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18.09.05

Tanti anni fa c'erano i "balli delle debuttanti"

di Alberto Arbasino

[Questo articolo di Alberto Arbasino è apparso nel numero di Alias allegato al quotidiano il manifesto del 17.09.05. gm]

alberto_arbasino.jpgBuona parte del Ferragosto sembra che sia stata trascorsa fra discussioni e recriminazioni settoriali sulla critica della critica, negli ambiti specialistici. Ma nei contesti più generali si va globalmente osservando che l’abbassamento della qualità a un livello scadente non è affatto tipico di tale o tale sfera o branca o disciplina.

Anche in tutte le arti e nella musica e nella politica e negli spettacoli si constata una comune pochezza caratteristica nelle epoche mediocri. E basta solo un generico raffronto coi valori culturali e il clima nel primo Novecento.

D’altra parte, la massa dei libri “in uscita" e delle relative considerazioni “da leggere" entra praticamente e subito in competizione – per l’impiego del tempo individuale – coi pacchi e messaggi quotidiani di sollecitazioni a manifestazioni ed eventi d’ogni specie, e talvolta non senza attrattive, in ogni località italiana munita di assessorati grandi o piccoli.

Impegnati o stralunati? Fra le considerazioni e le provocazioni degli eruditi e dei militanti e dei praticanti specialisti si scorgono procedere folle di thriller e killer in ogni sobborgo, masse di coppie in crisi e di intellettuali in crisi (spesso coincidenti), resse di babbi e baby e mamme e nonne e nonni e tanti altri congiunti dentro flashbacks di infanzie irrinunciabili, Tir e tourbillons di trasgressioni alternative “politically correct", con denunce controcorrente delle tare e noie della società di provincia come metafora di protesta contro la vita italiana impietosa e scomoda nel terzo millennio.

Però, se un lavoratore della lettura domanda per le sue prestazioni un onorario analogo a quello dei liberi professionisti o degli artigiani specializzati, le risposte imbarazzate che riceve chiariscono la bassa considerazione in cui si tiene questa attività. E d’altronde possono risultare scoraggianti i responsi degli esperti a cui si chiede se un libro è bello o brutto, come si fa normalmente in tutti i casi della cultura e della natura e dell’arte, oltre che negli amori, e nel dare e avere della gestione del Sé. Troppo estremo, milady?

Ora, certamente anche ai tempi di Omero i vecchi avranno ripetuto che “ai loro tempi" il vino era più buono e le donne erano più belle. Ma (lo racconto spesso), quando i notabili di “Paragone" e del “Mondo" cominciarono a dire che dovevo pubblicare i miei racconti in volume, Italo Calvino, mio primo editor da Einaudi, osservò seriamente a Luciano Foà e Bruno Fonzi, in mia presenza: “Non lo si può mettere in una collana di debuttanti. Questo qui ha già ventisette anni, deve andare nei ‘Coralli’ ". E gli altri, altrettanto, seri: “Eh già, un esordiente a ventisette anni…". Oggi forse saremmo scoppiati a ridere, tutt’e quattro. Come quando si legge “un giovane di quarantadue anni" sui giornali. Però tanti anni fa il “debutto" era un tema sentito e chiacchierato: c’erano i “balli delle debuttanti" con l’annesso “lancio in società", come le ‘iniziazioni’ dei coscritti alla leva militare, delle matricole al primo anno d’Università, degli apprendisti in varie arti e mestieri. (Tutto il primo atto nei Maestri cantori di Wagner riguarda appunto le procedure).

debuttanti.jpgMa adesso, quando mi ricordano che da giovane incontravo a Londra T. S. eliot e Ivy Compton-Burnett, Céline e Cocteau a Parigi, Edmund Wilson e Mary McCarthy a New York, Adorno a Francoforte e Šklovskij in Piazza Navona, i più giovani ribattono che “non è più la stessa cosa", perché l’hanno già letto fin troppo dappertutto, quello che hanno da dire gli intervistabili. E siccome si è già sentito cosa rispondono tutti i cantanti interpellati sulla guerra, si può ricordare che alla Biennale Musica si andava ai bei tempi di Berio e Cathy Berberian e Bussotti e Boulez giovani. “Ma se ora Boulez dirige Bruckner e Wagner, di quale debuttante analogo si comprano i dischi?".

Gli studiosi confrontano le epoche: la prima e la seconda metà del Novecento e le rispettive ‘creatività’ letterarie, artistiche, musicali, e anche critiche. E si ricordano ancora gli anni Cinquanta e Sessanta non solo per la produzione narrativa e poetica e saggistica e cinematografica, ma riscontrando la qualità e le firme delle recensioni che regolarmente apparivano su “Paragone", “Tempo Presente", “Nuovi Argomenti", “Il Verri", “Il Caffè", “Il menabò", “Officina", “Palatina"… Inoltre le critiche teatrali e musicali e cinematografiche di Giorgio Vigolo, Roberto Longhi, Alberto Moravia, Nicola Chiaromonte, Sandro De Feo, Fedele D’Amico, Eugenio Montale, Ennio Flaiano, Marco Valsecchi, Massimo Mila, Eugenio Gara, Franco Abbiati, Raul Radice, e altri, avevano lo stesso andamento saggistico degli articoli letterari di Emilio Cecchi, Paolo Milano, Carlo Bo, Giuseppe De Roberis, Giacomo Debenedetti, Lorenzo Gigli, Aldo Camerino, Arrigo Cacumi, di nuovo Montale, e altri ancora. E nel corso d’ogni mese potevamo leggerli tutti parecchie volte, con Mario Praz e Cesare Brandi e Gianfranco Contini e Luciano Anceschi e Giacomo Devoto e Giovanni Comisso e Mario Soldati e Sergio Solmi e Franco Antoniceli, qua e là. Tante esperienze formative: altro che convegni o cattedre.

Sono paragoni obiettivi e anche un po’ ovvi. Ma sarà poi facile osservare il contesto di libri e film e mostre e spettacoli memorabili dove appariva e agiva quella saggistica recensoria d’attualità, con spazi e argomenti ampi e autorevoli, su giornali con meno pagine d’oggi. E nessuna burocrazia di poteri accademici, occupandosi di Elsa Morante o di Maria Callas o di Wanda Osiris. Solo ‘godimento’ o ‘diletto’ per sé e per gli utenti, scrivendo di Gadda o Fra Galdino o Karajan o Totò. Oltre tutto, i giudizi di ‘titolari’ come Cecchi e Milano e Bo erano affidabili come i voti degli insegnanti metodici, e non come quegli interventi estemporanei di cui ci si chiede soltanto il perché.

Ora, la critica professionale e scientifica all’interno della comunità accademica non può certo aspirare ai grandissimi vantaggi della critica artistica che usa un analogo idioma tecnico in funzione del mercato dell’arte. Con investimenti, speculazioni, acquisti e aggiotaggi mirati in un proficuo intreccio di galleristi e direttori e curatori ed esperti con interessi manageriali in Cina e Giappone e magari quotazioni in Borsa. Ma al pubblico dei lettori, fuori dagli istituti specializzati, arrivano generalmente i “soffietti precotti" organizzati dagli editori e agli agenti con montaggi di giudizi originali e positivi di altri autori della medesima scuderia.

O un tentato equilibrio fra il corsivo estivo gioviale con qualche gossip televisivo alla portata di tutti, lo “stile da ricercatore" che rifà Eco o Cacciari coi loro stili tutti insieme, infilandoci dentro qualche schizzetto di bile personalizzata.

Ma non essendoci più le riviste meramente letterarie, fuori dagli assistentati e dalle docenze,però con ‘pezzi’ di Bassani e Pisolini e Calvino e Citati e Giuliani e Manganelli e Guglielmi e Garbali e Wilcock, e neanche più gli spazi ampi ma selettivi dei quotidiani e settimanali con un cast di scrittori notevoli, i ‘pezzi’ dei critici appaiono sistemati come le novità sui banchi delle Feltrinelli, o fra le ‘anticipazioni’ di stragi eccellenti, massacri misconosciuti, eccidi ignorati e remoti, e le consuete lettere compromettenti fra letterati dimenticati e gerarchi sconosciuti ai più. Talvolta lo spazietto assegnato viene preso da considerazioni facete sul risvolto, la fascetta, la foto. (Ho ricevuto arguzie perfino sull’indice dei nomi e la singolarità degli accostamenti nell’ordine alfabetico). Ma le cronache di spettacoli hanno per lo più abbandonato l’impianto saggistico, e si limitano a segnalare qualche voce calante, qualche gesto al di fuori della scrittura, o la solita provocazione del culo nudo di prammatica in ogni latrina e discarica wagneriana, verdiana, händeliana, e del Settecento.

Chissà però se in questa estate di organi e orgasmi e origami gialli e noir e filosofici, con revival di Moro e del Muro fra mojito e infradito, i villeggianti da bravi premi e canoni e convegni di pensatori bestseller su “Clonazione & Fibrillazione & Testosterone" hanno meditato sulle sospensioni del giudizio e del pregiudizio critico o acritico o precario, negli ‘evnti’ dove ci si è fatti spiegare dagli autori ‘live’ i loro libri, dunque diventa inutile comprarli e leggerli. Molti impegnati e integrati reduci dell’ex-Sessantotto in tournée avranno anche spiegato che fra gli slogan e le spranghe dell’epoca taluno si sarà chiesto chi poi fra i capetti sarebbe stato capace di far funzionare una linea d’autobus o una centrale del latte per i poveri senza i mezzi per andare dai dentisti in Svizzera. E i più esteti, allora: possono portarci via anche le mutande, ma non già i bei giorni che abbiamo vissuto a Venezia con Coco Chanel.

Ogni generazione si ritiene comunque e insistentemente “perduta": tipicamente nell’Età del Charleston e di Chanel. Si dichiara anche “postuma": almeno dalla Querelle settecentesca degli Antichi e dei Moderni, e più massicciamente dopo i suicidi neoclassici e romantici del Giovane Werther e di Jacopo Ortis, nonché di Kleist e di altri. Che delizia, stuzzicare Gadda a proposito dello sfruttamento ottimale del “postumo" da parte degli abominevoli Foscolo e D’Annunzio: a base di urne, cippi, steli, avelli, tumuli, loculi, lapidi iettatorie, colonne spezzate, e pleureses appollaiate col ‘cocò’ sopra cenotafi pubblicitari e sarcofagi opportunistici.

Ma se anche le già celebri “stroncature fatte a mano" (da un artigiano ormai estinto) si fanno appartate e schive e fuori commercio, oltre che pietose e corrette e comode, chissà se qualche prestigioso organo magari estero le rileverà fra i gossip, o se riusciranno a infilarsi in qualche nota delle Grandissime Opere in edicola, fra le sponsorizzazioni dei Circenses Capitolini o degli Stilisti Milanocinesi?

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 18.09.05 10:28

Interventi

Prosa di rara bellezza e musicalità, ma che lascia aperta una fatale domanda: l'Arbasino - oltre a dar prova di eccelsa scrittura nostalgica ed evocativa dei bei tempi che furono - avrà anche voluto dire qualche cosa?

Pubblicato da: Luca Tassinari - 18.09.05 11:32

Tassinari non ti sforzare di capirlo. Arbasino. Dovresti già sapere quello che scrive. Sono trent'anni che scrive sempre lo stesso articolo. Con lo stesso titolo: "Dio, quanto sono fico e quanto erano fichi i tempi miei e quelli dei miei vecchi amici, tutti mericani nè, e inglesi e francesi, ma proprio di pariggi pariggi, e mitteleuropei, perfino!". E' un vero snob molto elegante. Ance se a vederlo, negli anni '70 - gli anni dell'abbondanza - sfoggiava dei baffi da celerino. Poi s'è trasformato. C'è una foto che racconta. C'è lui tutto azzimmato, senza baffetti, che balla insieme a due siurone e guardando nell'obbiettivo sembra dire o come diverto come mi diverto. Arbasino è un rotariano! Veste come un rotariano. Scrive come un rotariano - i discorsi sempre uguali sui tempi belli de na volta. Dopo la sua famosa gita a Chiasso, avrà girato pure il mondo ma rimane sempre un provinciale. Il mondo è pieno di nuove cose. Zeppo. Gonfio. Ma lui è sempre lì con l'occhio lagrimoso che scruta il passato. Poveraccio.

Pubblicato da: Gaetano Cappelli - 18.09.05 11:52

Ma che antipatico Cappelli!
Sono sempre stato tentato ad acquistare un suo libro, ma dopo aver letto alcuni suoi interventi in questo blog ho rinunciato al proposito. Mi sembra il tipo: so tutto io, ho ragione sempre io, la so lunga io. Secondo me non si sta facendo una bella pubblicità con questi post traboccanti di sicumera e vetriolo. Mah!

Pubblicato da: cobra - 18.09.05 12:33

... a me, sinceramente, sembra che in questa prosa elegante da elzeviro che avrebbe tutto per scatenare la nostra nausea, però si dica chiaramente non tanto "quanto sono fico" (che tanto lo si sa) né "quanto erano belli quei tempi" (cosa difficile da smentire, checché ci si sforzi), piuttosto "quanto fanno schifo questi tempi". Certo... indirettamente, obliquamente. E allora..?.. non capisco perché se qualche cassandra profetizza sventure e restaurazioni ci si spella le mani, e però se - con una diversa inclinazione - lo scrive chi peraltro avrebbe assai più diritto, se non altro anagrafico-bibliografico, per dirlo, gli si dà del rotariano! Mah...

Pubblicato da: marco v - 18.09.05 13:30

Giulio, il correttore ortografico ti ha cambiato Pasolini in Pisolini (lo fa sempre anche con me)!

Pubblicato da: Cano - 18.09.05 13:36

Cappelli è appassionato e dice le cose chiaramente. Quando si fa così ci si può sbagliare, ma secondo me è un atteggiamento che fa onore a chi lo tiene. Quindi, casomai, è un buon motivo per comprare i suoi libri.

Un po' off topic.
Ho letto che il blog di VMO ha superato in pochi mesi le 11000 visite, e altri blog, sullo stesso tenore (gognette in rete senza contenuti e nemmeno divertenti) girano sulle 7000 visite. Sono Blog in cui si possono trovare tra i commentatori scrittori ottimi. Mi chiedo se anche un blog semplice e ricchissimo di contenuti come quello di Bregola possa vantare tante visite, e commentatori illustri. Oppure se non tira così tanto, se è un po' come Nazione Indiana che in questo momento cerca di ripartire faticosamente grazie al lavoro di quattro persone (Inglese, Helena, Sparzani, Raos, ma presto Biondillo) oltre al webmaster naturalmente. Insomma mi chiedo se questo mondo dei blog letterari non funziona un po' come la tv, e alla fine è premiato chi si ispira a Pupo o a Sgarbi o alle caricature della commedia all'italiana, invece di chi tenta qualcosa.

Pubblicato da: andrea barbieri - 18.09.05 14:15

Cappelli, non è che mi sforzi più di tanto, no. Anzi, per dirla tutta, tentavo di non sforzarmi affatto, e di demandare ad altri volenterosi l'onere di sfrondare la bella prosa d'arte alla ricerca del senso perduto.

Ora, tu dici che Arbasino dice "quant'eran belli i tempi miei"; marco v opta per un "quanto son cupi i tempi vostri". Comunque la si rigiri, mi sembra che siamo abbondantemente nel regno delle ovvietà da salotto.

cobra, non leggere libri perché l'autore non sta simpatico è una delle più grosse cazzate che un lettore possa fare. Io te l'ho detto, neh, poi fai un po' come ti pare.

Pubblicato da: Luca Tassinari - 18.09.05 14:38

mah, io darei senz'altro ragione all'arbasino: con tanti articoli che sgorgano ogni giorno accerchiando il povero lettore, ma perché leggere quelli di arbasino?

Pubblicato da: paolo beneforti - 18.09.05 15:15

marco v senti, io certo non sono tra quelli che si spella le mani per applaudire chi parla di restaurazione. Non pretendo certo che tu mi conosca più di tanto, ma per raccontartene una ho proposto la Bacchelli per Nove quando il suddetto ha parlato, a proposito del bellissimo romanzo di Piperno, di romanzo della restaurazione. Trovandolo casomai di "ristoro" rispetto alle tante cose tremende che si pubblicano oggi. Ma che si sono sempre pubblicate. Ha voglia Arbasino a dar fiato al suo ripetitivo concertino. Per parlare di musica poi, ma hai mai provato ad ascoltare la roba del tanto osannato, dallo snob di Voghera, Luciano Berio. Ma è da far accapponare la pelle. Mi si dirà , ma come, ma il maestro Luciano Berio. Ma se sta nei libri di storia. Sì, ma vattelo a sentire. Vatti a sentire mettiamo una sua Sequenza. Ma anche due tre. Mi pare siano sei ma sono sicuro che te le tritano tutte e sei. E Ivy Compton-Barnett. Avesse detto Somerset Maugham, per parlare di scrittori elegantemente snob, tanto di cappello. Ma Ivy Compton-Burnett. Ma avete mai provato a leggerla? Quei suoi dialoghetti snobbetti e vacui e insipidi e faneè e blasè e appallè che nemmeno una vecchia rotariana. Senti poi, Cobra. Io non voglio farmi nessuna pubblicità. Semplicemente è qualche giorno che anch'io sono entrato nel meravilllioso mondo della rete e dico quello che penso. Tu continua pure a leggere le cose che stavi leggendo prima, quando eri tentato dal comprare i miei libri. Se ne pubblicano tanti che sono certo hai già trovato quello che fa per te. Alla faccia di chi parla di restaurazione e tempi cupi. Solo mi meraviglia che col nomignolo che ti sei scelto ti dia fastidio il mio labile veleno.

Pubblicato da: Gaetano Cappelli - 18.09.05 16:55

Non so Berio, ma Nono ha scritto della bellissima musica, così come Feldman, Part, Messiaen. Purtroppo è suonata pochissimo, ma se si ha l'occasione di sentirla è una grande esperienza, che a volte fa fisicamente accapponare la pelle (chi sa perché l'accaponamento o il brivido lungo la schiena sono diventati l'indizio della porcheria?, boh, saranno rigurgiti antiromantici).
Tra pochi giorni saprò anche che pensare di Berio avendo prenotato due biglietti per questa roba qui:
Sagra Musicale Malatestiana
25 settembre ore 21,00
Auditorium Palacongressi
ORCHESTRA FILARMONICA DELLA SCALAE
Direttore Riccardo Chailly
L.Berio Quattro versioni originali della Ritirata notturna di Madrid di L.Boccherini, trascritte da L.Berio
B.Bartók Il mandarino meraviglioso, suite da concerto op.19
I.Stravinskij L’Uccello di Fuoco, balletto completo del 1910
Vi saprò dire anche se mi è piaciuto più dell'ultimo Springsteen al Palamalaguti.

Pubblicato da: andrea barbieri - 18.09.05 19:03

La possibilità di accedere ad un mezzo, la discussione sulla letteratura, da parte di un pubblico più ampio è positiva, tra i blogger si nascondono scrittori? E' positivo anche questo, alcuni migliori e alcuni peggiori? E' così dovunque. Allora cosa è cambiato? Italo Calvino è arrivato in Einaudi grazie ad aver frequentato un corso di scrittura? No, a quanto pare cominciando dalla vendita nel settore rateale. E Bukowski, il primo giorno che ha scritto una poesia che cosa ha fatto, ha telefonato ad un editore oppure ha cercato l'indirizzo (non email) di un critico per inviarla a casa sua? Arbasino magari dirà sempre le stesse cose (in un post misi una sua citazione relativa al prestito dei libri, simili ad una di Céline nei Colloqui) però su una cosa ha ragione, in questo paese riconoscere il valore del lavoro di concetto è proprio difficile. E pensare che lo stesso denaro altri non è se non un concetto appiccicato a pezzi di carta, metallo, numeri, byte. Uno dei problemi sta forse nel fatto che gli scrittori e gli editori ti danno buoni suggerimenti, ma che se non provi non hai gusto, e non c'è miglior lezione che leggere leggere leggere leggere leggere leggere
ciao
GTesen

Pubblicato da: Giorgio Tesen - 18.09.05 19:53

Alla domanda che mi sono fatto su (quella sulle visite al blog di Bregola, che ho preso come esempio di buon lavoro) rispondo da solo. Le visite sono a tuttora 3278, in pochi mesi (ma forse è nato dopo VMO), e quasi inesistenti i commenti. Quindi, se Bregola volesse triplicare gli accessi, dovrebbe seguire la seguente ricetta: intervenire ovunque offendendo scherzosamente, strillando i suoi nuovi post, tenendosi aggiornato sulle polemiche del mondo della letteratura, copincollando articoli polemici di critici in crisi di idee, e divulgando tra le righe succosi gossip. Così, e presentandosi come un pazzo furioso anche nell'aspetto (potrebbe farsi fotografare mentre scopa una pecora, oppure mentre lancia una molotov contro la sede dell'einaudi), Davide Bregola avrebbe un casino di successo.
Speriamo che non gliene freghi niente di questo tipo di successo.

Pubblicato da: andrea barbieri - 18.09.05 20:04

Scusa Tesen, sei sicuro che nel fenomeno "blog letterari" ci sia poi tanta "discussione sulla letteratura"?

Pubblicato da: andrea barbieri - 18.09.05 20:08

Cioè non è che prevalgono pian piano i meccanismi della tv in cui - come diceva Mozzi un po' di post fa - non si può fare un ragionamento che sia uno?

Pubblicato da: andrea barbieri - 18.09.05 20:11

Prendi Vibrisse. I post che ricadono nella categoria "copincollature di articoli polemici di critici in crisi di idee" hanno sempre un sacco di commenti. Quando arriva un post su un libro sconosciuto che vale la pena leggere - come per L'arte della gioia - i commenti scompaiono drasticamente, e forse anche le visite hanno una flessione. Non so, è un'ipotesi.

Pubblicato da: andrea barbieri - 18.09.05 20:15

gentilissimo Andrea, hai ragione, sono stato non vago, vaghissimo!;
io la discussione ce la vedo, specie quando invece di parlare di quanto siano cazzuti VMO o quanto siano una montatura VMO, si parla di altro; per esempio Uffenwanken, era un bel posto; è come se al lato della corrente si creino rivoli presso cui fa piacere sostare a discutere; senza nulla togliere al fatto che Kraunspenhaar fosse un ottimo moderatore, e così anche Mozzi o la Lipperini.
Ti do ragione sul fatto dei post sui libri, L'arte della gioia io l'ho comprato in aprile e ad essere sincero volevo acquistarlo dall'estate scorsa, nel mio piccolo accade la stessa cosa ma dipende sempre da persona a persona, sul mio blog per esempio tempo fa parlai proprio dei Divini Mondani di Ottiero Ottieri, e lì un commento mi venne fatto, un'altra volta taglia/incollai un pezzo di Testori e lì giusto una considerazione sull'incomprensibilità;
la blogosfera letteraria è varia, davvero troppo varia e l'impressione che ne ho è che gli scrittori che si lasciando andare per scendere al grado zero di lettori di se stessi e di altri sono davvero pochi;
Giuseppe Genna ad esempio è stato onesto, ha scritto di recente che è impossibile stare dietro a tutte le uscite e non parlare mai dei 'classici'...letteratura vs. amazon
;-)
GTesen

Pubblicato da: Giorgio Tesen - 18.09.05 21:02

Barbieri guarda o meglio, visto che si tratta di musica, senti: Berio lavora sulla variazione continua. Come Messiaen. In questo senso, nelle loro musiche si evita come la peste la ripetizione che è poi alla base del meccanismo psicologico della percezione. In questo senso le loro musiche possono dare, e di fatto danno, l'idea del caos - quel tipico trituramento di palle che sopraggiunge dopo qualche minuto - anche se sono studiate al millesimo. Come venne ben dimostrato da John Cage che nei lontani anni '50, ai Ferienkurse di Darmstadt, facendo eseguire una composizione aleatoria, cioé interamente affidata al caso, dimostrò come all'ascolto il massimo della determinatazzea coincide al massimo dell'inderterminatezza. L'accapponare la pelle di cui dicevo. Ben diversamente da Nono, e soprattutto da Morton Feldmann, non tutto, e dal sublime romantico Arvo Part che lavorano su continuum sonori, fasci di suono in espansione. Con loro la musica, rifiuta la oggettività della cd. Neue Musik e torna addirittura a essere espressiva, fino al misticismo estatico di Part. Tutto il contrario di Berio quindi. Il quale vedeva come il fumo negli occhi il mistiscìmo in musica fino a vietare, come puoi leggere mi pare su Panorama di questa settiman, che Giacinto Scelsi venisse eseguito a Santa Cecilia.

Pubblicato da: Gaetano Cappelli - 18.09.05 21:49

Da un po' di tempo fatico a comprendere i toni astiosi di Barbieri, forse il duello all'ultimo sangue con Angelini lo ha messo di cattivo umore.
Secondo me sul web letterario c'è spazio per tutto e qualsiasi cosa: per operazioni satiriche alla VMO (peraltro molto, molto più raffinate di quel che sembra, se uno sa leggere) e per l'eccellente blog di Davide Bregola, per blog "austeri" (pure troppo!) come Nazione Indiana e blog "sbracati" come Cazzeggi letterari e Bioiannozzi, per Blogdiscount e per Lipperatura, Vibrisse e i Miserabili, Black Blog e Carmilla... Il paesaggio è variegato, e non è affatto vero che i blog meno "cazzeggianti" abbiano meno commenti, su N.I. i post dedicati ad Amiri Baraka hanno raccolto decine e decine di commenti.
In rete e non solo ci sono un sacco di cose interessanti, concordo in pieno con Gaetano Cappelli. C'è tanta gente che si sbatte a scrivere, leggere, segnalare, commentare, criticare. Io credo che anche gli scazzi, anche le prese per i fondelli di chi eccede nel fare l'apocalittico o il trombone, anche il cazzeggio, anche le parodie abbiano la loro funzione, in questo quadro. L'importante è che non ci siano solo quelli, ma onestamente non mi pare. Tu stesso facevi notare quanto sia importante il lavoro dei Quindici, e quella è solo una delle tantissime cose che si muovono. La totalità dei libri che compro li ho sentiti nominare in rete per la prima volta, acquisto fidandomi di Bregola, di Evangelisti su Carmilla, di Genna sui Miserabili, dei Wu Ming su Nandropausa, della Lipperini, di Bartolomeo di Monaco e di tanti altri. Leggo un sacco di cose interessanti, delle quali si continua a discutere, e ogni autore ne ispira altri.
Mi sembra che troppa gente si dedichi alla lamentela in modo masturbatorio, si vede che fa figo ripetere a spron battuto che fa schifo (quasi) tutto, che comanda solo il mercato, che c'è la Restaurazione, che non ci sono più i libri di una volta, che la rete produce solo rumore, che i veri scrittori non vengono cagati ecc. Io non sono d'accordo con nessuna di queste affermazioni, e credo che nemmeno chi le faccia ci creda davvero. Questo tipo di atteggiamento va a coprire una precisa nicchia di mercato, si grida alla Restaurazione per imporre un marchio, distinguersi da altri critici e scrittori, garantirsi una presenza sul mercato, fare i convegni a pagamento nei grandi festival, avere incarichi nelle case editrici e nelle università, scrivere sui rotocalchi etc. Si attacca la vecchia generazione accademica perché si aspira a sostituirla, a diventare la nuova classe trombona. Sbaglio? Può anche darsi, ma la mia impressione è questa ed è nettissima.

Pubblicato da: Franco Melloni - 18.09.05 22:06

Melloni, su Nazione Indiana, per esempio, ci sono i commenti perché il webmaster e gli altri fanno una superlegna contro i troll, lo spam degli off topic al solo scopo di autosegnalarsi, i post fasulli ecc. ecc.
Se non avessero interpretato quello che gli capitava come un problema (se non se ne fossero lamentati) non avremmo dei colonnini che mai sono stati così ricchi di commenti sensati. Diciamo che tra i blog che frequento è quello che in termini di moderazione ha dato la risposta più secca.
Comunque a me importa pochissimo. Se va bene così a tutti, figuriamoci a me. Mi dispiace se sembrano lamentele, non lo sono proprio: sono per la libertà assoluta.

Messiaen é una fracassatura di coglioni? Boh, a volte no. Io sono un ignorante su tutto quello che è musica colta (ci possiamo fermare anche a "tutto"). Semplicemente metto su il cd e spengo la luce. Mi ricordo che Quatuor pour la fin du temps mi sembrava in grado di raccontare la guerra (ma magari sbaglio e non era certo l'intenzione di M.); oppure i Vingt regars sur l'enfant Jésus li sento come un piccolo palcoscenico con personaggi e voci. Ovviamente capita più spesso di sentire altro, ma certe immagini che escono da quelle musiche tritacazzo si sono infilate in testa e non riesco a scordarmele.

Pubblicato da: andrea barbieri - 18.09.05 23:45

Ma veramente su NI sono rimaste per settimane notevoli sequenze di rutt! e prott! e tirate contro gli zingari, mentre magari venivano segate cose che avevano il solo torto di essere "leggere". Devo dire , a onor del vero, che considero N.I. (senza distinzioni di numero) il blog più noioso e sussiegoso della rete. Secondo me, Inglese e Raos confondono il serio col serioso, il rigore con la rigidità e il profondo con l'elitario. Ma c'è spazio anche per loro, ci mancherebbe. L'importante è non scagliare anatemi e non ricorrere mai all'argomento "dove andremo a finire di questo passo".

Pubblicato da: Franco Melloni - 19.09.05 00:32

Franco, quando dico che mi piace la libertà intendo anche libertà di lamentarsi. Del resto moltissimi artisti sono stati dei tormentoni ma la cosa non ha ostacolato la loro produzione. Esempio, hai presente le lamentele che corrono per tutto l'epistolario di Van Gogh. Eppure quelle lettere sono meravigliose e Van Gogh ha prodotto lì altissima critica d'arte. Puoi, se ti va, puoi adattare l'esempio ai libri saggistici di Moresco.
Il sussiego lo trovo anche nei WuMing, ciò non toglie che facciano delle ottime cose.

Pubblicato da: andrea barbieri - 19.09.05 00:40

Leggo l'articolo di Arbasino e un passaggio mi lascia basito. Basito e perplesso perché anche Mozzi involontariamente, in un suo precedente commento a un altro post sulla "raccolta" che sta curando per minimum fax, conferma la frase di Arbasino.
La riporto:

"Però, se un lavoratore della lettura domanda per le sue prestazioni un onorario analogo a quello dei liberi professionisti o degli artigiani specializzati, le risposte imbarazzate che riceve chiariscono la bassa considerazione in cui si tiene questa attività... Troppo estremo, milady?"

E’, a mio parere, il passaggio che regge l'articolo, ribadito nel seguito quando Arbasino paragona (economicamente) i critici letterari ai critici d'arte (pittorica).
Se prendo la cifra riportata da Mozzi in un suo commento, faccio il paio con l'affermazione di Arbasino e la confronto con le tariffe giornaliere di un qualunque programmatore... mi viene da piangere.
Non per me, ma per coloro che dovrebbero campare, magari dignitosamente e senza doversi inventare "cuori che portano" o "spazzole passeggiatrici", con il mestiere di scrittore o di critico o di esperto letterario. Le stesse persone che dovrebbero consigliare a me, piccolo provinciale sempliciotto, che libri acquistare, cosa leggere, come orientarmi. E incomincio a comprendere meglio il perché di certe recensioni e il perché di tanto affannarsi ad occupare spazi anche virtuali…

Amplio lo scenario e mi pare inoltre che questa constatazione faccia il paio con l'osservazione di Barbieri, se non toppo clamorosamente il nome, che paragona il blog dei VMO ad un altro che non conosco, di tenore completamente diverso.
Allora mi chiedo: ma cos'è che ha ancora valore?

Probabilmente le mie deduzioni, da provinciale sempliciotto, sono completamente errate - e lo metto in conto -, ma che una stronzata di blog come quello dei VMO - per me illeggibile e non solo per la grafica - riesca ad attirare un pubblico così ampio, mi riporta al misterioso seguito che riescono ad avere l'isola dei famosi o il grande fratello o altre trasmissione tv di uguale livello (fate voi che non ce l'ho da parecchi anni, la tv intendo).

E la mia meraviglia cresce constatando che gli stessi meccanismi sfruttati da quel tipo di tv riescono ad attecchire anche qui. I VMO li utilizzano ampiamente e con abilità: vuoto spinto, spam sotto forma di commenti in ogni dove, balle travestite da verità (quasi sempre senza alcuna possibilità per i lettori di verificare le fonti), cazzate urlate a pieni polmoni, una patetica coreografia che pesca a man bassa persino nell'omosessualità per richiamare attenzione e altri trucchetti da venditori di padelle da fiera di paese.
Uno scenario deprimente che ottiene comunque lo scopo di sollevare sentite discussioni e commenti. Su cosa non è chiaro; mi sfugge. E mi fa incazzare che ci stia cascando pure io: sarà la prima e l'ultima volta.

Dove voglio andare a parare? Semplice, molto, persino troppo: è l'ennesima conferma che ciò che paga è il presenzialismo, la provocazione, la stupidità pilotata o meno che sia. Non sarebbe più intelligente se queste energie, ampiamente utilizzate dalla tv per raccogliere audience (paragonabile agli ingressi di un blog, così ampiamente vantati dai Signori VMO), fossero canalizzate per qualcosa di più intelligente?

Alla fine si casca sempre, anche nei post più interessanti, a discutere di troll e di provocazioni, senza scambiare idee, senza confrontarsi, magari aspramente, ma cazzo: almeno provarci.

Se anche qui, luogo non frequentato dalla “tanto bistrattata casalinga di Voghera”, trovano terreno fertile questi trucchi di bassa lega, non mi rimane altro da fare che dar ragione ad Arbasino e preoccuparmi: un settore che non riesce a farsi "pagare" adeguatamente è un settore perdente. Lo è ancora di più non solo quando non riesce a farsi pagare, ma anche quando spreca le sue risorse mentali alimentando fenomeni (??) come i VMO.

Forse la vera restaurazione, di cui tanto leggo e si scrive, è tutta lì.

Buona notte. Trespolo.

PS: qualcuno vuole scommettere con me che prima o poi i Signori VMO, con tutto il casino che stanno facendo, riusciranno a convincere qualcuno e a farsi pure pubblicare un libro? Sarei curioso di conoscerne il titolo, ma dovessi trovarne uno io potrebbe assomigliare a qualcosa del tipo: “Come ti fotto il letterato in quattro passaggi”. :-))

Pubblicato da: Trespolo - 19.09.05 01:58

Bah, io quasi quasi mi arrendo. Dei VMO continuate a non capire niente, non capite il senso, non capite il linguaggio, le cose a cui alludono, i pastiches. Il paragone con "L'isola dei famosi" rivela un immaginario da stenterelli, incapaci di vedere a un palmo dal naso. Vi direi di concentrarvi sulla scrittura: forse vi accorgereste che non c'è una sola parola che non venga usata in un senso diverso da quello solito, vedreste che si passa da un registro all'altro non nel giro di una frase ma DENTRO la stessa frase, vedreste che come vertigine della scrittura i VMO non hanno proprio niente da invidiare a Moresco. Non c'è solo la parodia in tempo reale della blogosfera, c'è una storia, una narrazione complicatissima, che ogni giorno si arricchisce di sottotrame e riferimenti, fino a diventare la famosa mappa 1:1, la scrittura che abbraccia il mondo e ne ricalca le misure. Forse Moresco lo capirebbe, se li leggesse. Un altro che forse lo ha capito è Genna. A giudicare dal fatto che ha lasciato un commento, lo ha capito pure Wu Ming 1. E credo lo abbia capito Biondillo. Cazzo, se l'ho capito pure io, che sono solo un lettore e con la scrittura non ho il rapporto che hanno altri...
Vi direi anche di concentrarvi sull'uso intenzionale di HTML sporchissimo (ma sempre dicendosi proprietari di una web agency), sul brutto che diventa sublime, sul fatto che in quel blog non c'è un solo dettaglio che non sia stato studiato per essere incongruo, per spiazzare, dalla frase-sottotitolo (Gombrowicz? Flaubert?) al profilo di Vincenzo, dalle frasi che presentano i link al vetero-contatore straorrido (con un link a una pagina medica!), dalle foto deformate all'uso del maiuscolo... L'ho detto e l'ho ripeto, è un'operazione raffinatissima, sapiente, è il blog dell'anno, dietro deve per forza esserci uno scrittore, o più scrittori (una congiura di tutti i suddetti?).

Pubblicato da: Franco Melloni, fan n.1 di VMO - 19.09.05 02:40

Andrea: io trovo Nazione Indiana un blog sussiegoso e con poca circolazione di ossigeno. Anche il bianco abbagliante da pavimento d'ospedale rimanda alla sua natura di istituzione chiusa. Il sense of humour latita, e senza quello non c'è nemmeno vero spirito critico.
Wumingfoundation, come sito, non lo trovo affatto sussiegoso, anzi, è psichedelico, ogni angolo di quelle pagine è una festa per il cuore e il cervello, si ride, si pensa, ci si stupisce e il rischio è quello di inalare TROPPO ossigeno. Se ci passi dentro troppo tempo, cominci a vedere i miraggi. Questo a prescindere dall'essere d'accordo o meno coi contenuti.
La differenza è la stessa che passa tra i commenti sull'uso della paranoia in poesia e il commento di Wu Ming 1 sul valore artistico della bestemmia, vedi post dell'ornitorinco su VMO. Da una parte ci si chiede perché l'orizzonte sia chiuso, dall'altro lo si apre.

Pubblicato da: Franco Melloni, fan n.1 di VMO - 19.09.05 02:51

Ragazzi, date un po' di soddisfazione a questo povero Barbieri sempre più lagnoso: ditegli che ha ragione, che il mio blog è il più brutto d'Europa, anzi dell'universo tutto, e lo farete contento.

Però io lo trovo davvero ingrato. In "Cazzeggi Letterari" ho parlato anche di lui e l'ho reso popolare (a Forlì è ormai una leggenda).

Già che ci sono, vi invito a leggere l'articolo di oggi. Vi prometto che capirete tutto sulla danza. Altro che mancanza di contenuti!
Un bacino
Lucio

Pubblicato da: Lucio Angelini - 19.09.05 03:07

barbieri: >

che non ci siano commenti agli articoli su libri sconosciuti mi pare piuttosto ragionevole.

Pubblicato da: paolo beneforti - 19.09.05 08:54

Franco, tu dici che sei per aprire, però poi appiattisci tutto, fai tutto uguale. Per esempio Moresco = VMO = vertigine di scrittura (dai senza voler fare una gerarchia, sono scritture che possono generare discorsi molto diversi). Io non sono qui a dirti che certi blog vanno chiusi, ci mancherebbe, dico soltanto che non capisco perché scrittori che stimo preferiscono intervenire lì invece che da Bregola o su Nazione Indiana. Mi sembra che la "commedia all'italiana" abbia un appeal fortissimo. Se è così a me sta benissimo, tanto lo spazio, l'ossigeno per me lo trovo lo stesso, se non lo trovo lo produco io. Tutto qui.

Pubblicato da: andrea barbieri - 19.09.05 09:23

Quando la finirà, questo gran presuntuoso, di considerarsi la misura del mondo?

Pubblicato da: Lucio Angelini - 19.09.05 09:51

Un blog bellissimo è questo:
http://georgiamada.splinder.com/

(scusate ho postato la stessa cosa nel topic su Goliarda Sapienza per sbaglio)

Pubblicato da: andrea barbieri - 19.09.05 09:53

Che dietro i VMO ci fossero più scrittori era chiaro sin dal terzo strombazzamento. Non lo trovo raffinatissimo, solo furbo, intelligente si, ma volgare, trombone. Io dico che le affermazioni di Trespolo non escludono quelle di Melloni, e viceversa.
Mi sorprende che voi letterati ed intellettuali autentici vi lasciate prendere in giro e accalappiare così facilmente da loro: si spiega solo col fatto che avrete sicuramante capito chi c'è dietro.

Una lettrice

(chiedo scusa per l'anonimato)

Pubblicato da: Una lettrice - 19.09.05 11:26

Se chiedi scusa per l'anonimato perché rimani anonima? Non sarai mica...? :-)

Pubblicato da: Franco Melloni - 19.09.05 11:39

Franco: non ho mai detto che i VMO siano degli incapaci, ho sostenuto che stanno ricorrendo a trucchi da "Isola dei Famosi" (abilmente utilizzati) per raggiungere un obiettivo a me ancora non chiaro (altrimenti non sarei un sempliciotto provinciale non credi?).

Sono comunque convinto che, agendo in quel modo e conquistando spazio in quel modo, non rendono sicuramente un buon servizio al loro mondo: lo renderanno a sé stessi uscendo con un libro, che non comprerò. Vuoi scommettere?

Che poi i loro testi siano "l'illuminazione letteraria" del momento, beh: questione di opinioni. Se pensi che, rileggendolo dopo vent'anni, mi è parso banale, prevedibile e scontato persino Bukowski, immaginati che impressione possono farmi alcuni Signori che stanno tentando di reinventare l'acqua calda.
Nessuna. Anche perché il loro gioco è prevedibilissimo e riassumibile nel titolo che immaginavo per il fantomatico libro che (sicuramente) pubblicheranno: "Come ti fotto il letterato in quattro passaggi!" :-))

Buona giornata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 19.09.05 13:08

"agendo in quel modo e conquistando spazio in quel modo, non rendono sicuramente un buon servizio al loro mondo".

Fanno sorridere, alleggeriscono lo spirito, sdrammatizzano gli scontri e le polemiche, ridimensionano i tromboni, ri-appassionano alla blogosfera. Se questo non è un buon servizio, non so cos'altro lo sia.

Pubblicato da: Franco Melloni - 19.09.05 14:05

Ha ragione Franco Melloni: i vmo svolgono il medesimo servizio dei clown negli spettacoli circensi.

(preciso, a scanso di equivoci, che la frase qui sopra non contiene giudizi di valore sui clown, né tanto meno sugli spettacoli circensi).

Pubblicato da: Luca Tassinari - 19.09.05 14:24

"Fanno sorridere"
Sì, vero, quando non annoiano.

"alleggeriscono lo spirito"
Purtroppo ho uno spirito che si alleggerisce con altre cose, quelle lì dai e ridai me lo appesantiscono.

"sdrammatizzano gli scontri e le polemiche"
A me pare che germoglino e crescano sugli scontri e sulle polemiche.

"ridimensionano i tromboni"
Se avessero un qualche contenuto ridimensionerebbero i tromboni, ma non ne hanno e fanno un gran casino. Quando uno fa un gran casino senza avere contenuti per me è un trombone.

"ri-appassionano alla blogosfera"
Io voglio frequentarla sempre meno.

"Se questo non è un buon servizio, non so cos'altro lo sia."
Vibrisse, Nazione Indiana, Georgia, Bregola, Fernandel sono un buon servizio.

Pubblicato da: andrea barbieri - 19.09.05 14:29

Barbieri, sei più noioso di Inglese e Raos messi insieme :-)

Pubblicato da: Franco Melloni - 19.09.05 14:38

andrea barbieri, allo slogan pubblicitario del Melloni sui vmo - "ri-appassionano alla blogosfera" - tu rispondi: «Io voglio frequentarla sempre meno».

Il che mi suggerisce, a mo' di chiosa, il seguente aforisma:

Uno dei grandi problemi dell'agire umano è la debolezza del legame fra la bontà delle intenzioni e quella degli effetti.

Pubblicato da: Luca Tassinari - 19.09.05 14:42

Arbasino. La prima volta che ho parlato sul serio di lui è stato col mio ex marito. Lui adesso fa le vacanze a 250 euro al giorno io controllo se i signori e le signore che stanno sdraiati/e per terra sono dei morti, o sono degli ubriachi.
Per dire: come si cambia. No, come si resta.

Io difendevo Dostoevskij, di cui Arbasino non parla quasi mai - un po' come Nabokov - e se ne parla lo fa per sfotterlo - come Nabokov.

Questo per dire che l'antinomia Arbasino/Dostoevskij, rappresentata da me e dal mio exmarito è reale.

In Nabokov tale antinomia si ricompone. Perchè Nabokov quando "racconta" - perchè è russo? perchè ha la sicurezza del nobile? perchè ama talmente raccontare che se ne frega del ridicolo? - comunque è disposto a sfiorare il ridicolo.

Invece Arbasino, come molti intellettuali italiani si vergogna del ridicolo. Se ne vergogna così tanti che preferisce morire intelligente, piuttosto che scrittore, in senso stretto. Come lui per esempio c'è anche Cordelli.

E' un antinomia tutta italiana, questa. Pensateci. E sì, perchè lo/la scrittore/ice, come tutti quelli che non si vergognano di "vivere" prima o poi sono "ridicoli". Chi invece si limita a "giudicare" . e sfottere - non lo è mai, ridicolo, ma è un po' più noioso, sempre. E scrive meno romanzi, che le trame gli paiono scontate, banali, già viste, ingenue - sì, è la parola giusta - ingenue.

La letteratura americana è bella perchè è il contrario di quella italiana. Pur di essere "scrittori/ici" lì scrivono scrivono, e se ne fregano di essere ridicoli.

Pubblicato da: angela scarparo - 19.09.05 14:46

Beh, no, Tassinari, non c'è contraddizione tra le due affermazioni. La dipartita del Barbieri potrebbe riaccendere le passioni.

Pubblicato da: Franco Melloni - 19.09.05 14:52

ATTENZIONE!!! Nuovo clamoroso scoop in arrivo su www.vmo.splinder.com

Pubblicato da: Achille Buttafuoco - 19.09.05 15:23

Per Achille Buttafuoco:

l'autore del blog VMO, Giuseppe Genna (alias Franco Melloni), ha messo sui miserabili.com una recensione al libro di suo fratellastro PF Majorino.

Pubblicato da: lebowsky - 19.09.05 17:12

Avete visto come Genna parla solo dei libri di segretari, dirigenti editoriali, scrittori importanti? Avete visto come sta attento a dire ai poveracci di non scrivergli? Avete visto come sta attento ad usare solo interlocutori a un certo livello?

Pubblicato da: segretario@segretario.it - 19.09.05 17:39

Direi di più: Genna alias Franco Melloni alias Gianni Biondillo alias Antonio Scurati alias giuliomozzi alias Andrea Barbieri alias Lucio Angelini alias IANNOZZI!!! C'è lui, dietro tutto e tutti! PAURA!!!!!!!!!!!!

Pubblicato da: Franco Melloni - 19.09.05 19:58

Franco, Luca: scancello i VMO e torno al tema, per me focale e rimarcato da Arbasino del quale nessuno sembra voler parlare: gli addetti del mondo letterario sono sottopagati e, ne deduco, sottovalutati (tranne qualche raro nome noto, ma non scambierei le parcelle nemmeno con i famosi...).
Orbene: ci sarà un motivo se sono sottopagati; ci sarà un motivo se per un complesso lavoro di verifica di racconti, che può durare mesi, uno si piglia solo 500 euro; ci sarà un motivo se i "clown" televisivi e dell'intrattenimento in genere sono MOLTO più considerati e pagati di qualunque "letterato" anche di successo (almeno Italia).
Continuare ad osannare i "clown" mi pare poco costruttivo, ammesso che sia una categoria facilmente identificabile e non si tratti invece dei soliti sottoprodotti solo più furbi che, non riuscendo per le vie canoniche, decidono di travestirsi da clown. Capita anche alla maggior parte dei clown circensi: non sai fare altro, aggregati a quello bravo e fai la spalla.

Chi si accontenta gode; poco di solito... :-)

Buona serata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 19.09.05 21:47

Trespolo, perché dovremmo cadere nella trappola dialettica di Arbasino? Ti risulta forse che Arbasino abbia seri problemi economici? Che si fa, porello, lo si propone come caso meritevole di sostegno pubblico ai sensi della legge Bacchelli?

Secondo l'AIE, il mercato librario italiano nel 2004 si è attestato sui 3,6 miliardi di euro (fanno circa settemila miliardi di lire). Tutti poveracci, 'sti addetti del mondo letterario? Tutti filantropi che si accontentano di un tozzo di pane e una ciotola di latte, a maggior gloria delle patrie lettere?

Ma poi, fosse anche vero quello che dice Arbasino (ammesso che Arbasino abbia davvero detto alcunché, cosa fin qui non appurata oltre ogni ragionevole dubbio), possibile che l'unico criterio di valutazione di qualsivoglia lavoro umano sia il suo corrispettivo economico? Che si fa? Si stila una bella graduatoria di importanza culturale delle attività in base al reddito medio degli addetti?

Pubblicato da: Luca Tassinari - 19.09.05 23:26

Luca: la frase di Arbasino mi pareva chiara, ribadita anche nel seguito, ma come sempre interpretabile. E' ovvio che Arbasino non ha problemi economici, almeno spero, è anche ovvio che la frase ritengo non fosse riferita a lui.

Per quanto riguarda i dati AIE la cifra assoluta non ha alcun significato, andrebbero valutati i criteri di ripartizione prima di azzardare qualunque deduzione e, personalmente, non ho né il tempo né la voglia di dedicarmi ad una simile attività.

No, l'unico criterio non è quello economico, capita pure a me (raramente ora) di svolgere attività al costo o addirittura rimettendoci (se il gioco vale la candela). Non è questo comunque, almeno per me, il punto che ritengo sia nascosto nell'importanza che, troppo spesso, assumono i "clown" a dispetto degli "operatori/addetti/chiamali come vuoi" seri.
Qual'è il criterio di "serietà" al quale sto pensando? Semplice: chi opera e conquista spazio senza ricorrere a trucchi di bassa lega per attirare attenzione.
E queste attività "clownistiche" si portano spesso a rimorchio una perdita di credibilità. Che poi diventi, questa perdita di credibilità, anche economica non è sempre un dato di fatto, ma è frequente.

E poi, al di là dell'idea dura e pura, considero "indiscutibile" che un "mondo" incapace di farsi pagare correttamente sia un mondo in crisi e che ha qualche problema. Non saprei dirti quali, ma sicuramente ci sono, che piaccia o meno questo approccio materialista e molto poco letterario. E se non hai capacità economica rischi di perdere per strada pure le idee :-)

Buona giornata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 20.09.05 14:07

Trespolo, famme capi': non hai tempo e voglia di dedicarti alla cifre dell'AIE, non hai tempo e voglia di sapere come *tre miliardi e mezzo di euro* si ripartiscono fra gli addetti, però accetti senza discutere le affermazioni generiche di Arbasino sulla povertà diffusa in ambito letterario, e le usi per segnalare un "problema".

Da un lato hai un numero, totale quanto vuoi, meritevole di approfondimenti quanto vuoi, e non lo degni manco d'uno sguardo.

Dall'altro hai un'opinione non suffragata da uno straccio di cifra, e ne fai un cavallo di battaglia.

Dici esplicitamente: «considero "indiscutibile" che un "mondo" incapace di farsi pagare correttamente sia un mondo in crisi e che ha qualche problema».

Concludi che addirittura un intero "mondo" sia "incapace di farsi pagare correttamente" sulla base di due righe di Arbasino.

Ah, ma sei proprio un bel tipo, Trespolo.

Pubblicato da: Luca Tassinari - 20.09.05 14:55

Luca: hai ragione e touché. Mi ricollegavo, nel mio fallace ragionamento, a due "indizi": l'affermazione di Arbasino (ritenendola autorevole al di là delle cifre reali) e ad un commento di Mozzi di qualche tempo fa che riportava il compenso da lui pattuito per un lavoro.

Le due osservazioni facevano il paio e, unite ad altri indizi molto meno significativi e ottenuti per conoscenze dirette (gente che lavora nel mondo dell'editoria con ruoli vari e che conosco), mi hanno portato, forse per una strada troppo poco valutata, a trarre una conclusione.

Mettiamola in questi termini: è possibile ottenere i dati disaggregati dell'AIE? Io non saprei dove andare a recuperarli... Fossero disponibili potrei sedermi ed elaborarli in modo da ricavarne un quadro il più possibile reale.

A quel punto non ci rimarrà altro da fare che verificare la media degli operatori del settore letterario (tutti inclusi) in grado di permettersi, diciamo un paio di volte al mese, una cena in dolce compagnia "Al Pescatore" di Canneto oppure "All'Albereta di Marchesi" in quel di Erbusco. Fossero pagati tanto quanto i "clown" non dovrebbe essere un grandissimo problema :-)

Buona serata. Trespolo.

PS: per i costi dei suddetti luoghi ritengo di essere una fonte sufficientemente attendibile e non credo mi servano ulteriori indagini :-)

Pubblicato da: Trespolo - 20.09.05 17:48

Trespolo, i dati dell'AIE sono sul sito dell'AIE, http://www.aie.it. I link sono nella home page.

Non credo che quei dati arrivino a un livello di dettaglio sufficiente a dirimere la spinosa questione. Credo tuttavia che potremmo concordare preventivamente su un'affermazione del tipo:

Nel mondo dell'editoria e nel suo indotto c'è gente che se la passa niente male e gente che campa a stento la giornata, un po' come in qualsiasi altro settore economico.

Pubblicato da: Luca Tassinari - 20.09.05 18:17

Luca, direi che la tua saggia conclusione possa essere considerata valida. Ma mi rimane, a questo punto, la curiosità di capire e magari confrontare le tariffe medie con quelle di altri settori.

Troppo complicato e non ne ho il tempo, ma ci penserò; sai mai... :-)

Buona serata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 20.09.05 22:00

Leggo solo ora tutti i commenti e noto che in questo come in altri blog letterari aleggia un problema: tutti sono se stessi e nessuno dice di essere quello. L'anonimato, la possibilità di nascondersi, di mettere in bocca alle persone parole che essi non hanno mai detto, di sfacciare verità da cui traspaiono identità, vere o presunte, in somma (alla mozzi) tirare la pietra e nascondere la mano: tutto questo esalta veleni per i topi che rosicchiano libri e riviste, arbasini e antologie.
Signori miei, ma perchè vi nascondete l'uno dietro l'altro, vi inventate nomi, li prendete in prestito, li sbeffeggiate e poi stappate bottiglie nello stesso istante? E il coraggio di dire nome cognome e codice fiscale perchè ve lo ingoiate e a testa bassa continuate a vivere come ventriloqui alla luis moreno?
E svelatevi, nel bene o nel male, assumetevi responsabilità! Lo scrittore confonde le carte allo scopo di ordinarle secondo una sua logica, secondo un suo cosmo per dirla alla mozzi, non confonde per essere confuso, ma riordina ipotecando nero su bianco la propria dignità, dignità che in letteratura viene chiamata genesi.
laura

Pubblicato da: Klemja - 20.09.05 23:36

ma, sai klemia, la parola 'dignità' - che mi pare gradevole, e che mi pare tu dica bene, sta un po' alla base del 'racconto', come riconoscimento di sè - pare non tiri più. aspettiamo.

Pubblicato da: angela scarparo - 21.09.05 12:10

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