« La presunta morte della letteratura | Main | Scritture, 21 / Inserisca »

03.10.05

L'origine dei romanzi [1]

di Pierre-Daniel Huet

[Questo trattato, scritto in forma di lettera, apparve nel 1669 come introduzione al romanzo Zayde, histoire espagnole di Jean Segrais (pseudonimo di Madame de La Fayette, l'autrice della Principessa di Clèves). gm]

small_lettera_di_monsignor.GIFLa vostra curiosità è molto ragionevole, ed è conveniente che sappia l'origine de' Romanzi colui che possiede sì perfettamente l'arte di comporli; ma, Signore, non so se conviene ancora a me intraprendere a soddisfare il vostro, quantunque giusto, desiderio. Io mi trovo senza Libri: ho presentemente la testa piena di tutt'altro; e vedo quanto qusta ricerca è imbarazzata. Né nella Provenza, né nella Spagna, come molti credono, bisogna sperare di trovare i primi principi di questo piacevole trattenimento delle persone sfaccendate; e bisogna andare a rinvenirli ne' Paesi più lontani e nell'antichità più rimota. Nulladimeno farò quel che desiderate; mentre, siccome la nostra antica e stretta amicizia vi concede il diritto di chiedermi qualunque cosa, così mi toglie la libertà di negarvi che che sia.

In altri tempi sotto il nome di Romanzi contenevansi, non solo quelli che erano scritti in prosa, ma più sovente ancora quelli ch'erano scritti in verso. Il Giraldi e il Pigna suo discepolo, nel loro Trattato de' Romanzi, mostrando di non conoscerne d'altro genere, ne danno il Bojardo e l'Ariosto per modello. Ma al giorno d'oggi l'uso contrario ha prevaluto, e quel che propriamente si chiama Romanzo, non è altro che una serie di finzioni di avventure amorose scritte in prosa con maestria, per diletto e istruzione del Lettore. Dico finzioni, per distinguerle dall'Istorie vere; e aggiungo, di avventure amorose, perché l'amore dev'esser il principal suggetto del Romanzo. E' di mestieri ch'esse siano scritte in prosa per esser conformi all'uso del secolo corrente; e ancora ocn arte e con certe regole, altrimenti sarà un composto confuso senza ordine e senza bellezza.

Il fine principale de' Romanzi, o almeno quello che deve esserlo, e che debbonsi proporre quelli che gli compongono, è l'istruzione de' Lettori, cui bisogna sempre far vedere la virtù premiata e 'l vizio punito. Ma perché lo spirito dell'Uomo è naturalmente nemico d'insegnamenti, e 'l suo amor proprio gli fa odiare le istruzioni, bisogna ingannarlo coll'esca del piacere, e addolcire la severità de' precetti col diletto degli esempi, e correggere i suoi diffetti condannandoli in un altro. In tal maniera il divertimento del Lettore, che 'l pratico Romanziero sembra proporsi per fine, non è altro che un fine subordinato al principale, che è l'istruzione dello spirito, e la correzione dei costumi: e i Romanzi sono più o meno regolati, quando più o meno si allontanano da questa definizione e da questo fine. Di questi io pretendo di parlarvi, e credo che intorno ad essi si giri la vostra curiosità.

Io, adunque, non parlo qui de' Romanzi in verso, e molto meno de' Poemi Epici, i quali oltre d'esser in versi, hanno ancora alcune differenze assenziali che gli distinguono da' Romanzi; benché per altro vi abbiano un gran rapporto, e che, secondo le massime di Aristotile, il quale insegna, che il Poeta è più Poeta per le finzioni che inventa, che per i versi che compone, si possa mettere il componitor de' Romanzi al numero de' Poeti. Petrone dice, che i Poemi debbono spiegarsi con grandi raggiri, col ministero degli Dei, con espressioni libere e ardite, di maniera che si prendono piuttosto per oracoli, che provengono da uno spirito pieno di furore, che per una narrazione esatta e fedele: i Romanzi sono più semplici, meno sublimi, meno figurati nell'invenzione e nell'espressione. I Poemi hanno più del maraviglioso, benché sempre del verisimile: i Romanzi hanno più del verisimile, benché qualche volta del maraviglioso. I Poemi sono più regolati e più castigati nella categoria, e ricevono meno materia, avvenimenti ed episodj: i romanzi ne ricevono più, poiché essendo meno subilimi e meno figurati, non istancano tanto la mente, e non la lasciano in istato di caricarsi d'un numero portentoso d'idee tra lor dispaate. Finalmente, i Poemi hanno per suggetto un'azione militare, o politica, e per incidenza parlan d'amore: i Romanzi al contrario, hanno l'amore per suggetto principale, e trattan per incidenza la guerra e la politica. Io parlo de' Romanzi regolati, mentre la maggior parte degli antichi Romanzi Francesi, Italiani e Spagnuoli sono molto meno amorosi che militari. Lo che ha fatto credere al Giraldi, che il nome di Romanzo derivi da una parola Greca che significa la forza e 'l valore; perché siffatti Libri non per altro son composti che per vantare la forza e 'l valore de' Paladini; ma il Giraldi su ciò si è ingannato, come vedrete appresso.

[la puntata successiva] [tutte le puntate]

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 03.10.05 16:59

Interventi

Pubblica un intervento




Vuoi che mi ricordi di te?