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25.10.05
L'origine dei romanzi [5]
di Pierre-Daniel Huet
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Gl'indiani ancora vicini a' Persiani erano inclinati com'essi alle invenzioni favolose. Sandaber Indiano aveva composto delle Parabole, le quali sono state tradotte dagli Ebrei, e che si ritrovano oggigiorno nelle Biblioteche de' curiosi. Il Padre Possevino della compagnia di Gesù ha aggiunto al suo Pachymere, ch'egli dipoi ha fatto stampare a Roma, un Dialogo tra Assalone Re dell'Indie, e un Ginnosofista, sopra diverse questioni morali, in cui questo Filosofo non si scusa che per parabole e per favole alla maniera di Esopo. La Prefazione narra, che questo Libro era stato composto da più Savj e più dotti di quella Nazione, e ch'era gelosamente conservato nell'Archivio delle Scritture del Regno: che Perzoez Medico di Cofroa Re di Persia lo tradusse dal Persiano in Arabo, e Simeone Sethi da Arabo in Greco. Questo Libro è sì poco differente dagli Apologi che vanno sotto il nome dell'Indiano Pilpay, li quali pochi anni sono, si son veduti in Francese, che non si può dubitare ch'egli non sia o l'originale, o la copia; mentre si dice, che questo Pilpay fosse un Dramano che ebbe parte a i grandi affari dello Stato dell'Indie sotto il Re Dabchelin: che racchiuse tutta la sua Politica e la sua Morale in questo Libro, il quale fu conservato da i Rè dell'Indie, come un tesoro di sapienza, e di erudizione. che 'l grido di questo Libro essendo andato fino a Nouchirevon Rè di Persia, n'ebbe con destrezza una copia per mezzo del suo Medico, il quale lo tradusse in Persiano: che 'l Califfo Abujafar Almansor lo fece tradurre dal Persiano in Arabo e un altro dall'Arabo in Persiano; e che dopo tutte coteste traduzioni Persiane se ne fece ancora una nuova, differente dalle precedenti, su la quale se n'ha fatta la Francese.
Certamente chi leggerà la Istoria de' pretesi Patriarchi degl'Indiani Brammon e Bramavv, de' loro discendenti e delle loro popolazioni, non si cercherà altra pruova dell'inclinazione di quella Nazione per le favole. Stimerei per tanto, che quando Orazio ha chiamato favoloso il fiume Idaspe, il quale ha la sua sorgente dalla Persia, e la sua imboccatura nell'Indie, egli ha voluto dire, che questo fiume comincia e finisce il suo corso tra Popoli molto inclinati alle finzioni, e alle trasformazioni.
Queste finzioni, e queste parabole che voi avete vedute profane tra le Nazioni, di cui vi ho parlato, sono state santificate nella Siria. Gli Autori Sacri accomodandosi al naturale de' Giudei, se ne son serviti per esprimere le ispirazioni ch'essi ricevevano dal Cielo. La Divina Scrittura è tutta mistica, tutta allegorica, tutta enimmatica. I Talmudisti hanno creduto che 'l Libro di Giobbe non sia altro che una parabola dell'invenzione degli Ebrei. Questo Libro, quello di Davide, i Proverbj, l'Ecclesiaste, la Cantica de' Cantici, e tutti gli altri Cantici Sacri sono opere poetiche, piene di figure, che parrebbero ardite e temerarie ne' nostri scrittori, e che sono ordinarie ne' Libri di quella Nazione. Il Libro de' Proverbi è altrimente intitolato le Parabole, perché i Proverbj di tal fatta, secondo la definizione di Quintiliano, non sono che Parabole in succinto. La Cantica de' Cantici è un'Opera Drammatica, in cui i sentimenti dello Sposo e della Sposa sono espressi con maniere sì tenere e sì vive, che noi ne saremmo lusingati, se queste espressioni e queste figure avessero un poco di rapporto col nostro genio; o che ci potessimo disingannare di quella ingiusta preoccupazione che ci fa disapprovare tutto ciò che qualche poco si allontana da' nostri costumi. In che, senza accorgercene condanniamo noi medesimi; stante, la nostra leggerezza non ci permette di perseverar lungo tempo nelle usanze. Nostro Signore medesimo non dà quasi mai precetti a i Giudei se non sotto il velo delle Parabole. Il Talmud contiene un milione di favole, le une più strane dell'altre: molti Rabbini le hanno dipoi spiegate, conciliate, o unite in Opere particolari, e oltre di esse hanno composto molti Proverbj, Poesie, ed Apologi. I Cipriotti e i Cilicj vicini della Siria hanno inventate certe favole, che portavano il nome di questi Popoli: e l'abito che i Cilicj in particolare avevano alla bugia è stato screditato da uno de' più antichi Proverbj che sono corsi per la Grecia. Finalmente, le favole erano sì comuni in tutte quelle contrade, che tra gli Assirj, e gli Arabi, secondo la testimonianza di Luciano, vi erano alcuni personaggj, la cui sola professione era di spiegar le favole: e quelle genti facevano una vita sì regolata, che vivevano più lungo tempo degli altri Uomini.
[continua]
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 25.10.05 09:58




