, posti che diventano delle comunità e dove si instaura facilmente anche un clima di fiducia e di stima e nelle quali i gusti sono sì differenti, ma non poi tanto, e se una discussione interessa (magari anche solo a fini politici o altro) uno cerca anche di documentarsi. Ognuno è influenzato dai luoghi dove sono concentrati i suoi interessi. Infatti non è interessante cosa io abbia comprato, ma il fatto che io abbia trovato stimoli a comprare qualcosa che altrimenti non avrei mai comprato (NON conoscendone l'esistenza), poi è chiaro che di libri si parla nei siti e liste dove io vado, mentre altrove si parlerà di altre cose e si inflenzeranno (e ci si farà influenzare) altre persone. E' pure chiaro che io sono già una compratrice di libri prima di entrare in tali liste e blog, altrimenti probabilmente non ci andrei, la cosa sicura è che raramente io compro un libro perchè ne parlano i giornali ;-).
Però tu non hai idea di quanto può viaggiare un articolo cartaceo, ma fatto girare i rete, o una segnalazione personale di un libro, se lo posti nei posti giusti, dove ti sei creato un minimo di affidabiltà (e questo è il difficile e anche la cosa più aleatoria): ad esempio un articolo (su un libro) che colpisce una data comunità, postato lì, se piace, è capace di viaggiare ad velocita della luce sulle spalle degli altri componenti, ma non appena c'è anche il solo dubbio che tu lo abbia postato solo a fini di lucro, o di carriera o di interesse personale, lo stesso articolo pesa più del piombo e non si muove da lì.
Questo nel mondo della carta stampata non succede.
A noi naviganti si è sviluppato come un e-senso che ci fa capire subito se tale articolo o libro o recensione o appello o altro sia di interesse generale o della sola persona che lo sponsorizza (attento dico che lo sponsorizza non che lo ha scritto, questo per dire che nessuno ha nulla in contrario se chi scrive ci gadagna, è chiaro che chomsky, per fare un solo esempio, ci guadagna sui suoi libri).
georgia
Ehi giulio ma sei tu quello che nel mio blog mi chiama giorgia??????????????????????????????
E la madonna ... ma è un vizio, eh?.
Pubblicato da: georgia - 14.11.05 16:17
Cara Georgia, quando scrivo che sei rappresentativa solo di te stessa, intendo solo dire che una generalizzazione deve essere, se vuole essere scientifica, basata sull'esame di un congruo numero di "casi". Se invece si fa un discorso non scientifico, vallora non c'è problema: vale tutto. Un'iniziativa economicamente rilevante dovrebbe, secondo me, tentare un esame scientifico della situazione.
Poi. Hai scritto: "Non è interessante cosa io abbia comprato, ma il fatto che io abbia trovato stimoli a comprare qualcosa che altrimenti non avrei mai comprato". Sbagliato. Se io devo progettare un'iniziativa per la promozione del libro attraverso l'attivazione di passaparola in rete, l'informazione che mi serve è proprio che cosa tu abbia comperato.
Poi hai scritto: "Però tu non hai idea di quanto può viaggiare un articolo cartaceo, ma fatto girare in rete, o una segnalazione personale di un libro, se lo posti nei posti giusti". Appunto. Non ne ho idea. Se voglio progettare un'iniziativa ecc. ecc. come sopra, ho proprio bisogno di "avere idea" di questo.
Poi hai scritto: "A noi naviganti si è sviluppato come un e-senso" ecc. No, non credo. La mia esperienza (che è rappresentativa solo della mia esperienza) è il contrario: incrocio continuamente persone che stentano a distinguere tra promozione e informazione.
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.11.05 16:28
La mia domanda era molto più generale, Giulio, non limitata a quello di cui si parla qui. Quando si parla di impresa è logico parlare di numeri, e l'editoria è indubbiamente un'impresa. Questo mi è chiaro.
Più in generale, però, io ho come l'impressione che, in rete e fuori dalla rete, si parli sempre più di numeri e sempre meno di qualità dei libri. Per metterla in boutade: si parla troppo di editoria e troppo poco di letteratura.
Pubblicato da: Luca Tassinari - 14.11.05 16:40
Caro Luca: se ricordi, tra fine luglio e primissimi di agosto 2005, nel corso di una serie di post che giravano intorno alla questione "se la letteratura italiana sia o non sia in crisi" [vedi qui un indice dei post: http://www.vibrissebollettino.net/archives/2005/08/la_letteratura.html ], mi sono scontrato più volte col problema della continua sovrapposizione della "questione editoria" e della "questione letteratura". Io vorrei parlare di editoria quando si parla di editoria, e di letteratura quando si parla di letteratura.
Credo che sia sano, oggi come oggi, parlare molto di editoria (e quindi di economia, di numeri, eccetera): perché, al di là delle profezie alla Moresco (che possono scaldare gli animi, ma non aiutano a decidere il "che fare?"), credo davvero che l'editoria italiana sia sull'orlo di un grande cambiamento: cioè del compimento della sua industrializzazione. A questo cambiamento si può sopravvivere o no. Ho l'impressione che molti piccoli editori non siano in grado di sopravvivere. Ho l'impressione che la maggioranza dei "produttori di letteratura" (gli scrittori e i lettori) non si rendano bene conto di ciò che sta accadendo e delle dimensioni di ciò che sta accadendo.
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.11.05 16:53
" Ho l'impressione che la maggioranza dei "produttori di letteratura" (gli scrittori e i lettori) non si rendano bene conto di ciò che sta accadendo e delle dimensioni di ciò che sta accadendo."
Non so i scrittori, ma i lettori se ne sono resi conto benissimo. E' da un bel po che io ho smesso di fidarmi del "Nome" della casa editrice. Prima, in un senso o nell'altro e con molte eccezioni, potevi fidarti, ora non più.
Questo http://www.liberonweb.com/asp/libro.asp?ISBN=8804437944 è l'ultimo bidone che mi ha tirato la mondadori, da allora ci vado con i piedi di piombo
Pubblicato da: Lucis - 14.11.05 17:22
Ciao,
successone il mio suggerimento dell'articolo si Wired!!!!eh eh eh.
Comunque, provo a riassumere una cosa che mi sembra fondamentale (me l'articolo ne contiene altre interessanti):
Il pubblico, quando ha a disposizione gli strumenti (come su Amazon), compra molto di più di quello che ci si immagina libri (o dischi oscarica canzoni ecc) di nicchia, particolari e non "popolari". Tanto per dire: quel percentuale dei primi 10.000 titoli più venduti vende almeno una copia ogni mese? La risposta classica sarebbe il 20%, in rispetto della famosa regola del 80/20. Su internet, la risposta è il 99%. Praticamente tutti i 10.000 titoli vendono almeno una copia al mese. E' profittevole avere la possibilità di un catalogo quasi infinito, perchè si fanno soldi anche con i titoli che non sono assolutamente best sellers.
Viene chiamato l'effetto "Long Tail" (coda lunga): anche i titoli in fondo alla coda fanno profitti, e almeno per i negozi on line non è possibile stare sul mercato senza queste code.
"Popularity no longer has a monopoly on profitability".
Ok, ok, stiamo parlando di internet e Amazon, ma alcune caratteristiche del fenomeno non potrebbero "tracimare" dalla rete e arrivare a noi?
Il meccanismo che sta dietro questa "codizzazione" del mercato, su Mazon, non è altro che un passaparola telematico, organizzato dalla stessa Amazon.
Ciao
Vella
Pubblicato da: vella - 14.11.05 17:35
Per Vella: se hai un po' di pazienza, pubblico una traduzione di quell'articolo, o almeno una sintesi; incrociandola con ciò che so delle librerie on line italiane. Ma mi ci vuole un po' di tempo...
Per Lucis: infatti, secondo me, non ti rendi conto di che cosa sta accadendo. Il problema non è che gli editori industriali pubblicano libri-bidone. Il problema è - lo ripeto per l'ennesima volta - che l'editoria indipendente è a rischio di scomparsa. Lo scenario che io immagino è che da qui a cinque anni non ci saranno più: e/o, Minimum Fax, Iperborea, Marcos y Marcos, Sironi, eccetera eccetera. Non dico che questi editori (e tutti quelli ad essi paragonabili per dimensioni ecc.) tra cinque anni avranno delle difficoltà. Dico che non ci saranno più (o, in alternativa, che entreranno a far parte di grandi conglomerati industriali).
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.11.05 17:45
Se le scie, che faceva una buona divulgazione storica, mi diventa inaffidibale io percepisco che qualcosa non quadra, come lettore oltre non vado.
Che le piccole case editrici stiano chiudendo lo so se non altro perchè ne stiamo discutendo da un bel po. Sarò fesso, ma almeno concedimi un po di memoria. Oltretutto, mi sembra, sono un dei pochi che si ingegna e si impegna a immaginare soluzioni restando in tema e senza discutere i tuoi assunti. Magari sparando un mucchio di cretinate ma, evidentemente, la cosa un po a cuore mi sta.
Poi, perchè escludi che le due cose abbiano un nesso? Perchè escludi che libri-bidone e crisi della piccola editoria non possano essere facce della stessa mediaglia? (non è una domanda retorica, è per capire)
Pubblicato da: Lucis - 14.11.05 17:58
si condivido perfettamente, giulio, quello che hai detto stavolta, lì sta la vera tragedia, :-( come già non esistono quasi più le piccole librerie.
Aspetto con curiosità l'articolo indicato da vella
Pubblicato da: georgia - 14.11.05 18:19
lucio i libri bidone non c'entrano nulla con questa crisi segnalata da giulio, la mondadori infatti rimarrà, bidoni o non bidoni.
Un piccola casa editrice se pubblica libri bidone forse ci rimette, ma è sicuro che anche se pubblica libri bellissimi non gli basta per scongiurare la crisi.
Pubblicato da: georgia - 14.11.05 18:22
@georgia.
1)Ti secchi quando sbagliano il tuo nick poi vai continuamente sbagliando quello degli altri. O diventi meno permalosa o più attenta.
2)Non ho espresso giudizi estetici sui libri. Che un libro sia bello o brutto in questa sede non mi interessa. Io ho parlato di inaffidabilità. Quel libro che ho segnalato è cattiva divulgazione perchè presenta come fatti accertati quelle che, al più, sono ipotesi, e senza avvisare i lettori. Dopo questo e altri "scherzetti" ho capito che le scie non hanno più (come mi era sembrato prima) una "politica editoriale" ma una "politica economica pura": pubblico ciò che vende e basta. A me che mi si presentino astruse teorie sugli egizi e sulle piramidi come verità rivelate non sta bene. E' la politica, non il contenuto, che critico.
Pubblicato da: Lucis - 14.11.05 18:37
Lucis, ti chiedo scusa. Non era mia intenzione insultarti: ma indubbiamente il tono di ciò che ho scritto è insultante. Mi dispiace. Si deve rileggere sempre ciò che si scrive, perché le parole scivolano: e non l'ho fatto.
Quanto al nesso tra i "libri-bidone" e i miei timori sulla sorte degli editori indipendenti: ma, se guardo all'editoria italiana, che so, degli anni Dieci o Trenta o Sessanta del Novecento, ci trovo un sacco di "libri-bidone". E (rappresentando solo me stesso) dico che non mi pare ce ne siano più oggi che un tempo. Tuttavia sarebbe interessante sapere se oggi ce n'è più che un tempo. (Ma non ho idea di come procurarmi informazioni di questa specie).
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.11.05 18:46
non ho sbagliato il tuo nome, forse ho fatto di peggio :-), non so come mai, ma sono sempre stata convintissima che tu fossi angelini, se non lo sei mi scuso.
Pubblicato da: georgia - 14.11.05 18:46
Georgia, chiunque non linki il blog di Lucio non è Lucio :/
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.11.05 18:51
ma è intorno alla ricezione dei libri che si gioca l'accesso ad una quota o fetta di torta editorial-immunitaria!
completiamo una casella: come si fa a dare risposta a 300 domande che presuppongono una risposta già chiara per chi le pone?
non sarebbe di giovamento che tu, giulio mozzi, proponessi la tua visione, alla faccia delle profezie?
la molteplicità di visioni fa spesso il gioco del grande, che è come dire che il troppo movimentismo intorno, con annesse scuole scritturali, nel falso proposito di democratizzare, affloscia il pene di ciò che andrebbe dritto al centro ed innalza le quote di viagra.
salù salò,jjetto
Pubblicato da: giggetto er carrettiere - 14.11.05 20:11
@georgia. giulio ha ragione. Figurati che scrivo su due blog e non ne ho mai linkato uno che sia uno. Ma, a parte questo, nel tempo sono giunto a stimare quello spammer di lucio. Giusto pochi giorni fa mi sono scusato con lui per una cosa. Quindi che mi hai scambiato per lucio non può che farmi piacere :-)
@ giulio. Non sei stato offensivo, mi eri sembrato seccato. Ne ero rimasto perplesso, non capivo perchè. Sul rileggere hai ragione, confesso che non lo faccio quasi mai. Si corre sempre.
Sui libri bidone vorrei spiegarmi. Sempre nelle scie uscì questo libro http://libri.kelkoo.it/ctl/do/compare?catId=5101&pid=9622158&genreId=20631447&catPath=it/books&imgProduct=ok
Ora il punto è questo. Per me le scie erano una bussola, cioè quando compravo un libro questo poteva essere bello o brutto però io sapevo cosa compravo: una buona divulgazione storica. Ora:
Il libro di spinosa su hitler per me è cattiva divulgazione.
Il libro di staglieno su arnaldo e benito è ottimo ma NON è divulgazione: tutt'altro.
Da una bussola le scie mi è diventato un uovo di pasqua, può uscire di tutto. Sono un lettore "extra strong" di storia (viaggio intorno ai 5 libri al mese), soprattutto periodo 1930-45, ma con tutta la presunzione di questo mondo IO NON POSSO CONOSCERE TUTTI GLI AUTORI. Sono contento di aver letto il libro di staglieno che indaga in modo innovativo i rapporti tra i due fratelli, ma io cercavo un libro di divulgazione: in quel momento è stato un bidone.
Difficoltà di questo genere le incontro sempre più spesso, mancano le coordinate. Da un bel po a questa parte non ci si capisce più nulla, il libro "sbagliato" può sempre capitare ma quando l'eccezione si fa regola io mi faccio cauto.
Non so se questo è vero o falso (magari sono io che sono cambiato nel tempo), ma posto che sia vero domando: questo spazio di "fiducia" abbandonato dalle "industrie" del libro non potrebbe essere una delle strade (non credo alla soluzione unica) per gli editori "artigiani"? (dinuovo, domanda vera non retorica)
Pubblicato da: Lucis - 14.11.05 21:08
Giulio dice: "credo davvero che l'editoria italiana sia sull'orlo di un grande cambiamento: cioè del compimento della sua industrializzazione. A questo cambiamento si può sopravvivere o no. Ho l'impressione che molti piccoli editori non siano in grado di sopravvivere."
Secondo me le scorze dure sopravviveranno: faranno libri a pagamento. Hanno già iniziato anche case un tempo rinomate: inventano una collana ricettacolo e destinano a quella il ciarpame, che comunque gli dà il mangiare. Medici, avvocati, funzionari, insegnanti, professionisti a vario titolo darebbero un occhio per uscire col loro capolavoro presso case editrici con un minimo di nome. E sganceranno volentieri. Il bello è che gli editori dicono oggi a voce alta: questa è la nostra collana-spazzatura, non si pensi male. Che ipocrisia, e che autogol... fra cinque anni diranno i sopravvissuti che quella è la loro collana migliore. E sopravviveranno in tanti, non è che ci sia molto altro lavoro in giro.
Pubblicato da: GiusCo - 14.11.05 21:11
Orrenda Georgia, confondermi con Lucis. E io che mi credevo irripetibile!
Giulio. Se invece di una previsione posso fare una post-visione, vedo nella mia sfera che le edizioni Libri Molto Speciali sono già scomparse da tempo.
E tu non mi hai ancorato procurato le notizie sull'immissione dei relitti nel circuito Remainders.
Pubblicato da: http://www.lucioangelini.splinder.com - 14.11.05 21:31
ancora
Pubblicato da: http://www.lucioangelini.splinder.com - 14.11.05 21:32
"Orrenda Georgia, confondermi con Lucis. E io che mi credevo irripetibile!"
Quella che per te è fede, per noi è speranza :-P
Pubblicato da: Lucis - 14.11.05 21:33
Colui che si firma giggetto ha scritto: "Come si fa a dare risposta a 300 domande che presuppongono una risposta già chiara per chi le pone?". Be': le domande non sono 300, e io non ho *già* una risposta chiara.
Poi aggiunge: "Non sarebbe di giovamento che tu, giulio mozzi, proponessi la tua visione, alla faccia delle profezie?". Mi chiede in somma, credo, di ripetere quanto ho scritto il 12 ottobre scorso:
http://www.vibrissebollettino.net/archives/2005/10/ieri_e_oggi_cen.html
Per Giuseppe Cornacchia: ho capito, *per te* esistono solo le case editrici che pubblicano a spese degli autori. *Per il resto del mondo*, tuttavia, esistono anche tutte le altre case editrici. Ed è di quelle che stiamo parlando.
Per Lucis: l' "affidabilità" di una certa collana - e qui parlo della saggistica - dipende: [a] dalla capacità dell'editore di instaurare rapporti solidi e costruttivi con i principali centri di ricerca, ossia in genere con l'Università, ossia in genere con gli accademici; [b] dalla capacità dell'editore di investire su opere il cui smercio è, di solito, lento e di lunga durata. Il saggio, specie quello d'argomento storico, ha una "curva di vita" più "bassa" e più "lunga" di quella non solo della narrativa, ma anche della saggistica a es. politica, sociologica ecc.
Se pubblicare un buon romanzo costa 10, e se tutto va bene quel 10 si ricupera in circa tre mesi, pubblicare un buon saggio storico costa ugualmente (mettiamo) 10, ma quel 10 si ricupera in quattro anni.
Se noti, la saggistica storica è, tra i vari settori della saggistica, quella che più è nelle mani dei grandi editori.
Pubblicato da: giuliomozzi - 15.11.05 08:45
@giulio. azz la coperta è davvero corta. Giulio non potresti pubblicare i conti della serva di una piccola casa editrice tipo? Nulla di troppo dettagliato, solo per capire cosa fattura come spende etc etc. Per avere un idea dei margini di manovra insomma. Magari un po più di dettaglio nelle spese di pubblicità e propaganda.
Pubblicato da: Lucis - 15.11.05 10:15
A quanto ne so, vi sono testi di saggistica storica (es. "Akropolis" di Valerio Massimo Manfredi, i saggi di Antonio Spinosa in genere, la "Storia d'Italia" di Montanelli e Gervaso, alcuni testi di Franco Cardini, i saggi di Denis Mack Smith sul Risorgimento italiano, la "Storia della Seconda Guerra Mondiale" di Raymond Cartier, "Storia di una sconfitta" di Sir Basil Liddell Hart etc.) che han recuperato l'investimento iniziale in molto ma molto meno di quattro anni (ed anzi, continuano a far guadagnare parecchi soldini agli editori). Ho citato i primi libri che mi son venuti in mente ma la lista potrebbe essere molto più lunga.
Pubblicato da: davide l. malesi - 15.11.05 11:28
Ciao,
se hai pazienza un paio digiorni lo traduco io l'alrticolo.
Vella
Pubblicato da: vella - 15.11.05 11:45
Caro Davide, indubbiamente ci sono testi di saggistica storica che hanno ricuperato l'investimento iniziale in molto ma molto meno di quattro anni. Così come ce ne sono altri che l'investimento iniziale non lo ricuperano mai.
Il dato che ho citato (i quattro anni), l'ho citato a memoria. Un paio d'anni fa ho seguito il corso di Economia e gestione delle imprese editoriali tenuto presso l'Università di Padova dal prof. Cesare De Michelis (che è anche presidente della casa editrice Marsilio). Non ho la possibilità di citarti una fonte più precisa. E' evidente che un dato del genere non può che essere un dato medio.
Pubblicato da: giuliomozzi - 15.11.05 12:49
caro mozzi, credo che la tua messe di domande serva solo ad innervare il giochino che da tempo conduci, a difesa: l'amo per i pesci che abboccano.
il tuo visionare(vedi post del 12 ottobre) intorbida le acque, per il fatto che la letteratura è un prodotto spirituale-sii onesto, restringi la sfera aggettivale, mostrati!-.
la carica trainante ad essa intrinseca non la puoi ridurre ad una semplificazione manichea(elites/popolo).immaginala invece come una azione piramidale che, sondando-come a te piace dire, categorialmente- elites e popolo, restituisca detriti cavializzati.
voglio dire: per toccare certe corde i venditori di penne non bastano; o perlomeno vanno grigliati per benino, arrostiti. la mia visione,aristocratica, è la visione di tutti, nel momento in cui tutti saranno coscienti del guazzabuglio e del movimentismo bieco, falsamente democratico, del quale tu e tanti altri compagni di ufficio fate parte.
salù, jjetto
Pubblicato da: giggetto er carrettiere - 15.11.05 15:07
Posso avere una traduzione in italiano standard?
Pubblicato da: giuliomozzi - 15.11.05 15:53
Cosa significa "italiano standard"?
Mi sa che conosco solo quello
Vella
Pubblicato da: vella - 15.11.05 15:57
ma mozzi, l'italiano è italiano, come vella ha capito. lo standard è solo nella tua testa geometrica o volutamente geometrica ;-)
Pubblicato da: giggetto er carrettiere - 15.11.05 18:53
un'indagine di mercato ha dei prezzi variabili in funzione del canale utilizzato e del campione contattato. Direi che visto l'argomento potrebbe farsi direttamente online e con un investimento di 4/5.000 €. ciao
Pubblicato da: diego - 16.11.05 16:59
Grazie, Diego. A quali domande potrebbe rispondere un'indagine di mercato?
Pubblicato da: giuliomozzi - 16.11.05 17:11




