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16.10.05

Sullo sciopero della cultura

di Giuseppe Caliceti

calix.JPGNei giorni scorsi è accaduta in Italia qualcosa che non è mai accaduta: magari una cosa "minore" per i più, ma molto significativa. Per la prima volta in Italia, c'è stato uno sciopero generale nazionale della cultura. I sindacati e le associazioni del mondo dello spettacolo hanno infatti indetto una manifestazione di protesta a Roma allo slogan di "chiudere un giorno per non chiudere sempre". E i teatri e i cinema sono rimasti chiusi. Non sono stati effettuati spettacoli nei circhi e si sono fermate le trupe cinematografiche. Per ventiquattrore.
Da diversi anni cultura e spettacolo sono stati oggetto di tagli e disattenzioni, di riduzione progressive dei finanziamenti, di crisi, di limitazioni, di censure. Non è certo una novità. Diciamo la verità: se ci sono tagli da fare, i tagli di spesa alla cultura e allo spettacolo sono da sempre tra i primi. Sia nell'amministrazione dello Stato che in quello delle Regioni, delle Province, dei Comuni. E questo, spesso, accade tanto nelle Regioni, nelle Province e nei Comuni governati dal centrodestra che in quelli di centrosinistra. Quando si tratta di tagli alla cultura, spesso si raggiungono unanimità impensabili. Questo deve avere a che fare inevitabilmente su ciò che rappresenta per la maggioranza dei politici la cultura e lo spettacolo: spesso un "ornamento civile", un "fiore all'occhiello", un "lusso", un "intrattenimento", una forma colta e super partes "di pubblicità o di propaganda", un "qualcosa in più" di cui comunque, in tempi di vacche magre - e le vacche sono sempre più magre da ormai qualche decennio - si può tranquillamente fare a meno o comunque ridimensionare vistosamente. Insomma, qualcosa di non così vitale e necessario. Un'idea di arte, cultura e spettacolo ben poco "alte". E che comunque hanno ben poco a vedere col ruolo e la funzione sociale e di crescita e di riflessione e di livello di civiltà di una comunità di cui si parla se va bene soprattutto nelle campagne elettorali..


Ma se il taglio alla cultura è in voga da sempre, perché l'altro giorno c'è stato per la prima volta in Italia uno sciopero della cultura e dello spettacolo? Semplice: il governo Berlusconi ha inferto un taglio così profondo e vistoso che non ha precedenti. Un taglio "mortale". Nella finanziaria del 2006 sono infatti previsti tagli del 40 per cento di tutte le risorse pubbliche per lo spettacolo, che comporteranno la perdita di 6.000 posti di lavoro di addetti del settore e la chiusura di circa 5000 aziende. Di fatto la finanziaria condanna a morte la produzione culturale in Italia di cinema, teatro, lirica, musica. E senza dubbio l'Italia, sul piano culturale, diventerà ancora più povera. Non so poi se questa povertà culturale potrà veramente aiutare a avere più soldi in tasca o a vivere meglio. Non credo.
In ogni caso, seguendo l'idea guida sulla Formazione della Riforma della scuola Moratti e applicandola alla Cultura e allo Spettacolo, indica chiaramente che si andrà sempre più verso la privatizzazione del sapere, della cultura, dello spettacolo, e si legherà sempre di più la conoscenza e la riflessione sul singolo e la singola comunità allo spirito d'impresa e del mercato. Rafforzando in questo modo un'idea di arte, cultura e spettacolo sempre più supine, accessorie, inutili.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 16.10.05 23:41

Interventi

Il mondo della cultura non va conquistato. Temo che il centro-destra dia per persi i voti della classe "colta". Una classe, anzi, pericolosa, perché rischia di controinformare.
Che gli intellettuali - o cosiddetti tali - si espongano una buona volta.

Pubblicato da: Federico - 17.10.05 12:40

Per esporsi bisogna avere le idee chiare, dire su cosa dire. Nel senso che se uno dice male, alla 'vetrina' - presupposto dell'esposizione - non ci arriva proprio.

Pubblicato da: angela scarparo - 17.10.05 12:58

Caro Giuseppe,
anch'io penso che la situazione sia drammatica e che uno sciopero del genere in italia non s'era mai visto (mi pare che qualche tempo fa ce ne sia stato uno simile in francia, ad avignone, attuato dagli operatori di teatro, se non ricordo male).
Credo fermamente sia necessario scendere in campo in modo Attivo.
Esporsi, oserei dire, è ancora poco.
massi

Pubblicato da: massimiliano nuzzolo - 17.10.05 16:16

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