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21.10.05
Fa la 'torta' giusta!
Parto da una riflessione di b.georg contenuta nell'ultimo post di Giulio, I conti in tasca all'autore . B. georg si riferiva ai wu ming. "A partire dai modelli di riferimento che wu ming ha (l'epica, il bardo, scusate se io angela procedo per accenni, il virgolettato è mio, il discorso di b.goerg era più articolato, ma voglio arrivare da un'altra parte) i suoi prodotti si possono o no, considerare riusciti?". Che cosa decreta la riuscita di un'opera (in questo caso un romanzo) rispetto ai suoi modelli di riferimento? Provo a spiegarmi. Mettiamo che io voglia scrivere un romanzo: non ho l'ingenuità di pensare che sto inventando qualcosa di radicalmente nuovo. Allora mi armo di un armanetario' di riferimento (il giallo, il romanzo di formazione, il romanzo picaresco, l'epica, etc. o un incrocio fra questi). Scrivo il mio 'romanzo'. Ma a dire se la mia 'operazione' è riuscita cosa sarà? Se voglio fare una torta, sarà sufficente prendere uova, farina, e latte...etc. A rendermi sicura che la torta sia riuscita sarà la costatazione che: è soffice, è alta, è dorata: chi la mangia mi dimostra di gradire (peraltro uno può pure fingere!). Ma uno scrittore? Che cosa conforterà uno scrittore? Chi dirà se ha fatto o no, la 'cosa giusta'? Che sono, le mail di affetto che riceve, a far dire a 'uno-che-scrive', che deve continuare in quella strada? O il fatto che rileggendo uno ritrovi - magari sbagliando - tracce di quello che gli piace leggere (il noir)? O il successo di vendite? E viceversa, in che considerazione bisognerà tenere i 'catastrofismi pseudo-francofortesi' o gli 'escamotage ideologici' o le 'ilari adesioni al marketing' (questi ultimi tre virgolettati sono di b.georg, con cui mi scuso in anticipo se non dovessi aver capito qualcosa) che in generale si riferiscono oggi ai 'romanzi'?
Pubblicato da Angela Scarparo, il giorno e l'ora: 21.10.05 16:29
Interventi
Maura (www.maura.splinder.com) carinamente mi manda una mail, mi dice "Ho appena aperto un blog. Lo venite a vedere?". Ci vado. La prima domanda (riferita anche a un bel libro di J. Gardner, Il mestiere dello scrittore) che leggo è "Ne varrà la pena?". E' anche una delle prime domande in assoluto che Maura si fa, perchè il blog è appena 'nato'. E un caso? Vale la pena di scrivere? Quando il romanzo è 'riuscito'? Perchè è chiaro, se il romanzo riuscirà, qualsiasi cosa - tempo dedicato, notti insonni, soldi persi o mai guadagnati, amici che scelgono altro - succederà, e ne sarà 'valsa la pena'.
Pubblicato da: angela scarparo - 21.10.05 17:26
Bella domanda e le risposte possibili e tutte plausibili, a mio parere, possono essere infinite. Un esempio lo riporta Caliceti nel post precedente aggiungendo, alla stessa domanda, un elenco di risposte/motivazioni diverse, e tutte sensate.
Per quanto mi riguarda non ho una risposta e sono convinto che alla domanda "quando il romanzo è riuscito?", non siano associabili né un criterio univoco, né un'unica definizione. Anche il dato "copie vendute" non ritengo sia significativo (se non per uno degli aspetti di 'riuscita' di un romanzo) e addirittura potrebbe essere falso e fuorviante (come a volte accade); è successo e succedderà ancora che un romanzo, una qualunque opera artistica, un'invenzione o un'idea siano talmente "buone" da non essere comprese se non dopo anni o decenni.
Che c'entri anche un briciolo di imponderabile? di fortuna?
Buona serata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 21.10.05 17:46
Angela, 'Ne varrà la pena?' è una domanda che mi ossessiona.
Quando scrivere non è più solo un hobby, ma diventa una droga, una necessità, ti chiedi perchè passi tutto questo tempo a parlare con dei personaggi che non esistono, a leggere a voce alta dei dialoghi privi di vigore, a camminare per la tua stanza cercando di decidere se mettere o no quella virgola.
Io una risposta non ce l'ho.
Pubblicato da: Maura - 21.10.05 17:55
ramona, dieci accessi? wow, sei un mito. vengo subito a vedere.
maura, come 'droga' - e sono d'accordo su questa funzione qui, un po' come il leggere che (non) ti fa addormentare - la sua funzione già la svolge, e non da poco, no? in più - credo - non ha neanche effetti secondari. consideriamo che ci accontentiamo della droga. ma c'è pure altro...
Pubblicato da: angela scarparo - 21.10.05 21:21
ramona, sono 272 gli accessi, e quando 'ero in linea io' eravamo in due. bugiarda. ehi, ma hai vinto il concorso di intimità. mica è tanto facile. e la direttrice ti ha pure chiesto di collaborare? ho capito bene? guadagnerai qualcosa, allora. e noi stiamo qui a lambiccarci il cervello. mi devi mandare quello che hai scritto. (scusate se ho riscritto in questo post, ma non mi andava di scriverne quindici tutti io)
Pubblicato da: angela scarparo - 21.10.05 21:25
Angela, non ho vinto il concorso. Non ancora, almeno...Sono stata selezionata per la finale. Saranno le lettrici a decretare il vincitore, perciò se vuoi acquistare la rivista, intanto puoi leggere cosa ho scritto. E se poi dovesse piacerti... be', un voto in più non ci starebbe male, fosse anche l'unico... In quanto alla collaborazione, per ora sono solo parole. Zero soldi, zero contratti. Parole. Se andranno a buon fine è solo da vedere. Ma non è per quello che scriviamo, no?... E gli accessi al blog... tu hai visto il totale... fa quasi impressione, vero?... Grazie per la fiducia e per essere passata di là (eravate in 2??! a me non capita mai...)
Pubblicato da: ramona - 22.10.05 06:34
che hai scritto ramona, una 'storia d'amore' o di una 'desperate housewife'?
però no, ramona! no! il voto non me lo chiedere. se no io poi ti chiedo di comprare il libro e ecco lì come nascono i clan letterari. però intimità lo compro, così mi distraggo, e mi sa che ti voto pure, va, così a scatola chiusa. a parte gli scherzi, sei arrivata in finale, ed è un risultato. un riconoscimento del fatto che sai raccontare una storia. maria venturi è una professionista, per quanto riguarda gli sceneggiati televisivi. una che ogni libro che fa vende paccate di copie. ecco, per esempio, nel caso della venturi la torta è riuscita quando vende i libri a paccate. ma non è un criterio 'infimo' secondo me, è un criterio - questo di vendere i libri a paccate, qualcuno lo pensa - bisogna comunque essere capaci di farlo. e certe volte, cercando di vendere a paccate, magari ti esce pure qualcosa di veramente buono.
Pubblicato da: angela scarparo - 22.10.05 10:40
Non so quanto spesso gli scrittori professionisti si pongano la mia domanda, ma indubbiamente una persona a cui nessuno ha chiesto di perdere il suo tempo a scrivere deve essere veramente folle per farlo!Ad ogni modo non c'è soluzione, perchè si continua a farlo lo stesso, nonostante tutto.
Stamattina ho visto "Intimità" in edicola, ma ero in ritardo come al solito e non l'ho comprata. La comprerò, però, anche se non è il mio genere. Sulla copertina ho visto che c'era scritto primo racconto finalista. E' il tuo, giusto? Quindi sono solo 2-3 i finalisti?
Pubblicato da: Maura - 22.10.05 16:00
Ragazze, m'imbarazza assai occupare lo spazio di Giulio per queste cose personali. Vi ringrazio per la partecipazione, ma così si rischia di annoiare troppa gente. Per Maura: i finalisti sono 4, il primo racconto pubblicato è il mio, gli altri a seguire. Per Angela: non chiedo voto di scambio, ma voti sinceri. Se uno non ci crede, non ha valore la sua preferenza e non la voglio. Sono così felice di essere arrivata in finale, data la giuria, che lo considero già un premio. Grazie davvero per tutta questa attenzione, ma non è il caso di rubare altro spazio. Ci sono argomenti più interessanti da trattare. Sono disponibile, per chi lo volesse, a parlarne in privato. Chiedo scusa per l'intrusione personale.
Pubblicato da: ramona - 22.10.05 16:27
"Angela Scarparo chi? Ah, quella casalinga logorroica aspirante velina che imperversa nei blog non sa neppure la differenza tra un cous-cous, un vibratore e un romanzo?". Massimiliano Parente, 14 ottobre 2005, Ferrara, Caffè Castello.
Pubblicato da: nick - 23.10.05 14:15
Ehi, ma quante cose tutte assieme! casalinga, usatrice di vibratori, aspirante e poi velina, e aspirante velina, e logorroica, e mangiatrice di cous cous (suppongo si riferisca alla mia preferzna per chi mangia di questa roba, rispetto ai ladri e ai mafiosi, che altri frequenta, ma non ci vuole molto) e sfogliatrice di romanzi, che però non capisce. Be', se davvero Parente l'avesse detto questo, non potrei che rispondergli una cosa: tutte queste cose, dette da uno che lavora con l'amico del giardiniere di Berlusconi (neanche con Berlusconi stesso, che di per sè già sarebbe abbastanza!) trovano il tempo che trovano. Devo quindi rassegnarmi e tornare al mio semi-anonimato. Grazie comunque per averci provato.
Pubblicato da: angela scarparo - 23.10.05 14:38
Ciao Ramona, scusa, ma solo oggi ho comprato Intimità.
devo aver sbagliato numero, perchè non c'è ombra di concorso, e mi hanno anche costretto a comprare un orrendo - spero non ti dispiaccia ma anche la rivista è angosciantina, no? però a te che te ne importa? se ti pagano! è meglio di tanti altri lavori e fai pure pratica. poi partendo da lì, mi auguro per te, potrai cambiare, se avrai voglia. comunque, se mi vuoi mandare il racconto all'indirizzo che compare mi fa piacere.
Ragazze, non so la vostra età. Volevo dirvi che io sono grande, ma se quando fossi stata giovane qualcuno/a me l'avesse detto, mi avrebbe fatto un favore.
Il/la signore/a che mi insulta nel commento sopra pratica un atteggiamento molto diffuso. La sua offesa non sta in quello che dice, o comunque chi se ne frega delle cazzate che dice: osservate le battute però, e tenetene contro, visto che volete scrivere.
Facciamo un gioco: immaginiamo che questo signore/a avesso voluto offendere un uomo.
Sostituiamo a casalinga/(che mestiere potremmo mettere?) operaio, a velina/(non c'è, il corrispondente!) presentatore, e vibratore/(dovremmo mettere 'una pippa', ma mettiamoci) "che pratica l'onanismo".
Ecco: "Angelo Scarparo chi, quell'operaio logorroico, un presentatore e aspirante presentatore che imperversa nei blog, che non sa nemmeno la differenza fra un cous cous, come praticare l'onanismo, e un romanzo?"
Vedete come l'offesa è immediatamente ridimemsionata? Riflettete. Vedete la volgarità come è attenuata? Sono sicura. Se scrivendo terrete conto di come il linguaggio sia sempre cosa 'sessuata', tutto avrà un nitore e una chiarezza maggiore.
Ramona, aspetto il racconto. A presto.
Pubblicato da: angela scarparo - 24.10.05 23:35




