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27.10.05
Come accalappiare un uomo, come tenerselo stretto e come scaricarlo
di Flavio Marcolini
Come accalappiare un uomo, come tenerselo stretto e come scaricarlo (pag. 158, euro 13) è la personalissima traduzione che Aldo Busi ha realizzato di un celebre manuale di Zsa Zsa Gabor, cult book americano che fece epoca negli anni '70.
A pubblicarla sono le giovani ma agguerrite edizioni Alet di Padova (pacsatesi a fine estate con la concittadina Meridiano Zero), che puntano con questa uscita a raggiungere definitivamente il grande pubblico che ha da anni decretato il successo di Busi come scrittore imprescindibile per la letteratura contemporanea.
"Scritto con la mano sinistra e con la testa vuota", come Busi stesso ama ripetere ostentando nonchalance, questo libro pirotecnico contiene qua e là piccole e grandi interpolazioni che moltiplicano l'effetto dissacratorio già abbondantemente presente nelle pagine al vetriolo della diva ungherese regina del glamour, scrupolosa impresaria dei propri sentimenti fino a divenire un'oculata collezionista di mariti facoltosi, dal talamo al tribunale.
Lo scrittore monteclarense, in verità, ci mette molto di suo: più che tradurre, rivede e reinventa completamente il vulcanico trittico "in un'atmosfera da vaudeville, con la penna intinta in Kierkegaard" - sono sempre parole di Busi - con l'intento di prodigare alle aspiranti mogli e future divorziate preziosi consigli di ordine pratico, sentimentale, logistico, immobiliare, economico, alimentare, finanziario, razziale, giuridico e legale.
La messa in scena dell'astuto ed elegante gioco estetico della seduttrice che conquista la sua preda cuocendola a fuoco lento con le armi dell'intelligenza e della sagacia, ben celata sotto una apparente frivolezza, richiama davvero qua e là la lezione del filosofo danese. Più finta svampita che reale vamp, la Zsa Zsa Gabor di Busi ci appare quasi una figura demoniaca che passando da un motto di spirito all'altro arriva a possedere tutto degli uomini che si interessano a lei, prima rapiti progressivamente dalla musica ammaliante delle sue multiformi e cangianti svenevolezze, poi presto abbandonati in una logorante disperazione.
e questo comportamento le viene assolutamente naturale, nel suo fluire spontaneo e inarrestabile, capovolgendo con leggerezza il senso dell'innamoramento nella strategia e nel calcolo, nell'interesse e nel puntuale ripensamento. Lungi dal volere possedere fisicamente gli uomini che attraversa, ne desidera il possesso psichico e, ancor più, economico, entrambi gestiti all'insegna della caducità dei sentimenti e della durevolezza dei patrimoni.
Per conseguire il suo obiettivo è disposta a tutto: ora distaccata ora premurosa, ora iraconda ora affettuosa, non mira a nient'altro che rendersi interessante, ben sapendo che può esserlo solo se perennemente appesa all'architrave dell'indeterminatezza. Al contrario per lei, una volta contratti i matrimoni, sono i mariti a perdere presto di interesse e allora la farfalla Zsa Zsa trova ogni mezzo per mollare la preda.
Ne è passata di acqua sotto i ponti da Seminario sulla gioventù, ma il suo autore conserva tutta intera anche in questa sua trentaduesima opera - che più d'uno sprovveduto potrebbe giudicare minore - la propria impareggiabile maestria, trasformando un breve manuale utilitaristico di "vita sentimentale" e di "economia domestica" che avrebbe potuto anche sembrare datato a 35 anni dalla sua pubblicazione, in una sfavillante passerella di invenzioni lessicali e calembour, all'insegna di un'ironia fulminante e sfacciata.
Basterebbe scorrere l'indice del volume per rendersi conto degli acuminati guizzi di parossismo con le quali Busi pungola anche i lettori più avveduti, costringendoli a rifondare il proprio modo di pensare e vivere il senso dei rapporti fra i sessi.
Le confidenze intriganti, i suggerimenti maliziosi, le mille informazioni necessarie e fondamentali per conquistare un uomo, farlo innamorare e poi, inesorabilmente, lasciarselo alle spalle ricavandone i migliori benefici: tutto ciò diventa, in questa lunga cavalcata attraverso le visceralità dei sentimenti, materia incandescente per ogni cuore e portafogli, in un vero e proprio tripudio della lingua italiana, bulinata da Busi in un serrato corpo a corpo che finisce per dilatare l'area semantica di ogni costrutto sintattico, di ogni morfema, di ogni singolo vocabolo.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 27.10.05 11:21
Interventi
Grande libro! Di un grande uomo spiritoso e non ipocrita! Adesso però vi lascio. che come tutte le veline casalinghe, prima porto milù a far pipì e poi vo a far la spesa. francamente me la godo (almeno, fino a oggi!)
Pubblicato da: angela scarparo - 27.10.05 11:40
Segnalo sul sito di Alet un estratto dal libro :
http://www.aletedizioni.it/catalogo/incipit/88-7520-014-9.pdf
Per giuliomozzi : NON SONO SPAM!!!! NON MI CANCELLARE! :)
Pubblicato da: Federico - 27.10.05 12:44
La frase "che più d'uno sprovveduto potrebbe giudicare minore" è illuminante. Il commento di Flavio Marcolini riportato da Giulio è ben argomentato e - dal mio punto di vista - perfettamente valido. Solo come opinione personale, però. Premunirsi contro possibili dissensi utilizzando la frase pocanzi citata rende, teoricamente, impossibile e non voluto qualsiasi confronto. Io non credo nelle "verità rivelate" e mi dispiace che - su qualsiasi argomento - si tenda ad evitare un'eventuale discussione. Per questo motivo, dopo aver letto un paio di volte il libro, ho pensato di inserire in questo commento la mia, altrettanto personale, opinione. Eccola: trovo che la bravura indiscussa di Aldo Busi sia messa utilitaristicamente al servizio del proposito - perfettamente giusto e comprensibile - di realizzare un libro godibile e piacevole. Da qui, però, a considerare questo volume - e non sto parlando solo del tema trattato - alla stregua di altri lavori di Busi molto meglio riusciti come, dal mio punto di vista, proprio "Seminario sulla gioventù" o "Vita standard di un venditore provvisorio di collant", ce ne passa. Naturalmente, al contrario di Marcolini - che stimo anche se non conosco personalmente - non ho alcuna intenzione di definire "sprovveduto" chi la pensa diversamente da me.
Pubblicato da: Fabio Fracas - 27.10.05 16:14
Non so se la frase "che più d'uno sprovveduto potrebbe giudicare minore" sia illuminante. So invece - come fra l'altro ha ricordato il puntualissimo Fabio Fracas - di esprimere opinioni meramente personali.
Io non mi premunisco contro possibili dissensi; li auspico perchè solo essi danno la possibilità di arricchire il confronto.
Nemmeno io poi credo alle "verità rivelate", ma -avendo seguito passo passo la gestazione e il parto dell'ultima fatica di Aldo Busi - ritengo che solo una persona non provvista della conoscenza delle sue opere (cosa che naturalmente è tutt'altro che obbligatoria) possa inquadrare fra le minori quest'ultimo lavoro o considerarlo semplicemente "godibile e piacevole". Certo, ci sono altri libri di Busi molto migliori, ma ritengo francamente impossibile riferirsi a criteri meramente estetici per valutare un'oper(ett)a che secondo ve costringe il lettore (posso dire "avveduto"?) a rivedere più di un riferimento di ordine etico.
Lungi da me comunque l'intenzione di offendere la sensibilità di chicchessia o di chiudere il dibattito con una frase evidentemente ritenuta infelice.
Pubblicato da: flavio marcolini - 28.10.05 07:24
Caro Flavio, sono felice che tu abbia voluto rispondere al mio commento e anche che tu abbia esplicitato la tua disponibilità al confronto. Oltre al dibattito su Busi - trovo che la tua frase "Certo, ci sono altri libri di Busi molto migliori, [...]" chiarisca perfettamente il senso del mio precedente intervento - mi sono sentito di portare in evidenza proprio il tema del confronto e quello delle regole di correttezza - etiche, civili, morali, sociali, ecc. - nel quale dovrebbe essere sempre inquadrato. Si tratta, a mio avviso, di una questione molto importante e che ho già esplicitato anche in un mio precedente post dello scorso 18 ottobre dal titolo "La fine arte della retorica". Chiudo, senza alcuna intenzione polemica, ricordandoti che proprio dalla conoscenza completa dell'opera di un autore può - e deve - risultare un giudizio sereno sullo scritto in oggetto. E in quanto "sereno", personale - basato su ben più riferimenti che non quello meramente estetico - e magari differente da quello di un altro. Un saluto,
Pubblicato da: Fabio Fracas - 28.10.05 10:22
Ho un buco nella mia memoria, forse qualcuno mi può aiutare: come si chiama la fallacia nel paralogismo "Se (1) alcuni A sono B e (2) X è B, allora X è A"?
Mi sembra si tratti di un medio non distribuito (B) con un tocco di "a dicto simpliciter ad dictum secundum quid", ma non ne sono sicura.
L'attinenza è data dall'identificazione della prima premessa con la frase "che più d'uno sprovveduto potrebbe giudicare minore". Ed il commento di Fracas, con la sua reazione alla conclusione "X è A", sembra mostrare questo paralogismo.
Pubblicato da: Pensieri Oziosi - 28.10.05 11:40
caro Flavio Marcolini, i lettori più avveduti hanno smesso da tempo di leggere Busialdo già molto prima di questo sua trentaduesima opera (sic), scritta con la mano sinistra ma "soprattutto" con la testa vuota esattamente come le altre trentuno precedenti: salvo l'attacco del Seminario e la prima parte del Venditore di collant, per il resto una risciacquatura del peggior Fellini che arriva al suo culmine con la terribile Delfina Bizantina. E che dire di Suicidi dovuti? l'opera più che di un provinciale di un paesano. mi dicono che si sia ridotto a delle comparsate dalla Maria De Filippis: ecco, quello è il suo degno posto. potrà sciorinare i suoi consigli raffinatissimi a qualche, come lui, raffinatissimo tronista. veste come un tronista, del resto. ed è al pari di un tronista, un esempio di signorile saper vivere: l'ultimo volta che l'ho visto in video stava prendendo a calci in culo un pensionato... che finesse!
Pubblicato da: marco ambrosini - 28.10.05 12:08
Be', Fabio, a proposito . Vendita galline Km 2 è un libro di Busi molto bello (sicuramente più 'poderoso' e 'ponderato' di questo), che non viene mai citato. A mio parere più bello anche di Seminario sulla gioventù. Forse perchè il Vendita... non è mai stato neanche letto? Con il tuo criterio uno potrebbe/dovrebbe pensarlo.
Pubblicato da: angela scarparo - 28.10.05 12:11
Molto acuta. Per gli uditori più interessati specifico che paralogismo deriva da "para" - purtroppo questo editor non mi permette di inserire i giusti accenti -, cioè "contro" e "logismos" da "ragionamento". Quindi un parologismo è un falso ragionamento che consiste nel trarre una conseguenza da principi falsi o ammettere come provata una conclusione senza prova.
Per ulteriore correttezza, specifico che nella prima risposta a Flavio Marcolin la sua frase non era considerata come verità assoluta bensì - come specificato - come sua personale opinione alla quale ho contrapposto la mia personale opinione.
Finalmente, noto con piacere, si sta sviluppando una discussione.
Pubblicato da: Fabio Fracas - 28.10.05 12:15
Adoro Busi! In una puntata di "Amici libri" dell'anno scorso, che va in onda al termine degli ex saranno famosi della De Filippi, parlando di donne, nelle sue tante frasi disse: Mia madre diceva:"meglio perder la memoria che andar giù di gobba."
Fulminante.
Ciao a tutti!
ps: sono d'accordissima con la madre di Busi, ovviamente.
Pubblicato da: Roberta - 28.10.05 12:21
Scusa Angela, non avevo notato il tuo commento. Su Vendita galline Km 2 il mio parere e il tuo non concordano. Questo, pur trovando comunque il libro - a mio avviso - valido e interessante. Che se ne parli poco, come ai detto tu, potrebbe anche dipendere - come no - dal fatto che sia stato meno letto di altri. Non ho risposte al riguardo. Un saluto,
Pubblicato da: Fabio Fracas - 28.10.05 12:34
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Pubblicato da: Donnie - 26.02.07 03:00




